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politica

Milano, Formigoni: "Calabresi? Per centrodestra partita resta aperta, moderati non hanno anello al naso"

3 SET 26

(Adnkronos) - "Con tutto il rispetto per la figura di Mario Calabresi, che stimo, i moderati non hanno l’anello al naso". È questo il punto di partenza dell’analisi di Roberto Formigoni, intervistato dall’Adnkronos sulle prossime elezioni comunali di Milano e sull’ipotesi di candidatura di Mario Calabresi per il campo largo di centrosinistra. 

L'eventuale candidatura di Calabresi può attrarre il voto dei moderati? L’ex sindaco di Milano Albertini, in caso di candidatura di Calabresi praticamente dà quasi il centrodestra per spacciato.  

"Non concordo. Cominciamo con la prima cosa. Calabresi può attirare il voto dei moderati, ma i moderati non hanno l’anello al naso. Non guarderebbero soltanto il candidato sindaco, ma la coalizione che lo sostiene. E nella coalizione che eventualmente sosterrà Calabresi, un peso significativo è della sinistra radicale. All’interno del Pd peraltro ci sono altri candidati, come Anna Scavuzzo e Pierfrancesco Majorino. Quindi Calabresi non è il candidato sindaco. È certamente una figura di rilievo, però torno a dire: il candidato sindaco di quale coalizione? 

Cioè?  

"Una coalizione che si è rivelata determinante nelle scelte politiche delle giunte di Sala e che ha portato la sinistra al governo a Milano a fare delle scelte di governo assolutamente radicali, estremiste. Pensiamo al fatto che Milano è stata trasformata in una città per ricchi, che si sta combattendo una guerra contro la circolazione delle auto, pensando di trasformare Milano in una città turistica, ma Milano è innanzitutto una città del lavoro. Chi lavora ha bisogno di utilizzare l’auto, invece qui si cancellano parcheggi, si mettono divieti, si mettono sanzioni. Quindi il moderato, che non ha l’anello al naso, valuterebbe bene qual è la coalizione che sostiene Calabresi. Credo che Calabresi non sposterebbe i voti dei moderati. 

 Dall’altra parte chi potrebbe sfidarlo?  

"Dall’altra parte ho trovato assolutamente ridicola la polemica che vedo ancora in parte esistere tra civico e politico. C’è chi dice che il candidato deve essere civico, altrimenti non vinceremo mai. Io penso che bisogna scegliere un candidato sindaco che abbia una personalità riconosciuta, che sia ritenuto capace di governare una città complessa come Milano, che sia capace di scaldare gli animi". 

In che modo?  

"Bisogna fare una campagna elettorale che sarà complicata, perché il centrodestra parte in svantaggio. Quindi ci vuole una personalità forte, generosa, che abbia voglia di spendersi, perché bisognerà girare tutti i quartieri, soprattutto nelle periferie. C'è un disagio amplissimo contro le scelte fatte dalla sinistra in questi anni. Però bisogna andare a parlare con questa gente, a visitare tutti i quartieri, a visitare tutte le situazioni di disagio, tutte le situazioni complesse. Per questo dico un candidato generoso. Poi che sia civico, che sia politico, non importa. 

Finora, tra i nomi usciti qualcuno di interessante c'è?  

"Ma sono tutti interessanti, sia il politico Lupi, sia i civici, sia quelli che hanno fatto politica in anni passati in posizioni di consigliere comunale, in posizioni libere, ci sono tutti i nomi interessanti che hanno il pregio, ai miei occhi, di avere offerto la loro disponibilità. Perché appunto, sapendo il momento difficile che il centrodestra attraversa a Milano, decidere di autocandidarsi significa decidere di mettersi a disposizione". 

Anche con Calabresi la partita rimane aperta?  

"La partita è in grave difficoltà per i 10-12 punti di distacco di vantaggio che in questo momento il centrosinistra ha rispetto al centrodestra. Questo è l'elemento forte che mette in difficoltà una campagna elettorale del centrodestra. Per questo ho detto prima: ci vuole una campagna elettorale molto ben pensata, capace di andare a interloquire con tutte le aree di vita dei cittadini milanesi, capace di visitare tutte le periferie, una campagna elettorale che impegni il candidato sindaco sette giorni su sette per almeno 8-10 mesi. Su questo sono d'accordo con Albertini: la scelta dovrebbe essere fatta entro la fine di settembre, immaginando che nel 2027 si vada a votare alla scadenza naturale, cioè nell'autunno del 2027. Perché, se invece le elezioni accadessero prima, a maggior ragione bisogna decidere entro la fine di settembre". 

Una corsa contro il tempo  

"Siccome oggi non sappiamo quale sarà la data del voto, è chiaro che il 30 settembre è proprio la deadline. Dopodiché il candidato e i partiti dovranno mettersi pancia a terra, perché potrebbe passare un anno prima del voto, ma potrebbero passare anche sei mesi. Il lavoro da fare è lo stesso che dicevo prima, cioè visitare tutte le periferie, tutti i luoghi di disagio, incontrare tutte le categorie, tutti i cittadini". 

Partita ancora giocabile?  

"La partita è giocabile se abbiamo un candidato di questo tipo, che vuole veramente spendersi, che ama Milano e vuole veramente spendersi. La gente innanzitutto ha bisogno, chiede di essere ascoltata. Per questo non bastano i social, la televisione, i cartelloni. Occorre l'incontro personale, perché l'elettore vuole vederti, vuole sentirti parlare, vuole guardarti negli occhi, vuole conoscere il tuo indirizzo. Se sei una persona seria gli dici: se io sarò eletto, guarda, questo è il mio indirizzo, questo è il mio numero di telefono, potrai venire a parlarmi, cercarmi, e io sarò a tua disposizione. Questo vuole sentirsi dire l'elettore. Posso fare una domanda, perfida lo ammetto: Calabresi sarebbe pronto a fare in campagna elettorale tutto il lavoro che ho indicato prima?"