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Dall'Iran all'energia e all'Ucraina, cosa deve aspettarsi l'Europa dalla sconfitta di Trump alle midterm Usa

(Adnkronos) - Dai prezzi dell'energia all'Iran, fino alla guerra in Ucraina. L'Europa, ora, dipende molto da ciò che accade negli Stati Uniti. Dopo la batosta subita da Donald Trump nelle elezioni di Midterm che hanno visto trionfare i Democratici, il Vecchio Continente si chiede come il risultato elettorale possa influenzare la realtà europee. 

Innanzitutto l'Europa rischia di subire le conseguenze più gravi della frustrazione di Trump. "Dobbiamo prepararci a relazioni transatlantiche non più armoniose, ma a una maggiore acrimonia e a richieste ancora più pressanti da parte di Trump nei confronti dell'Europa", avverte l'ex ambasciatore tedesco a Washington Wolfgang Ischinger, a lungo presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, citato da Politico. I Democratici avranno maggiori opportunità di sfidare Trump sullo stanziamento dei fondi e di mostrarsi più aggressivi nelle audizioni, ma il presidente degli Stati Uniti gode di una notevole discrezionalità costituzionale in materia di politica estera, diplomazia e sicurezza nazionale, nonché di politica commerciale. ''Trump è a capo delle forze militari. Ha il controllo sui dazi e sugli accordi commerciali. Ha una posizione di grande influenza. Anche se i Democratici conquistassero entrambe le camere, potrebbe comunque porre il veto sulle leggi'', dice Phil Gordon, ex consigliere per la sicurezza nazionale dell'ex vicepresidente Kamala Harris. 

"Aspettatevi ulteriori scontri", scrive Politico, secondo il quale "Trump probabilmente vorrà dimostrare di essere ancora il capo e il padrone dell'universo e ha maggiori possibilità di farlo sulla scena internazionale''. Tra l'altro, sottolinea nella sua analisi, "l'Europa è da tempo nel suo mirino" e occorre essere "pronti a una nuova altalena politica". 

Per quanto riguarda l'Ucraina, la maggior parte dei democratici ha sempre sostenuto l'invio di aiuti a Kiev, interpretandoli come una difesa della democrazia globale e del diritto internazionale, nonché come un'azione nell'interesse della sicurezza nazionale americana. Ora l'Ucraina potrebbe beneficiarne, ma non bisogna "aspettarsi una salvezza immediata per Zelensky", ha affermato Bronwen Maddox, direttrice del think tank britannico Chatham House, "perché anche se i Democratici decidessero di iniziare a inviare a Kiev più aiuti, compresi soldi, ci vorranno mesi, e forse anche anni, prima che la situazione si risolva". L'Ucraina ha invece bisogno di assistenza immediata, soprattutto di missili Patriot per la sua difesa aerea. 

L'accordo tra Mosca e Kiev vedrà invece probabilmente un'accelerazione in stile Trump, che si è autoproclamato presidente della pace e ha accusato sempre più spesso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di aver ostacolato un'intesa. L'ex diplomatico statunitense Kurt Volker ritiene che Trump ignorerà le proteste di Kiev e degli alleati europei e "comincerà a revocare le sanzioni e a concludere accordi commerciali con la Russia". Secondo Volker, Trump ''agirà unilateralmente, ordinando al Dipartimento del Tesoro statunitense di astenersi dall'imporre sanzioni e cercando di raggiungere ulteriori accordi energetici con la Russia''. Diverso il capitolo Nato e di riduzione di truppe Usa in Europa. "Per quanto riguarda la Nato, credo che non cambierà molto in termini di ritiro o di riduzione della presenza militare. Trump è davvero solo su questo punto negli Stati Uniti: non ha il sostegno di Democratici, Repubblicani, Congresso o media", ha sottolineato. 

Sull'energia, difficile credere che i prezzi diminuiranno. A meno che Trump non raggiunga un accordo con Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz, lo choc energetico che sta facendo impennare i costi dell'energia in Europa e che sta aggravando la crisi del costo della vita continuerà. A rischio anche il trasporto aereo, come ha avvertito Ryanair, già dalla prossima primavera senza un accordo. Ma Trump non ha alternative valide riguardo all'Iran. Potrebbe riprendere gli attacchi sperando che gli iraniani facciano marcia indietro o che il regime degli Ayatollah crolli. O potrebbe fare un passo indietro lui, affidando ad altri - cioè gli europei o gli asiatici - la soluzione del problema. Riprendere le operazioni militari e far impennare ulteriormente i prezzi dell'energia sarebbe estremamente impopolare negli Stati Uniti, anche se il danno elettorale è già stato fatto. "La guerra in Iran ha avuto un ruolo nel risultato delle elezioni ma ho fatto la cosa giusta. La rifarei", dice e ripete il presidente americano, che non esclude una nuova escalation: "Se dovessimo fare qualcosa su larga scala... molti vorrebbero sferrare un colpo pesante. L'unica cosa che posso dire con certezza è che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare". All'interno dell'amministrazione non mancano posizioni articolate. Il vicepresidente JD Vance, senza mezzi termini, individua nella guerra con l'Iran la causa della sconfitta elettorale: "E' in gran parte vero", ammette Trump in maniera sorprendente. Il prezzo della benzina è salito nel breve termine, e probabilmente quello è il motivo. Ma non avevamo scelta. E la guerra finisce quando lo dico io". 

Lotta politica interna, con tanto caos e poco tempo per altro. Esiste anche questa possibilità, secondo Politico, per cui fattori interni siano in grado di distrarre e assorbire a tal punto che né i Democratici avranno tempo per la politica estera. L'ex vicepresidente Kamala Harris ha avvertito il mese scorso che i Democratici non dovrebbero tentare di mettere nuovamente sotto accusa Trump, definendo l'ipotesi "una pessima idea". Rahm Emanuel, ex sindaco di Chicago, ha esortato i suoi colleghi democratici a concentrarsi sull'accessibilità economica, sull'aumento del salario minimo federale e sullo sviluppo di nuove norme etiche per tutti e tre i rami del governo. Ma "entrambi i principali partiti si trovano di fronte a scelte cruciali su come presentarsi agli elettori nella prossima era politica post-Trump", ha notato Politico. 

 

4 nov 2026

Doccia fredda, il segreto per ammalarsi meno... e che fa bene anche all'ambiente

(Adnkronos) - Con l'inverno che incombe e il freddo che avanza, in molti si svegliano al mattino con un chiodo fisso: cosa fare per non cedere a un destino che pare ineluttabile, cioè ammalarsi. Una risposta, solo in apparenza controintuitiva, la offre la scienza. Il segreto è più semplice di quanto si pensi: una doccia fredda, abitudine che - secondo uno studio svizzero - fa bene non solo all'ambiente ma anche alla salute. Una psicologa dell'università di Basilea, Lena Glaser, si è chiesta come si possono incoraggiare le persone a scegliere routine sostenibili e alleate del benessere. Per approfondire la questione, ha proposto un'insolita 'sfida' ai partecipanti. Ha chiesto loro di fare docce fredde. Risultato: chi ha mantenuto questo 'rito' ha riscontrato diversi benefici. La reazione più diffusa è stata: "Mi sento meglio e prendo meno giorni di malattia". 

Lo studio ha coinvolto 719 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni, in buona salute, ai quali è stato chiesto di fare docce con acqua il più fredda possibile, compatibilmente con le condizioni del loro impianto idraulico, per 12 settimane. Per poter partecipare, i soggetti non dovevano essere già soliti fare docce fredde. Molti partecipanti si sono ritirati durante le prime 2 settimane, ma il tasso di abbandono è diminuito in seguito. "Questo suggerisce che le persone si abituano gradualmente", evidenzia Glaser. Ma con il progredire dello studio, i partecipanti rimanenti hanno riferito di sentirsi sempre meglio, sia mentalmente che fisicamente. Secondo l'esperta, questi miglioramenti soggettivi si sono riflessi anche nei giorni di malattia: in media, i partecipanti hanno usufruito del 31% di giorni in meno rispetto al gruppo di controllo. E anche l'ambiente ringrazia.  

Molte persone sanno che il loro comportamento non è 'green' e può avere un effetto dannoso, eppure faticano a cambiare le proprie abitudini. "Questo è particolarmente vero quando sentono di dover rinunciare a qualcosa o spendere di più", afferma Glaser che, come psicoterapeuta, si imbatte regolarmente in questa resistenza al cambiamento. Nella sua tesi di dottorato nella Facoltà di Psicologia ha esplorato se le persone siano più propense ad adottare abitudini che giovano sia al clima che alla loro salute se queste abitudini sono facili da integrare nella vita quotidiana e offrono gratificazioni personali. Da qui è nata l'impostazione dello studio: indagato questa questione studiando gli effetti delle docce fredde regolari. 

"Quando le persone vedono un beneficio personale nel cambiare il proprio comportamento e non hanno la sensazione di rinunciare a qualcosa o di perdersi qualcosa, sono più motivate a perseverare", ragiona l'esperta. Non è noto se i partecipanti abbiano continuato a fare docce fredde dopo la fine dello studio, né se abbiano compensato il disagio concedendosi altri piaceri (cosa che potrebbe ridurre o addirittura annullare i benefici ambientali). Ma la notizia incoraggiante su cui Glaser mette l'accento è che anche piccole variazioni di temperatura dell'acqua possono avere un effetto positivo. Non deve essere per forza una scelta drastica. Trovare una via di mezzo va benissimo, è il messaggio. "Se ci costringiamo a rinunciare a ogni comfort e piacere, alla lunga avrà un impatto negativo sul nostro benessere e sulla nostra salute mentale". Chiunque sia interessato a provare le docce fredde può iniziare gradualmente, mettere alla prova i propri limiti e magari spingersi un po' oltre nel tempo. "L'acqua non deve essere necessariamente fredda allo stesso modo ogni giorno. Non ci sentiamo ugualmente coraggiosi ogni giorno, e va bene così", osserva Glaser. Per chi volesse provare a casa, l'indicazione dello studio di fare la doccia "con l'acqua più fredda possibile" potrebbe essere interpretata in modo leggermente diverso. Ma l'invito degli autori è: impostate la temperatura dell'acqua in base a ciò che vi fa sentire a vostro agio quel giorno. "È importante ascoltare il proprio corpo e prestare attenzione a come ci si sente. Ma a volte vale la pena spingersi un po' oltre i propri limiti", conclude Glaser. 

Quando si parla di cambiare le proprie abitudini per proteggere il clima, la discussione si concentra solitamente su trasporti, alimentazione o riciclo", dice Glaser. Ma in questi ambiti, misure drastiche come il divieto di volo o l'offerta di soli pasti vegetariani nelle mense aziendali spesso incontrano resistenza. Pur sapendo che volare contribuisce al climate change e che il consumo di carne ha conseguenze negative sia per l'ambiente che per la salute, viene vissuto come difficile rinunciarvi. Per l'esperta serve un approccio più empatico se si vuole che le persone cambino il loro comportamento. La temperatura e il consumo dell'acqua raramente vengono menzionati nelle discussioni sull'azione per il clima, anche se cambiare le abitudini sotto la doccia ha un impatto ambientale paragonabile al riciclo.  

"Fare una doccia fredda non è esattamente piacevole, ma è un piccolo cambiamento da apportare. Dopotutto, ci laviamo comunque". È anche un passo relativamente semplice che può far risparmiare. Interrogati sui benefici immediati di una doccia fredda, i partecipanti hanno affermato di sentirsi più svegli e rinfrescati. Si sono anche detti orgogliosi di essersi spinti oltre i propri limiti, affrontando qualcosa di scomodo. "Esperienze come queste possono essere motivanti", sottolinea Glaser. Ma c'è anche l'effetto 'economico' sul lungo termine. Le persone tendono a trascorrere meno tempo sotto una doccia fredda, riducendo il consumo di acqua. E consumano meno energia perché l'acqua non ha bisogno di essere riscaldata. Per una doccia da 45 litri, abbassare la temperatura dell'acqua da 40 a 15 °C consente di risparmiare 1,3 kWh di energia. Il che si traduce in bollette più basse e in una riduzione misurabile delle emissioni di CO2. Nel corso dello studio di 12 settimane, i partecipanti hanno ridotto le proprie emissioni di CO2 di 15 kg a persona, un valore pressoché equivalente alle emissioni prodotte da un tragitto in auto di 100 chilometri. 

"Quando le persone vedono un beneficio personale nel cambiare il proprio comportamento e non hanno la sensazione di rinunciare a qualcosa o di perdersi qualcosa, sono più motivate a perseverare", ragiona l'esperta. Non è noto se i partecipanti abbiano continuato a fare docce fredde dopo la fine dello studio, né se abbiano compensato il disagio concedendosi altri piaceri (cosa che potrebbe ridurre o addirittura annullare i benefici ambientali). Ma la notizia incoraggiante su cui Glaser mette l'accento è che anche piccole variazioni di temperatura dell'acqua possono avere un effetto positivo. Non deve essere per forza una scelta drastica. Trovare una via di mezzo va benissimo, è il messaggio. "Se ci costringiamo a rinunciare a ogni comfort e piacere, alla lunga avrà un impatto negativo sul nostro benessere e sulla nostra salute mentale". Chiunque sia interessato a provare le docce fredde può iniziare gradualmente, mettere alla prova i propri limiti e magari spingersi un po' oltre nel tempo. "L'acqua non deve essere necessariamente fredda allo stesso modo ogni giorno. Non ci sentiamo ugualmente coraggiosi ogni giorno, e va bene così", osserva Glaser. Per chi volesse provare a casa, l'indicazione dello studio di fare la doccia "con l'acqua più fredda possibile" potrebbe essere interpretata in modo leggermente diverso. Ma l'invito degli autori è: impostate la temperatura dell'acqua in base a ciò che vi fa sentire a vostro agio quel giorno. "È importante ascoltare il proprio corpo e prestare attenzione a come ci si sente. Ma a volte vale la pena spingersi un po' oltre i propri limiti", conclude Glaser. 

  

4 nov 2026

Trump dopo la sconfitta alle midterm: "La guerra in Iran? La rifarei". E avverte: "Finisce quando voglio io"

(Adnkronos) - La sconfitta repubblicana alle elezioni di midterm apre una nuova fase di tensione all'interno dell'amministrazione Trump. E al centro dello scontro politico finisce soprattutto la guerra con l'Iran. Il presidente americano Donald Trump riconosce che il conflitto ha contribuito alla battuta d'arresto elettorale del suo partito, dando in parte ragione al vicepresidente JD Vance, che aveva indicato proprio nella guerra la causa principale della disfatta repubblicana. Ma sulle responsabilità politiche e sulla necessità dell'intervento militare i due sembrano partire da posizioni differenti. 

"Quello che ha detto JD Vance è in gran parte vero", ha ammesso Trump parlando con i giornalisti dal cantiere della nuova sala da ballo della Casa Bianca, il giorno dopo la cosiddetta "onda blu" dei democratici. Il presidente ha riconosciuto che l'aumento del prezzo della benzina ha pesato sul voto: "Il prezzo della benzina è salito nel breve termine, e probabilmente quello è il motivo". Ma non ha mostrato alcuna intenzione di rivedere le proprie scelte: "Lo rifarei, non si può permettere all'Iran di avere un'arma nucleare. Ne è valsa la pena, non avevamo scelta". 

Una posizione che Trump ha ribadito anche parlando della durata del conflitto. Alla domanda su quando finirà la guerra, la risposta è stata netta: "La guerra finisce quando voglio io". Il presidente ha inoltre assicurato di sapere come la pensa il suo vice: "So come si sente JD Vance a proposito della guerra. Lo sapevo quando l'ho iniziata". Ma ha subito aggiunto: "Abbiamo impedito all'Iran di avere un'arma nucleare". "Non avrei fatto nulla di diverso", ha poi aggiunto. 

La presa di posizione del vicepresidente era arrivata poche ore prima delle dichiarazioni di Trump, attraverso un lungo messaggio pubblicato su X. Vance non aveva usato mezzi termini, indicando nel conflitto con Teheran la ragione principale della sconfitta repubblicana: "La vera ragione per cui abbiamo perso è evidente a quasi tutti. La ragione per cui abbiamo perso è la guerra. Lo ha detto il presidente stesso ieri sera". 

Il vicepresidente aveva poi chiamato in causa direttamente il prezzo politico e parlamentare della decisione di Trump: "Se volete sostenere che ne sia valsa la pena, che sia valsa la pena perdere il Senato per i prossimi sei anni, allora fatelo. Sostenete che sia stato un prezzo giusto da pagare. Essere d'accordo o in disaccordo va bene, ma almeno siate onesti". 

Un intervento che ha inevitabilmente acceso il confronto all'interno dell'amministrazione. Vance, che in passato aveva espresso scetticismo verso gli interventi militari prolungati all'estero, ha indicato anche altre priorità per recuperare il consenso degli elettori: "Mettere fine alla guerra", concentrarsi sul costo della vita e sull'inflazione, tornare a mettere "America First" e rivedere il rapporto degli Stati Uniti con Israele. 

Secondo quanto riferito dal vicepresidente, citando le rilevazioni di un sondaggista di sua fiducia, una parte degli elettori che aveva sostenuto Trump e Vance nel 2024 sarebbe stata intenzionata a votare per i democratici nel 2026. Il conflitto iraniano avrebbe contribuito a questo spostamento. Un quadro che trova riscontro anche nei dati diffusi da Associated Press: circa sei elettori su dieci hanno giudicato sbagliata l'azione militare contro l'Iran, mentre il costo della vita e la corruzione sono risultati temi ancora più importanti per molti votanti. 

Trump, però, non sembra intenzionato ad assumersi per intero la responsabilità della sconfitta. Nella sua analisi ha chiamato in causa soprattutto l'incapacità dei candidati repubblicani di beneficiare del consenso personale che continua ad attribuirsi. "Con me sulla scheda avremmo vinto, ma non si può trasferire quell'amore", ha dichiarato ai giornalisti. "C'era così tanto amore ai comizi, è stato incredibile. Ma non siamo riusciti a trasferirlo ai candidati". 

La sconfitta, intanto, ha consegnato ai democratici il controllo di entrambe le Camere del Congresso, aprendo una fase di maggiore difficoltà per la seconda presidenza Trump. In una breve conversazione telefonica con la Cnbc, il presidente Donald Trump ha espresso “fiducia” riguardo agli ultimi due anni del suo mandato, all’indomani della schiacciante vittoria dei democratici nelle elezioni di metà mandato. 

In una breve conversazione telefonica con la Cnbc, il presidente Donald Trump ha espresso “fiducia” riguardo agli ultimi due anni del suo mandato e di poter collaborare con le maggioranze nel prossimo Congresso su “molte più questioni di quanto si pensi. 

Tra le conseguenze politiche della nuova maggioranza democratica c'è anche la possibilità che il Congresso avvii indagini sull'amministrazione. Interrogato sulla prospettiva di un nuovo impeachment, Trump ha risposto con una battuta polemica: "Impeachment per cosa? Per aver portato il Paese al successo?". Il presidente ha poi alzato il tono: "Distruggerebbe i democratici, il Paese non ha mai avuto così tanto successo". 

La riconquista del Congresso da parte dell'opposizione mette comunque a disposizione dei democratici maggiori strumenti di controllo sull'amministrazione, dalle audizioni alle richieste di documenti e alle eventuali indagini parlamentari. L'impeachment resta una possibilità politica, ma non è automaticamente conseguenza del cambio di maggioranza. 

Nel corso della conversazione con i giornalisti, Trump ha affrontato anche il tema delle prossime elezioni presidenziali del 2028, quando si aprirà la partita per la successione alla Casa Bianca. 

Alla domanda sui possibili candidati, il presidente ha risposto: "Forse non si candiderà nessuno. Non so chi si candiderà". E, riferendosi proprio al suo vicepresidente, ha aggiunto: "Forse Vance non correrà, non lo so". 

Parole che arrivano mentre il nome di Vance viene già considerato tra quelli centrali per la futura competizione repubblicana. Il vicepresidente, con la sua presa di posizione sulla guerra, ha aperto uno spazio di distinzione rispetto alla linea presidenziale, pur senza rompere formalmente con Trump. 

Tra le altre questioni affrontate alla Casa Bianca anche il futuro del segretario alla Guerra Pete Hegseth, sul quale erano circolate indiscrezioni relative a una possibile sostituzione. 

Trump ha respinto l'ipotesi: "No, penso che stia facendo un ottimo lavoro". Ha però aggiunto che Hegseth sarebbe "molto popolare" anche come senatore, precisando: "Ma non ho sentito nulla a riguardo". 

Infine, il presidente ha commentato il futuro della leadership repubblicana alla Camera dopo l'annuncio di Mike Johnson di non voler concorrere per guidare la minoranza. Trump ha escluso di voler intervenire nella scelta del successore: "Ne resteremo fuori". 

Non è mancato un elogio per Johnson, definito "fantastico". Il presidente ha anche precisato di non avergli chiesto di farsi da parte: "Non gliel'ho chiesto". 

A contendersi la guida dei repubblicani alla Camera sono Steve Scalise, attuale leader della maggioranza, e Jim Jordan, presidente della Commissione Giustizia. "Le persone che lavoravano sotto di lui erano fantastiche. Tutte brave persone. Mi pare che al momento ci siano due candidati, giusto?", ha osservato Trump. 

4 nov 2026

Nessy Guerra: "Mio ex marito arrestato per nostra sicurezza, notizia fantastica"

(Adnkronos) - E' stato arrestato in Egitto Tamer Tarek Mohamed Ibrahim Hamouda, ex marito della 27enne sanremese Nessy Guerra, rinchiusa da mesi nella sua abitazione nel Paese africano, dove deve scontare una condanna a sei mesi di lavori forzati per adulterio. Ad annunciarlo è stata la stessa Nessy Guerra in un video pubblicato su Instagram: "Il mio ex è stato arrestato - ha detto -, ho saputo questa mattina la notizia che ieri sera è stato arrestato per motivi di sicurezza, quindi non per le denunce penali. E' stata una decisione presa per garantire la nostra sicurezza e, da quello che ho capito, rimarrà in stato di fermo finché non termineranno i nostri casi. Questa è una notizia fantastica, sicuramente un enorme passo in avanti in tutta la nostra storia".  

Hamouda, secondo il racconto di Guerra, assistita in Italia dall'avvocato Agata Armanetti, avrebbe più volte minacciato la donna, con cui è anche in causa per l'affidamento della figlia Aisha, costringendola a nascondersi. L'arresto di oggi eseguito dalle autorità egiziane sarebbe proprio misura contro le minacce. L'ex marito di Guerra, inoltre, era stato condannato a un anno e 10 mila euro di multa per altre minacce, rivolte al console onorario a Hurghada Orazio Gioacchini, a cui aveva detto: "Ti faccio sparare alle gambe, finisci in sedia a rotelle". Guerra, aggiornando sulla propria situazione spiega: "Io sono sempre qui chiusa in casa, non posso ancora uscire, non posso ancora fare rientro in Italia, però posso dire che finalmente tiro un respiro di sollievo".  

La 27enne nel video ringrazia "tantissimo l'Ambasciata, soprattutto la nostra console, Giulia De Nardis, per l'assistenza e le attenzioni che ha avuto per il nostro caso. Ringrazio tantissimo le autorità egiziane, soprattutto il ministro della Giustizia egiziano, per aver preso a cuore il mio caso e aver disposto questa misura di sicurezza per noi". Infine, un ringraziamento a coloro che stanno seguendo la sua vicenda dall'Italia: "Vi ringrazio tantissimo e vi tengo aggiornati su tutto quello che succede". 

4 nov 2026

Ucraina, Zelensky: "Colloquio molto dettagliato con Witkoff e Kushner, prepariamo trilaterale"

4 nov 2026

Basket in lutto, è morto a 43 anni Taurian Fontenette, leggenda dello streetball "Mr.720"

(Adnkronos) - Basket americano in lutto per la scomparsa di Taurian Fontenette, la leggenda dello streetball AND1, conosciuto come "Air Up There" e "Mr.720", che è morto ad appena 43 anni. Il mondo del basket piange uno degli schiacciatori più elettrizzanti che questo sport abbia mai visto. La sorella di Fontenette, Tracie Sonnier, ha confermato la notizia in un post su Facebook, affermando che Taurian è deceduto lunedì sera, ma la causa del decesso non è stata resa nota. Tracie ha detto che il suo "cuore è spezzato in mille pezzi" dopo aver perso il suo fratellino... e ha chiesto pazienza mentre la famiglia elabora l'accaduto. 

Fontenette ha fatto la storia dello streetball con la prima schiacciata a 720 gradi ampiamente documentata, realizzata durante una partita dell'AND1 Mixtape Tour del 2006 al Toyota Center di Houston. Ma non è stata la sola prodezza. C'è stata anche la sua schiacciata a 360 gradi tra le gambe, soprannominata "Axle-Rider", che ha contribuito a plasmare le schiacciate moderne, e Chuck Millan, fondatore dei Team Flight Brothers, lo definì "uno dei padrini del movimento delle schiacciate professionistiche". 

Fontenette era una guardia di 1,88 metri proveniente da Hitchcock, in Texas, che si era costruito una reputazione grazie alla sua capacità di schiacciare molto al di sopra del ferro. Si distinse alla Hitchcock High School prima di frequentare la UTEP, il Richland Junior College e il Paul Quinn College. Il suo percorso verso AND1 è iniziato mentre lavorava come guardia di sicurezza in un impianto chimico: Fontenette avrebbe chiesto un giorno di ferie per partecipare a un provino, si sarebbe guadagnato la possibilità di competere contro le stelle già affermate di AND1 e, grazie alle sue schiacciate, sarebbe entrato a far parte della squadra nel 2005. Il momento decisivo arrivò un anno dopo, nella sua città natale. Fontenette si lanciò verso il canestro, completò due rotazioni complete in aria e concluse la schiacciata tra l'entusiasmo del pubblico del Toyota Center. 

4 nov 2026

Champions League, Lens-Como 1-9, goleada della squadra di Fabregas

4 nov 2026

Champions League, Porto-Napoli 4-1, altro ko della squadra di Allegri

4 nov 2026

Papa ha ricevuto Bob Dylan in Vaticano: il dono del Pontefice e il legame con la pace

(Adnkronos) - ob Dylan è stato ricevuto oggi, mercoledì 4 novembre, da Papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico Vaticano, durante un'udienza privata. Il cantautore americano, 85 anni e Premio Nobel per la Letteratura, si trova in Italia per una nuova tappa del suo tour, che domani, giovedì 5 novembre, farà tappa a Roma. 

L'incontro, riferito da Vatican News, è stato breve: il Pontefice e l'artista si sono salutati e hanno scambiato alcune battute seduti a un tavolo. Dylan, che indossava una felpa nera con il cappuccio, ha ricevuto in dono da Leone XIV un rosario. Il musicista ha ricambiato regalando al Papa una copia di 'Chronicles – Volume 1', la sua autobiografia. 

L'udienza in Vaticano arriva dopo un precedente legame tra Leone XIV e il cantautore, legato proprio al tema della pace. Nel luglio scorso, infatti, il Pontefice aveva citato alcuni versi di Dylan nella prefazione al volume 'Disarmata e disarmante. La pace è un dono', pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana e curato dal giornalista Alessandro Banfi. 

I versi scelti appartengono a 'Go Away You Bomb' (Vai via, bomba), un testo di protesta scritto da Dylan nel 1963, nel pieno della Guerra Fredda. Una composizione contro la minaccia atomica, rimasta a lungo poco conosciuta: non è mai stata incisa né pubblicata ufficialmente negli album del musicista e il manoscritto originale è stato ritrovato soltanto nel 2013. 

Le parole richiamate dal Papa sono particolarmente significative: "Ti odio perché ti ha fatto l'uomo e l'uomo ti possiede e l'uomo ti maneggia". Attraverso quei versi, Leone XIV aveva lanciato un monito contro il riarmo globale e il rischio di una nuova escalation nucleare.  

Dylan è nella Capitale per il passaggio italiano del suo Rough and Rowdy Ways Tour. Domani, giovedì 5 novembre, salirà sul palco del Palazzo dello Sport di Roma. La tournée autunnale prevede anche appuntamenti a Milano e Bologna. 

Il concerto romano si inserisce in un percorso artistico che attraversa oltre sei decenni di musica. Vincitore del Nobel per la Letteratura nel 2016, Dylan è considerato una delle figure più influenti della musica contemporanea, autore di brani diventati simboli di intere generazioni, da Blowin' in the Wind a Masters of War.  

4 nov 2026

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4 nov 2026

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