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Trovata morta in casa, Hanna aveva 45 anni: "Era il medico della Royal Family". Il marito accusato di omicidio

(Adnkronos) - Giallo nel Regno Unito dove la 45enne Hannah Terry - medico di base, nota anche come Hannah Cain - è stata trovata morta nella sua casa Fern Hill, a Dersingham (nel Norfolk). Come riporta la Bbc, il corpo senza vita della donna è stato rinvenuto domenica scorsa ma nella serata di ieri il marito Mark Cain, 45 anni e anch'egli residente a Fern Hill, è stato formalmente accusato di omicidio. 

Questa mattina l'uomo è comparso davanti al tribunale di Norwich indossando una felpa nera ma ha parlato esclusivamente per confermare la propria età, il nome e l'indirizzo. Dovrà tornare in aula giovedì, mentre il giudice distrettuale Matthew Bone ne ha disposto la custodia cautelare.  

Stando a quanto ricostruito dal pubblico ministero Jacqui Hanlo, la dottoressa Cain è stata "trovata dai soccorsi in una camera da letto al piano superiore dello stabile, priva di sensi e senza respiro". Ha inoltre affermato che l'esame autoptico "ha rilevato una lesione da corpo contundente sul lato destro del capo, nonché una lesione che potrebbe indicare una compressione del collo. Erano presenti anche dei bambini sulla scena". 

La dottoressa Terry figurava tra i membri dell'équipe del Grimston Medical Centre, rimasto chiuso lunedì e martedì in seguito alla sua morte. La struttura ha riaperto mercoledì, dichiarando che non avrebbe rilasciato commenti "sulle circostanze legate alla tragica scomparsa della nostra collega, la dottoressa Hannah Terry". 

Il villaggio di Dersingham fa parte della tenuta reale di Sandringham, nel Norfolk occidentale. Molti media britannici, tra cui il Daily Mail, hanno fatto sapere che la dottoressa aveva avuto in cura vari membri della Royal Family, in particolare la Regina Camilla, che è stata informata insieme a Re Carlo di quanto successo.  

7 ott 2026

Fondazione Menarini, 50 anni di impegno scientifico:"Guardiamo ai giovani e al futuro"

(Adnkronos) - "Cinquant'anni di storia e di impegno scientifico e medico-scientifico, con uno sguardo rivolto al futuro e soprattutto alle giovani generazioni". Così Giuseppe Caracciolo, direttore scientifico e direttore generale della Fondazione Menarini, ha sintetizzato la missione dell'ente parlando con i giornalisti a Firenze, a margine del convegno celebrativo per il 50esimo anniversario della Fondazione Menarini. 

"In questi cinquant'anni – ha spiegato Caracciolo – abbiamo operato in tutte le principali discipline della medicina, mantenendo fede al messaggio del fondatore e guardando in particolare alla next generation. Per noi è fondamentale poter offrire ai giovani di tutto il mondo una formazione di eccellenza, di altissimo livello, attraverso la collaborazione con i più importanti opinion leader internazionali, che mettono gratuitamente a disposizione le proprie conoscenze per condividere gli aggiornamenti più rilevanti nelle diverse discipline". 

Un'attività che, secondo Caracciolo, assume un valore particolare nei Paesi emergenti: "Per i medici di questi Paesi è un'opportunità molto importante poter ascoltare, conoscere e confrontarsi con esperti di livello internazionale presenti sul territorio nazionale. Siamo una fondazione italiana e siamo orgogliosi dei nostri esperti, che sono riconosciuti a livello internazionale, e di poterli portare in giro per il mondo per diffondere un'educazione scientifica gratuita. Per le comunità scientifiche dei Paesi emergenti avere accesso a occasioni di questo tipo non è qualcosa di scontato". La formazione riguarda numerose aree della medicina, "dalla cardiologia alle malattie respiratorie, dall'oncologia all'ematologia, dalle malattie del sistema nervoso alle altre discipline". "Grazie alla nostra missione e alla particolare attenzione rivolta ai giovani – ha aggiunto Caracciolo – diamo loro la possibilità di aggiornarsi nel modo migliore, attraverso una formazione di altissimo livello e l'incontro con i grandi maestri della medicina. In alcune situazioni leggono i loro nomi sui libri e, attraverso la Fondazione Menarini, hanno invece la possibilità di conoscerli di persona, incontrarli, fare domande e arricchire così il proprio percorso di formazione". 

7 ott 2026

"Forza Jannik, ci manchi": da Cobolli a Lindsey Vonn, i messaggi del mondo dello sport a Sinner

7 ott 2026

Sostenibilità, ricerca Sodalitas: volontariato d'impresa evolve e diventa pratica strutturata

(Adnkronos) - Il volontariato d’impresa in Italia sta entrando in una nuova fase: da iniziativa spesso episodica e legata alla sensibilità dei singoli a pratica sempre più strutturata, integrata nella cultura aziendale e nelle politiche di gestione delle persone. È quanto emerge da “Volontariato d’impresa in Italia. Dalle evidenze alla pratica”, il lavoro promosso da Fondazione Sodalitas insieme all’Università di Macerata, che analizza il fenomeno attraverso una ricerca qualitativa basata su 31 interviste a manager, dipendenti delle aziende e rappresentanti di organizzazioni del Terzo Settore e attraverso una raccolta di 21 case history condivise dalle imprese associate alla Fondazione nel primo trimestre del 2026, che si arricchirà di altri casi di studio in arrivo nei prossimi mesi.  

Il quadro che risulta è quello di un fenomeno in rapida evoluzione. Le esperienze più solide sono quelle in cui il volontariato d’impresa viene riconosciuto come parte integrante dell’identità e della strategia organizzativa, con responsabilità definite, strumenti di governance e, in molti casi, policy dedicate. Tra le 21 aziende che hanno condiviso la propria esperienza, 18 hanno formalizzato il proprio impegno attraverso una policy interna. Le attività spaziano dal volontariato in team a quello individuale, dal supporto operativo al volontariato di competenza, mettendo a disposizione delle organizzazioni non profit anche professionalità e know-how aziendale. 

La ricerca evidenzia come il valore del volontariato d’impresa non si esaurisca nel contributo offerto alle comunità. Le esperienze condivise dalle aziende mostrano infatti effetti rilevanti sulle relazioni interne: il contesto del volontariato tende ad attenuare le gerarchie, favorire la collaborazione tra persone che normalmente lavorano in funzioni diverse e rafforzare il senso di appartenenza. Il volontariato può inoltre diventare uno strumento di integrazione, onboarding e sviluppo di una cultura comune, creando occasioni di relazione che difficilmente possono essere replicate attraverso gli strumenti organizzativi tradizionali. 

 

Uno degli elementi più significativi emersi dalle interviste riguarda la capacità del volontariato d’impresa di riattivare una sensibilità civica già presente nelle persone. Per alcuni dipendenti l’esperienza rappresenta infatti un ritorno a forme di impegno sociale vissute in passato e progressivamente ridotte durante la vita lavorativa. Il ruolo dell’impresa, in questo senso, non è necessariamente quello di creare una nuova sensibilità, ma di offrire le condizioni organizzative perché quella sensibilità possa nuovamente esprimersi. La ricerca individua però anche una sfida precisa: il “giorno dopo”. Molti programmi sono ormai efficaci nella progettazione dell’esperienza, nella scelta degli enti partner, nella logistica e nella misurazione delle attività. È invece ancora poco presidiata la fase di rielaborazione di ciò che le persone hanno vissuto. Un confronto strutturato al termine dell’esperienza può trasformare un’attività di volontariato in un’occasione di apprendimento condiviso e permettere all’esperienza individuale di diventare patrimonio della cultura organizzativa. 

Dalla ricerca emergono quindi tre direttrici di sviluppo per le imprese: distribuire il presidio del programma attraverso reti di ambassador e community interne; scegliere gli enti partner a partire dai bisogni reali dei territori; investire nella fase successiva all’esperienza, attraverso momenti di confronto e rielaborazione. 

Le 21 case history raccolte nel documento mostrano che non esiste un unico modello di volontariato d’impresa. Esistono invece approcci diversi, accomunati dalla capacità di combinare visione strategica, ascolto dei territori, partecipazione delle persone e collaborazione continuativa con il Terzo Settore. Dalle attività ambientali alla tutela delle persone fragili, dall’inclusione digitale al volontariato di competenza, le esperienze raccontate confermano la possibilità di costruire programmi capaci di rispondere contemporaneamente a bisogni sociali concreti e alle esigenze di engagement e crescita delle organizzazioni. 

 

“Il volontariato d’impresa forse porta alle organizzazioni qualcosa che hanno dimenticato nel tempo, restituisce loro la visibilità di qualcosa che non pensavano di avere nella propria disponibilità. Le rimette in contatto con qualcosa che già possiedono: il capitale civico, la sensibilità di cura, il desiderio di appartenere a qualcosa di più largo dell’ufficio. Le imprese che hanno capito questo - e che hanno costruito le condizioni organizzative per renderlo possibile - stanno scoprendo che si tratta di uno degli investimenti più efficaci che possano fare sulle proprie persone”, commenta Alberto Zanutto, professore associato di Organizzazione aziendale dell’Università di Macerata e curatore della ricerca. 

“Il volontariato d’impresa non è più soltanto un modo per mettere a disposizione tempo e competenze. È un’esperienza che può rafforzare il legame tra persone, impresa e comunità. La ricerca e le case history ci mostrano che, quando viene sostenuto da una scelta organizzativa chiara e da relazioni solide con il Terzo Settore, il volontariato aziendale può diventare una componente concreta della cultura d’impresa e della creazione di valore condiviso. Realtà come Fondazione Sodalitas possono rappresentare un valido alleato per le aziende nella selezione delle organizzazioni non profit e nella costruzione di un percorso strutturato ed efficace”, dichiara Patrizia Giorgio, senior program manager di Fondazione Sodalitas. 

I risultati della ricerca sono stati presentati durante un evento svoltosi nell’ambito del Salone della CSR in corso a Milano, un’occasione di confronto tra evidenze empiriche ed esperienze aziendali a cui hanno partecipato, oltre al professor Alberto Zanutto e Patrizia Giorgio di Fondazione Sodalitas, Veronica Vismara, responsabile sostenibilità di Acque Bresciane, Marianna Cawthorne, Corporate Social Responsibility Specialist di Bracco S.p.A, Angela Melodia, Senior Manager Social Innovation and Development di Fondazione Snam Ets. Con questo lavoro, Fondazione Sodalitas mette a disposizione di imprese, enti del Terzo Settore e professionisti un patrimonio di evidenze ed esperienze con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di programmi di volontariato d’impresa sempre più capaci di generare un impatto duraturo nelle comunità. 

7 ott 2026

Salvini chiama Cerno: "Vicinanza" dopo attacco Vannacci

(Adnkronos) - Telefonata tra Matteo Salvini e Tommaso Cerno. Il vicepremier e segretario della Lega ha telefonato al direttore del Giornale per esprimere "solidarietà e vicinanza" dopo l'attacco omofobo da parte di Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. Lo riferiscono fonti dell’entourage di Salvini. 

Tommaso Cerno "si è inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv. Non so se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali", ha detto ieri Vannacci all'AdnKronos, dopo le parole dello stesso Cerno che ha attaccato le posizioni di Fn sulle cosiddette 'fasce protette' in tv. 

"Cerno, che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti, di spazio ne ha dappertutto - ha aggiunto replicando alle proteste del giornalista sull'assegnazione degli spazi mediatici - : ha fatto il senatore del Partito democratico, è stato dirigente di Arcigay, oggi è direttore de Il Giornale e fa il guru del centrodestra, ha addirittura una trasmissione in Rai". "Ma di cosa si lamenta? A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di 'sparare minchiate', come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini", ha concluso. 

A stretto giro la replica di Cerno, all'Adnkronos: "Io penso che una persona che non sa argomentare senza insultare il prossimo abbia un serio deficit di contenuti. Vannacci mi insulta perché non regge un confronto nel merito. È una dinamica che capisco e conosco bene, la sinistra la usa da sempre. E capisco adesso perché in Parlamento Vannacci vota con la sinistra. Faccia come crede, gli italiani giudicheranno".  

Il Cda Rai è intervenuto con una nota: "Le parole di Roberto Vannacci su Tommaso Cerno sono inaccettabili. Parlare di 'gusti invertiti' è un’espressione offensiva e discriminatoria, che non può trovare spazio in un confronto civile e istituzionale. Nel servizio pubblico si possono discutere e contestare le idee, anche con fermezza. Non è invece accettabile che l’orientamento sessuale venga utilizzato per delegittimare una persona o il suo ruolo professionale. È questo il principio di uguaglianza che la Rai, in quanto servizio pubblico, è chiamata a garantire".  

7 ott 2026

Pedro si ritira: "Grazie calcio, inizia un nuovo capitolo"

7 ott 2026

Ferrero nuovo allenatore di Sinner? "Non sarebbe una vendetta..."

7 ott 2026

Addio a Barbara Spinelli, morta a 80 anni la giornalista ed ex europarlamentare

(Adnkronos) - E' morta oggi, all'età di 80 anni, Barbara Spinelli. Lo riferiscono all'Adnkronos fonti parlamentari europee a Strasburgo. Giornalista, figlia di Altiero Spinelli, era stata europarlamentare. 

A darne l'annuncio è stato via social Il Fatto Quotidiano, con cui Spinelli aveva collaborato negli ultimi anni, che riporta la parole della famiglia. "Un sentito ringraziamento", si legge in una nota, "al professor Cortesi, al suo staff e a tutto il personale della clinica Villa del Rosario per le amorevoli cure e la grande serietà. La famiglia ringrazia tutti quelli che l’hanno amata e stimata". I funerali, fa sapere la testata, si terranno in forma strettamente privata. 

Spinelli è stata tra i fondatori del quotidiano 'La Repubblica' e da dieci anni è collaboratrice del 'Fatto Quotidiano'. Nel 2014 è stata eletta al Parlamento europeo con L’Altra Europa con Tsipras, formazione politica di cui è stata promotrice. "L’ultimo articolo per il nostro giornale è del 10 marzo scorso, dal titolo 'Pure questa guerra si poteva evitare', sul conflitto tra Usa e Iran -scrive il 'Fatto'- Nel 2014 è stata eletta al Parlamento europeo con L’Altra Europa con Tsipras. Ha iniziato la carriera da cronista nella redazione del Globo, per poi passare a La Repubblica nei giorni della sua fondazione. A metà degli anni ’80 si è trasferita a Parigi ed è diventata corrispondente per il Corriere della Sera e poi per La Stampa. Dopo un altro passaggio a La Repubblica, nel 2016 è arrivata al Fatto Quotidiano come collaboratrice". 

"Al lavoro nelle redazioni ha affiancato l’impegno politico, sempre ispirato all’antifascismo e al pacifismo. Nel 2014, in occasione delle elezioni Europee, è stata tra i promotori principali della coalizione L’Altra Europa con Tsipras, con l’obiettivo di portare l’ex primo ministro greco Alexīs Tsipras alla presidenza della Commissione europea. È stata la prima degli eletti nella circoscrizione Italia centrale e in quella meridionale. Circa un anno dopo, l’11 maggio 2015 ha abbandonato la formazione politica, definendola 'un progetto fallito', rimanendo nelle istituzioni europee come membro indipendente". 

"Apprendiamo con tristezza e dolore della scomparsa di Barbara Spinelli. Per noi è stata una amica e una collega che in moltissime occasioni, prima da parlamentare europea e poi da editorialista e intellettuale, ci ha guidato e consigliato". Lo scrivono in una nota gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle (The Left). "Con la sua voce, spesso critica e sempre riconoscibile, Barbara Spinelli ha mantenuto alta l’attenzione ai valori della pace, della giustizia sociale e dell'integrazione europea. Ai suoi familiari inviamo le nostre condoglianze e la nostra vicinanza. Barbara ci mancherà tantissimo", aggiungono. 

"Con la scomparsa di Barbara Spinelli perdiamo una grande giornalista, un’intellettuale libera e rigorosa e una voce autorevole dell’Europa della pace e dei diritti. Ho condiviso con lei battaglie importanti, dall’accoglienza dei rifugiati all’opposizione alla corsa al riarmo. Figlia di Altiero Spinelli e Ursula Hirschmann, ha saputo portare avanti con autonomia e passione civile l’idea di un’Europa unita, democratica e capace di costruire pace. Alla sua famiglia e alle persone che le sono state vicine va il mio più profondo cordoglio", è invece il commento di Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde. 

7 ott 2026

Sinner, quanti punti perderà e dove sarà nel ranking a gennaio? Lo scenario verso gli Australian Open

(Adnkronos) - La stagione di Jannik Sinner si è chiusa prima del previsto e, con essa, è destinata a terminare anche la sua esperienza in vetta al ranking Atp. L’infortunio al ginocchio destro ha costretto l’azzurro ad alzare bandiera bianca e a rinunciare agli ultimi appuntamenti dell’anno. Una decisione che avrà inevitabilmente conseguenze sulla classifica mondiale. Il sorpasso di Alexander Zverev è ormai soltanto questione di tempo. Il tedesco può conquistare ufficialmente la prima posizione già il 2 novembre, oppure rimandare la festa al 9 novembre: tutto dipenderà dai risultati che riuscirà a ottenere nei prossimi tornei, a partire dal Masters 1000 di Shanghai, passando per l’Atp 500 di Vienna e arrivando fino al torneo di Masters 1000 di Parigi.  

Sinner, dal canto suo, resterà fermo a quota 7.950 punti. Un bottino che dovrebbe garantirgli comunque un posto sul podio e, con ogni probabilità, la seconda posizione al termine dell’annata. Alle sue spalle, però, Carlos Alcaraz proverà a sfruttare ogni occasione per riaprire la corsa. Lo spagnolo parte da 4.560 punti nella Race e, per superare l’altoatesino, avrebbe bisogno di un finale di stagione praticamente perfetto. Shanghai, Parigi e le Atp Finals rappresentano le ultime grandi opportunità a sua disposizione, considerando che non è attualmente previsto un suo ingresso nei tabelloni di Vienna o Basilea. Più complesso, ma non ancora matematicamente impossibile, il discorso legato a Ben Shelton. Lo statunitense è quarto con 4.430 punti e dovrebbe mettere insieme una serie di prestazioni straordinarie per riuscire a entrare nella lotta per le primissime posizioni. 

Per Sinner, dunque, il prossimo appuntamento davvero importante sarà rappresentato dagli Australian Open. A Melbourne, dal 17 al 31 gennaio, l’italiano dovrà difendere gli 800 punti conquistati un anno fa grazie al raggiungimento delle semifinali, dove fu fermato da Novak Djokovic. La perdita di quei punti, nel caso in cui non riuscisse a ripetere il risultato, non dovrebbe comunque provocare un crollo immediato. Il margine accumulato è ancora significativo e l’azzurro dovrebbe rimanere stabilmente nelle zone alte della classifica. 

Il passaggio più delicato arriverà invece qualche settimana dopo. La primavera rappresenterà il vero banco di prova per il ranking di Sinner, chiamato a proteggere un’enorme quantità di punti nei Masters 1000 di Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma. Sono 5.000 punti complessivi che peseranno sulla sua classifica nel giro di appena due mesi. Non riuscire a confermare i risultati della passata stagione potrebbe quindi costargli numerose posizioni. La priorità, adesso, è una sola: recuperare dall’infortunio. Sinner avrà davanti a sé diversi mesi per prepararsi alla nuova stagione e provare a tornare protagonista nel 2027. Il primo obiettivo sarà Melbourne, ma la vera sfida per riconquistare la vetta potrebbe giocarsi nei mesi successivi. 

7 ott 2026

Talmelli (Europa Uomo): "Uomini soli davanti alla diagnosi di tumore alla prostata"

(Adnkronos) - "Il problema nasce dal momento in cui il paziente entra in ambulatorio. Quando sente le parole 'tumore della prostata', la paura occupa tutto lo spazio nella sua mente. Le domande, anche quelle più legittime, che avrebbe voluto fare al medico scompaiono. E quando gli tornano in mente? Nei momenti meno opportuni: in ascensore, a casa, magari la sera. Il tumore della prostata è particolare perché tocca l’intimità, la vita sessuale, il lavoro e tanti altri aspetti della vita quotidiana. In quel momento, quindi, può essere difficile anche solo trovare le parole per fare una domanda". Lo ha detto Claudio Talmelli, presidente di Europa Uomo, intervenendo oggi al ministero della Salute alla presentazione della 'Carta delle Domande', un documento promosso dalla Società italiana di Uro-oncologia (Siuro) insieme a Europa Uomo Italia e che raccoglie 30 quesiti sui diversi momenti del percorso di cura. Il paziente può consultarlo prima della visita.  

"La Carta delle Domande non toglie la paura - tiene a precisare Talmelli - ma aiuta a formulare i quesiti giusti e permette anche al medico di comprendere meglio ciò di cui il paziente ha bisogno. Il documento è stato diviso in sezioni, ciascuna con uno scopo preciso. Ma questo è solo l’inizio: ci sarà un percorso da fare insieme ai medici. Anche il medico dovrà essere preparato, perché la Carta non deve essere qualcosa che subisce. Deve essere consapevole che il paziente arriverà con delle domande e deve essere pronto a fornire risposte". 

"Gli uomini spesso affrontano la diagnosi in silenzio, le paure sono tante - sottolinea il presidente di Europa Uomo Italia -. C’è però una differenza importante nel modo in cui uomini e donne affrontano la malattia. Il tumore della mammella, il più frequente nella popolazione femminile, così come il cancro della prostata lo è in quella maschile, sono patologie diverse, ma ci sono alcune analogie. La donna, generalmente, ha una percezione della malattia e della cura diversa: quando riceve una diagnosi, spesso telefona all’amica, alla madre, alla sorella e condivide quello che sta vivendo. L’uomo, invece, tende più facilmente a rimanere in silenzio. Abbiamo esempi di pazienti che, dopo aver ricevuto la diagnosi, non l’hanno neppure comunicata alla propria famiglia. Siamo proprio agli antipodi". Questo atteggiamento, dice, "è anche legato alla storia del tumore della prostata. Quarant’anni fa alcune terapie avevano effetti molto pesanti sulla sessualità e sulla percezione della propria identità. Da qui derivano anche molti dei tabù e delle battute che ancora oggi accompagnano la parola 'prostata'. La situazione, però, è cambiata molto. Oggi abbiamo strumenti più precisi, nuove tecnologie, anche l’intelligenza artificiale, e competenze cliniche sempre più avanzate. Abbiamo inoltre diverse possibilità terapeutiche. Il risultato è una qualità di vita molto migliore", aggiunge Talmelli. 

 

Secondo il presidente di Europa Uomo Italia, un altro aspetto da conoscere riguarda la natura spesso silenziosa della malattia. "In Italia - ricorda - circa 485mila uomini convivono con un tumore della prostata e ogni anno si aggiungono circa 40mila nuove diagnosi. Il tumore della prostata è spesso una malattia silenziosa e può non dare sintomi evidenti. L’età è uno dei principali fattori di rischio e, vivendo più a lungo, è naturale che aumenti anche il numero di uomini che ricevono questa diagnosi". 

"In molti casi - avverte - il tumore può rimanere a lungo senza dare problemi e può essere scoperto durante controlli effettuati per altri motivi. In altri casi, invece, può avere un comportamento più aggressivo. È proprio questo il tumore che dobbiamo riuscire a individuare". Talmelli invita inoltre a non confondere il tumore della prostata con l’ipertrofia prostatica benigna, una condizione molto comune con l’avanzare dell’età. "Il tumore della prostata spesso non dà sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Quando compaiono disturbi urinari importanti, il problema può essere già avanzato. Ma non bisogna confondere questi disturbi con quelli provocati dall’ipertrofia prostatica, che è un’altra patologia", spiega. 

Il problema - a suo dire - "è che molte persone non fanno controlli. A volte la diagnosi arriva quasi per caso. Il medico più attento può chiedere l’età e la storia familiare: 'Quanti anni hai?' 'Tuo padre ha avuto un tumore della prostata?'. Se c’è una familiarità, può essere indicato effettuare alcuni accertamenti. Tra questi c’è il Psa. Un valore elevato di Psa non significa automaticamente avere un tumore della prostata, ma può indicare che c’è qualcosa che merita di essere approfondito. Da lì può partire un percorso di ulteriori accertamenti per arrivare, quando necessario, a una diagnosi", conclude. 

7 ott 2026

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