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Dalle sfide per l'Europa secondo Draghi all'autobiografia di Antognoni, le novità in libreria

(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos. 

E' in libreria con Mondadori 'Ai confini del vento' di Nina Quarenghi. La promessa di un regalo alla piccola Lea, un bacio frettoloso a Luigi: così Ines lascia Parigi, senza immaginare che quel viaggio in treno la porterà molto più lontano di quanto pensa. La valigia che ha con sé nasconde nel doppiofondo il peso della sua condanna: quando viene aperta dagli agenti di frontiera, inizia a soffiare contro Ines un vento impetuoso, destinato a trascinarla da un carcere all’altro fino al confine del mondo, a Ponza. Sull’isola è il mare a segnare il perimetro della prigionia, un mare che non si può attraversare e che al tempo stesso misura la profondità dell’orizzonte, mentre l’isola vive secondo le sue regole. O meglio, i suoi divieti: niente radio, niente macchina fotografica, niente libri censurati, niente riunioni, processioni, uscite dopo il coprifuoco.  

Le lettere che Ines scambia con Luigi sono l’unica cosa capace di tenerla ancorata a un mondo lontano, dove lentamente il ricordo di sua figlia perde contorni e sostanza. Resta solo lo strazio della nostalgia. Il tempo a Ponza è scandito dalle stagioni che sembrano eterne, mentre la terra arida è percorsa da piedi maschili. Sono poche le donne confinate, si contano sulle dita di una mano. Se la mano si chiude, però, diventa un pugno capace di fare miracoli, di intessere una rete tanto solida da sostenere chiunque perda l’equilibrio. Anche Ines e Carla, la sorella minore che ha subìto la stessa condanna, entrano a far parte di quella rete, in cui ognuna ha il proprio ruolo senza bisogno di dirselo.  

L’amicizia che nasce è speciale: quelle donne non si sono scelte, sono capitate, proprio come succede con le sorelle. E allo stesso modo si sono accettate nonostante tutto. Mentre sorreggono il fardello dei giorni, le donne confinate a Ponza parlano di ribellione, e la Resistenza si fa quotidiana: è resistenza alla fame, al freddo, alle umiliazioni dei militi e, soprattutto, alla solitudine. È trovare un linguaggio segreto per comunicare con l’esterno, e avere il coraggio di fidarsi dei propri compagni di confino e di rimanere in silenzio di fronte all’appello. Con una lingua calda, misurata, intensa, Nina Quarenghi tratteggia un affresco corale capace di far emozionare e sentire sulla pelle quegli ideali che ancora oggi ci tengono in vita. E rende urgente la domanda: a cosa saremmo disposti a rinunciare per non tradirli? Nina Quarenghi è nata a Castiglione delle Stiviere nel 1973 e dal 2002 vive a Roma, dove insegna italiano e storia. Fa parte del direttivo dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (Irsifar) ed è stata redattrice della rivista di didattica della storia “Novecento.org”. Tra le opere pubblicate, il romanzo 'Cuore Agro' (Arkadia, 2018) è stato vincitore dell’XI edizione del premio Nazionale Zingarelli. Per Garzanti ha curato il volume 'Registri di classe' (2023), nel quale sono stati raccolti tutti i diari di classe del poeta Giorgio Caproni, maestro elementare dal 1935 al 1973. 

E' sugli scaffali con Rizzoli 'Competere o sparire', il saggio dell'ex presidente del Consiglio Mario Draghi. “Stiamo assistendo - afferma - all’erosione delle fondamenta della nostra prosperità. Stiamo scivolando verso una maggiore dipendenza e insicurezza, e offriamo il fianco a chi vorrebbe sfruttare la nostra debolezza per dividerci. Stiamo diventando, passo dopo passo, meno liberi di scegliere il nostro destino. L’Unione Europea esiste per garantire che non venga mai meno il rispetto dei valori fondamentali dell’Europa: democrazia, libertà, pace, equità e prosperità nella cornice di un ambiente sostenibile. Se l’Europa non sarà più in grado di garantire questi valori ai suoi cittadini, avrà perso la sua ragion d’essere". Il vecchio ordine mondiale è andato in frantumi. Sul versante economico, l’Italia e l’Europa sono in ritardo nelle sfide tecnologiche e devono fare i conti con l’aggressività delle due vere superpotenze, gli Stati Uniti e la Cina. Su quello politico, la pace di cui l’Unione Europea è stata la principale garante non esiste più, travolta da guerre feroci di cui non si vede la fine.  

In questo scenario, Mario Draghi – che nel 2012, da presidente della BCE, ha salvato l’euro durante la crisi del debito sovrano e nel 2021 è diventato presidente del Consiglio nel pieno della pandemia – è stato chiamato a redigere un rapporto sulla competitività europea che traccia le linee guida per il rilancio dell’Unione. Questo libro è la più lucida analisi del nuovo, turbolento mondo in cui viviamo, e un appello per difendere, in nome dei valori su cui si fonda l’Europa, la nostra stessa libertà. Paradossalmente, “le forze che oggi mettono alla prova l’Europa stanno compiendo qualcosa che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno spingendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme”: è oggi il momento di impegnarsi affinché l’Europa si riappropri del futuro. 

Pasolini nudo contro il suo tempo. E contro il nostro. Ascanio Celestini sfida l'autore di 'Ragazzi di vita' in un corpo a corpo con la memoria. Ne esce 'Pasolini. Una vita, anzi due', in libreria con Laterza: un libro urgente, necessario, scomodo. Senza filtri. Senza scuse. Vincenzo Cerami l’aveva capito: prendete tutta l’opera di Pasolini, dalla prima poesia infantile fino all’ultimo fotogramma di Salò, e avrete il ritratto, il disegno della storia italiana dalla fine del fascismo alla metà degli anni Settanta. Ascanio Celestini rilancia: facciamone un gioco. Un gioco vero, un azzardo pericoloso, che costringe a guardare in faccia le nostre contraddizioni. 1964: l’Italia del boom sta già franando, si trama un colpo di Stato e Pasolini che fa? Gira Il Vangelo secondo Matteo. Provocazione? Fuga? O uno sguardo così lucido da vedere due millenni di storia nello stesso momento?  

Valle Giulia, marzo 1968: gli studenti si scontrano coi poliziotti e Pasolini osa scrivere "io simpatizzavo coi poliziotti". E poche righe dopo "Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia". Tradimento? Follia? O l’unico intellettuale italiano che aveva il coraggio di rifiutare le ovvietà del proprio tempo? Il gioco è dunque quello di rimettere Pasolini nel suo tempo. Un tempo che fu breve e pieno. E che oggi è possibile guardare per intero, dall’inizio alla fine. Smettiamola con le domande inutili del tipo "chissà cosa direbbe Pasolini oggi" della distruzione di Gaza, del capitalismo di Stato in Cina o della guerra in Ucraina, di Internet e dei social!  

E raccontiamo non un solo Pasolini, ma almeno due: il poeta friulano e il regista romano, l’intellettuale corsaro e l’uomo fragile, il profeta della società dei consumi e la vittima della violenza di uno dei grandi ‘misteri italiani’. Ascanio Celestini vuole ritrovare lo sguardo del poeta. Solo così Pasolini resta una presenza viva, un interlocutore necessario per chiunque voglia comprendere le contraddizioni del presente. 

Solferino pubblica 'Le verità provvisorie' (Solferino) di Carmen Pellegrino. Quando la vita mostra il suo volto più duro, sono le storie a salvarci. Nei momenti di attraversamento è facile smarrirsi, ma qualcosa – una voce, un libro, una frase – torna sempre a orientare la bussola. Per Carmen, dopo la morte dei genitori, si apre il tempo dell’incertezza. Si chiede se sia stata una brava figlia, se esista un’espressione socialmente accettabile della tristezza, e si scontra con la fragilità, nella crisi, di molte relazioni, d’amore e di amicizia. Cerca un appiglio nella concretezza del mondo: le piante di cui riempie la casa, la terra amata da suo padre, gli ulivi. Ad accompagnare questo percorso frastagliato di elaborazione sono le pagine dei diari: i suoi e quelli degli altri. Così, nel prodigio delle scritture che sanno incontrarsi al di là del tempo e dello spazio, dialoga con la sé del passato, con la sua storia famigliare, con narrazioni di trincea e prigionia. Intanto, autori che hanno interrogato la perdita come Joan Didion, Susan Sontag, Paul Auster diventano presenze vive: illuminano il dolore, lo nominano, lo rendono abitabile. 

Questo memoir generoso, di inesauribile ricchezza letteraria, acuto e sensibile come un sismografo dell’anima, parla a chiunque abbia affrontato un lutto. Tende una mano alle nostre solitudini e trasforma l’esperienza individuale in una testimonianza condivisa. Perché la vita è più forte di ogni fine. 

Uscirà il 23 giugno con La Nave di Teseo 'Fox' di Joyce Carol Oates. Chi è davvero Francis Harlan Fox? Quando arriva alla Langhorne Academy, prestigiosa scuola privata immersa in un paesaggio idilliaco, Francis Fox conquista tutti: studenti, genitori, colleghi. Professore di inglese brillante, attento, sensibile e carismatico, sembra incarnare l’idea stessa dell’insegnante ideale. Eppure, dietro il fascino e l’intelligenza affilata, qualcosa resta inafferrabile: il suo passato è nebuloso, la sua storia personale piena di zone d’ombra. La sua scomparsa, il ritrovamento della sua auto semi-affondata in uno stagno e di resti umani nei boschi vicini causa paura e scalpore nella piccola comunità. L’indagine che segue non si limita a ricostruire una sparizione e una possibile morte: costringe tutti a interrogarsi su chi fosse davvero Francis Fox, su ciò che ha nascosto e su quanto profondamente abbia manipolato chi gli stava intorno. 

Joyce Carol Oates scava una volta di più nel cuore nero dell’America dando vita a un romanzo potente e inquietante, capace di raccontare il male più profondo, esplorando i confini ambigui tra vittima e predatore, colpa e complicità, vendetta e giustizia grazie a un protagonista tanto terribile quanto affascinante e, soprattutto, indimenticabile. Joyce Carol Oates ha ricevuto numerosi importanti riconoscimenti, tra i quali la National Medal of Humanities, il National Book Critics Circle Ivan Sandrof Lifetime Achievement Award, il National Book Award e il PEN/Malamud Award for Excellence in Short Fiction. Autrice enormemente prolifica, ha scritto alcune delle opere più significative del nostro tempo. Presso La nave di Teseo ha pubblicato 'Ho fatto la spia' (2020), 'Pericoli di un viaggio nel tempo' (2021), 'La notte, il sonno, la morte e le stelle' (2021), 'L’altra te' (2022), 'Respira' (2022), 'Babysitter' (2023), 'Dammi il tuo cuore' (2023), 'Macellaio' (2024), 'Un libro di martiri americani' (2025) e le nuove edizioni di 'Una brava ragazza' (2020), 'La figlia dello straniero' (2020), 'Blonde' (2021), 'Sorella, mio unico amore' (2022) e 'La madre che mi manca' (2024). Ha insegnato alla Princeton University ed è membro dell’American Academy of Arts and Letters dal 1978. 

E' sugli scaffali con Piemme 'Una vita da dieci', l'autobiografia di Giancarlo Antognoni scritta con Luca Calamai. "Giancarlo Antognoni dimostra di avere grandi qualità. Gioca guardando le stelle". Fu con queste parole che Sandro Ciotti, durante una storica radiocronaca, battezzò l'eleganza senza tempo di un ragazzo destinato a diventare leggenda. In questo libro, per la prima volta, l'Unico 10 si mette a nudo, raccontando cinquant'anni di una vita. Non è solo la cronaca di una carriera straordinaria - dai 450 milioni scommessi dal presidente Ugolini al debutto a Verona sotto lo sguardo di Liedholm, fino al trionfo mondiale del 1982 - ma è soprattutto la dichiarazione d'amore di un uomo che ha scelto di appartenere a un solo popolo, a una sola squadra: la Fiorentina.  

Antognoni ripercorre i suoi 'no' più celebri: quelli all'Avvocato Agnelli e alla Juventus, quelli a Dino Viola e al Milan. Scelte fatte ascoltando il battito del cuore più che il richiamo dei trofei o dei soldi. Tra queste pagine ritroviamo il calcio "pane e salame" delle bandiere come Gigi Riva e Gaetano Scirea, l'amicizia fraterna con Paolo Rossi i duelli con i campioni di ieri, ma anche le fragilità, i gravi infortuni e le amicizie nate nello spogliatoio e consolidate per le vie di una Firenze magica. In occasione del centenario della Fiorentina, Una vita da dieci è il viaggio di un "fiorentino adottato" che ha preferito l'abbraccio eterno della sua città a mille scudetti altrove. Un uomo, ma soprattutto un calciatore che non ha mai tradito, rimanendo per sempre nel firmamento di una sola squadra. 

Sarà disponibile dal 30 giugno con Marsilio 'Cemento e sangue' di Carlo Calabrò. San Paolo è una città che cresce divorando sé stessa. Il cemento copre tutto: fiumi, corpi, responsabilità. L’autoritarismo non ha più bisogno del volto antico della dittatura: è mediatico, privatizzato, e non si nasconde. Everton Barros, cronista svogliato di un grande quotidiano, una mattina riconosce tra le acque nere del rio Pinheiros il cadavere di Flávio Bloch, amico eco-attivista. La polizia archivia il caso come suicidio. Everton no. Decide di indagare, anche se il suo stesso giornale vorrebbe lasciar perdere. Intorno a quella morte si aprono altre piste: un palazzinaro assassinato, un ingegnere svizzero scomparso tra Amazzonia e narcotraffico.  

A collegarle sembra esserci Donato Abreu, politico in ascesa, volto televisivo rassicurante, promotore di un piano che trasforma edilizia popolare e senzatetto in un affare. Everton indaga senza protezioni. Più si avvicina alla verità, più capisce che ogni rivelazione produce altra violenza, ogni domanda mette qualcuno in pericolo. Non c’è un colpevole da smascherare: c’è un sistema in cui informazione, finanza, criminalità e politica lavorano insieme. Un noir di stampo civile dentro una metropoli costruita sul cemento e sul silenzio, dove la sostenibilità è una farsa, la filantropia una copertura, e ogni promessa di progresso ha un prezzo. Pagato dai più deboli. Carlo Calabrò è nato a Palermo. Bioingegnere per formazione, sceneggiatore e attore per passione, in un paio di vite precedenti è stato anche consulente, banker e imprenditore tra Parigi e San Paolo. Sposato, due figli, vive e lavora a New York. Calabrò ha scritto anche 'Meccanica di un addio', pubblicato nel 2024. 

Fazi manda sugli scaffali 'Anita de Monte ride per ultima' della statunitense Xochitl Gonzalez. Autunno 1985, New York City. Anita de Monte, giovane artista cubana, sta vivendo il suo momento di gloria: ha appena vinto un premio importante che la porterà a Roma, e le sue opere verranno esposte al Metropolitan Museum. Ogni sera frequenta party sfavillanti nel cuore pulsante di Manhattan, circondata dagli artisti e dai galleristi che contano; al suo fianco c’è sempre il marito Jack Martin: WASP di nascita e vero maschio alfa, nonché uno dei più acclamati scultori del suo tempo.  

Finché, una notte, Anita muore precipitando da una finestra. La sua tragica scomparsa per un po’ è sulla bocca di tutti. Fino a quando non lo è più. Nel 1998 il nome di Anita è stato quasi dimenticato. Raquel, studentessa di Storia dell’arte in un college prestigioso, sta preparando la sua tesi. Attorniata da colleghi privilegiati il cui futuro è già tracciato, si sente un’outsider: gli studenti di colore, come lei, sono una minoranza, e sa bene di dover lavorare il doppio per avere le stesse opportunità. Ma quando inizia una relazione con un laureando più grande, ricco e ben introdotto, si ritrova inaspettatamente a salire di rango nella scala sociale. Mentre cerca di destreggiarsi tra due mondi, Raquel si imbatte nella storia di Anita de Monte e inizia a rendersi conto che qualcosa non torna. Scoprirà che dietro la scomparsa dell’artista c’è una verità molto scomoda, che all’epoca dei fatti è stata opportunamente insabbiata. 

Anita de Monte ride per ultima è un’avvincente e spiritosa riflessione sul potere, sull’amore e sul mondo dell’arte contemporanea; con acume e umorismo, nel suo secondo romanzo la statunitense Xochitl Gonzalez mette a nudo le spietate dinamiche che governano il rarefatto mondo dell’élite. 

Sarà in libreria con Guanda dal 23 giugno 'Sono d'acqua i nostri pensieri' di Loretta Franceschin. Nel cuore nebbioso del Polesine, nei primi anni Settanta, la piccola Elena scopre l’esistenza di un fratello di cui nessuno le ha mai parlato. La madre Adelia, però, non è pronta a rivelarle ciò che le ha sempre tenuto nascosto. Soprattutto ora che il suo matrimonio inizia a mostrare delle crepe. Da qualche tempo il marito Alvise, innamorato della sua terra e desideroso di valorizzarne la bellezza, si è iscritto alla facoltà di architettura a Venezia.  

Qui assiste al fermento delle lotte studentesche e incontra Antonia, una ragazza affascinante e schiva. Con lei, nelle calli della città e lungo i canali, Alvise vive una stagione che non ha mai conosciuto e si allontana a poco a poco dalla famiglia. Adelia, nella loro casa sulle rive del Po, percepisce la distanza del marito, ma non riesce a coglierne la vera ragione. Fino a una sera di primavera che li costringerà a interrogarsi sul loro legame e a confrontarsi con le ferite che ognuno dei due si porta dentro. Loretta Franceschin racconta un amore che si sfalda, attraverso un paesaggio che lo riflette: quello delle acque del Po che nel loro scorrere accompagnano i segreti e i desideri dei personaggi, e si mescolano ai loro stati d’animo, divenendone specchio e vibrante metafora. 

20 giu 2026

Scontro Meloni-Trump, Salvini: "Chi attacca la premier colpisce l'Italia"

(Adnkronos) - Dopo le frasi di Donald Trump su Giorgia Meloni, che hanno acceso lo scontro diplomatico tra Washington e Roma, Matteo Salvini interviene oggi, sabato 20 giugno, difendendo la premier e ribadendo la compattezza dell'esecutivo. "Io posso solo ripetere che chi attacca il presidente del Consiglio attacca tutto il governo e tutta l'Italia", afferma il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, parlando al Gazebo della Lega-Mercato a Milano. "Ciò ovviamente non compromette i rapporti fra due Paesi amici, fra due popoli amici".  

A chi gli chiede se si sia pentito del sostegno al presidente Usa, Salvini replica con una battuta: "Non mi devo pentire, mi pento e mi dolgo quando vado a confessarmi in chiesa". E sul rapporto con Trump, dopo le polemiche, chiarisce: alla domanda 'vi sentite ancora trumpiani?' risponde: "Io mi sento italiano, sono vicepresidente del Consiglio e voglio avere buoni rapporti con tutti". 

 

Lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni si era acceso dopo le parole dell’ex presidente Usa, che aveva accusato la premier di aver "implorato" una foto al G7 di Evian e, poi, nella serata di ieri, venerdì 19 giugno, di essere stata "assente sullo Stretto di Hormuz". "Era una mia fan, ma non la voglio più" aveva detto il presidente Usa. Meloni aveva replicato immediatamente sui social, definendo quelle frasi relative allo scatto al G7 "totalmente inventate" e dicendosi anche "allibita" per l’atteggiamento del leader americano verso gli alleati.  

Lo scontro aveva portato anche alla telefonata di solidarietà del Capo dello Stato Sergio Mattarella alla premier e all'annullamento della visita negli Stati Uniti del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva giudicato le parole di Trump "gravi e offensive per tutta l’Italia". 

 

20 giu 2026

Per recarsi in ufficio se ne va uno stipendio all'anno, i conti della Cna

(Adnkronos) - Risparmiare 300 euro al mese di affitto può costare oltre 2mila euro l’anno tra carburante, manutenzione e spostamenti. In alcune città il 90% del risparmio viene assorbito dalla mobilità. Sempre più persone sono costrette ad allontanarsi dai grandi centri urbani per trovare abitazioni a prezzi sostenibili, ma il risparmio sull’affitto viene spesso eroso dall’aumento delle spese necessarie per raggiungere il posto di lavoro. È quanto emerge da una analisi della Cna sul rapporto tra costo della casa, mobilità e mercato del lavoro. Una famiglia che sceglie di trasferirsi fuori città per risparmiare 300 euro al mese sul canone di locazione può arrivare a sostenere oltre 2.000 euro annui aggiuntivi tra carburante, manutenzione del veicolo, pneumatici, parcheggi e altre spese di mobilità. In questo modo oltre la metà del beneficio ottenuto sull’affitto rischia di essere assorbito dai costi necessari per raggiungere il luogo di lavoro. Il fenomeno assume dimensioni diverse a seconda dei territori. Nelle grandi aree metropolitane il trasferimento nella cintura urbana continua a garantire un vantaggio economico significativo, ma molto inferiore a quello che appare a prima vista. 

A Milano, ad esempio, un nucleo familiare può risparmiare mediamente circa 5.400 euro l’anno sul canone di locazione scegliendo un’abitazione fuori città, ma oltre 2.300 euro vengono assorbiti dai maggiori costi di mobilità. Il beneficio reale si riduce così a poco più di 3.000 euro annui. A Roma il risparmio teorico sull’affitto sfiora i 4.800 euro l’anno ma il costo aggiuntivo degli spostamenti supera i 2.200 euro, riducendo il vantaggio effettivo a circa 2.600 euro. Situazione analoga a Firenze e Bologna, dove oltre la metà del beneficio derivante da un affitto più basso viene erosa dai costi necessari per raggiungere il luogo di lavoro. Nelle città medie il quadro è ancora più critico. A Bari, Napoli, Perugia e Ancona il risparmio sull’affitto viene assorbito per oltre due terzi dalle spese di mobilità. In alcuni territori del Mezzogiorno il vantaggio economico residuo si riduce a poche centinaia di euro l’anno. A Potenza, Catanzaro, Salerno e Lecce fino all’85-90% del risparmio ottenuto sul canone rischia di essere cancellato dal costo degli spostamenti quotidiani. 

La situazione è ancora più pesante per gli artigiani e le piccole imprese che operano quotidianamente sul territorio. Installatori, impiantisti, manutentori, elettricisti e serramentisti non si limitano a raggiungere il luogo di lavoro: il lavoro stesso si svolge in movimento, tra clienti, cantieri, fornitori e interventi di assistenza. Secondo le elaborazioni della Cna, un serramentista percorre mediamente circa 20mila chilometri all’anno sostenendo costi di mobilità che possono superare i 4.500 euro per veicolo. Per un elettricista che opera quotidianamente sul territorio la spesa annua sale a circa 5.600 euro, mentre per termoidraulici e manutentori, che percorrono mediamente 30milachilometri l’anno, il conto può raggiungere i 6.700 euro. La situazione più onerosa riguarda gli installatori di impianti che, tra sopralluoghi, cantieri e assistenza tecnica, arrivano a percorrere fino a 35mila chilometri l’anno. Per queste imprese il costo della mobilità può sfiorare gli 8mila euro annui per ciascun veicolo operativo. “Casa e lavoro stanno diventando due poli sempre più distanti – sottolinea il presidente Cna Dario Costantini – servono risposte coordinate. Oltre alle politiche abitative sono necessari interventi sul piano delle infrastrutture e per alzare quantità e qualità dell’offerta di trasporto pubblico locale”. 

20 giu 2026

Fii, Geary: “L’Europa ha risparmi, la sfida è trasformarli in capitale per innovazione”

(Adnkronos) - Gli investitori globali restano positivi sugli Stati Uniti, ma iniziano a diversificare di più verso Europa e Giappone. Scott Geary, vice chair di Wellington Management, lo spiega durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, descrivendo le tendenze che attraversano patrimoni, asset allocation e settori strategici. 

Il grande interrogativo dei clienti globali riguarda l’esposizione agli Stati Uniti. Molti portafogli sono stati fortemente sovrappesati sull’America, e per Geary ci sono buone ragioni: innovazione tecnologica, resilienza dei consumatori, forza degli utili aziendali. La posizione sugli Usa resta quindi positiva, ma la ricerca di diversificazione sta diventando più forte. 

L’Europa rientra in questo movimento. Il continente sta passando da un modello trainato dall’efficienza a uno più orientato alla resilienza, e da una logica basata sulle esportazioni a una crescita più domestica. In passato il successo europeo si reggeva su tre pilastri: esportazioni verso Cina e Stati Uniti, energia a basso costo dalla Russia, ombrello di sicurezza americano. Tutti questi presupposti stanno cambiando. 

La domanda cinese è più debole, il rapporto con gli Stati Uniti è condizionato da tariffe e tensioni commerciali, l’energia non è più solo una questione di prezzo ma di sicurezza nazionale. Anche sulla difesa l’Europa difficilmente potrà continuare a delegare come in passato. Questo apre un ciclo di ricostruzione di capacità interne. 

Le opportunità più rilevanti emergono in energia e difesa. Sulle rinnovabili l’interesse resta, ma può oscillare. Quando però l’energia diventa sicurezza nazionale, aumentano gli investimenti in reti, potenza, accumulo e infrastrutture. Sul fronte della difesa crescono manifattura avanzata, aerospazio e ingegneria. 

Il nodo è il capitale. Per Geary l’Europa non manca di risparmio delle famiglie. Il problema è che molta liquidità resta ferma in depositi o strumenti a basso rendimento. Si crea così un paradosso: carenza di capitale per innovazione e investimenti, ma surplus di risparmio nei bilanci delle famiglie. La sfida è mettere insieme questi due estremi. 

Asset manager e asset owner avranno un ruolo crescente in questo passaggio. Anche l’industria della gestione del risparmio sta vivendo una trasformazione profonda, sia sul lato dei clienti sia su quello dei prodotti. La ricchezza retail diventa una fonte di capitale sempre più importante, mentre crescono Etf, Etf attivi, mercati privati e prodotti che combinano pubblico e privato. 

Per Geary, la capacità di incanalare il risparmio europeo verso aree più innovative sarà uno dei fattori decisivi per finanziare la nuova agenda industriale, energetica e difensiva del continente. 

20 giu 2026

Gp Repubblica Ceca, Ogura in pole position davanti a Di Giannantonio e Bagnaia

20 giu 2026

Fii, Ben Amor: "Creatività e pensiero critico non vanno consegnati all’intelligenza artificiale"

(Adnkronos) - L’intelligenza artificiale può aiutare l’educazione, ma alcune competenze devono restare patrimonio umano e non possono essere delegate alle macchine. Yanis Ben Amor, executive director del Center for Sustainable Development della Columbia University, lo spiega durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, presentando il lavoro realizzato con Fii Institute sulle “non-negotiable skills”.  

La domanda di partenza riguarda il rischio che insegnanti e professori finiscano per trasferire all’AI alcune capacità che i bambini non impareranno più. Non sarebbe la prima volta nella storia. Ben Amor cita il calcolo mentale: un tempo era considerato una competenza indispensabile, poi l’arrivo delle calcolatrici e degli smartphone lo ha reso molto meno praticato. 

Con l’intelligenza artificiale il rischio è più ampio. Per questo, negli ultimi due anni, un lavoro internazionale con oltre 40 università, molte anche del Global South, ha cercato di individuare le competenze che ogni bambino dovrebbe continuare ad apprendere “da ora e per sempre”. Tra queste ci sono creatività e pensiero critico, ma il rapporto ne individua più di nove, accompagnandole con casi concreti per spiegare perché debbano essere protette. 

Il ragionamento si allarga poi all’impatto dell’AI sul lavoro. Ben Amor ricorda che la partnership tra Columbia e Fii Institute osserva quattro ambiti: educazione, etica, sanità e macroeconomia. Sulla dimensione occupazionale, il lavoro è guidato da Jeffrey Sachs, con due rapporti dedicati all’impatto sui posti di lavoro. 

Un primo effetto sembra già visibile negli Stati Uniti, soprattutto tra i laureati alla ricerca di un primo impiego: le offerte sono diminuite. Ma attribuire tutto all’AI sarebbe troppo semplice. Una spiegazione è che la produttività dei team già presenti nelle aziende sia aumentata, riducendo la necessità di assumere nuove persone. Un’altra riguarda il quadro economico generale, segnato da crisi successive e da un clima di incertezza che spinge le imprese a rallentare le assunzioni. 

Secondo Ben Amor, molte aziende preferiscono spiegare tagli o mancate assunzioni con l’AI perché appare una motivazione più moderna e meno problematica da comunicare rispetto a una difficoltà economica. Solo un periodo di normalizzazione permetterà di capire quanto l’impatto sia davvero legato alla tecnologia. 

La storia delle innovazioni tecnologiche suggerisce comunque prudenza. Ogni grande evoluzione ha cancellato alcuni lavori, ma ne ha anche creati altri che prima non esistevano. Il “prompt writer” è un esempio: dieci anni fa sarebbe stato un mestiere incomprensibile ai più. L’AI, quindi, non porta solo rischi, ma anche opportunità oggi difficili da immaginare. 

20 giu 2026

Fii, Bondevik: "Ho cambiato idea sull'Ue, e in Norvegia serve un nuovo dibattito"

(Adnkronos) - La Norvegia è rimasta per decenni europea senza entrare nell’Unione europea. Ma il nuovo contesto geopolitico riapre una discussione che sembrava chiusa dopo due referendum contrari. Kjell Magne Bondevik, ex primo ministro norvegese, lo racconta durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma. 

Bondevik non dà per scontato che oggi la maggioranza dei norvegesi voglia cambiare posizione, ma riconosce la necessità di un nuovo dibattito. La sua evoluzione personale è significativa: votò no ai referendum del 1972 e del 1994, pur non essendo mai stato totalmente contrario. Oggi la sua posizione si è ribaltata: prevale l’idea che la Norvegia debba guardare con maggiore favore all’adesione o comunque a un rapporto più stretto con l’Europa. 

Il motivo principale è il cambiamento del quadro internazionale. La Cina è sempre più ambiziosa e investe molto anche in Europa. La Russia, storicamente vicina con cui Oslo aveva convissuto in modo pacifico, è diventata un vicino aggressivo e imprevedibile. Gli Stati Uniti, intanto, mostrano una tendenza più nazionalistica e un certo distacco dall’Europa e dalle organizzazioni internazionali. 

In questo scenario, l’Europa rischia di essere compressa tra grandi potenze. Ma non è debole come spesso si racconta: l’economia dell’Unione europea insieme a quella del Regno Unito ha una dimensione paragonabile a quella degli Stati Uniti ed è ancora superiore a quella cinese. Per Bondevik, il potenziale europeo esiste, ma va rafforzato. 

La sicurezza è una parte centrale del ragionamento. Ma non è l’unica. Anche sul clima la prospettiva norvegese è cambiata. Nel 1994 molti temevano che l’ingresso nell’Ue avrebbe frenato le politiche climatiche di Oslo. Oggi la realtà appare diversa: l’Unione è spesso all’avanguardia, mentre la Norvegia arriva dopo. 

Il discorso si collega anche al fondo sovrano norvegese, uno dei più grandi al mondo e uno degli strumenti che hanno reso il Paese così ricco. La regola resta quella di non prelevare direttamente dal fondo, ma di utilizzare al massimo il 3% del rendimento annuo nel bilancio pubblico. Con la crescita enorme del patrimonio, anche questa quota è diventata molto significativa. 

Il fondo mantiene criteri etici di investimento e un consiglio che fornisce indicazioni al governo e alla gestione patrimoniale, anche per ritirare investimenti da società che violano valori fondamentali. Ma il nuovo contesto internazionale impone una revisione. Le regole etiche restano importanti, ma vanno adattate a una situazione politica segnata da guerre, tensioni e nuove priorità strategiche. 

20 giu 2026

Fii, Hovland: "Il futuro dell’AI sarà controllare dati e modelli senza kill switch esterni"

(Adnkronos) - La sovranità dell’intelligenza artificiale non riguarda solo i modelli, ma l’intera infrastruttura software che consente di controllare dati, calcolo e deployment. Bjorn Hovland, ceo di CIQ, lo spiega durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, collocando il tema dentro la competizione geopolitica sui modelli frontier. 

CIQ lavora sul livello infrastrutturale sotto i modelli. La società è tra i principali sostenitori di Rocky Linux, una delle distribuzioni Linux più diffuse nei carichi di lavoro legati all’AI, e sviluppa prodotti ottimizzati per automazione e orchestrazione. L’obiettivo è consentire un controllo locale e sovrano dell’infrastruttura AI, indipendentemente dal fatto che questa si trovi in un data center proprietario o presso hyperscaler come Google e Aws. 

Per Hovland, nei prossimi tre-cinque anni si vedrà una spinta molto forte verso il controllo locale dell’intelligenza artificiale. I modelli frontier restano nelle mani di pochi soggetti e possono essere condizionati da decisioni politiche o regolatorie. L’episodio legato a Mythos, con un’azione del governo statunitense che ne ha limitato l’accesso, viene indicato come esempio del rischio di dipendenza. 

La risposta può arrivare dai modelli open weight e open source. Secondo Hovland, queste soluzioni tendono a restare indietro di 6-12 mesi rispetto ai modelli frontier, ma il divario si riduce nel tempo. Capacità oggi disponibili solo in sistemi chiusi possono quindi arrivare nell’ecosistema aperto nell’arco di pochi mesi. 

È in questo spazio che strumenti come quelli di CIQ diventano rilevanti: permettono a governi, imprese e organizzazioni di usare quei modelli, adattarli, addestrarli e implementarli mantenendo controllo locale su dati e capacità di calcolo. La questione non è soltanto tecnica, ma strategica: evitare di dipendere da soggetti esterni che possano spegnere o limitare l’accesso a tecnologie essenziali. 

Gli eventi come Fii Priority Europe, nella visione di Hovland, servono anche a portare la discussione sull’AI verso una dimensione più sovrana. Non solo per i panel pubblici, ma per la concentrazione di decisori, leader, investitori e tecnologi nello stesso luogo. Le conversazioni più importanti spesso avvengono fuori dal palco, negli incontri riservati, dove si costruiscono relazioni e si scambiano idee in modo più diretto. 

La corsa all’AI resta geopolitica, ma il suo esito dipenderà anche da chi saprà offrire controllo, interoperabilità e indipendenza. Il futuro, conclude Hovland, apparterrà alle società che permettono di addestrare, adattare e distribuire intelligenza artificiale senza dipendere da parti esterne con un “kill switch”. 

20 giu 2026

Mondiali, perquisizioni choc alla Germania: cos'è successo

20 giu 2026

Fii, Ling Ge: "Le vere aziende AI saranno quelle che risolvono problemi reali"

(Adnkronos) - Nel pieno della corsa globale all’intelligenza artificiale, non tutte le aziende che si definiscono “AI company” riusciranno a creare valore. Per Ling Ge, chief investment and strategy officer di Tencent, la distinzione emergerà guardando alla capacità di risolvere problemi importanti e di lungo periodo. Lo spiega durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma. 

Costruire prodotti sopra un grande modello linguistico è ormai alla portata di molti. Il vero vantaggio competitivo nasce da una combinazione più profonda: dati proprietari, competenza verticale dei fondatori, solidità tecnica e capacità di integrarsi nei flussi di lavoro reali degli utenti. È questa, per Tencent, la base del “moat” tecnologico, cioè della protezione competitiva di un’impresa. 

Ling Ge guarda oltre l’attuale ondata di applicazioni generative. Internet ha cambiato il modo in cui accediamo all’informazione, il mobile ha trasformato l’accesso ai servizi. La prossima grande opportunità, nella sua lettura, sarà l’AI come acceleratore della scoperta scientifica e della conoscenza. 

Il tema le è vicino anche per il suo percorso accademico, con un dottorato a Oxford in quantum computing. L’intelligenza artificiale applicata alla scienza può contribuire a rendere realtà campi oggi ancora difficili, dal quantum computing alla fusione nucleare. L’Europa, su questo fronte, ha un patrimonio enorme: circa 500 premi Nobel e una profondità scientifica che resta tra le più importanti al mondo. 

La domanda è come trasformare queste scoperte in imprese da mille miliardi. La forza scientifica europea non basta, se non viene collegata a capitali, infrastrutture, talento imprenditoriale e capacità di esecuzione. 

Tencent usa un criterio sintetico per valutare gli investimenti: le “3 P”, people, problem, perspective. Prima vengono le persone: fondatori ambiziosi, capaci di vedere i trend prima che diventino evidenti, imparare rapidamente, adattarsi, eseguire con velocità e mantenere una visione di lungo periodo. 

Poi c’è il problema. Non basta aumentare l’efficienza di un consumatore o di un lavoratore con un prodotto basato su modelli linguistici. L’investitore deve chiedersi se quel prodotto sarà ancora rilevante tra uno o tre anni, se serve davvero gli utenti e se migliora nel tempo grazie ai dati e all’integrazione nei processi. 

Infine conta la prospettiva dell’ecosistema. Tencent investe in AI da oltre dieci anni e guarda alle società anche come operatore, non solo come investitore. L’esperienza di WeChat, con 1,4 miliardi di utenti e milioni di mini-programmi, offre un osservatorio privilegiato su come i prodotti possano imparare dai dati, diventare più intelligenti e costruire vantaggi competitivi durevoli. 

20 giu 2026

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