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Novartis celebra 250 anni di innovazione scientifica con progetto Catalyst

(Adnkronos) - Gli italiani attribuiscono all’innovazione e alla ricerca clinica un valore elevato, il 78% la considera una leva per lo sviluppo del Paese, ma meno di 3 persone su 10 (27,1%) si considerano molto o abbastanza informate sul tema. L’indagine 'Valore, percezione e impatto della ricerca clinica in Italia', realizzata da AstraRicerche, mostra un divario da colmare tra l’ampio consenso e la limitata consapevolezza degli italiani sulle opportunità che la ricerca può offrire. È da questa esigenza di rafforzare l'ecosistema della ricerca clinica in Italia che nasce il progetto Catalyst, sviluppato da Novartis attraverso il confronto con sperimentatori, centri di ricerca, società scientifiche ed esperti del settore. 

Aprire nuove strade nella medicina, esplorare ambiti scientifici ad alto impatto, non ancora risolti e collaborare per trasformare l’innovazione in valore concreto per le persone: è la traiettoria che accompagna Novartis - informa una nota - in alcune delle frontiere più avanzate della ricerca biomedica, dalla medicina di precisione alle terapie con radioligandi, dai siRNA alle terapie cellulari e geniche. In questo percorso si inserisce Catalyst, presentato durante l’evento 'Innovazione che cambia la vita', promosso da Novartis in occasione dei 250 anni di innovazione scientifica e dei 30 anni dalla nascita dell’azienda. Il progetto rappresenta un nuovo tassello nel modo in cui l’azienda mette a disposizione dell’ecosistema salute innovazione scientifica, competenze, esperienza e capacità di costruire partnership. La ricerca clinica rappresenta per Novartis un ambito centrale di collaborazione con l’ecosistema salute: con 924 centri clinici attivi in Italia e oltre 2.000 pazienti coinvolti, Novartis contribuisce a una rete di ricerca clinica ampia e qualificata.  

Novartis concentra la propria attività di ricerca e sviluppo in aree terapeutiche ad alto bisogno - oncologia, cardiorenale-metabolico, immunologia e neuroscienze - attraverso piattaforme scientifiche avanzate. È un impegno che va oltre la ricerca: lavorare con l’ecosistema salute perché il valore dell’innovazione possa tradursi in soluzioni concretamente disponibili per i pazienti. "Celebrare 250 anni di innovazione scientifica - afferma Federico Mambretti, Country President di Novartis Italia - non ci rende solo orgogliosi della nostra storia, ma rinnova il nostro impegno ad assumerci la responsabilità e i rischi di continuare a innovare. Oggi la sfida non è soltanto aprire nuove frontiere della scienza, ma assicurare che il valore dell’innovazione possa tradursi in un impatto concreto sulla vita delle persone. Per questo vogliamo mettere a disposizione innovazione, competenze e capacità di costruire partnership, che contribuiscano a ridurre la distanza tra ciò che la ricerca rende possibile e ciò che riesce realmente ad arrivare ai pazienti".  

 

Il valore umano dell’innovazione - si legge - è stato raccontato anche da Paolo Giordano, che ha dedicato all’evento un testo inedito, dove lo scrittore riflette sul significato della scienza e sul contributo che l’innovazione medico-scientifica porta all’umanità, per valorizzare l’unicità degli individui e migliorare concretamente la vita, in una tensione continua verso nuove frontiere della conoscenza. Nel nostro Paese, tuttavia, permangono frammentazioni e differenze organizzative, che possono incidere sulla capacità di attrarre nuovi studi. Altri Paesi europei hanno accelerato significativamente: la Spagna è oggi il primo Paese europeo per numero di studi clinici, davanti a Francia e Germania.  

Il progetto Catalyst - dettaglia la nota - si concentra su una dimensione poco visibile, ma decisiva: l’organizzazione e la gestione della ricerca clinica negli ospedali italiani. Dall’analisi dei fattori che ne limitano il potenziale, tra cui complessità burocratiche e organizzative, carenza di figure professionali dedicate e modelli a silos che ostacolano l’integrazione della ricerca nei percorsi di cura, è nato un progetto che si propone di aiutare i centri a individuare le condizioni più adatte per esprimere al meglio il proprio potenziale nella realizzazione degli studi clinici contribuendo a trasformare più rapidamente il progresso scientifico in opportunità terapeutiche. Il progetto troverà presto applicazione attraverso iniziative pilota in Lombardia, Veneto, Toscana e Campania. 

"La ricerca è una parte fondamentale del percorso di cura e la sua gestione richiede una visione più strategica e integrata, a partire dalla standardizzazione e digitalizzazione dei processi degli studi clinici presso i centri - commenta Paolo Petralia, direttore generale Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona e vicepresidente Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) –. L'ambizione è creare le condizioni organizzative affinché la ricerca generi benefici concreti e misurabili per i pazienti, i professionisti e il sistema, attraverso processi sempre più integrati, standardizzati e digitalizzati".  

3 nov 2026

Tumori, FrecciaRosa: la prevenzione raggiunge 47 milioni di passeggeri

(Adnkronos) - Oltre 47 milioni di passeggeri raggiunti a bordo di Frecce, Intercity e Regionale di Trenitalia, con FrecciaRosa, la campagna di sensibilizzazione promossa dal Gruppo Fs e Fondazione Incontradonna con il supporto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), attivata durante il mese di ottobre.  

La sedicesima edizione - informa una nota - si chiude con più di 1.500 prestazioni erogate, 42 treni e 112 tra medici e volontari coinvolti, 12.000 copie del 'Vademecum della Salute' distribuite e più di 40.000 consultate online. A questo si aggiungono oltre 340 prestazioni gratuite eseguite a Scalo San Lorenzo a Roma, nella sede di FSsLogistix, tra screening oncologici e vaccinazioni Hpv, e circa 200 nella nuova tappa 'a terra' della stazione Rfi di Cosenza. Proprio le stazioni ferroviarie, 40 in tutto, sono state protagoniste di questa sedicesima edizione con una speciale 'accensione' di rosa, per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione.  

L’appuntamento, divenuto nel tempo un momento di grande valore sociale e sanitario, ha ricevuto il patrocinio del ministero della Salute e della presidenza del Consiglio dei ministri e, per il quarto anno consecutivo, la prestigiosa Medaglia del Presidente della Repubblica. Anche il mondo dello sport - conclude la nota - si è mobilitato al fianco di FrecciaRosa che, per questa edizione, ha visto la collaborazione di Figc – Federazione italiana giuoco calcio e Lega Volley Femminile, per diffondere messaggi di prevenzione e sensibilizzazione anche sui campi sportivi. 

3 nov 2026

Adeo rinnova il programma azionariato diffuso, coinvolti 115.000 collaboratori in 12 Paesi 

(Adnkronos) - Dopo il primo piano lanciato nel 2025, Adeo ha rinnovato anche per il 2026 'All Adeo', il programma internazionale che prevede l’assegnazione gratuita di azioni ai collaboratori del Gruppo per un valore equivalente e indipendentemente dal Paese, dal ruolo o dal livello gerarchico. La seconda assegnazione coinvolge 115.000 collaboratori in 12 Paesi, per un valore complessivo di 108 milioni di euro. Le azioni sono assegnate ai collaboratori con almeno tre mesi di anzianità e possono essere acquisite definitivamente dopo tre anni di presenza. Al termine di questo periodo, i collaboratori potranno scegliere di investire nel fondo di azionariato Valadeo, beneficiando di un contributo Adeo pari al 20%. "Nel 2026 Adeo celebra 40 anni di azionariato dei collaboratori, un percorso avviato nel 1986 e sviluppato nel tempo come parte integrante della cultura del Gruppo - si legge in una nota -. Un’esperienza che trova una continuità concreta anche in Italia, dove Leroy Merlin porta avanti questo modello da 30 anni, facendo della partecipazione delle persone uno degli elementi distintivi del proprio modo di fare impresa". 

Dall’ultima rilevazione, l’87% dei collaboratori di Leroy Merlin Italia risulta azionista del Gruppo Adeo. "Quando un’azienda sceglie di condividere il valore che genera - dice Julie Gay, direttrice Risorse umane di Leroy Merlin Italia - riconosce il contributo delle persone alla costruzione di quel valore e rafforza una prospettiva comune sul futuro dell’impresa. È questo il senso che attribuiamo all’azionariato e, oggi, anche alla continuità di 'All Adeo'. La partecipazione non si esaurisce nel momento in cui si riceve un’azione – continua Gay –. Il valore di questo modello sta anche nella possibilità di sentirsi parte di un progetto di lungo periodo e di vedere riconosciuto il proprio contributo alla crescita dell’azienda". A questo si affiancano investimenti continui sulla crescita delle persone. "Leroy Merlin Italia offre ogni anno oltre 186.000 ore di formazione, pari a circa 25 ore per collaboratore, e sostiene percorsi di sviluppo interno che permettono di ampliare progressivamente competenze e responsabilità - si legge in una nota -. Un approccio che trova riscontro anche nella crescita dei propri talenti: a oggi il 73% dei manager proviene da percorsi di crescita interni all’azienda". 

3 nov 2026

Elezioni Usa midterm, cosa si decide: dalla chiusura dei seggi ai risultati, guida alla notte elettorale

(Adnkronos) - Oltre 230 milioni di americani sono chiamati oggi martedì 3 novembre alle urne per le elezioni di midterm, che decideranno gli equilibri del Congresso e potrebbero condizionare profondamente la seconda metà del mandato del presidente Donald Trump. In palio ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 dei 100 seggi del Senato e i governatorati di 36 Stati. I repubblicani controllano attualmente entrambi i rami del Congresso, ma i democratici puntano a riconquistare la maggioranza, per la quale avrebbero bisogno di un guadagno netto di almeno tre seggi alla Camera e quattro al Senato.  

La lunga notte elettorale prenderà il via alla mezzanotte italiana, con la chiusura dei primi seggi in alcune zone dell'Indiana e del Kentucky, mentre i primi risultati cominceranno ad arrivare poco dopo. 

La chiusura dei seggi avverrà gradualmente, seguendo i diversi fusi orari degli Stati Uniti. All'una di mercoledì 4 novembre mattina, ora italiana, termineranno le votazioni in Georgia, Virginia, South Carolina e Vermont, mentre alle 1.30 sarà la volta di Ohio e North Carolina. Alle 2 chiuderanno i seggi in numerosi Stati, tra cui Pennsylvania, Maine e gran parte di Texas, Michigan e Kansas. Un'ora più tardi toccherà a New York, Iowa, Wisconsin e Arizona, oltre alle restanti zone di Texas e Michigan. Alle 4 termineranno le votazioni in Nevada, Utah e Montana, mentre alle 5 chiuderanno i seggi in California e Washington. Gli ultimi voti arriveranno fino alle 6 del mattino in gran parte dell'Alaska e alle Hawaii, e fino alle 7 in alcune zone delle isole Aleutine. 

Le prime indicazioni sulle priorità degli elettori arriveranno già alle 23 di oggi, con la diffusione degli exit poll, ma per capire quale partito potrebbe conquistare il controllo del Congresso bisognerà attendere i risultati degli Stati più contesi. Tra i primi appuntamenti da seguire ci sarà l'Ohio, dove i seggi chiuderanno alle 1.30, seguito mezz'ora più tardi dal Maine e dalle prime indicazioni provenienti da Texas e Michigan. Alle 3 sarà la volta dell'Iowa, mentre per l'Alaska, dove la democratica Mary Peltola sfida il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, bisognerà attendere almeno le prime ore del mattino italiano. 

Non è detto, tuttavia, che il controllo del Congresso venga deciso già nella notte. Ogni Stato americano gestisce autonomamente le operazioni elettorali e lo scrutinio, con regole diverse per il conteggio dei voti anticipati e di quelli espressi per corrispondenza. Le principali testate americane potranno indicare i vincitori delle singole sfide quando i dati disponibili consentiranno di farlo con sufficiente certezza, anche prima della conclusione ufficiale dello spoglio.  

Nelle competizioni più equilibrate, però, potrebbero essere necessari giorni o persino settimane per conoscere i risultati definitivi, soprattutto in caso di riconteggi o ricorsi giudiziari. Particolare attenzione sarà rivolta all'Alaska, dove il sistema di voto a preferenze ordinate potrebbe allungare ulteriormente i tempi dello scrutinio. 

3 nov 2026

'Esiste la vergogna?', Tosca chiama Botteri, Travaglio e De Gregorio nel videoclip del suo brano più politico. E la Soncini la stronca sui social

(Adnkronos) - Un brano di denuncia che intreccia cantautorato, rap slow e raggamuffin, una domanda scomoda rivolta all'Occidente e un videoclip corale con Giovanna Botteri, Marco Travaglio, Concita De Gregorio, Peter Gomez e altri volti dell'informazione. Tosca torna con 'Esiste la vergogna?', forse il singolo più politico della sua carriera. Una canzone che guarda alle guerre, all'indifferenza e alle responsabilità dell'Occidente senza nascondersi dietro metafore, ma scegliendo la forza di parole dirette e immagini difficili da ignorare. 

Il brano, disponibile da oggi sulle piattaforme digitali, si muove attorno alla domanda apparentemente semplice del titolo ("Ma esiste la vergogna?") ed è accompagnato da un videoclip che schiera accanto all'artista alcuni dei volti più noti del giornalismo italiano. 

Nel testo, scritto insieme a Giovanni Truppi, Gegè Telesforo e Michele Santoleri, si intrecciano riferimenti ai conflitti che attraversano il presente. Si parla di figli uccisi, di governi occidentali, di Palestina, Ucraina, Nato ed Europa, mentre il ritornello si trasforma in una riflessione sul significato di parole come libertà e giustizia. Fino all'elenco martellante dell'outro, dove "soldi", "armi", "genocidio", "petrolio", "paura", "morte" e "fame" vengono evocati uno dopo l'altro prima della domanda finale: "Ma esiste la vergogna?". 

"Esistono i soldi, le armi, il genocidio, il petrolio, la paura, la morte, la fame. Ma esiste la vergogna?" si chiede Tosca, che accompagna l'uscita del brano con una riflessione personale destinata ad allargarsi al piano collettivo. "Io mi vergogno! Degli uomini che ordinano ad altri uomini di uccidere, dei figli ammazzati in nome di una bandiera. Per me la vergogna è quell'inciampo interiore che mi impedisce di girarmi dall'altra parte. Ma per i nostri governi occidentali, che potrebbero fare e invece hanno scelto l'indifferenza, esiste la vergogna?". 

Musicalmente il brano rappresenta un territorio inedito per l'artista. La scrittura cantautorale incontra il rap slow e richiami raggamuffin grazie alla presenza di Mama Marjas, mentre il Coro di Voci Bianche del Teatro dell'Opera di Roma amplifica il carattere collettivo della canzone. Alla produzione artistica c'è Joe Barbieri. 

Ma a colpire è anche il videoclip diretto da Stefano Ricco e girato al Teatro Eduardo De Filippo di Officina Pasolini. Accanto a Tosca compaiono Mama Marjas, Gegè Telesforo, Giovanni Truppi e Michele Santoleri, ma soprattutto una vera e propria parata di firme e volti dell'informazione italiana: Giovanna Botteri, Concita De Gregorio, Tiziana Ferrario, Peter Gomez, Valentina Petrini, Luca Sommi e Marco Travaglio, insieme ad altri ospiti. 

Una scelta tutt'altro che casuale. "Anche nel video ho voluto condividere questo percorso con gli artisti e, in più, avere accanto a me alcuni giornalisti, perché cercavo la verità", spiega Tosca. "Il loro mestiere comporta una responsabilità precisa: raccontare i fatti e metterci la faccia". 

Proprio il videoclip e il suo "cast" hanno però innescato una delle prime reazioni social all'uscita del brano. La giornalista e scrittrice Guia Soncini ha infatti pubblicato una porzione del video accompagnandola con un commento fortemente ironico. "Ci sarebbe anche da fare tutt'un discorso sull'uso del lemma 'vergogna' da parte di gente che si percepisce Rosa Parks e risulta il Gabibbo", scrive Soncini, aggiungendo che "rispondere alla domanda del video che di sicuro non esiste il senso del ridicolo mi parrebbe ridondante". 

La stoccata più caustica riguarda però proprio la presenza dei numerosi ospiti nel videoclip. "Se pubblicano un backstage delle telefonate, chi ha detto certo vengo subito, chi ha cercato una scusa ma non l'ha trovata, chi si è finto morto, ecco, quello pagherei un abbonamento per vederlo", commenta la giornalista, concludendo il post con un'ulteriore frecciata: "No, non è intelligenza artificiale, lo preciso perché me l'hanno chiesto tutti gli amici cui l'ho mandato: è davvero la nuova canzone di Tosca". 

 

 

Al di là delle inevitabili polemiche, l'artista rivendica il legame con l'esperienza dei Cantacronache, il movimento nato nel dopoguerra per trasformare la canzone in uno strumento di lettura della realtà sociale e politica. "Per me 'Esiste la vergogna?' è un moderno cantacronache", afferma, richiamando una tradizione che ha visto tra i suoi protagonisti figure come Umberto Eco, Italo Calvino e Giovanna Marini. 

Il risultato è una canzone che non cerca risposte semplici e non indica un solo colpevole, ma prova a scuotere le coscienze in un tempo attraversato da conflitti, polarizzazione e fake news. Un "pugno nello stomaco", come lo definisce Gegè Telesforo, che sceglie la forma della musica per riportare al centro una domanda tanto antica quanto attuale: esiste ancora la vergogna? 

Il singolo che esce oggi è tratto da 'Feminae', il più recente progetto discografico di Tosca, uscito nell'aprile scorso e destinato ora a proseguire anche dal vivo con 'Feminae a Teatro', il nuovo tour che dal 30 novembre porterà l'artista in Italia e in Europa. Più di una serie di concerti, si tratta di uno spettacolo pensato come un'esperienza immersiva in cui musica, parola e teatro si intrecciano per esplorare le molteplici declinazioni del femminile, tra memoria, identità, libertà e trasformazione. Sul palco, insieme a Tosca, ci saranno Giovanna Famulari, Massimo De Lorenzi, Luca Scorziello, Dario De Angelis e Giulia Cusumano, con la regia teatrale di Massimo Venturiello. Il tour debutterà il 30 novembre al Teatro Piccolo Strehler di Milano e toccherà, tra le altre, Firenze, Roma, Napoli, Parigi, Torino, Bologna, Lisbona, Bari e Padova. Il calendario è in continuo aggiornamento con nuove date in arrivo. 

 

3 nov 2026

Maria Latella conquista il sabato pomeriggio di Rai3: "Il mio segreto? Io ascolto"

(Adnkronos) - "Il mio segreto? Io ascolto". Due parole, quasi una dichiarazione di metodo, per spiegare come si fa a convincere un ospite a mettere da parte le risposte preparate e a raccontarsi davvero. Maria Latella, giornalista e conduttrice di 'La Biblioteca dei sentimenti', il programma di Rai3 che ha portato i libri e le emozioni nel sabato pomeriggio televisivo, sembra avere le idee chiare: non servono confessioni strappalacrime né rivelazioni a effetto, ma la capacità di ascoltare e di andare oltre l'immagine pubblica. E i risultati, con ascolti che hanno raggiunto il 4,6% di share e picchi del 5,9%, sembrano darle ragione. 

Una scommessa vinta, dunque, anche se la prima stagione autunnale sta per concludersi. "Siamo contenti, ma anche un po' dispiaciuti di doverci fermare". Dopo l'ultima puntata, il programma lascerà spazio alle repliche di Report, per tornare a dicembre con due speciali natalizi, in onda il 26 dicembre e in un'altra data ancora da definire. "A Natale si vendono e si leggono libri", osserva Latella, che in questa formula televisiva ha trovato un modo per raccontare le persone attraverso le loro letture, le loro passioni e, qualche volta, anche le loro ferite. 

Si aspettava un interesse così forte per un programma dedicato ai libri e ai sentimenti?  

"Ho sempre fiducia nei telespettatori. Sono convinta che ci sia un pubblico della Rai che ha voglia di parlare di personaggi, di romanzi, di scrittori, di conoscerli e di scoprire anche autori che mai avrebbe immaginato. Mi interessa raccontare le diverse nature di chi scrive: c'è lo scrittore che fa questo mestiere, come Alessandro Piperno, e c'è chi si improvvisa scrittore, come Francesco Paolantoni. Ma sempre di libri si tratta. E attraverso un libro si può scoprire molto di una persona". 

Tra gli ospiti, Charlotte Casiraghi l'ha sorpresa particolarmente. Perché?  

"Forse proprio Charlotte Casiraghi mi ha sorpreso più di tutti, perché non la conoscevo e, come tutti, avevo soltanto l'immagine della bellissima principessa, della bambina diventata una bellissima donna, con tutte le storie del Principato. Invece ho scoperto una persona con una profondità e una grande cura per le parole che sceglieva. È stata una sorpresa, indubbiamente". 

Un libro può rivelare molto più di un'intervista tradizionale?  

"Esattamente. Quando scrivi un libro, gli altri ti giudicano: possono dire che è bello, che è brutto, che potevi farne a meno. Charlotte Casiraghi non era tenuta a sottoporsi a questo giudizio, eppure evidentemente qualcosa dentro di lei l'ha spinta a farlo. Si è cimentata con un libro difficile, nel quale racconta la filosofia ma anche le proprie ferite, un'infanzia segnata dalla morte precoce del padre. Uno scrittore racconta i suoi personaggi, ma racconta anche se stesso. E credo che questo piaccia ai telespettatori". 

Come si fa a convincere un ospite a lasciare da parte le risposte preparate e a raccontarsi davvero?  

"Credo che oggi le persone siano più abituate a raccontare se stesse. C'è chi lo fa con ironia, ed è quello che preferisco, e chi lo fa con intensità. Ma a 'La Biblioteca dei sentimenti' non cerchiamo la rivelazione che fa lo scoop. Se capita, va bene, ma non puntiamo a una televisione strappalacrime, a quella che cerca di dire: ecco, anche lui ha questo vizio terribile. Il nostro compito è raccontare gli scrittori nelle loro diverse nature e, soprattutto, ricordare che in qualsiasi stato d'animo ci si trovi, qualunque sentimento si stia provando in una certa fase della vita, c'è sempre un libro nel quale ci si può specchiare e trovare conforto". 

La lettura come una sorta di terapia?  

"Come un balsamo, direi. Stefania Auci ha raccontato che, quando è morto suo padre, si è immersa nella saga di Harry Potter e ha trovato consolazione. La lettura permette alla mente di appropriarsi delle storie degli altri, e questo può aiutare a lenire le ferite che si hanno in quel momento. È una cosa che ho sempre pensato: i libri possono accompagnarci in tutte le stagioni della vita". 

Lei come riesce a far sì che un ospite abbandoni le risposte preparate e si racconti veramente?  

"Io ascolto". 

Due parole che sembrano racchiudere l'intera filosofia dell'intervista.  

"Abbiamo avuto ospiti che si sono messi in gioco con grande generosità: Stefania Auci, la scienziata Amalia Ercoli Finzi, la cantante Giusy Ferreri, Mauro Corona, che ha scritto un libro molto intenso dedicato alla morte del fratello Felice e nel quale racconta tanto anche di sé. Mi sono piaciuti molto anche Vinicio Marchioni e Andrea Vianello, che si sono raccontati con sincerità e ironia. E poi ci sono personaggi come Laura Morante che, quando si propongono come scrittori e non come attori, hanno forse più cose da raccontare. Un attore tende a raccontarsi restando dentro il personaggio di cui deve parlare in quel momento; quando sei scrittore, invece, ti apri di più". 

Se dovesse scegliere due o tre libri per raccontare le diverse stagioni della sua vita, quali sarebbero?  

"Due sono pochi! Da piccola sono stati importanti 'Piccole donne' e 'Un albero cresce a Brooklyn'. Nel primo mi identificavo in Jo, la ragazza che voleva diventare scrittrice. Io a sei o sette anni volevo fare proprio quello, la scrittrice, e mi riconoscevo completamente in lei. A dodici anni, invece, la mia insegnante di lettere mi diede 'Un albero cresce a Brooklyn', il racconto di una bambina a New York che è stato anche l'inizio del mio amore per gli Stati Uniti, un amore che ho coltivato per tutta la vita e che coltivo ancora. Ho una figlia che vive lì e ci vado quando posso. Poi c'è un altro libro fondamentale, che cito sempre: 'Bel Ami' di Maupassant, che ho letto intorno ai trent'anni. In generale, tutta la letteratura francese di quel periodo è stata molto importante per me". 

Ha intervistato per anni protagonisti della politica e delle istituzioni. Oggi, attraverso i libri, sembra voler indagare soprattutto l'animo umano. È cambiato il mondo che vuole raccontare o il suo modo di guardarlo?  

"In realtà vorrei fare le interviste letterarie ai politici. Sarebbe fichissimo! Perché attraverso i libri che hai letto, fosse anche soltanto il giornalino di Topolino, viene fuori il bambino che sei stato. Non è necessario aver letto grandi classici: va benissimo anche Stevenson o Salgari. Mi piacerebbe chiedere ai politici quarantenni di oggi che cosa leggevano da bambini, se hanno avuto un rapporto con i libri. La mia generazione ha avuto una formazione diversa, anche perché c'era più opportunità di leggere. Io sono cresciuta a Sabaudia, dove c'era una sola libreria, ma avevamo una biblioteca e io prendevo tantissimi libri in prestito. Oggi i ragazzi sono cresciuti con la televisione, i social, il cellulare. Ma non credo che la passione per la lettura sia una questione generazionale: conosco ragazzine pazze per i romance. La lettura può appassionare a qualsiasi età". 

Lei è stata una delle giornaliste che hanno conquistato ruoli importanti in un mondo a lungo dominato dagli uomini. Per le giovani colleghe oggi è davvero più facile affermarsi?  

"Credo che la capacità professionale delle giornaliste sia ormai riconosciuta. La tenacia, la voglia di non mollare, di trovare la notizia: su questo non c'è più nulla da discutere. I problemi, però, restano quelli legati alla gestione delle aspirazioni professionali insieme alla vita personale e familiare. Per me, esattamente come per una giornalista di trent'anni oggi, avere una figlia è stata una prova di forza, di equilibrismo, di acrobazie che non vengono richieste a un giornalista uomo". 

Un equilibrio che ha avuto anche un prezzo personale.  

"Quando facevo la cronaca politica al Corriere della Sera volevo essere allo stesso livello dei miei colleghi maschi, avere le notizie, dare i cosiddetti buchi, essere sempre sul pezzo. Ma questo significava sacrificare delle cose. Il mio tempo era diviso tra il giornale e quello che volevo dedicare a mia figlia, che era piccola. Per anni non ho coltivato amicizie: non c'era proprio lo spazio fisico per farlo. Una volta mia figlia Alice, che aveva undici anni, mi ha detto: 'Mamma, ma tu non hai amiche?'. E io le ho risposto: 'È vero, Alice, hai ragione. Ma dove lo trovo il tempo per uscire con le amiche, se ho mezz'ora e porto te a una festa di bambini e il sabato non ho un minuto libero?'. È una domanda che mi è rimasta impressa". 

Dopo tanti anni di interviste, c'è ancora qualcuno che sogna di incontrare e a cui vorrebbe fare una domanda senza troppi filtri?  

"In questo momento vorrei avere una conversazione franca e spietata con Peter Thiel o Sam Altman. Posso dire anche Dario Amodei, quello di Anthropic. Sono persone con le quali mi piacerebbe confrontarmi". 

Tre protagonisti della rivoluzione tecnologica. E Mark Zuckerberg?  

"Mark Zuckerberg no, perché ho visto il film 'The Social Network' e ho capito che non so quanto sarebbe sincero". 

Quanto della ragazza cresciuta a Sabaudia è rimasto nella donna che è diventata?  

"Quella ragazza sono io. Vado a Sabaudia tantissimo, c'ero anche ieri. Ci portiamo dietro quello che siamo stati da bambini e soprattutto da ragazzini: i nostri dodici, tredici anni ci segnano per sempre. Ovunque io sia, non sono mai completamente di nessun altro posto, perché il mio posto è lì, a Sabaudia. Vivo a Roma, vivo a Milano, raggiungo spesso mio marito a Parigi, ma il luogo che ti appartiene davvero è quello che ti porti dentro per tutta la vita. Sono una ragazza di Sabaudia e questo resterò". 

3 nov 2026

Alessandro Di Battista sul ricovero a Cuba: "Se quell'ambulanza fosse arrivata mezz'ora prima non sarei qui adesso"

(Adnkronos) - "Pensavo sempre ai miei figli, mi ripetevo che ce la dovevo fare per rivederli e questa cosa l'ho fatta". Alessandro Di Battista ripercorre le difficili ore del ricovero e poi dell'operazione al cervello subita a Cuba lo scorso settembre, dopo il malore accusato sull'Isola dove si trovava per girare un reportage.  

Lo fa ricordando quei momento nel corso di una intervista per il podcast di Vox Investigazioni, di cui ha condiviso uno spezzone sui propri canali social. "A me il neurochirurgo cubano mi ha salvato la vita, mi ha operato in condizioni drammatiche in un ospedale senza acqua e luce prendendosi una responsabilità, perché mi doveva aprire la testa per decomprimere il cervello perché la pressione intracranica era alle stelle. Sarei potuto morire per la pressione", racconta. 

 

Poi, aggiunge: "Io praticamente arrivo sulla pista per tornare a Roma con un aereo sanitario per operarmi al Gemelli e in quel momento i valori vanno insomma...la situazione era gravissima. Lì mi dicono che non posso partire ma se quell'ambulanza fosse arrivata mezz'ora prima io sarei partito e se mi fosse successo qualcosa in volo per me non saremmo qui adesso. C'è una mia amica che dice che io funziono bene quindi sono riuscito a funzionare bene anche in un momento così di crisi, cioè sono riuscito a sentirmi male nel momento giusto".  

Infine, ricorda l'operazione: "Hanno chiamato l'ambulanza, mi hanno riportato in ospedale, hanno chiamato chirurghi che erano sperduti per L'Avana, sono arrivati, non so come abbiano sterilizzato gli strumenti perché poi anche questo un problema. Il neurochirurgo ha aperto, mi ha abbassato la pressione intracranica poi ha visto il tumore lì e l'ha tolto. Ha fatto una operazione che al Gemelli mi hanno detto essere stata raffinatissima", conclude.  

3 nov 2026

Polonia, allarme bomba su volo da Londra: chiuso aeroporto di Modlin a Varsavia

3 nov 2026

Chi era Jesus De Miguel, il calciatore morto dopo uno scontro in campo con il portiere avversario

(Adnkronos) - Tragedia nel calcio spagnolo: è morto oggi, martedì 3 novembre, il calciatore Jesus De Miguel. L’attaccante del Tenerife era ricoverato in terapia intensiva dopo il fallo subito dal portiere dell'Andorra in un match della seconda divisione spagnola. De Miguel aveva avuto un arresto cardiocircolatorio dopo essere stato travolto dall'uscita del portiere avversario, Jesus Owono. Il club ha annunciato la sua in mattinata. Aveva 30 anni. 

Chi era Jesus De Miguel? Nato a Madrid il 21 settembre 1996, l'attaccante si era fatto strada nel calcio spagnolo lontano dai riflettori. La sua carriera era iniziata nelle categorie minori, con le esperienze all’Union Adarve, al Fuenlabrada, al Navalcarnero e all’Unionistas de Salamanca. Il vero salto di qualità era arrivato con il Castellon, club al quale si era unito nel gennaio 2023 e con cui aveva trovato continuità dopo anni complicati. 

De Miguel era stato tra gli uomini chiave della promozione in Segunda Division, trascinando la squadra a suon di gol. Nel campionato 2023/24 aveva realizzato 16 reti, diventando il miglior marcatore del proprio raggruppamento di Primera Federacion. Un rendimento che gli aveva permesso anche di conquistare il riconoscimento dell’Afe, l’Associazione dei calciatori spagnoli, come miglior giocatore del Gruppo II. 

Dopo aver collezionato 88 presenze e 25 gol con il Castellon, De Miguel era approdato al Tenerife nell’estate 2025. Anche alle Canarie si era rivelato decisivo, contribuendo alla promozione in Segunda Division con 11 reti e raggiungendo così il terzo salto di categoria della carriera. Dopo un’estate condizionata dalla pubalgia, è tornato in campo riprendendosi il suo spazio e ieri, lunedì 2 novembre, è stato colpito da un arresto cardiaco in seguito a uno scontro con il portiere Jesus Owono durante Tenerife-Andorra. Uno scontro fatale.  

3 nov 2026

Elementi totali: 20
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