Sono tanti, giovani, belli e sorridenti i tunisini sbarcati a Lampedusa. Girano per le strade dell’isola in gruppetti. Si fermano nei bar, si siedono ai tavolini, ordinano un caffè, un cappuccino. Birra e vino, no, da quando l’ordinanza del sindaco Bernardino De Rubeis ha vietato la vendita di alcol. I più timidi chiedono solo un bicchier d’acqua. Fumano, chiacchierano, si guardano intorno. Il primo che incontro è seduto sul trespolo di una crêperie accanto alla parrocchia. Si chiama Ramsi, deve avere una ventina d’anni. Ha in mano un mezzo Buondì e ai piedi due scarpe diverse, una nera di gomma, l’altra bianca, calzate come pantofole.