Hallyu, l’onda sudcoreana, il dilagare della cultura di Seul in tutto il mondo non si arresta. Attecchisce dappertutto, dalla Russia alla Turchia, e si sta mangiando la Cina: dvd, pop, videogiochi, culto delle celebrità e isteria di massa, a ritmo tale da impensierire persino gli altrimenti serafici membri del Politburo di Pechino.