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Maradona e il pallone de 'la mano de Dios', il cimelio venduto per 2,5 milioni

(Adnkronos) - Il pallone con cui Diego Armando Maradona ha segnato il gol noto come 'la mano de Dios' venduto a peso d'oro. Nei Mondiali del 1986 il fuoriclasse argentino decise i quarti di finale contro l'Inghilterra mettendo a segno una delle reti più iconiche della storia del calcio, colpendo la palla di mano per superare il portiere avversario Shilton prima di insaccare a porta vuota.  

Oggi quel pallone, secondo quanto riportato dalla Bbc, è stato venduto all'asta per circa 3,3 milioni di dollari, circa 2,8 milioni di euro, da Heritage Actions. La casa d'aste americana, in realtà, ha rivelato che ci si aspettava che la sfera potesse raggiungere una cifra ben più alta, con il suo valore che era stato stimato in circa 10 milioni di dollari, ovvero intorno ai 7,5 milioni di euro. 

Prima dell'asta, Mike Provenzale, banditore specializzato di Heritage, ha dichiarato a Reuters: "È un oggetto davvero unico. Probabilmente l'oggetto calcistico più significativo che esista". Il pallone è stato conservato per anni dall'arbitro dell'incontro, il tunisino Ali Bin Nasser, per oltre trent'anni. 

Nel 2022, Nasser ha firmato una lettera per confermare che si trattava dell'unico pallone utilizzato durante la partita, circostanza confermata anche da ulteriori verifiche indipendenti, per poi venderlo per circa 2,37 milioni di dollari, ovvero quasi 1,8 milioni di euro. 

Il nuovo proprietario però lo ha rimesso all'asta un anno dopo, ma il pallone non è stato venduto perché le offerte non hanno raggiunto il valore minimo stabilito. Nel 2022 invece è stata venduta all'asta la maglia indossata da Maradona durante la stessa partita, comprata da un collezionista per 7,1 milioni di sterline. 

 

24 ago 2026

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24 ago 2026

Carburanti, si ferma la corsa dei prezzi: quanto costano benzina e diesel oggi

(Adnkronos) - Prezzi dei carburanti praticamente stabili oggi dopo i continui rialzi degli ultimi giorni. Infatti il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, oggi il prezzo medio in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,010 euro/l per la benzina e 2,131 euro/l per il gasolio. 

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,088 euro/l per la benzina e 2,204 euro/l per il gasolio. 

"L'aumento del gasolio e della benzina non dipende dal governo italiano, dipende dalla situazione internazionale. Dobbiamo lavorare per costruire la pace in Medio Oriente, la chiave è lì. Stiamo facendo grandi sacrifici per abbattere le accise, sono dei costi enormi che il bilancio dello stato affronta. Cercheremo sempre di aiutare i cittadini, ma finchè non si risolve la questione mediorientale, in particolare la questione dello stretto di Hormuz, gli aiuti sono palliativi. Stiamo facendo tutto ciò in nostro potere per far sì che si risolva il problame mediorientale, è un tema che va affrontato a livello globale", ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo a 'Rtl 102.5'. 

"La proroga al 26 agosto dello sconto sul gasolio è una vergogna. Una decisione imbarazzante che suona come una beffa. Significa voler stangare gli automobilisti che hanno scelto di rientrare dalle vacanze all'inizio della settimana per evitare il traffico del weekend", afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "E' ora di piantarla, poi, di buttare la palla nell'altro campo, cercando di dare la colpa all'Europa. Il fatto che la flessibilità Ue non riguardi le accise non significa che il Governo non possa trovare le risorse senza aggravare il deficit, sia perché l'extragettito Iva era inatteso e quindi non crea un buco di bilancio sia perché non è mai stata fatta una seria spending review. Senza contare la possibilità di passare il fumo o gli extraprofitti di compagnie petrolifere ed energetiche", prosegue Dona. 

"Ma il punto vero è che è ora di piantarla con la bufala dei soldi che non ci sono. Come abbiamo fin dall'inizio denunciato, il meccanismo delle accise mobili inventato dal Governo Meloni è una colossale truffa. Non solo perché interviene tardivamente, ma perché nasconde i soldi incassati grazie al caro carburanti. Le risorse per abbassare le accise, infatti, ci sono eccome e sono già stati pagati dagli automobilisti in questi mesi, da febbraio a oggi - afferma Dona - Il Governo, insomma, ha incassato milioni in più che non ha mai ridato agli italiani che viaggiano. Infatti, l'extragettito Iva non viene calcolato dal Mef in relazione al prezzo industriale alla pompa effettivamente pagato dagli automobilisti, ma con un meccanismo contorto si considera l'andamento del greggio sui mercati internazionali rispetto a un prezzo gonfiato indicato nella Nadef, non conteggiando le speculazioni sul mercato interno, che sono quelle che poi fanno decollare il prezzo finale alla pompa. Non per niente abbiamo sempre denunciato il meccanismo della doppia velocità tra petrolio e carburanti. Il Mef ci dica quanti milioni ha incassato sulle accise da marzo a luglio del 2025 e quanti da marzo a luglio 2026 e poi ridia quel surplus agli italiani. Insomma, è ora di finirla di prenderci in giro: serve uno sconto sulle accise serio, pari a 30 cent sul gasolio e a 14 sulla benzina". 

24 ago 2026

Iran, petroliera in fiamme al largo dell'Arabia Saudita: colpita da 'proiettile non identificato'

(Adnkronos) - Una petroliera ha preso fuoco dopo essere stata colpita da un "proiettile non identificato" al largo della costa saudita del Mar Rosso, ha riferito un'agenzia marittima britannica. "Il responsabile della sicurezza della compagnia ha segnalato che una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato, provocando un incendio sul ponte principale. Tutto l'equipaggio è sano e salvo e non si segnalano impatti ambientali", ha dichiarato l'United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto). L'incidente è avvenuto a 63 miglia nautiche a ovest della città saudita di Yanbu, ha precisato l'agenzia. 

L'Iran ha rivendiato il "diritto" di colpire le basi e le infrastrutture messe a disposizione di chi conduce azioni militari contro la Repubblica islamica. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, rispondendo a una domanda sulle possibili basi statunitensi in Europa che potrebbero essere prese di mira in caso di una ripresa del conflitto e sulla partenza dalla Bulgaria di alcuni aerei cisterna americani KC-135. 

"È diritto dell'Iran colpire l'origine e la fonte di qualsiasi atto di aggressione contro la Repubblica islamica dell'Iran", ha affermato Baghaei, citato dall'agenzia Irna. Il portavoce ha quindi richiamato la posizione già espressa da Teheran sulla Bulgaria, sostenendo che la messa a disposizione di basi e infrastrutture agli Stati Uniti e a Israele per operazioni contro l'Iran costituisce, secondo il diritto internazionale, "un atto di aggressione". 

Baghaei ha quindi esortato i Paesi che hanno fornito aiuto logistico agli Stati Uniti e a Israele ad adottare le misure necessarie. "Nessun Paese ha motivo di preoccuparsi per noi, a meno che non abbia fornito basi, strutture e attrezzature agli aggressori", ha aggiunto, assicurando che l'Iran non mostrerà "alcuna clemenza" nella difesa del Paese. 

24 ago 2026

Interpol: “Siamo ancora attratti dalle zone più oscure”

(Adnkronos) - E' un caldo pomeriggio di metà luglio. Daniel Kessler degli Interpol arriva all’appuntamento con l'AdnKronos in un hotel a due passi dalla stazione di Bologna, il giorno dopo il concerto di Firenze con i My Chemical Romance. Tra poche ore la band guidata da Paul Banks salirà sul palco del Sequoie Music Park da headliner. Con Kessler, chitarrista e membro fondatore del gruppo, parliamo del nuovo album ‘This Mirror Weights A Ton’, in uscita il 28 agosto ma anche di New York e di cosa significhi continuare a scrivere musica insieme dopo quasi trent’anni. Il nuovo album, il primo per Partisan Records, anticipato dai singoli 'This Mirror Weighs a Ton' e 'See Out Loud' e 'Iron City', arriva a quattro anni dall’ultimo lavoro. Prodotto da Andrew Wyatt e mixato da David Fridmann, il disco è stato registrato nello studio di Wyatt nel Lower East Side di Manhattan e segna il ritorno della band a New York per la realizzazione di un album dopo oltre un decennio. 

Il suono è allargato con archi, fiati, chitarre acustiche, armonie vocali e soluzioni di sound design, senza abbandonare l’impronta tipica della band. Un cambiamento, racconta Kessler, arrivato durante la scrittura e che è diventato parte naturale del disco. Al centro c’è anche il significato del titolo, nato da una frase di Paul Banks e legato al peso dell’introspezione e al rapporto con il presente. Nel frattempo, gli Interpol hanno continuato a suonare in tutto il mondo, arrivando anche a oltre 200mila spettatori a Città del Messico e presentando alcuni dei nuovi brani al Coachella. Ora, mentre il tour si prepara a fare tappa nelle venue indoor, Kessler racconta come è nato questo nuovo capitolo e perché, dopo tanti anni, la cosa più importante per gli Interpol continua a essere sorprendere, prima di tutto, sé stessi. 

‘This Mirror Weights a Ton’ è un titolo evocativo perché suggerisce da una parte una sorta di autoriflessione e, allo stesso tempo, il peso di qualcosa. Cosa significa per te?  

“Credo che abbia a che fare con il peso dell'introspezione. Paul ha scritto il testo della canzone da cui è tratta quella frase, che poi è diventata il titolo dell'album, e mi ha colpito immediatamente. È una di quelle espressioni che sembrano allo stesso tempo familiari e originali. Ogni volta che ne parlo con qualcuno, quella frase viene sempre citata. Credo che racchiuda qualcosa in cui le persone si riconoscono, con cui riescono a entrare in sintonia e che comprendono istintivamente. Penso anche che abbia molto a che fare con la realtà contemporanea e con il mondo di oggi, sempre più immerso nella tecnologia. Non sto dicendo che questa fosse necessariamente l'intenzione di Paul quando l'ha scritta ma credo che sia una sensazione che tutti, in qualche modo, condividiamo. E poi c'è anche una dimensione più personale: la riflessione su chi sei, sul punto in cui ti trovi nella tua vita e sul percorso che stai seguendo". 

L’album introduce anche diversi elementi nuovi nella musica degli Interpol, come archi, basso, chitarre acustiche. Allo stesso tempo, però, non perdete l’identità della band. È stata una sfida scegliere questa nuova strada?  

"Non proprio, perché all'inizio non ci eravamo prefissati obiettivi specifici. Tutto si è sviluppato in modo spontaneo durante il processo di scrittura. Le idee sono nate quasi come rami che crescono naturalmente e ognuna di esse ci sembrava interessante. Le abbiamo accolte con entusiasmo e ci siamo sentiti subito a nostro agio nel lavorarci. In passato avevamo già utilizzato archi e tastiere ma era passato parecchio tempo da allora. Nel terzo e nel quarto album, ad esempio, se ne possono trovare alcune tracce ma nulla di paragonabile a quanto presente in questo disco. Inoltre, abbiamo lavorato con un nostro caro amico, Andrew Wyatt. Paul aveva già collaborato con lui in passato per un brano del suo album realizzato insieme a RZA, quindi lo conoscevamo già bene. Quando abbiamo iniziato a valutare l'idea di coinvolgerlo nel progetto, eravamo consapevoli del suo straordinario talento come pianista e tastierista".  

Perché avete scelto proprio Wyatt?  

"Una delle ragioni principali per cui desideravo lavorare con lui era proprio ciò che immaginavo potesse apportare alla nostra musica o almeno quello che speravo potesse portare: atmosfere particolari, arrangiamenti d'archi e altri elementi di questo genere. Ogni nuovo spunto ci appariva interessante e stimolante; non c'è mai stato un momento in cui abbiamo pensato 'questa è la direzione sbagliata'. È stato uno di quei casi in cui il disco si è scritto quasi da solo. Non ci è voluto molto tempo, perché tra noi c'era una grande sintonia e la chimica funzionava davvero bene". 

Paul ha parlato di un “flusso di coscienza” durante la scrittura di questo album. E' stato lo stesso anche per te?  

"In realtà tutto il processo è stato molto spontaneo, quasi magico. Ogni cosa che accadeva ci sembrava giusta e ci entusiasmava. Credo che la differenza stia nel modo in cui affronti certe idee. Puoi considerarle dei limiti oppure trasformarle in punti di forza, in elementi capaci di aprire nuove possibilità per una canzone. E penso che gran parte di ciò che è successo durante la lavorazione di questo disco abbia avuto proprio quell'effetto: ha aperto nuove strade ai brani e ci ha permesso di esplorarli in modi inaspettati. Per questo è stato un processo così emozionante". 

Questo è anche il primo album che avete registrato a New York dopo un decennio. Com’è cambiato negli anni il rapporto con la vostra città?  

“È stato davvero bello registrare il disco lì. Era da molto tempo che non lavoravamo a New York, e non per una scelta particolare. Semplicemente, negli ultimi anni le persone con cui volevamo collaborare si trovavano a Londra o nello Stato di New York, quindi finivamo per spostarci dove erano loro. Con Andrew, però, la situazione era diversa. È un newyorkese e, prima di tutto è un mio amico; solo in un secondo momento è diventato qualcuno con cui volevamo lavorare professionalmente. Per questo aveva perfettamente senso realizzare il disco a New York. Inoltre, abbiamo registrato durante l'inverno, e questo ha contribuito a creare un'atmosfera molto particolare. Non amo quella stagione e cerco di trascorrere il meno tempo possibile a New York in quel periodo dell'anno ma questa volta la città aveva davvero un'aria da Gotham City. Ogni giorno attraversavo Manhattan per raggiungere lo studio, passando per Chinatown e Little Italy fino al Lower East Side. Quel tragitto mi faceva sentire profondamente immerso nella città. Era come assorbirne l'energia prima ancora di iniziare a registrare. Non saprei dire quanto tutto questo abbia influenzato concretamente il disco ma una cosa è certa: mi è sembrato l'album giusto da realizzare a New York”. 

New York continua a mantenere una propria identità, mentre gli Stati Uniti stanno vivendo un momento molto particolare della loro storia. Pensi che sia ancora vero oggi che New York abbia una sua identità?  

"Credo di sì. Gli Stati Uniti sono un Paese enorme, composto da realtà molto diverse tra loro, e sotto molti aspetti è sempre stato così. New York, però, ha sempre rappresentato un mondo a sé. E non mi riferisco soltanto a Manhattan ma a New York City nel suo insieme. È una città popolata da persone provenienti da ogni parte del mondo. Per strada senti parlare decine di lingue diverse e questo fa sì che non possa essere definita da una sola identità. È un insieme di culture, esperienze e prospettive differenti, ed è proprio questa la sua forza. È una città incredibilmente diversificata e credo che abbia conservato questa caratteristica nel tempo. Inoltre, segue un ritmo tutto suo. Quello che accade negli Stati Uniti o nel resto del mondo entra inevitabilmente nelle conversazioni. I newyorkesi sono molto attenti e consapevoli di ciò che succede intorno a loro. Allo stesso tempo, però, la città continua ad andare avanti seguendo la propria energia, il proprio movimento". 

Come è cambiata la città dal tuo punto di vista?  

"Non posso dire che sia la stessa New York in cui mi trasferii anni fa, ma non c'è nulla di sorprendente in questo. New York è sempre stata una città in costante trasformazione. Vive di cambiamento. Non è il tipo di luogo che rimane uguale a sé stesso e, in fondo, è proprio questa la sua natura. Se ci si ostina a combattere ogni cambiamento, si finisce solo per rimanerne frustrati, perché New York non smetterà mai di trasformarsi. Per me è un po' come stare su un'onda: conviene lasciarsi trasportare piuttosto che cercare di opporvisi, perché è una forza impossibile da fermare. Ed è anche per questo che continuo ad amare trascorrere del tempo lì". 

Il nuovo disco, oltre alla produzione di Andrew Wyatt, è stato mixato da Dave Fridmann. Hanno personalità molto diverse e anche un modo diverso di lavorare. Che cosa hanno visto negli Interpol che forse voi non avevate ancora riconosciuto pienamente?  

"Con Dave avevamo già condiviso un percorso importante: insieme abbiamo realizzato il nostro sesto album, quindi avevamo alle spalle molto tempo trascorso a lavorare fianco a fianco. Andrew, invece, come dicevo, era già un mio caro amico e una persona con cui passavo molto tempo ma non avevamo mai fatto musica insieme. A dire il vero, non parlavamo nemmeno così spesso di musica. Una persona incredibilmente creativa e di grande successo. Quando però decidi di lavorare a un progetto con un amico, non puoi mai sapere come andrà. Può essere un'esperienza fantastica oppure trasformarsi in qualcosa di complicato. Per questo è stato davvero bellissimo scoprire quanto bene abbia funzionato la nostra collaborazione e vedere fin dove si sia spinta. Credo che abbia arricchito non solo il nostro lavoro ma anche la nostra amicizia. Ha aggiunto una quantità enorme di sfumature e dettagli che, da un lato, si integrano perfettamente nel mondo sonoro degli Interpol e, dall'altro, introducono qualcosa di nuovo. È riuscito ad ampliare il nostro linguaggio musicale senza mai snaturarlo, ed è una delle cose che più apprezzo del suo contributo al disco". 

Nell'album ci sono anche dei riferimenti cinematografici. Ce ne sono di specifici?  

"No, non ci sono stati riferimenti specifici. Non ci siamo mai detti: 'Sarebbe bello fare qualcosa che assomigli a questo o a quello'. Però il cinema è probabilmente la mia influenza più grande e lo è sempre stato. Gran parte di ciò che scrivo nasce mentre guardo film, quindi per me è stato naturale che questo disco assumesse una dimensione più cinematografica. Questa, però, è una riflessione che faccio a posteriori. È come un dipinto: prima lo realizzi, poi inizi a coglierne connessioni e significati. Mi riesce molto meno partire dall'idea opposta e dire: 'Facciamo qualcosa che suoni come questo'. Moltissime band ragionano in questo modo, fissano un obiettivo estetico preciso e poi lo perseguono. Semplicemente, per me non ha mai funzionato. Credo che noi, come band, tendiamo piuttosto a lasciare che le cose prendano forma da sole e solo dopo a osservarle con un po' di distacco e introspezione, cercando di capire cosa sia successo. Non pianifichiamo tutto nei dettagli, ed è proprio questo che rende il processo così speciale. È quasi come una tavola Ouija: tutti appoggiano le mani sullo stesso oggetto e, a un certo punto, sembra che inizi a muoversi da solo. Mi piace quando la creatività funziona così, quando hai la sensazione che stia accadendo qualcosa che va oltre le intenzioni individuali di ciascuno. E credo che sia anche una delle ragioni per cui siamo ancora una band dopo tutti questi anni: abbiamo ancora quella chimica, quella capacità di sorprenderci a vicenda e di creare qualcosa insieme che nessuno di noi avrebbe potuto prevedere da solo". 

In una recente intervista hai detto che stare in una band e scrivere musica insieme aiuta a liberarsi dall’angoscia e dalla depressione. È stato lo stesso per questo nuovo disco? Hai provato la stessa sensazione?  

"Penso che, in fondo, sia proprio così. Amo scrivere musica e non ho mai smesso di amarla. Lo faccio da quando ero adolescente e, per me, è ancora incredibile poter continuare a farlo oggi. Non sono più quel ragazzo, eppure provo ancora la stessa emozione, lo stesso entusiasmo per qualcosa che mi fa pensare: 'Sì, è esattamente questo che voglio fare della mia vita'. Non lo vivo come uno sforzo, come un lavoro o un obbligo. È qualcosa che desidero fare ogni giorno, e questo non è mai cambiato da quando ero molto giovane. Per questo la musica continua a essere una parte fondamentale di me e che amo profondamente. Allo stesso tempo, trovo straordinario che io e Paul continuiamo ad avere questa sintonia quando scriviamo insieme. È un aspetto che non si può mai dare per scontato. Credo che molte band, con il passare degli anni, finiscano per perdere quel tipo di connessione creativa. Noi, invece, abbiamo ancora quella chimica, e penso che ciò dipenda anche dal fatto che entrambi teniamo enormemente a quello che facciamo". 

Hai parlato del fatto che oggi viviamo tempi molto difficili. Quanto di ciò che stiamo vivendo ha influenzato l’album e anche i temi di cui parlate nei testi? Affrontante, per esempio, quelli dell’intelligenza artificiale, della guerra e così via. Quanto ha pesato tutto questo?  

"I testi sono scritti da Paul, quindi non posso davvero parlare al posto suo. Dal punto di vista musicale, però, credo che sia già molto significativo il fatto che certi temi compaiano nelle sue parole. Evidentemente sono aspetti della realtà che lui ha osservato e sentito il bisogno di affrontare, cosa che forse in passato accadeva meno apertamente. Non siamo mai stati una band politica e non credo che lo siamo oggi. Nel corso degli anni possono esserci stati riferimenti indiretti, spunti legati alla politica o a questioni sociali trattati in modo più astratto, ma in questo disco alcuni richiami sembrano decisamente più espliciti. Dopotutto, è difficile ignorare la realtà o fare finta che nulla stia accadendo quando ci troviamo di fronte a così tanti eventi insoliti, complessi e, per certi versi, fuori dall'ordinario. Credo che questo abbia inevitabilmente trovato spazio anche nella scrittura". 

Siete considerati anche una delle band più importanti del post-punk. Non so se ti piaccia questa definizione. Ma, dopo quasi tre decenni come band, senti ancora il bisogno di sorprendere il pubblico o pensi sia meglio sorprendere voi stessi con la vostra musica, con la musica nuova?  

"Le etichette non mi hanno mai preoccupato particolarmente, quindi non è qualcosa che mi dà fastidio. Alla fine, però, tutto è sempre partito dal cercare di sorprendere noi stessi, perché è lì che deve iniziare il processo creativo. Quando abbiamo cominciato a scrivere musica insieme, lo abbiamo fatto perché avevamo qualcosa da esprimere artisticamente. E credo che il motivo per cui le persone hanno reagito al nostro primo album sia proprio questo: erano canzoni che ci rappresentavano, che ci piacevano e che sentivamo il bisogno di realizzare. Non ho mai scritto una canzone pensando a quanto potesse funzionare commercialmente o a quanto successo avrebbe potuto avere. Semplicemente non è questa la ragione per cui ho voluto far parte di una band. Sarebbe un approccio completamente estraneo al mio modo di vivere la musica. Non ho mai avuto particolari ambizioni legate al successo o alle classifiche. Il fatto che siamo ancora qui, dopo tutti questi anni, e che continui ci sia un pubblico disposto a venire ai nostri concerti, per me è qualcosa di straordinario. Quando riesci a scrivere una canzone o a creare qualcosa che ami davvero, la sensazione è meravigliosa. Per certi aspetti la paragonerei all'innamoramento: è un'emozione intensa, difficile da spiegare e profondamente personale". 

Siete in tour questa estate e tornerete a novembre, in Europa e nel Regno Unito, con altre date. Cosa dovrebbero aspettarsi i fan dagli Interpol di oggi?  

"Adoro suonare dal vivo e lo considero un aspetto fondamentale di quello che faccio. Ogni volta che saliamo sul palco voglio che sia un'occasione speciale. Non mi interesserebbe mai fare concerti per pura routine. Sul palco emerge una parte di me che difficilmente trova spazio nella vita di tutti i giorni. Sono una persona piuttosto timida e introversa, ma quando suono davanti a un pubblico succede qualcosa di diverso. C'è una parte di me che prende vita e si esprime in un modo che altrimenti non saprei nemmeno di possedere. Per questo vivo ogni concerto come uno spettacolo nel senso più pieno del termine. Voglio che sia qualcosa di memorabile, sia per noi sia per chi viene ad ascoltarci. Per quanto riguarda il prossimo tour, credo che suoneremo molte canzoni del nuovo album ma cercheremo anche di costruire una scaletta che rappresenti l'intero percorso della band, pescando qualcosa da ciascuno dei nostri dischi".  

24 ago 2026

Decennale terremoto Centro Italia, Mattarella: "Pagina drammatica della Repubblica". Meloni: "Non dimenticheremo"

(Adnkronos) - "Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016" che ha avviato una "drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale.Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione". Lo scrive la premier Giorgia Meloni in un post sui social in cui osserva come "in questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata". 

Nella ricostruzione seguita al sisma del 2016 "molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili". La premier Giorgia Meloni ribadisce che "l’obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale". 

La premier ricorda che "sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante l’impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali". 

In una nota il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricorda: "La notte del 24 agosto di dieci anni addietro, il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori sequenze sismiche fino agli inizi del 2017. Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, quel terremoto – delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo – costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio".  

"I volontari accorsi da tutta Italia - prosegue Mattarella - , il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza".  

"Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia. In questo giorno di memoria - conclude il Capo dello Stato - , mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà". 

Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha scritto su X: "Il 24 agosto del 2016 un terribile terremoto colpì il Centro Italia, devastando i borghi di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. A dieci anni dal sisma ricordiamo le vittime e i feriti, e quanti rimasero sfollati. In questa giornata di memoria e rinnovato dolore, voglio esprimere la più profonda gratitudine ai nostri vigili del fuoco e a tutti coloro che fin dai primi istanti lavorarono senza sosta tra le macerie per salvare vite e prestare soccorso alla popolazione. Il Paese vi è immensamente grato".  

“A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia, il mio primo pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e alle comunità che hanno vissuto il dolore di quella tragedia. In questi ultimi anni abbiamo recuperato molto del tempo perduto sul fronte della ricostruzione. C’è ancora tanto da fare e potremo dire di avere completato solo quando l’ultima famiglia sarà tornata nella propria casa. Ricostruire non basta: dobbiamo farlo meglio, in sicurezza e tutelando l’identità dei territori, creando le condizioni perché le persone possano continuare a viverli in un contesto di normalità e di crescita. La lezione più importante resta quella della prevenzione: rafforzare la consapevolezza dei rischi e diffondere una vera cultura della sicurezza. Prevenire significa salvare vite umane e ridurre i costi enormi che le calamità impongono alle nostre comunità. Il modo migliore per ricordare chi non c’è più è trasformare la memoria in un impegno concreto per rendere l’Italia più sicura", è stato il commento del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci.  

Quelle che serve oggi "è un bilancio serio" su quanto è stato fatto e su quanto resta da fare, evitando "propaganda e demagogia". Lo dice in un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in occasione del decimo anniversario del sisma, il cui primo pensiero va "alle 299 vittime: 237 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 51 ad Arquata del Tronto". "È da loro che bisogna partire. Quel terremoto non ha soltanto distrutto case, strade e monumenti: ha sconvolto la vita di migliaia di persone e ferito l’identità di intere comunità. Sono scomparsi campanili, chiese, piazze, luoghi che custodivano la memoria collettiva. Dieci anni dopo - è il monito di Tajani - abbiamo il dovere di ricordare, ma anche di fare un bilancio serio di quello che è stato fatto e di quello che resta ancora da fare, senza cadere nella tentazione di fare propaganda o demagogia sulla pelle di chi ha sofferto, e ancora soffre, le conseguenze del sisma". 

Tajani parla quindi del "ricordo e del legame fortissimi" con le terre colpite: "Allora ero parlamentare europeo eletto proprio nella circoscrizione del Centro Italia e, quando nel gennaio 2017 fui eletto presidente del Parlamento europeo, dedicai la mia elezione alle vittime del terremoto. Ai sindaci feci una promessa molto semplice: non vi lasceremo soli. Sul mio telefonino avevo uno sticker con scritto “I love Norcia”. Può sembrare un particolare, ma per me rappresentava la volontà di riscatto di quelle comunità". 

Il ministro spiega come quella promessa si tradusse in concreto: "Il 24 marzo del 2017 convocai a Norcia una riunione straordinaria dei vertici del Parlamento europeo, cioè l’Ufficio di presidenza e la Conferenza dei Presidenti. Volevo che le istituzioni europee toccassero con mano, di persona, la gravità della situazione. Volevo che non calasse l’attenzione. Ricordo ancora la commozione del sindaco Nicola Alemanno quando glielo comunicai. Pochi mesi dopo, luglio 2017, annunciai lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro dal Fondo di solidarietà europeo: il più grande mai concesso fino ad allora a uno Stato membro". 

La risposta dell'Europa al terremoto nel centro Italia di dieci anni fa dimostrò che "quando vuole l'Ue può essere davvero presente". Lo sottolinea in un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel decimo anniversario del sisma. E "rispose - rivendica - perché l’Italia seppe chiedere con forza e credibilità. L’Europa come la intendiamo noi di Forza Italia nel solco di Berlusconi dev’essere questo: non un palazzo lontano, ma una comunità che interviene quando cittadini e territori vengono colpiti. Quella vicenda dimostrò che, quando l’Europa vuole, può essere davvero presente. E molto concreta". 

"Aggiungo che dopo il sisma - ricorda poi il ministro - grazie a una nostra iniziativa e con il consenso di tutte le forze politiche, per diversi anni i risparmi del bilancio interno della Camera dei deputati sono stati destinati alla ricostruzione. Dal 2016 al 2021 sono stati complessivamente 387 milioni di euro: 47 milioni nel 2016, 80 nel 2017, 85 nel 2018, 100 nel 2019, 40 nel 2020 e 35 nel 2021. È la dimostrazione che, davanti a tragedie di queste dimensioni, la politica può e deve sapere mettere da parte le divisioni". 

Tajani parla poi di come è proseguito il suo rapporto con le zone colpite: "Quando re Felipe VI di Spagna mi assegnò il premio Carlo V per il mio impegno europeo, decisi di dedicarlo alle popolazioni terremotate. Il premio prevedeva anche 30mila euro, che ho devoluto interamente ai Comuni di Arquata del Tronto, Norcia e Accumoli. Ho cercato, nei diversi incarichi che ho ricoperto, di mantenere l’impegno preso allora". 

Sulla ricostruzione post terremoto "si può sempre fare di più", ma il governo di centrodestra "ha cambiato passo e impresso una forte accelerazione". In un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario in occasione del decimo anniversario del sisma in centro Italia, il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani rivendica quanto fatto negli ultimi anni dal governo, affermando che "il 70% degli otto miliardi erogati è arrivato dopo il 2023". 

"Si può sempre fare di più - ammette Tajani - ma questo non significa che non sia stato fatto tanto. Vanno considerate pure le dimensioni del sisma, si è intervenuti su un territorio vastissimo e complesso, inoltre per troppo tempo procedure e burocrazia hanno rallentato tutto. Ma proprio negli ultimi anni abbiamo cambiato passo. Il governo di centrodestra, attraverso il commissario alla ricostruzione, i parlamentari e gli amministratori del territorio, ha impresso una forte accelerazione. E i numeri lo dimostrano". 

"Parliamo di oltre 500mila persone che vivono nell’area del cratere - snocciola le cifre il ministro - Per la ricostruzione privata sono stati concessi più di 12 miliardi di euro e ne sono già stati erogati 8. Un dato è particolarmente significativo: circa il 70 per cento di queste risorse è stato erogato dopo il 2023 cioè con questo governo. Dal 2022 a oggi sono tornati nelle proprie abitazioni quasi 5.500 nuclei familiari su circa 14 mila, con un aumento del 38,4 per cento rispetto al 2022. Vuol dire che l’accelerazione c’è stata ed è stata forte". 

Dieci anni dopo il terremoto nel centro Italia, arriva "la parte decisiva: completare la ricostruzione e soprattutto impedire lo spopolamento. Ricostruire le case non basta: dobbiamo impedire che si svuotino i paesi". E' l'impegno riaffermato dal vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario in occasione del decimo anniversario del sisma. I problemi sono risolti? "Assolutamente no. Sarebbe sbagliato e persino offensivo nei confronti di chi ancora aspetta di tornare nella propria casa - riconosce Tajani - Abbiamo accelerato, ma non possiamo accontentarci. Adesso viene la parte decisiva: completare la ricostruzione e soprattutto impedire lo spopolamento. Ricostruire le case non basta: dobbiamo impedire che si svuotino i paesi". 

Per il ministro, il rischio più grande è di "ricostruire perfettamente un borgo e poi scoprire che non ci vive più nessuno. Per questo bisogna accompagnare la ricostruzione materiale con lavoro, infrastrutture, servizi, attività economiche, turismo. L’Appennino centrale non può diventare un museo a cielo aperto. Deve continuare a essere un luogo nel quale le persone scelgono di vivere, lavorare e crescere i propri figli. Per questo è fondamentale incentivare soprattutto i giovani a non lasciare i paesi o in ogni caso a tornarci". 

Tajani insiste molto anche sul valore culturale e spirituale di questi territori, "perché non stiamo parlando soltanto di una questione locale. Norcia è la città di San Benedetto, patrono d’Europa. La storia benedettina appartiene all’intera civiltà europea. E poi ci sono Cascia con Santa Rita, Tolentino con San Nicola, Leonessa con San Giuseppe. Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo custodiscono un patrimonio storico, culturale e spirituale che appartiene all’Italia e all’Europa. Salvare questi luoghi significa salvare una parte della nostra identità, italiana ed europea". 

"Nessuno deve essere abbandonato". Dieci anni dopo il terremoto in centro Italia, il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani rinnova la promessa, "la stessa di allora", in un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario. "Solo chi vuol fare demagogia nega che molto sia stato fatto - rivendica Tajani, in occasione del decimo anniversario del sisma - Certamente noi abbiamo cambiato passo, ma non molleremo finché la ricostruzione non sarà completata e queste comunità non avranno ritrovato pienamente, insieme ai fasti del passato, anche nuova vita nel loro futuro". 

Tajani insiste quindi sulla necessità di "continuare ad accelerare: meno burocrazia, tempi certi, cantieri più veloci e una strategia per riportare famiglie e imprese nei territori". "Noi di Forza Italia continueremo a stare in prima linea - assicura - Dieci anni dopo il terremoto, il modo migliore per onorare le vittime non è soltanto ricordare ciò che è accaduto: è mantenere fino in fondo la promessa fatta alle loro comunità. Non considerarsi mai liberi da questo impegno, come se fosse stato già fatto tutto il possibile. Lo dico con umiltà: c’è ancora tanto lavoro da fare". 

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24 ago 2026

Bimba morta a Palermo, tamponi positivi alla difterite per dieci familiari: "Stanno bene"

(Adnkronos) - Si allarga l'indagine epidemiologica dell'Asp di Palermo sulla morte della piccola Anna Rosa, la bambina di 4 anni affetta da una sospetta difterite. Sarebbero almeno dieci i tamponi risultati positivi alla difterite tra i familiari della piccola. Ma le persone risultate positive al batterio, si tratta soprattutto di minori, stanno bene perché vaccinati. Anche se dovranno restare in isolamento. 

Nei giorni scorsi era risultato positivo alla difterite anche il cuginetto della bimba. La conferma era arrivata dal direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Arnas Civico di Palermo Domenico Cipolla. “E' in osservazione e isolamento e controlliamo ogni funzionalità clinica”. 

La positività ai test per la difterite di 10 familiari della bambina morta a Palermo "rivela di una situazione di forte rischio, soprattutto in alcune Regioni italiane, dove la copertura vaccinale è insufficiente. E visto che i germi continuano a circolare, c'è la possibilità sempre più concreta di riemergenza, in questo caso della difterite. Ma io sono anche preoccupato anche per la poliomielite, perché è lo stesso tipo di fenomeno", ha commentato all'Adnkronos Salute, Walter Ricciardi, docente di Igliene all'università Cattolica di Roma. "La poliomelite è ancora presente in alcuni Paesi: di eradicato al mondo c'è soltanto il vaiolo. Gli altri patogeni sono stati ridotti, in certi casi eliminati, ma non certamente eradicati. Questo significa che continuano a circolare e chiaramente quando trovano il terreno fertile, che è quello dei non vaccinati, il contatto si traduce in caso". 

"Con il calo delle vaccinazioni per germi circolanti è chiaro che abbiamo un numero di persone che possono essere esposte a malattie gravissime e che possono essere, come in questo caso, anche mortali", aggiunge Ricciardi ricordando il morbillo prima "rimosso" poi "tornato in maniera eclatante". 

Il caso era scoppiato nei giorni scorsi dopo la morte della piccola. Sono stati iscritti nel registro degli indagati, con l'accusa di omicidio colposo, i genitori della bambina. La mamma e il papà, entrambi no vax, non avrebbero mai vaccinato la figlia così come gli altri quattro figli.  

"Non sto qui a perdere tempo con certa gentaglia, perché il dolore è mio e solo mio ma vi auguro di non avere a che fare mai e dico mai con medici incompetenti che hanno sottovalutato mia figlia, quando mia figlia è stata portata diverse volte al pronto soccorso. E ci sono carte che parlano, non stupide bocche che pur di fare hype stanno sparando minc... e sentenze. Noi genitori non abbiamo scambiato la difterite per tonsillite, la causa della morte di mia figlia ancora non si conosce perché ancora nulla è confermato. E' un sospetto", aveva scritto la mamma della bambina su Facebook dopo la tragedia.  

Intanto, sarà eseguita mercoledì prossimo, 26 agosto, presso l'Isituto di medicina legale del Policlinico, l'autopsia sul corpo di Anna Rosa. L'inchiesta è coordinata dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro.  

 

 

24 ago 2026

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