Caro elettore democratico, lo so che mi detesti, che non mi ascolterai e che non crederai a una parola di quello che ti dico. Del resto, io pure non è che straveda per te. Viste però le condizioni nelle quali si trova questo nostro sventurato paese (per le cui sorti, che tu ci creda o no, sono preoccupato anch’io), considerato che fra breve si apre il Parlamento e il poveruomo del Quirinale dovrà mettersi a cercare uno straccio di soluzione, ho deciso almeno di provarci. Male che vada avrò buttato un paio d’ore. Lettera firmata