L’esito annunciato del processo milanese sul “caso Ruby”, con la condanna del Cav. espiatorio, la sua interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’espulsione a vita per via giudiziaria dalla vita politica di un personaggio che per via elettorale e politica nessuno era riuscito a espellere, invita a qualche riflessione di carattere estetico, prima ancora che etico (il che non significa, naturalmente, che l’etica non vi abbia la sua parte).