La passione di Wes Anderson per le case di bambola con tanti personaggi dentro – tutti attori che per amor suo accettano paghe al minimo sindacale, qui se ne contano almeno sedici – trova nel grande albergo di inizio Novecento un nuovo terreno di gioco. Mancava alla collezione, che oltre a varie civili abitazioni già vanta la nave dell’oceanografo Steve Zissou e gli scompartimenti del “Treno per il Darjeeling”. Stavolta, come nelle operette e nei film di Ernst Lubitsch, costruisce attorno al Grand Budapest Hotel un’intera Ruritania.