Per l’occhio umano vedere non è un atto imparziale, una comprensione istantanea del tutto. Fanciulla, cavallo, mosca, vi si imprimono con una violenza che precede ogni riflessione. Così è anche per i sogni e le fantasie più segrete. Perché le ossessioni del cuore, scoperte, balzano fuori accecando la vista, e ogni altra traccia di vita sprofonda nel buio”. Sono queste le immagini e i pensieri che accompagnano la scalata di uno sguattero, Ferraguzzo, che dai recessi umidi e fumanti delle cucine raggiunge il mare di tetti grigi del castello dei suoi padroni, i conti De’ Lamenti. Un’immagine, questa, che già contiene la sua progressiva, lenta, studiata, salita al potere, per sovvertire un ammuffito ordine millenario e inaugurare il nuovo mondo della scaltrezza e dell’audacia personale. Ma qualcuno si mette sulla strada di Ferraguzzo. E’ un bambino, il legittimo erede della casata, che si sente soffocare da quei corridoi e quei saloni, e che pure avverte al contempo un misterioso richiamo, un’ultima indefinibile responsabilità.