Uno zar incontra un papa. Un incontro semi ufficiale, cortese, ma non privo di dossier delicati: il Pontefice fa un elenco di rimostranze, il sovrano risponde con freddezza di non poter cedere in quanto è custode dell’ortodossia. Salutandosi si scambiano dei doni, e il Papa dice: “Si ricordi che i sovrani esistono per il bene dei popoli e non i popoli per la volontà dei sovrani”. Lo zar scuote la testa, e scrive al ritorno nelle sue stanze: “Le due grandezze passate, quella di Roma e quella del papato, quasi incredibili potenze che furono, sulle cui rovine oggi giocano le ombre cinesi di un potere quasi inesistente, con appena un filo di respiro, portando in se stesso il germe della propria distruzione”.