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27 giu 2026

Ultimo a Tor Vergata, conto alla rovescia per il concerto dei record

(Adnkronos) - Manca una settimana. Sette giorni che, per un quarto di milione di persone, hanno il sapore dell'ultimo chilometro di una maratona emotiva. Il 4 luglio non è più una data sul calendario, ma un punto d'arrivo. È 'Il giorno che aspettavo', per dirla con le parole di chi questo evento lo ha sognato, scritto e infine reso reale: Niccolò Moriconi, in arte Ultimo. A Tor Vergata, la periferia romana si sta trasformando nel cuore pulsante di un raduno generazionale. Il concerto-evento 'Ultimo 2026 – La favola per sempre' è una realtà imponente che cresce giorno dopo giorno. E mentre una macchina produttiva colossale assembla un palco lungo 140 metri, con torri alte come palazzi e una firma luminosa sospesa a 60 metri da terra, c'è chi ha già piantato le proprie radici. Con dieci giorni d'anticipo, i fan più irriducibili sono già lì, armati di tende e di una devozione che sfida il caldo torrido di questi giorni. Un atto d'amore così estremo da spingere la stessa etichetta del cantautore, la Ultima Records, a lanciare un appello quasi paterno: "Vi invitiamo a non esporvi alle temperature proibitive, evitate di mettervi in fila con troppo anticipo". Un richiamo alla prudenza che, paradossalmente, certifica la portata di un affetto che non conosce misura. 

Questo concerto non nasce dal nulla. È il culmine di un percorso, l'apice di una narrazione che Ultimo ha costruito canzone dopo canzone in 10 anni di carriera. E arriva accompagnato da un nuovo album, 'Il giorno che aspettavo', interamente scritto e prodotto da Niccolò Moriconi che ha debuttato direttamente al primo posto della classifica Fimi/Niq. Un disco intimo, quasi una mappa della sua pelle, dove ogni brano è legato a uno dei suoi tatuaggi. E il titolo stesso, 'Il giorno che aspettavo', è chiaramente un riferimento diretto al 4 luglio: “Sia quello del 2026, dove farò il mega concerto di Tor Vergata davanti a 250.000 persone, sia il 4 luglio del 2019, una data che ho tatuata sul collo, quella del mio primo Stadio Olimpico”, ha detto l'artista.  

Ma se l'anima dell'evento è nella musica e nell'artista, il suo corpo è la città di Roma, che si prepara a un'invasione pacifica ma complessa. L'impatto è già tangibile: fan accampati da giorni e strutture ricettive nei pressi dell'area esaurite da mesi. Di fronte a questo esodo, la Capitale ha messo in campo un piano logistico senza precedenti. Il fulcro sarà il trasporto pubblico: le metropolitane resteranno aperte tutta la notte e il biglietto di ritorno sarà incluso nel costo del concerto, un incentivo a lasciare l'auto a casa. Dalle stazioni di Anagnina (Metro A) e Giardinetti (Metro C) partiranno navette gratuite e percorsi pedonali sicuri. Per chi sceglierà l'auto, la regola è una sola: prenotazione obbligatoria del parcheggio.  

Il 2 luglio, le porte delle prove generali si apriranno per le persone con disabilità, un gesto di inclusione che anticipa l'abbraccio collettivo di due giorni dopo. Sarà un'anteprima della magia, prima della grande storia. Il conto alla rovescia è quasi finito: il 4 luglio, Niccolò e il suo popolo si incontreranno a metà strada, in un punto esatto tra la favola e la realtà, per scrivere un capitolo che, comunque vada, è già nella storia.  

27 giu 2026

Milano Pride, al via il corteo. Schlein: "Omotransfobia ha ucciso Mirko Moriconi"

(Adnkronos) - Con il termometro che prima della partenza segna 38 gradi, 42 percepiti, ha preso il via il corteo di Milano Pride. Quella di quest’anno sarà la parata forse più calda di sempre. E i partecipanti si sono adeguati: il ventaglio arcobaleno è il must della 25esima edizione e il beachwear va per la maggiore.  

"Meglio liberi che accaldati”, dice Fabiana, arrivata da Concorezzo, nel Milanese, insieme a un gruppo di amiche, per partecipare al Pride. Sono tutte in bikini, per cercare di resistere alle temperature record di questo giugno. Proprio per l’emergenza caldo, gli organizzatori alla vigilia hanno deciso di posticipare la partenza di un paio d’ore, proprio per evitare il sol leone del primo pomeriggio e garantire a chi manifesta qualche cono d’ombra in più.  

È stata predisposta anche una mappa con le fontanelle, le zone riparare e i checkpoint sanitari. “Utilissima”, garantiscono i tanti che l’hanno scaricata. Così come è piaciuta la scelta di posticipare la partenza. “È stato giusto così”, dice Luca, arrivato da Bergamo. “Certo però si potrebbe ragionare di anticiparlo i prossimi anni ad aprile o maggio, quando c’è più fresco”, valuta Salvatore, ricevendo segni di approvazione dagli amici, che si lamentano: “Si muore dal caldo”. Cancellate l’appuntamento come a Parigi però sarebbe stato sbagliato, concordano tutti, “perché per i diritti l’importante è esserci”. 

 

Elly Schlein, a sorpresa, si è presentata alla parata di Milano Pride. La segretaria dem, che negli anni passati non aveva mai mancato l’appuntamento, quest’anno non lo aveva previsto nella agenda, dove invece figura una partecipazione alla festa dell’unità di Parma alle 19. 

Nonostante il caldo record, però, Schlein ha voluto partecipare alla parata milanese, che proprio quest’anno festeggia il 25esimo anniversario. La segretaria, in jeans e camicia azzurra, è al carro del Pd, tra chiacchiere e balli, prima della partenza del corteo. Probabilmente, proprio per l’appuntamento a Parma, non sfilerà per l’intero percorso di tre chilometri, fino all’Arco della Pace. 

A margine del Milano Pride, Schlein ha ricordato Mirko Moriconi, il 24enne ucciso nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno, dal padre, per la sua omosessualità: "L'omotransfobia uccide. Purtroppo ha ucciso anche Mirko Moriconi, che aveva deciso di chiamarsi Michelangelo Andreoni, ucciso a colpi di fucile, da suo padre, insieme alla madre”.  

Mirko Moriconi, ha ricordato, “qualche tempo fa aveva anche denunciato sui social ‘per mio padre meglio morto che gay’. L'omotransfobia purtroppo uccide e penso che davanti a questa tragedia bisogna che rifletta tutta la società e tutta la politica, perché qualcuno ancora si chiede che senso abbia fare i Pride. Questo è il senso: cambiare la cultura in un Paese dove l'omotransfobia purtroppo continua a fare vittime”.  

Sono “l'odio e la discriminazione delle persone Lgbtq+ che portano alla violenza, violenza in tante forme, fisica, mentale e dobbiamo tenerne conto. E qualcuno - ha osservato Schlein - ancora si stupisce del perché noi vogliamo una legge contro l'odio, contro l'omobilesbotransfobia come era il Ddl Zan, che è stato affossato in Parlamento. E qualcuno si stupisce se vogliamo prevenire queste forme di violenza, di stereotipi discriminatori, approvando l'educazione alle differenze e all'affettività obbligatoria in tutti i cicli scolastici. Ecco sono questi i motivi perché purtroppo troppe persone ogni giorno sono vittime di discriminazione per quello che sono e non lo possiamo accettare, perché si tratta di diritti fondamentali delle persone”, ha concluso. 

“Il nostro Paese è stato tra quelli più retrogradi sul riconoscimento dei diritti Lgbtq+. Siamo scivolati alla posizione 36 su 49 in Europa. Un dato impressionante”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, citando a margine del Milano Pride la classifica annuale fatta da Ilga-Europe.  

“Noi vogliamo portare l'Italia in Europa, più vicino a quei Paesi europei che invece hanno già approvato leggi contro l'odio, hanno già il matrimonio egualitario, il riconoscimento dei diritti delle figlie e dei figli delle coppie omogenitoriali. È questo che bisogna fare”, ha detto Schlein, aggiungendo che “una società più inclusiva è anche quella più sicura per tutti e per tutte, perché non marginalizza e non discrimina nessuno. Quindi noi proseguiremo in queste battaglie. Sapendo che purtroppo oggi con questa destra al governo non abbiamo i numeri in Parlamento, ma non vuol dire che non continueremo a batterci per riuscire ad approvare le leggi che servono”.  

Schlein ha assicurato poi che “noi lo faremo naturalmente assumendo anche un impegno come abbiamo fatto recentemente in un incontro con le associazioni, con anche le altre forze dell'alleanza progressista dove c'è una buona convergenza su questi temi. Sicuramente, dovremo cambiare noi le cose visto che con questa maggioranza mi sembra difficile molto difficile fare passi avanti, anzi se ne stanno facendo di indietro come l'approvazione del pessimo ddl Valditara, che fa il contrario di quello che servirebbe, cioè la prevenzione del bullismo in ogni forma, perché limita fortemente e addirittura nei primi anni di scuola proibisce l'educazione all'affettività alle differenze al rispetto. E invece ce ne è molto bisogno, come ci chiedono studentesse e studenti con la loro stessa voce”. 

27 giu 2026

Elly Schlein al Pride di Milano: "Omotransfobia uccide"

(Adnkronos) - "L'omotransfobia uccide. Purtroppo ha ucciso anche Mirko Moriconi, che aveva deciso di chiamarsi Michelangelo Andreoni, ucciso a colpi di fucile, da suo padre, insieme alla madre". Queste le prime parole della segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine del Milano Pride. Mirko Moriconi, ha ricordato facendo riferimento al recente duplice omicidio a Camaiore, "qualche tempo fa aveva anche denunciato sui social 'per mio padre meglio morto che gay'. L'omotransfobia purtroppo uccide e penso che davanti a questa tragedia bisogna che rifletta tutta la società e tutta la politica, perché qualcuno ancora si chiede che senso abbia fare i Pride. Questo è il senso: cambiare la cultura in un Paese dove l'omotransfobia purtroppo continua a fare vittime". 

Sono "l'odio e la discriminazione delle persone Lgbtq+ che portano alla violenza, violenza in tante forme, fisica, mentale e dobbiamo tenerne conto. E qualcuno - ha osservato Schlein - ancora si stupisce del perché noi vogliamo una legge contro l'odio, contro l'omobilesbotransfobia come era il Ddl Zan, che è stato affossato in Parlamento. E qualcuno si stupisce se vogliamo prevenire queste forme di violenza, di stereotipi discriminatori, approvando l'educazione alle differenze e all'affettività obbligatoria in tutti i cicli scolastici. Ecco sono questi i motivi perché purtroppo troppe persone ogni giorno sono vittime di discriminazione per quello che sono e non lo possiamo accettare, perché si tratta di diritti fondamentali delle persone", ha concluso. 

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