L’ideologia egalitarista è una lupa magra e insaziabile. Il matrimonio gay è soltanto una delle sue prede transitorie, una figura dello spirito, in termini hegeliani, e questa vorace inquietudine è la sfumatura della sentenza della Corte suprema americana sulle nozze che più preoccupa Harvey Mansfield, l’ultimo conservatore di Harvard. Il filosofo politico ottantunenne che è stato maestro di una generazione di intellettuali di destra, da William Kristol a Francis Fukuyama, ha l’ironia necessaria per rispondere alla domanda “disturbo?” del cronista con un “nient’affatto, non sono sceso in piazza a festeggiare la sentenza”, ma il tono si fa più grave quando l’esegeta di Machiavelli valuta gli addentellati storici e antropologici del verdetto.