Dopo aver ripetuto per anni in consessi e convegni che l’Italia aveva bisogno di un piano A, per restare nell’euro, e un piano B, per essere pronto a uscirne, il 10 e il 23 novembre 2010 ho ripetuto su questo quotidiano la proposta. Essa fece scalpore, ricevetti inviti a partecipare a trasmissioni radio e televisive, ne accettai solo alcuni per controbattere chi mi aveva sbrigativamente catalogato tra gli euroscettici. La risposta dei partiti e della pubblica opinione a una situazione economica insostenibile fu quella di convincere il presidente Napolitano a chiamare a capo dell’esecutivo Mario Monti, il quale indicò i contenuti del suo piano A, escludendo ogni necessità di elaborare un piano B.