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Rivalutazione pensioni nel 2027, come funziona l'aumento degli assegni

(Adnkronos) - Dalla rivalutazione degli assegni all’aumento dei requisiti di età, il 2027 si preannuncia un anno di cambiamenti sul fronte delle pensioni. Ma il dossier è caldo, sta a cuore alle forze di maggioranza e con la manovra in arrivo – l’ultima del governo Meloni prima del prossimo appuntamento elettorale – non è escluso che possano spuntare fuori ulteriori novità. 

 

 

A gennaio del prossimo anno è atteso il nuovo aumento delle pensioni per effetto della rivalutazione annuale legata all’inflazione, un meccanismo pensato per compensare l’aumento dei prezzi e proteggere il potere d’acquisto dei pensionati. La disciplina, dal 2011 ad oggi, è stata modificata molte volte e ad oggi il metodo ‘Prodi-Draghi’ prevede la divisione della pensione in tre scaglioni basate sul ‘trattamento minimo’ e ogni percentuale della rivalutazione si applica soltanto alla parte che rientra in quel determinato scaglione. Il ‘trattamento minimo’ del 2026 è pari a 611,85 euro al mese (7.954,05 euro annui).  

Dunque, i tre scaglioni sono:  

1) La quota di pensione che arriva fino a quattro volte il trattamento minimo Inps (cioè fino a 2.447,40 euro), per cui è prevista una rivalutazione del 100%;  

2) La quota di pensione compresa tra quattro e cinque volte il trattamento minimo (da 2.447,41 a 3.059,25 euro), per cui è prevista una rivalutazione al 90%;  

3) La quota di pensione che supera cinque volte il trattamento minimo (oltre 3.059, 25 euro), per cui è prevista una rivalutazione al 75%  

Quindi, nell’ipotesi in cui il proprio assegno pensionistico ammonti a 2.300 euro, la rivalutazione automatica sarà al 100% per l’intero importo. Nel caso in cui invece l’assegno sia superiore al primo scaglione, sarà ‘sezionato’ in parti. Ad esempio, un assegno da 4 mila euro sarà diviso in questo modo: fino a 2.447 euro sarà rivalutato al 100%, dai 2.447 a 3.059 sarà rivalutato al 90%, la restante parte (circa 1000 euro) sarà rivalutata al 75%.  

 

 

Per un calcolo esatto però serve appunto il dato sull’inflazione. Ancora non ci sono percentuali precise su cui stimare effettivamente la rivalutazione in concreto: questa, infatti, viene fissata con decreto interministeriale emanato dal Mef a novembre sulla base del dato sull'inflazione acquisita. Al momento quindi l’unica previsione, assolutamente provvisoria, è quella di agosto dell’Istat che dava l'inflazione acquisita per il 2026 - quella cioè che si avrebbe se l'indice restasse a questo livello anche nei prossimi mesi - al +2,9%. 

Se immaginiamo un assegno pensionistico di 2.500 euro e un'inflazione del 2,9%, l’aumento complessivo ammonterebbe a circa 50 euro: la rivalutazione piena si applicherebbe fino a 2.447,40 euro, mentre sulla quota restante verrebbe riconosciuta la percentuale ridotta al 90% per un aumento complessivo di circa 72 euro. Sui primi 2.447 euro si applica il 2,9% (cioè il 100% della rivalutazione), che si traduce in circa 70 euro di aumento. Sui restanti 52 euro, che ‘sforano’ nel secondo scaglione, si applica il 2,6% (ossia il 90% del 2,9%), che si traduce in 1,37 euro di aumento, per un totale di, appunto, 72,35 euro lordi. 

 

 

Tuttavia, per chi beneficia della pensione minima c’è un dato da tenere presente: la rivalutazione straordinaria introdotta dal 2023, che fino al 2026 ha valso un +1,3% aggiuntivo, il prossimo anno – salvo modifiche in legge di bilancio – non è prevista. Significa dunque che l’aumento dell’assegno minimo sarà minore: se sulla carta passa da 611,85 euro a circa 629,59 euro al mese, in pratica il balzo è minore perché attualmente, grazie proprio alla rivalutazione straordinaria, ammonta a 619,8 euro. 

 

 

Intanto, sempre il 2027 è l’anno del primo scatto dei requisiti per l’età della pensione, legati alla speranza di vita nel nuovo triennio. Dal 1° gennaio l’età minima per la pensione di vecchiaia passa da 67 anni a 67 anni e 1 mese, mentre dal 2028 aumenterà ancora a 67 anni e 3 mesi. Stesso dicasi per la pensione di vecchiaia contributiva: con almeno 5 anni di contributi effettivi serviranno 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi nel 2028. Per la pensione anticipata ordinaria serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne; per l’uscita anticipata nel regime contributivo, che vale per chi ha iniziato a versare solo dopo il 1996, serviranno 64 anni e 1 mese di età nel 2027, con almeno 20 anni di contributi. 

15 ott 2026

"Piera Meloni è parente di un autore del Gf Vip", l'indiscrezione di Valeria Marini. Lucarelli interviene e spiega

15 ott 2026

Deficit lipasi acida lisosomiale, Aismme: "Sebelipase alfa cambia vita dei pazienti"

(Adnkronos) - "L'arrivo di questa nuova opzione terapeutica rappresenta un valore enorme per i pazienti: avere a disposizione una terapia innovativa cambia radicalmente la storia naturale della patologia. Il paziente si rende conto che la sua vita sta cambiando, sta migliorando, e questo gli permette di avere molta più fiducia nel futuro. Si tratta di un'innovazione che deve però coinvolgere l'intero sistema di cura, il quale ha il compito di accompagnare la persona e organizzarle un percorso assistenziale strutturato dall'infanzia fino all'età adulta e all'anzianità". Lo ha detto Manuela Vaccarotto, vicepresidente Associazione italiana sostegno malattie metaboliche ereditarie Aps (Aismme), oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da Alexion, biofarmaceutica del gruppo AstraZeneca, per il lancio in Italia di sebelipase alfa, terapia enzimatica sostitutiva per il trattamento di pazienti di tutte le età affetti da deficit di lipasi acida lisosomiale (Lal-D). 

Vaccarotto ha posto l'accento sui ritardi diagnostici che colpiscono questa patologia ultra-rara: "La nostra campagna 'Se non la conosci non la riconosci' nasce proprio per stimolare la conoscenza e la consapevolezza su questa malattia. Purtroppo - ha spiegato - essendo classificata tra le malattie rare o ultra-rare, spesso i professionisti sanitari non se ne occupano e non ne hanno la minima idea. Fare informazione e formazione su questo tema è cruciale per far sì che i camici bianchi, a partire dai pediatri di base, acquisiscano le competenze minime per intercettare i primi segnali e i sintomi. Una diagnosi precoce o precocissima permette al paziente di iniziare tempestivamente i trattamenti e di accedere a una presa in carico adeguata" 

Vaccarotto ha espresso profonda soddisfazione anche per il recente traguardo della rimborsabilità del trattamento in Italia: "Come associazione ci occupiamo di malattie metaboliche ereditarie con l'obiettivo di farle conoscere ai medici e migliorare i percorsi assistenziali. L'innovazione non deve essere solo terapeutica, ma deve tradursi in un'innovazione del sistema di cura complessivo. Noi ci batteremo affinché le famiglie non vengano mai lasciate sole. Da anni offriamo un centro di aiuto-ascolto e un servizio di supporto psicologico a distanza, oltre a strumenti specifici per sostenere genitori e bambini nel percorso diagnostico e terapeutico fino all'età adulta. Non dimentichiamo, infatti, che questi pazienti devono seguire terapie nutrizionali speciali: per questo abbiamo realizzato anche un volume di ricette dedicate, a basso contenuto lipidico, pensato appositamente per le loro necessità biologiche", ha poi concluso. 

15 ott 2026

Lal-D, Bardoscia (Alexion): "10 anni di ricerca per confermare efficacia sebelipase"

(Adnkronos) - "Alexion è un'azienda pioniera nelle malattie rare da oltre trent'anni. L'impegno non è soltanto di ricerca, non è solo portare delle soluzioni terapeutiche, cosa che stiamo facendo in maniera concreta da sempre, ma è anche ascolto della comunità, delle persone che vivono con una malattia rara e portare soluzioni innovative che vanno oltre il valore del farmaco. Nell'ambito di lipasi acida lisosomiale, una malattia ultra rara, oggi è una data importante perché portiamo la disponibilità del farmaco per le persone che ne hanno necessità, ma non ci fermiamo qui: oggi è soltanto l'ultimo tassello di un percorso". Lo ha detto Luca Bardoscia, direttore medico Alexion AstraZeneca Rare Disease, oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da Alexion, biofarmaceutica del gruppo AstraZeneca, per il lancio in Italia di sebelipase alfa, terapia enzimatica sostitutiva per il trattamento di pazienti di tutte le età affetti da deficit di lipasi acida lisosomiale (Lal-D).  

"Il percorso - ha ricordato Bardoscia - nasce più di 10 anni fa, periodo in cui siamo stati in grado di lanciare un registro di malattie che ci ha dato la possibilità di raccogliere dati per comprendere meglio questa patologia ultra rara in un contesto internazionale, ma con la presenza di alcuni centri italiani. Siamo riusciti a raccogliere elementi di efficacia a lungo termine della nostra soluzione terapeutica per poter dare più concretezza e più solidità alle evidenze scientifiche a nostra disposizione". Quanto al lavoro e al supporto da parte di Alexion nei confronti di associazioni pazienti e comunità scientifiche, Barsoscia ha sottolineato che "l'ascolto è sicuramente una parte molto importante, comincia tutto da lì nel caso di malattie ultra rare. Noi siamo solo un tassello del sistema che ruota intorno a una persona che vive con patologie simili, e in particolare nel deficit di lipasi acida lisosomiale l'interlocuzione con le associazioni dei pazienti e con le società scientifiche è ancora più importante. Essere in grado di riuscire a cogliere quelle che sono le peculiarità della patologia e riuscire ad incastrare all'interno di un percorso di valore che va oltre la soluzione terapeutica è fondamentale. In quest'ambito, tutto quello che ruota intorno alla awareness di una malattia rara, così come la conoscenza da parte del mondo clinico nel riconoscimento e nel porre la diagnosi differenziale di questa malattia, è essenziale perché ridurre il ritardo diagnostico, o la diagnosi errata, significa miglioramento della qualità della vita del paziente, del contesto sociale che gli ruota intorno a 360 gradi e degli outcome clinici che lo stesso paziente si aspetta".  

"Oggi rendiamo concretamente disponibile un servizio di SpeedRare che, attraverso la metodica hub-spoke, mette a disposizione un centro di rilevanza nazionale centralizzato nella conferma del sospetto diagnostico tramite la ricezione di campioni di sangue raccolti grazie ad un kit fornito dal servizio stesso, con una risposta al sospetto diagnostico entro 20 giorni dalla ricezione del campione. Questo è un passo concreto per ridurre il ritardo diagnostico ed avere un impatto diretto sulla vita delle persone che vivono con questa patologia", ha concluso. 

15 ott 2026

Sostenibilità, dal Green Deal all'auto elettrica, le scelte dei consumatori

(Adnkronos) - Tra dubbi sulle politiche europee, costi percepiti della transizione e diffidenza verso i messaggi delle imprese, la sostenibilità cambia linguaggio e chiede prove. In questo scenario si inserisce la quarta edizione dell’evento Adnkronos Q&A dedicato allo sviluppo sostenibile, che si è tenuta oggi a Palazzo dell’Informazione, in Piazza Mastai a Roma. L’evento dal titolo 'Sostenibilità, le nuove parole chiave' ha riunito esponenti di governo, istituzioni, parlamentari, imprese ed esperti. 

A supportare il dibattito, i risultati della rilevazione Adnkronos, condotta su un campione non statistico di circa 2.600 rispondenti tra gli utenti del sito e dei canali social di Adnkronos. Ne emerge il ritratto di un’utenza critica verso le scelte di politica ambientale e attenta alla sostenibilità nei comportamenti d’acquisto, ma esigente su chi la racconta: a contare non sono gli slogan né la reputazione, ma dati verificabili e coerenza. 

Green Deal e transizione, prevale lo scetticismo - Sul Green Deal europeo il 50% del panel ritiene che vada eliminato, il 29% che vada migliorato e solo il 21% lo considera una priorità. Il giudizio sulla transizione green è altrettanto netto: per il 50% danneggia l’economia, per il 39% è la risposta alla crisi climatica, mentre appena l’11% vi vede un aiuto alla competitività. 

Auto elettrica, il nodo è prezzo e ricarica - Solo il 9% dei rispondenti la comprerebbe ritenendola conveniente e un altro 29% lo farebbe a prezzi diversi. Il 62% dice invece no, con lo stesso peso (31% ciascuno) per il costo troppo alto e per i problemi di ricarica. 

Comunicazione d’impresa, la sostenibilità non convince - Il 94% giudica insufficiente il modo in cui le aziende raccontano la sostenibilità: per il 53% c’è troppo greenwashing, per il 41% serve più attenzione. Solo il 6% pensa che le imprese, soprattutto le più grandi, sappiano comunicare questo valore. 

Acquisti, la sostenibilità pesa per più di uno su due - Il 54% si dichiara più propenso ad acquistare prodotti di un’azienda che si dice sostenibile, mentre per il 46% è un elemento irrilevante. 

Fiducia, contano i fatti - Alla domanda su quando ci si fiderebbe di un’azienda che parla di sostenibilità, il 66% indica la presenza di dati verificabili e il 30% la coerenza dei comportamenti. Solo il 4% si affida alla buona reputazione. 

Nel corso della mattinata di confronto, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha toccato i principali dossier all’attenzione del governo. Sulla manovra, ha spiegato di aver chiesto al ministro Giorgetti che la Transizione 5.0 “sia resa strutturale, con una programmazione di bilancio anche per il 2029 e poi via via per gli anni successivi”, ampliandone l’utilizzo anche a software e cloud, “assolutamente importanti per la nostra impresa”. Sui carburanti, ha assicurato che si sta lavorando “affinché possa essere volontariamente prorogato per il tempo necessario” il price cap, mentre sul fronte europeo ha colto “importanti novità” nella posizione congiunta di Francia e Germania, che “si sono rese conto che occorre maggiore realismo” sulla sopravvivenza del motore endotermico. 

Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASviS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha avvertito: “Su povertà, disuguaglianza, qualità degli ecosistemi terrestri, partnership, governance, gli indicatori segnalano che l’Italia oggi è in una condizione peggiore di quella del 2010. Quindi è una tendenza di lungo periodo, non di breve”. Per invertire la rotta, Giovannini ha indicato cinque punti su cui intervenire, a partire dal Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici: “Noi crediamo si debba creare un comitato interministeriale per l’adattamento ai cambiamenti climatici”, presieduto dal presidente del Consiglio, e “inserire in legge di bilancio un fondo” dedicato. 

Luca Squeri, responsabile per l’energia di Forza Italia, ha sottolineato che decarbonizzare “significa emanciparci dal fossile e quindi aumentare la capacità di dare risposte a temi come la sicurezza energetica e la sostenibilità”, ma che oggi “c’è la necessità di modificare l’approccio, così come si cambia una rotta quando il vento cambia”. Entrando nel merito, Squeri ha preso di mira il sistema Ets: “L’Ets nasce per disincentivare l’utilizzo del gas, ma questo è stato deciso quando il gas costava neanche 20 euro al megawattora, oggi mantenere l’attuale configurazione dell’Ets è un danno, a mio avviso bisognerebbe sospenderlo”. 

Dal fronte dell’opposizione, la prospettiva del Movimento 5 Stelle è stata portata dall’onorevole Emma Pavanelli, che ha invitato a non fermarsi alla questione terminologica: “Non dobbiamo soffermarci proprio su quel tema del linguaggio”, ma “su cosa si deve fare”, dalla sostenibilità delle imprese alle politiche sociali, ai salari. Rivendicando l’esperienza di Transizione 4.0, varata quando il Movimento era al governo e utile, a suo giudizio, anche alle piccole e piccolissime imprese, ha accusato l’esecutivo di aver tagliato i fondi del Pnrr: “questo governo ha tolto oltre 1 miliardo di euro sulle comunità energetiche”, oltre a far sparire il capitolo sull’idrogeno verde. 

A seguire, nel corso della mattinata, si sono tenuti due panel che hanno coinvolto rappresentanti di associazioni e imprese. Il primo, 'Decarbonizzazione, economia circolare e territorio', ha visto la partecipazione di Matteo Cimenti, presidente di Federchimica-Assogasliquidi; Marco Casini, segretario generale di Aubac; Carmine Pagnozzi, direttore generale del Consorzio Biorepack; Silvia Campanella, Head of Communication & Sustainability di Subito; Carlo Nicolais, External Relations & Sustainability Maire e dg Green Innovation Its Academy. Il secondo, 'Il valore concreto della sostenibilità', dedicato al passaggio dagli slogan ai dati, ha visto gli interventi di Isabella Roth, Associate Director External Communication & Sustainability di Novo Italia; Alessandro Floria, direttore Marketing e Comunicazione di Arval Italia; Andrea Boldrin, Sustainability Project Manager & Waste/Epr Manager di Decathlon; Giuseppe Sirianni, Chief Technology Innovation Officer di Fater; Alessia Bonifazi, direttrice Corporate Affairs di Lidl Italia; Fabiana Marchini, Head Sustainability & Corporate Affairs di Sanpellegrino; Lavinia Lenti, Head of Sustainability Sace. 

15 ott 2026

Mattarella e le troppe Giornate nazionali, i precedenti di quella degli Alpini e della Festa di San Francesco

(Adnkronos) - Nessuna considerazione naturalmente nel merito ("più volte mi è avvenuto di promulgare una legge che non condivido. Che ritengo sbagliata, anche inopportuna. Ma è stata approvata dal Parlamento, dalla Camera e dal Senato, e io ho il dovere di promulgarla"), né rilievi di manifesta incostituzionalità. Tuttavia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel promulgare la legge che istituisce la Giornata nazionale per il riciclo della carta, ha ritenuto necessario richiamare il legislatore sulla necessità di contenere "la tendenza ad accrescere i giorni dedicati", perché "il numero delle leggi che istituiscono Giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei". 

 

Un'esigenza che in qualche modo rimanda a una presa di posizione analoga del Capo dello Stato in occasione della promulgazione della Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino, quando in una lettera inviata all'allora presidente del Consiglio, Mario Draghi, il 6 maggio 2022, segnalava l'opportunità di "un intervento normativo organico che riguardi le celebrazioni in onore delle nostre Forze Armate, considerato che quella appena promulgata risulta essere l’unica legge che preveda una giornata in onore di un corpo militare". A tal proposito Mattarella suggeriva di "assumere in legge la definizione completa del 4 novembre come Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate, cogliendo l’occasione per un riordino complessivo delle celebrazioni che valorizzi l’unitarietà delle Forze Armate". Auspicio che poi ha trovato seguito con l'approvazione della relativa legge nel marzo 2024.  

 

Di natura diversa, ma che in qualche modo rimandano agli stessi temi, i rilievi che l'8 ottobre di un anno fa hanno accompagnato la promulgazione della legge che ha istituito la Festa nazionale di San Francesco d’Assisi. Anche in quel caso il Presidente della Repubblica scrisse ai presidenti del Senato, Ignazio La Russa, e della Camera, Lorenzo Fontana, per segnalare il mancato coordinamento con la norma ancora in vigore in base alla quale sempre il 4 ottobre si continua a celebrare Santa Caterina, ma con il rango diverso di solennità civile. "La medesima giornata – il 4 ottobre – non può essere qualificata, al contempo, sia festività nazionale sia solennità civile, anche perché, tra l’altro, da tali qualificazioni - segnalava Mattarella - il nostro ordinamento fa discendere effetti diversi. Va operata, quindi, una scelta in tal senso –verosimilmente abrogando la previsione di solennità civile, meno rilevante– e, necessariamente, chiarendo se fare riferimento per la giornata festiva del 4 ottobre esclusivamente a San Francesco ovvero anche a Santa Caterina, fino a oggi considerati congiuntamente". Suggerimento che non ha ancora trovato seguito in sede parlamentare.  

 

15 ott 2026

Tresoldi, Italia o Germania? Il ct dell'Under 21 tedesca: "Faremo di tutto per tenerlo con noi"

(Adnkronos) - "Ho scritto un messaggio a Nicolò, gli ho fatto i complimenti per i tre gol e mi ha ringraziato. Per il suo esordio a San Siro, direi che non è andata male". Antonio Di Salvo risponde all'Adnkronos da Monaco di Baviera e sorride parlando di Nicolò Tresoldi, il giocatore più chiacchierato del momento dopo la tripletta rifilata all'Inter in Champions League, con la maglia del Bruges. Il ct dell'Under 21 tedesca è fortunato, perché allena e allenerà ancora per un po' il talento classe 2004 conteso da tre nazionali: Germania, Italia e Argentina.  

Nicolò ha lasciato l'Italia a 13 anni e si è trasferito in Germania per via del lavoro di sua madre Barbara, di origini argentine. Da lì è iniziato un nuovo viaggio: è stato tesserato dall'Hannover e, a suon di gol, è entrato nel giro delle selezioni giovanili tedesche. Fino a diventare il capitano della squadra del ct Di Salvo, con cui a giugno si giocherà gli Europei di categoria.  

Cosa vi siete detti in questi mesi?  

"Parlo molto con lui, come faccio con tutti i miei ragazzi. Quattro anni fa, quando era Under 19, gli prospettai in maniera molto chiara un percorso. La mia visione fino all'Under 21, per poi magari diventare l'attaccante principale della nazionale tedesca. Questo percorso pian piano si sta sviluppando ed è sulla strada giusta, perché negli anni è cresciuto molto. Poi, è chiaro, sarà una sua decisione...".  

La prenderà in estate, dopo l'Europeo Under 21...  

"Noi, con la federazione tedesca, stiamo facendo di tutto per farlo restare con noi. C'è un legame forte. Nicolò ha lasciato l'Italia a 13 anni ma, come nel caso della Germania, parliamo di un Paese importante per il calcio e capisco. A volte può essere difficile dare un'opportunità a un ragazzo...".  

La sua è una situazione particolare in questo caso, perché come Nicolò ha origini italiane.  

"Non sono io a dovergli dare consigli in questo senso, perché rappresento la Germania e alleno l'Under 21. Posso solo dire che, negli anni, si sono realizzate diverse cose di cui avevamo parlato. Nella decisione definitiva dovranno aiutarlo poi i genitori e le persone a lui più vicine. È giusto che sia così".  

Ha parlato di lui con il ct della nazionale maggiore Klopp?  

"Assolutamente, ma non è un discorso legato solo a Nicolò. Io e Jurgen parliamo di tutti i giocatori interessanti per la nazionale, di tutti i ragazzi pronti a fare il grande passo. Tresoldi rientra tra questi, è il classico attaccante che sa fare gol. Tiene i piedi per terra, ha un carattere ottimo e negli ultimi anni è migliorato anche in aspetti che lo hanno completato. Penso che la decisione di andare in Belgio con il Bruges sia stata cruciale per lui, lì sta giocando tanto, segna molto e ha già vinto il campionato da capocannoniere. Anche misurarsi con una cultura diversa e parlare un'altra lingua è fondamentale".  

Ecco, a proposito. Lei parla molto bene italiano e tedesco, come comunicate in campo?  

"In tedesco, come comunico con tutto il resto della squadra. Direi che è una cosa normale per il mio ruolo...".  

Qualche mese fa ha dato a Tresoldi la fascia da capitano della squadra...  

"Nicolò ci ha aiutato in tante partite, ha segnato triplette contro Lettonia e Malta solo per citarne un paio, e dà sempre il suo contributo in campo. Quando gli ho consegnato la fascia ho visto però qualcosa di diverso nei suoi occhi, penso sia stata la decisione giusta per premiare il suo bel percorso di crescita".  

Oggi Tresoldi gioca nel Bruges ma è un tifoso del Milan e ormai è seguito da grandi squadre. Crede che sia pronto per un ulteriore passo avanti?  

"Penso che, per un giocatore della sua età, la cosa fondamentale sia giocare. Scegliendo il Bruges già ha fatto un salto non banale perché fa la Champions League, ora deve confermarsi. E non ho dubbi, lo farà".  

In più occasioni ha detto di voler vincere l'Europeo Under 21 con la Germania. Potrebbe aiutare nella scelta?  

"Sa, l'anno scorso abbiamo perso in finale e abbiamo sfiorato il titolo. In questo caso, magari nel desiderio di vittoria c'è una voglia di riscatto. Per il resto, spero di sì. Io e la Federazione speriamo che possa decidere per la Germania, ma tutti dovranno rispettare la scelta. Noi, l'Argentina, l'Italia e i vari ct. È una decisione importante, che lui prenderà in primis come persona". 

15 ott 2026

Atp, rivoluzione in arrivo nel 2028: premi più ricchi, nuovo ranking e calendario da ridisegnare

(Adnkronos) - Il tennis maschile si prepara a una possibile svolta. Dal 2028 l’Atp vuole cambiare il modo in cui vengono distribuite le risorse economiche, assegnati i punti in classifica e organizzati gli impegni durante la stagione. Tre interventi strettamente collegati, ai quali si aggiunge una revisione dei formati delle competizioni, con l’intento di rendere il circuito più sostenibile per chi scende in campo e più efficace sul piano commerciale. A illustrare la direzione del progetto è stato Andrea Gaudenzi, presidente dell’Atp, attraverso una lettera aperta dedicata alla nuova fase di 'OneVision', il programma strategico con cui l’associazione intende trasformare il circuito professionistico. La proposta mira a distribuire meglio i ricavi, riconoscere maggiormente il valore dei risultati più importanti e ridurre le pressioni che spingono i tennisti a disputare un numero elevato di tornei. Il percorso, tuttavia, è ancora in fase di definizione e dovrà passare attraverso il confronto con le componenti del sistema. 

Il capitolo finanziario è uno dei punti centrali della riforma. L’associazione intende rafforzare in maniera significativa gli strumenti economici destinati ai giocatori, con interventi che coinvolgono bonus, premi di fine stagione e previdenza. Il Bonus Pool, attualmente pari a 21,5 milioni di dollari, dovrebbe salire a 50 milioni. Il fondo è pensato per premiare la partecipazione ai principali appuntamenti del circuito e rappresenterebbe uno degli strumenti attraverso cui l’Atp vuole rendere più vantaggioso competere nei tornei di maggiore rilevanza. A questa misura si aggiungerebbero altri 25 milioni di dollari in bonus stagionali destinati ai primi 250 giocatori della classifica. L’obiettivo è offrire un sostegno più ampio a chi deve sostenere le spese necessarie per viaggiare, allenarsi e prendere parte alle competizioni, comprese le fasce del ranking lontane dai guadagni più elevati. Il progetto prevede inoltre circa 30 milioni di dollari all’anno per i contributi pensionistici, a beneficio di 300 tennisti. Nel complesso, le tre iniziative raggiungerebbero un valore di 105 milioni di dollari annui. Se si considerano anche i montepremi dei tornei e gli altri meccanismi di partecipazione ai ricavi, l’Atp stima che dal 2028 la remunerazione complessiva dei giocatori possa arrivare a 350 milioni di dollari, senza includere gli Slam, che seguono un'organizzazione autonoma. La strategia, quindi, non si limita ad aumentare i compensi ai vertici. Punta anche a rafforzare le condizioni economiche di chi si trova nelle posizioni intermedie e inferiori del ranking, dove i costi della carriera possono incidere pesantemente sui guadagni. 

La seconda area d’intervento riguarda il sistema dei punti, uno degli elementi che condizionano maggiormente le scelte dei professionisti. L’Atp vuole rivedere i criteri di assegnazione del ranking per attribuire un peso superiore ai risultati ottenuti nei tornei più prestigiosi. La filosofia è quella di premiare maggiormente il rendimento negli appuntamenti di riferimento, evitando che la necessità di accumulare punti spinga i giocatori a partecipare a un numero eccessivo di competizioni. In particolare, il progetto mira a limitare la tendenza a cercare nuove occasioni di guadagno e classifica dopo una prestazione negativa. Non sono ancora stati comunicati i dettagli tecnici della riforma, né è possibile stabilire come cambierà concretamente la distribuzione dei punti. L’indirizzo, però, è definito: dare più importanza alla qualità dei risultati e alla capacità di competere ai massimi livelli. Un cambiamento di questo tipo potrebbe influenzare la programmazione dei singoli atleti, chiamati a valutare non soltanto il numero di tornei da disputare, ma anche quali appuntamenti possano offrire il maggiore ritorno sportivo. 

La revisione della classifica è legata direttamente alla terza proposta: riorganizzare il calendario per distribuire meglio gli impegni durante l'anno. L’Atp punta a una struttura nella quale le diverse categorie di tornei siano collocate in periodi più definiti, consentendo ai giocatori di pianificare la stagione con maggiore flessibilità. La questione è particolarmente delicata perché la crescita commerciale del circuito è stata accompagnata da una progressiva intensificazione degli impegni. La durata ampliata di diversi Masters 1000 e la necessità di difendere punti e posizioni rendono complessa la gestione delle energie, dei recuperi e della preparazione. A rendere ancora più articolato lo scenario sarà l'arrivo del decimo Masters 1000, assegnato all'Arabia Saudita. L'espansione della categoria più importante dopo gli Slam pone quindi una questione fondamentale: come aumentare il valore dei grandi eventi senza aggravare ulteriormente il carico di lavoro dei protagonisti? La risposta indicata da Gaudenzi passa attraverso un sistema di incentivi. L'obiettivo è fare in modo che partecipare ai tornei più importanti sia conveniente anche dal punto di vista economico e della classifica, senza costringere gli atleti a riempire ogni spazio disponibile della stagione. Il principio dichiarato è quello della libertà di scelta: i giocatori dovrebbero poter decidere dove competere, trovando nel sistema le condizioni per privilegiare gli appuntamenti più significativi. Perché la riduzione della pressione agonistica sia effettiva, tuttavia, sarà necessario che premi e ranking siano coerenti con la nuova organizzazione del calendario. 

Il progetto OneVision comprende un ulteriore capitolo, dedicato ai formati delle competizioni e al futuro del doppio. L'Atp sta valutando modifiche ai tabelloni con l'intento di migliorare la sostenibilità economica della specialità. Tra le ipotesi delineate c'è la possibilità di ridistribuire alcune risorse, mantenendole comunque all'interno del sistema e destinandole ai giocatori. Gli eventuali fondi liberati potrebbero essere utilizzati per aumentare i premi delle qualificazioni e dei primi turni del singolare. Si tratta di un tema sensibile, perché il doppio rappresenta una componente storica del tennis professionistico e coinvolge atleti con esigenze economiche e sportive differenti rispetto a quelle dei principali protagonisti del singolare. Le eventuali modifiche dovranno quindi trovare un equilibrio tra sostenibilità finanziaria e tutela di chi compete in questa disciplina. 

Per trasformare le proposte in misure concrete sarà necessario raggiungere un'intesa tra le diverse componenti del circuito. Il piano dovrà essere discusso con il Player Advisory Council, il Tournament Advisory Council e il Board dell'Atp, oltre che con gli altri soggetti interessati. L'obiettivo indicato è arrivare agli incontri di fine anno a Torino con un pacchetto di proposte definito da sottoporre agli organi competenti. Fino a quel momento, le misure annunciate resteranno ipotesi di riforma e non cambiamenti già entrati in vigore. La nuova fase di OneVision si inserisce nel percorso con cui Gaudenzi punta a consolidare il valore commerciale del tennis, rendendo più efficace la distribuzione delle risorse e cercando un maggiore equilibrio tra organizzatori, tornei e atleti. La sfida sarà soprattutto quella di rendere compatibili due esigenze che non sempre procedono nella stessa direzione: ampliare le opportunità economiche offerte dal circuito e proteggere i giocatori da una stagione sempre più impegnativa. Aumentare i premi, modificare i punti e riorganizzare le settimane di gara sono interventi che acquistano significato soprattutto se funzionano insieme. Se gli incentivi continueranno a favorire la partecipazione a un numero elevato di tornei, la riduzione della pressione rischierà di rimanere soltanto un obiettivo dichiarato. La vera novità del 2028, se il progetto sarà approvato nella sua impostazione attuale, potrebbe dunque essere un diverso equilibrio tra quantità e qualità: un circuito capace di valorizzare maggiormente i grandi appuntamenti, sostenere un numero più ampio di professionisti e rendere la gestione della stagione meno penalizzante per la salute e la continuità degli atleti. 

15 ott 2026

Cancro seno, '4 pazienti su 10 temono di perdere il lavoro'

(Adnkronos) - Dopo una diagnosi di tumore al seno, tornare al lavoro o riuscire a mantenerlo durante le cure può essere complesso: ci sono i tempi delle terapie, la fatica fisica ed emotiva, ma anche il timore di perdere il proprio ruolo professionale e la difficoltà a orientarsi tra le normative. Infatti in Italia il 42% delle donne teme di perdere il lavoro in caso di malattia grave. Questo tema resta spesso in secondo piano, nonostante riguardi l'autonomia economica, l'identità personale e la possibilità di guardare al futuro. Per portarlo all'attenzione delle istituzioni, oggi la Sala stampa della Camera dei deputati, a Roma, ospita l'incontro 'Tumore e lavoro: vivere e lavorare dopo una diagnosi di tumore al seno', su iniziativa degli onorevoli Silvio Giovine ed Enzo Amich e promosso da EuropaDonna Italia, in collaborazione con Bistoncini Partners.  

"Una diagnosi oncologica non dovrebbe tradursi anche nella perdita di opportunità professionali - dichiara Giovine, presidente dell'Intergruppo Fragilità e Lavoro e componente della XI Commissione della Camera - Il tema riguarda la capacità del sistema di accompagnare le donne in una fase delicata della loro vita, conciliando le esigenze di salute con il diritto al lavoro. Servono strumenti di tutela accessibili, informazioni chiare e una maggiore collaborazione tra istituzioni, servizi e imprese, affinché il rientro non dipenda esclusivamente dalle possibilità della singola lavoratrice di affrontare ostacoli organizzativi e burocratici. Portare questa questione all’attenzione parlamentare significa riconoscere che la fragilità legata alla malattia richiede risposte concrete, capaci di tutelare la persona senza cancellarne competenze e aspirazioni". 

L'impegno di EuropaDonna Italia sul rapporto tra tumore al seno e lavoro - ricorda una nota - si sviluppa da anni attraverso attività di sensibilizzazione, informazione e orientamento. Nel 2023 l'associazione ha promosso con Euromedia Research un'indagine nazionale per approfondire l'impatto della malattia sulla vita professionale e la fiducia nelle tutele disponibili. I risultati mostrano quanto la questione sia sentita: il 54% dichiara di aver ricevuto poco o nessun sostegno dall'azienda e dai colleghi dopo la diagnosi; il 67% considera arretrato e insufficiente il sistema di tutela delle lavoratrici con malattie gravi. "Questi dati - afferma Alessandra Carra, vicepresidente di EuropaDonna Italia - ci dicono che non possiamo chiedere alle donne di affrontare anche la complessità del sistema proprio quando hanno bisogno di concentrare le energie sulla propria salute. Europa Donna Italia ha scelto di lavorare su questo fronte partendo dall'ascolto e dall'informazione, con strumenti dedicati ai diritti, iniziative di orientamento e progetti di reinserimento professionale. Oggi, con il progetto pilota Althea, vogliamo contribuire a un cambiamento ulteriore: costruire collegamenti più solidi tra ospedali, servizi per il lavoro, imprese e associazioni, perché le donne possano trovare risposte riconoscibili e adeguate alle proprie esigenze. Il lavoro, quando compatibile con la condizione di salute e sostenuto da un contesto rispettoso, può essere una risorsa per ritrovare autonomia e progettualità. La tutela deve riguardare anche questa parte della vita".  

Accanto alla conoscenza delle tutele, è importante considerare i bisogni psicologici e le condizioni concrete in cui avviene la ripresa: il percorso di rientro non è uguale per tutte. "L'esperienza oncologica può rappresentare una frattura nella continuità della propria vita. In questo processo - sottolinea Claudia Borreani, psiconcologa della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano - il lavoro può assumere significati diversi: per alcune donne è una risorsa che sostiene l'autostima, il senso di efficacia e la progettualità; per altre può diventare un ostacolo, soprattutto quando le richieste professionali non sono compatibili con le condizioni di salute o manca un adeguato supporto. È importante quindi non considerare il rientro come un passaggio automatico, né attribuire alla donna tutta la responsabilità di renderlo possibile. Servono ascolto, rispetto della riservatezza, flessibilità organizzativa e attenzione alle relazioni sul luogo di lavoro, per individuare soluzioni coerenti con i bisogni e le possibilità di ciascuna". È proprio dalla necessità di collegare i bisogni delle pazienti ai servizi disponibili sul territorio che si sviluppa Althea - Verso il lavoro di cura, progetto pilota realizzato da Afol Metropolitana, ente capofila, in collaborazione con EuropaDonna Italia, Comune di Milano, ABCittà Cooperativa Sociale, Umana Spa e Aidp - Associazione italiana per la direzione del personale, e finanziato nell'ambito del Piano Emergo 2024 di Città Metropolitana di Milano. 

"Nella prima fase di Althea - riferiscono Simone Cerlini, capo divisione Lavoro di Afol Metropolitana, e Luciana Nanotti, coordinatrice del progetto Althea di Afol Metropolitana - abbiamo chiesto a 219 donne in cura negli ospedali milanesi che cosa rappresentasse per loro il lavoro: per il 91,8% è un'occasione di ripartenza e di ritorno alla normalità. Pensarsi nel futuro è già parte della cura. Eppure il 72,6% giudica insufficienti le informazioni su norme e agevolazioni, e i servizi per il lavoro sono indicati come primo interlocutore utile al rientro (31,1%), prima degli ospedali. Il nodo è che sanità, servizi per il lavoro e imprese non dialogano, e a tenerli insieme finisce per essere la donna. Per questo stiamo costruendo un modello che li collega, realizzando incontri informativi per professionisti del lavoro e della sanità, e momenti di sensibilizzazione rivolti alle imprese su cultura organizzativa e adattamento delle mansioni alla persona. Il focus del progetto è l'imminente apertura di spazi di ascolto dedicati al lavoro nelle Breast Unit di importanti strutture ospedaliere milanesi, tra cui l'Istituto nazionale dei tumori, l'Istituto europeo di oncologia e la Fondazione Irccs Ca' Granda ospedale Maggiore Policlinico di Milano". 

L'incontro alla Camera di oggi rappresenta un'occasione per portare questa esperienza nel confronto nazionale. "Un passaggio essenziale, che emerge dal confronto di oggi, riguarda anche l'informazione - conclude Amich - La disponibilità di strumenti e tutele è fondamentale, ma altrettanto importante è che le donne sappiano che cosa è previsto e come accedervi. La collaborazione delle istituzioni con le associazioni di pazienti e con i professionisti che le accompagnano può contribuire a far arrivare informazioni corrette e comprensibili, evitando che diritti e opportunità restino difficili da conoscere o utilizzare. Con questo incontro vogliamo favorire un confronto capace di tradursi in iniziative e risposte più efficaci, che possano fare la differenza nel percorso professionale di una donna, in una fase già delicata della propria vita".  

15 ott 2026

D'Antiga (Papa Giovanni XXIII): "Deficit lipasi acida lisosomiale raro ma severo"

(Adnkronos) - "Il deficit di lipasi acida lisosomiale, chiamato più comunemente Lal-D, è una malattia genetica che si trasmette come carattere recessivo, ha una prevalenza bassa, ma potenzialmente grave, con due manifestazioni: una estremamente severa alla nascita nel neonato, che senza trattamento è rapidamente fatale, e una più tardiva, in età pediatrica o anche adulta. Lal-D è una malattia rara con una prevalenza di circa 1 persona su 150mila, riconoscerla è molto importante perché il trattamento può consentire di rallentare il suo decorso o addirittura risolvere il problema semplicemente evitando la progressione ad una grave malattia del fegato". Così Lorenzo D'Antiga, direttore Dipartimento Materno infantile e pediatrico Asst Papa Giovanni XXIII Bergamo, intervenendo oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da Alexion, biofarmaceutica del gruppo AstraZeneca, per il lancio in Italia di sebelipase alfa, terapia enzimatica sostitutiva per il trattamento di pazienti di tutte le età affetti da deficit di lipasi acida lisosomiale.  

"Mettendo un attimo da parte la forma gravissima neonatale perché è una forma separata che va considerata a sé - precisa lo D'Antiga - la forma più comune, quella che si presenta in età pediatrica, ha caratteristiche spesso molto lievi da un punto di vista clinico, ovvero un ingrandimento del fegato e della milza, delle transaminasi che possono facilmente trovarsi alterate negli esami del sangue ed anche l'aumento del colesterolo. Questa malattia, se non riconosciuta, causa un accumulo di grasso nel fegato, perché comporta un difetto del metabolismo del colesterolo che si accumula, appunto, nel fegato, e causa una steatosi epatica che poi crea un'infiammazione portando a fibrosi e, nel lungo termine, a cirrosi". L'esperto aggiunge che "il colesterolo non metabolizzato rimane a livelli elevati nel sangue e causa anche una malattia associata a ipercolesterolemia, quindi aterosclerosi, una malattia coronarica simile alla malattia coronarica che si trova nell'ipercolesterolemia più comune con un impatto sulla salute cardiovascolare". 

"È disponibile un farmaco, una terapia enzimatica, che va a sostituire l'assenza dell'enzima stesso dovuta a questa malattia. La sebelipase alfa - evidenzia D'Antiga - è un farmaco salvavita nella forma neonatale e pediatrica, nella quale non c'è sopravvivenza senza trattamento, mentre con la terapia l'espressione precoce della patologia viene trattata con una sopravvivenza a lungo termine fino ad ora confermata. Il farmaco, da oggi, è indicato anche nella presentazione più tardiva, ed è in grado di far regredire la steatosi, migliorare l'infiammazione, normalizzare le transaminasi e ridurre in modo importante il colesterolo nella maggior parte dei pazienti, adatto in particolar modo a quei pazienti in cui la diagnosi più tardiva è associata a segni clinici di progressione severa della malattia". 

15 ott 2026

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