E’ improbabile che dal G20 di questo fine settimana arrivi una chiamata forte e chiara alle armi del libero mercato. Improbabile ma certo auspicabile, dice al Foglio Ian Bremmer, presidente del centro di analisi e studi statunitense Eurasia Group. “La crisi globale ha dato nuova linfa al ‘capitalismo di stato’, un sistema adatto per lo più a progettare la crescita a breve termine, mettere le persone di nuovo al lavoro e contenere l’agitazione sociale”. Ma l’opzione statalista che secondo Bremmer è incarnata innanzitutto dai campioni emergenti della ripresa (Cina, India, Russia e paesi del Golfo in testa) e rischia di contagiare l’occidente, è illusoria.