Per l’Italia il debito pubblico, una cui porzione significativa (il 38 per cento circa del pil) continua a essere detenuta all’estero, è diventato ormai, con la deflazione padrona dell’economia e il tessuto produttivo sempre più compresso e lacerato, il tema cruciale su cui si misura la politica: strategie, obiettivi, alleanze. Al posto della convergenza verso politiche di bilancio e fiscali allineate e sincrone, come credevano i suoi architetti, la moneta unica porta agli stati che la condividono una divergenza verso due punti focali contrapposti che identificano due gruppi speculari con interessi antitetici: i debitori verso l’estero, quasi sempre con partite correnti in disavanzo, e i creditori, in sistematico surplus commerciale. di Antonio Pilati