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F1, a Monza Velo torna in pista al fianco del team McLaren Mastercard Formula 1 Team

(Adnkronos) - Velo, brand di BAT Italia e marchio leader nelle nicotine pouches in Italia e in Europa, annuncia il rafforzamento della propria presenza nel motorsport e in Formula 1 tornando in pista al fianco del McLaren Mastercard Formula 1 Team in occasione del Gran Premio d'Italia 2026. Durante uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di motorsport sullo storico circuito di Monza, il logo Velo sarà presente sulla livrea delle monoposto McLaren, confermando una partnership consolidata, fondata su valori condivisi come innovazione, ricerca tecnologica e orientamento alla performance. 

Da oggi al 6 settembre, poi, Velo - primo brand del portafoglio multicategory di BAT a essere prodotto in Italia, presso l'Innovation Hub di Trieste - darà vita a una serie di iniziative pensate per coinvolgere i consumatori adulti. Tra queste, la partecipazione a Monza FuoriGP, l'evento che porta l'energia della Formula 1 nel cuore della città. Il brand sarà presente con due corner esperienziali in Piazza Trento e Trieste e Piazza Cambiaghi, le due principali location della manifestazione, dove i consumatori adulti potranno vivere l'adrenalina della pista grazie ai simulatori di guida McLaren Racing di ultima generazione. Piazza Trento e Trieste ospiterà inoltre l'esposizione di una monoposto del McLaren Mastercard Formula 1 Team, offrendo agli appassionati l'opportunità di ammirare da vicino la vettura, mentre per tutto il weekend entrambe le piazze saranno animate da concerti dal vivo e performance musicali. 

L'esperienza firmata Velo proseguirà inoltre anche oltre il circuito, coinvolgendo il pubblico adulto nel cuore della nightlife milanese. Il brand sarà protagonista di due serate, venerdì 4 e sabato 5 settembre, presso The Gate Milano, dove proporrà un format esperienziale dedicato all'intrattenimento. All'interno della location, un light corner offrirà agli ospiti l'opportunità di conoscere Velo in prima persona. 

“Il Gran Premio d’Italia a Monza rappresenta per Velo un appuntamento di grande rilevanza all’interno del nostro percorso nel mondo del motorsport e della Formula 1. La rinnovata presenza al fianco del McLaren Mastercard Formula 1 Team testimonia la solidità di una partnership costruita su valori condivisi come innovazione, eccellenza tecnologica e performance. Attraverso le esperienze dedicate al pubblico adulto, vogliamo offrire momenti di ingaggio autentici e coerenti con l’identità del brand,portando l’energia della pista anche fuori dal circuito”, ha dichiarato Sebastian Schroth, Head of Marketing at BAT Italia. 

3 set 2026

Donald Trump contro Harry e Meghan: "Hanno fatto cose terribili, io non li avrei mai accolti di nuovo come Re Carlo"

(Adnkronos) - "Sono terribili, non credo parlerò più con loro". Il presidente USA Donald Trump non le ha mandate a dire al principe Harry e a Meghan Markle. L'ex tycoon - come riporta il Daily Mail - commentando il ritorno a Londra della coppia dopo sei anni in California ha affermato non solo che non "li avrebbe riaccetati" negli Stati Uniti ma anche che la responsabilità della rottura di Harry con la famiglia reale inglese è della Duchessa del Sussex, accusandola di avere una "pessima influenza" sul marito. 

Parlando con la conduttrice di GB News Bev Turner, Trump - che già in precedenza si era detto felice del trasferimento di Harry e Meghan in Gb - ha affermato che i Sussex hanno fatto "troppe cose orribili" per essere riaccolti così facilmente a Londra. "Io non lo avrei mai fatto. Penso che Re Carlo sia fantastico, è un mio amico. Harry ha scritto un libro pessimo, e lei ha avuto una pessima influenza su di lui. Quello che gli ha fatto è inaccettabile". Non solo. Secondo l'inquilino della Casa Bianca anche il principe William sarebbe stato trattato male dal fratello e della cognata. "Le cose che hanno detto sul suo conto sono terribili. Sono sicuro di sbagliarmi, ma io non l'avrei ripreso. Non gli avrei mai più parlato", ha sottolineato. 

All'osservazione di Turner che il Re, accogliendo di nuovo il secondogenito ha voluto tendergli un ramoscello d'ulivo, Trump ha risposto: "Questo dimostra che brav'uomo sia Re Carlo. È una persona molto migliore di me. Io non l'avrei fatto. Avrei detto di lasciar perdere". E poi ancora sul sovrano: "Sta affrontando una situazione di salute molto difficile e pochissime persone avrebbero il coraggio di fare quello che ha fatto lui". 

3 set 2026

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3 set 2026

Milano, Formigoni: "Calabresi? Per centrodestra partita resta aperta, moderati non hanno anello al naso"

(Adnkronos) - "Con tutto il rispetto per la figura di Mario Calabresi, che stimo, i moderati non hanno l’anello al naso". È questo il punto di partenza dell’analisi di Roberto Formigoni, intervistato dall’Adnkronos sulle prossime elezioni comunali di Milano e sull’ipotesi di candidatura di Mario Calabresi per il campo largo di centrosinistra. 

L'eventuale candidatura di Calabresi può attrarre il voto dei moderati? L’ex sindaco di Milano Albertini, in caso di candidatura di Calabresi praticamente dà quasi il centrodestra per spacciato.  

"Non concordo. Cominciamo con la prima cosa. Calabresi può attirare il voto dei moderati, ma i moderati non hanno l’anello al naso. Non guarderebbero soltanto il candidato sindaco, ma la coalizione che lo sostiene. E nella coalizione che eventualmente sosterrà Calabresi, un peso significativo è della sinistra radicale. All’interno del Pd peraltro ci sono altri candidati, come Anna Scavuzzo e Pierfrancesco Majorino. Quindi Calabresi non è il candidato sindaco. È certamente una figura di rilievo, però torno a dire: il candidato sindaco di quale coalizione? 

Cioè?  

"Una coalizione che si è rivelata determinante nelle scelte politiche delle giunte di Sala e che ha portato la sinistra al governo a Milano a fare delle scelte di governo assolutamente radicali, estremiste. Pensiamo al fatto che Milano è stata trasformata in una città per ricchi, che si sta combattendo una guerra contro la circolazione delle auto, pensando di trasformare Milano in una città turistica, ma Milano è innanzitutto una città del lavoro. Chi lavora ha bisogno di utilizzare l’auto, invece qui si cancellano parcheggi, si mettono divieti, si mettono sanzioni. Quindi il moderato, che non ha l’anello al naso, valuterebbe bene qual è la coalizione che sostiene Calabresi. Credo che Calabresi non sposterebbe i voti dei moderati. 

 Dall’altra parte chi potrebbe sfidarlo?  

"Dall’altra parte ho trovato assolutamente ridicola la polemica che vedo ancora in parte esistere tra civico e politico. C’è chi dice che il candidato deve essere civico, altrimenti non vinceremo mai. Io penso che bisogna scegliere un candidato sindaco che abbia una personalità riconosciuta, che sia ritenuto capace di governare una città complessa come Milano, che sia capace di scaldare gli animi". 

In che modo?  

"Bisogna fare una campagna elettorale che sarà complicata, perché il centrodestra parte in svantaggio. Quindi ci vuole una personalità forte, generosa, che abbia voglia di spendersi, perché bisognerà girare tutti i quartieri, soprattutto nelle periferie. C'è un disagio amplissimo contro le scelte fatte dalla sinistra in questi anni. Però bisogna andare a parlare con questa gente, a visitare tutti i quartieri, a visitare tutte le situazioni di disagio, tutte le situazioni complesse. Per questo dico un candidato generoso. Poi che sia civico, che sia politico, non importa. 

Finora, tra i nomi usciti qualcuno di interessante c'è?  

"Ma sono tutti interessanti, sia il politico Lupi, sia i civici, sia quelli che hanno fatto politica in anni passati in posizioni di consigliere comunale, in posizioni libere, ci sono tutti i nomi interessanti che hanno il pregio, ai miei occhi, di avere offerto la loro disponibilità. Perché appunto, sapendo il momento difficile che il centrodestra attraversa a Milano, decidere di autocandidarsi significa decidere di mettersi a disposizione". 

Anche con Calabresi la partita rimane aperta?  

"La partita è in grave difficoltà per i 10-12 punti di distacco di vantaggio che in questo momento il centrosinistra ha rispetto al centrodestra. Questo è l'elemento forte che mette in difficoltà una campagna elettorale del centrodestra. Per questo ho detto prima: ci vuole una campagna elettorale molto ben pensata, capace di andare a interloquire con tutte le aree di vita dei cittadini milanesi, capace di visitare tutte le periferie, una campagna elettorale che impegni il candidato sindaco sette giorni su sette per almeno 8-10 mesi. Su questo sono d'accordo con Albertini: la scelta dovrebbe essere fatta entro la fine di settembre, immaginando che nel 2027 si vada a votare alla scadenza naturale, cioè nell'autunno del 2027. Perché, se invece le elezioni accadessero prima, a maggior ragione bisogna decidere entro la fine di settembre". 

Una corsa contro il tempo  

"Siccome oggi non sappiamo quale sarà la data del voto, è chiaro che il 30 settembre è proprio la deadline. Dopodiché il candidato e i partiti dovranno mettersi pancia a terra, perché potrebbe passare un anno prima del voto, ma potrebbero passare anche sei mesi. Il lavoro da fare è lo stesso che dicevo prima, cioè visitare tutte le periferie, tutti i luoghi di disagio, incontrare tutte le categorie, tutti i cittadini". 

Partita ancora giocabile?  

"La partita è giocabile se abbiamo un candidato di questo tipo, che vuole veramente spendersi, che ama Milano e vuole veramente spendersi. La gente innanzitutto ha bisogno, chiede di essere ascoltata. Per questo non bastano i social, la televisione, i cartelloni. Occorre l'incontro personale, perché l'elettore vuole vederti, vuole sentirti parlare, vuole guardarti negli occhi, vuole conoscere il tuo indirizzo. Se sei una persona seria gli dici: se io sarò eletto, guarda, questo è il mio indirizzo, questo è il mio numero di telefono, potrai venire a parlarmi, cercarmi, e io sarò a tua disposizione. Questo vuole sentirsi dire l'elettore. Posso fare una domanda, perfida lo ammetto: Calabresi sarebbe pronto a fare in campagna elettorale tutto il lavoro che ho indicato prima?" 

3 set 2026

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3 set 2026

Corte Ue: "Divieto di tatuaggi per le forze di polizia è discriminatorio nei confronti delle donne"

(Adnkronos) - L'applicazione combinata della norma che vieta i tatuaggi visibili e dell’obbligo di indossare un’uniforme specifica in base al genere è discriminatoria. E' quanto sostiene l'avvocata generale della Corte di giustizia dell'Unione europea Tamara Ćapeta nelle conclusioni, pubblicate oggi, sul caso di H.G., che "si era iscritta al concorso per diventare agente di polizia nelle forze di polizia italiane" ed è stata tuttavia esclusa "perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro".  

"In Italia, è vietato agli agenti di polizia avere tatuaggi visibili in caso di utilizzo dell'uniforme", ricorda l'avvocata generale ricordando che mentre H.G. è stata esaminata, "il suo tatuaggio è stato rilevato" e visto che con l’uniforme di cerimonia sarebbe stato visibile "è stata esclusa dal concorso". 

Nelle conclusioni l'avvocata generale Tamara Ćapeta ritiene, informa una nota della Corte di giustizia dell'Unione europea, che la politica di assunzione del caso trattato "costituisca una discriminazione diretta fondata sul sesso, la quale è vietata dal diritto dell'Unione. A suo avviso, l'applicazione combinata di due norme, una che vieta i tatuaggi visibili e l'altra che impone alle donne di indossare gonne in occasione di cerimonie ufficiali, penalizza i candidati di sesso femminile sulla base del loro sesso. Se H.G. fosse un uomo - si osserva - non sarebbe stata esclusa dal concorso per il solo motivo di avere un tatuaggio sulla parte inferiore della gamba. Inoltre, l'avvocata generale ritiene che la discriminazione di cui trattasi non possa essere giustificata dai motivi addotti dal governo italiano". 

Secondo l'avvocata generale "gli argomenti delle autorità italiane, secondo cui la norma in questione ha lo scopo di consentire la partecipazione a cerimonie ufficiali, circostanza che veicola valori tradizionali e rafforza l'identità delle forze di polizia, non possono essere accolti come giustificazioni nel caso di specie". L'avvocata generale Ćapeta ritiene al contempo "inopportuno e inutile escludere dalle forze di polizia le donne con tatuaggi per il motivo che esse non possono partecipare a cerimonie ufficiali, dato che tali eventi costituiscono solo una piccola parte delle funzioni di polizia, che gli agenti di polizia di sesso femminile indossano già pantaloni come parte della loro uniforme operativa e che i dirigenti di polizia possono, in ogni caso, autorizzare un agente di polizia di sesso femminile a indossare pantaloni in occasione di una determinata cerimonia". L’avvocata generale Ćapeta ritiene che la politica di assunzione in tal caso "non possa soddisfare il criterio del requisito essenziale per lo svolgimento dell'attività lavorativa e sia quindi vietata dalla normativa dell'Unione in materia di lotta alle discriminazioni fondate sul sesso". 

3 set 2026

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