Pare di vederlo, esiliato dal suo elemento, come un albatros di Baudelaire: “Dove eravamo un mese fa? Ti ricordi? Ebbene, tutte quelle grandi montagne non esistono più, al loro posto cigola il tram sulle rotaie, suona il telefono, si china appesantita la scatola cranica sostenuta appena – fragile stelo! – da una specie di verme solitario”. Dino Buzzati le sognava anche di notte, le sue montagne. di Carlo Grande