Negli anni Sessanta, i diagnostici dell’agonia del romanzo osservarono che questo genere pur così ibrido e aperto si fonda su una fede: presuppone l’idea che esista uno spontaneo parallelismo tra la psicologia degli individui e i fatti sociali. Senza questa credenza, che l’Ottocento ha coltivato e il Novecento ha perduto, non si fanno romanzi autentici, ma semmai saggi filosofici o sociologici travestiti, scheletri drammatici o sceneggiature sotto falso nome. E’ per questo che certi fluviali affreschi americani ci stupiscono.