Un’ordinaria storia di corporativismo italiano, ai tempi della crisi economica più grave che il mondo occidentale abbia attraversato dagli anni Trenta a oggi, è di per sé un fatto straordinario. L’ennesimo episodio di concertazione camuffata tra burocrazie industriali e sindacali, con l’obiettivo principale di attingere ai fondi pubblici senza accettare di modificare nulla del modo di essere imprenditori o lavoratori, potrebbe apparire incomprensibile a chiunque senta ripetere continuamente che fare “sacrifici” è necessario. Incomprensibile per chi magari si sia convinto che un’Italia in stagnazione da 25 anni non può essere soltanto colpa di Lehman Brothers e dintorni. Leggi anche: Giuliano Ferrara Il patto politico e l’ammuina sociale. La coalizione fallirà se non agirà nel segno della “verità sovversiva”