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SuperEnalotto, estrazione di oggi 17 ottobre 2026: numeri vincenti

(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso di oggi del SuperEnalotto. Quattro punti '5' hanno incassato rispettivamente 47.520,55 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei punti '6' è di 42,8 milioni di euro. 

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

La combinazione vincente è: 23, 25, 37, 55, 77, 86 numero Jolly 80 e numero SuperStar 50. 

17 ott 2026

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17 ott 2026

The Voice Senior, la storia di Francesca Magnelli: "Ho rincorso la mia identità per 30 anni"

(Adnkronos) - Lacrime e commozione a The Voice Senior. Tra i concorrenti che si sono esibiti nel corso della puntata andata in onda ieri non è passata inosservata Francesca Magnelli che ha portato sul palco voce, grinta e una storia che ha commosso i giudici.  

La concorrente si è presentata con il brano 'La fine' di Nesli e ha convinto alle prime note Arisa, che è stata la prima a girarsi. Seguita poi da Fiorella Mannoia, da Clementino e Rocco Hunt, ricevendo la standing ovation dal pubblico. "Io sono Francesca, in arte Francis. Ho 62 anni e vengo da Lucca. Ho un percorso di vita un po' particolare perché i primi 30 anni li ho passati a rincorrere la mia vera identità, artistica e personale. Poi sono rinata come Francesca".  

L'artista ha spiegato il motivo per cui ha scelto di cantare il brano di Nesli, rivisitato da Tiziano Ferro: "Racconta molto del mio vissuto e la sento profondamente mia. 'Chiedo scusa a chi ho tradito e fanculo a ogni nemico', dedicata a tutti quelli che hanno pensato che non riuscissi a fare questo percorso e avere questo coraggio". 

 

 

Una storia di sofferenza e riscatto che è arrivata dritta nel cuore dei giurati, in particolare in quello di Clementino che emozionato ha aggiunto: "Ho sentito l'emozione quando ero ancora girato. Tutti vogliamo essere migliori, mi hai emozionato tanto". Arisa poi le ha proposto di duettare insieme sulle note de 'La donna cannone' e dopo il brano Francis ha scelto il suo coach: "Dopo questo duetto come faccio? Scelgo Arisa". 

17 ott 2026

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17 ott 2026

Alex Baudo, l'abbraccio con Katia Ricciarelli e il ricordo di papà Pippo: "Ho scoperto a 30 anni di essere suo figlio"

(Adnkronos) - Nel ricordo di Pippo Baudo, il figlio Alex e Katia Ricciarelli si sono rincontrati a Verissimo. Nella puntata andata in onda oggi, sabato 17 ottobre, Alex Baudo ha ricordato di aver scoperto di essere figlio del conduttore soltanto quando aveva 30 anni. Alex è nato nel 1962 dalla relazione di Pippo Baudo con Mirella Adinolfi ed stato riconosciuto ufficialmente dal conduttore nel 1996, quando Pippo Baudo era sposato con Katia Ricciarelli. 

La madre Mirella era sposata con Tullio Formosa, che ha cresciuto Alex come fosse suo vero padre. A raccontargli la verità fu proprio il padre Tullio: "Si ammalò e decise di raccontarmi la verità, anche perché molti personaggi dello spettacolo lo sapevano e voleva che io lo sapessi da lui. La mia reazione è stata tremenda", racconta Alex che ricorda di essere sprofondato nel buio più totale. "Non ero ancora stato riconosciuto da Pippo, stavo vivendo una crisi matrimoniale e mio padre Tullio è morto. Prendevo medicinali e bevevo, una sera sono crollato. Mi ha trovato un mio amico. Ho cominciato a fare la terapia per diversi anni. E oggi sono qui". 

Katia Ricciarelli, ospite di Silvia Toffanin, ha ricordato di aver scoperto dai giornali che Alex fosse figlio di Baudo. "Mi ricordo di aver pensato: 'Gli assomiglia'". Il soprano assicura di non aver reagito male alla notizia che il marito avesse un figlio segreto: "Ero tranquilla, serena. Ho detto a Pippo: 'Tu hai avuto la tua vita e io la mia, non c'è problema'". Ma a distanza di anni ammette: "Avrei voluto saperlo prima". Il primo incontro tra Katia Ricciarelli e Alex Baudo è avvenuto però molti anni dopo. "Ci sentivamo al telefono, ma ci siamo incontrati per la prima volta cinque o sei anni fa", rivelano. 

17 ott 2026

Attentato a Ranucci, il Riesame: "Su Lavitola materiale investigativo granitico"

(Adnkronos) - “Il materiale investigativo” nei confronti di Valter Lavitola “risulta granitico” in merito “alla sussistenza di gravità indiziaria (…) anche tenuto conto delle ammissioni, seppure parziali”. E’ quanto scrivono i giudici del Riesame di Roma nelle motivazioni dell’ordinanza con cui lo scorso settembre hanno respinto le istanze delle difese confermando la misura cautelare in carcere per l’ex editore, mandante reo confesso dell’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. Con la decisione i giudici avevano anche confermato l’aggravante del metodo mafioso.  

Il Tribunale della Libertà sottolinea la “contraddittorietà” delle dichiarazioni rese da Lavitola in merito all’organizzazione dell’attentato dinamitardo. “In un primo momento, infatti, Lavitola ha affermato di avere conferito un incarico preciso, circoscritto al suo uomo di fiducia Clesio Tavares Gomes e cioè sparare lui stesso, senza coinvolgere altri, tre o quattro colpi contro il muro dell'abitazione del Ranucci; solo il giorno dopo l'attentato, dai mezzi di informazione, aveva scoperto che il coindagato non aveva seguito le sue istruzioni ed aveva fatto di testa sua, assoldando soggetti a lui ignoti che avevano posizionato l'ordigno presso l'abitazione del Ranucci”. In seguito però Lavitola “ha sensibilmente modificato la sua versione, affermando, in un primo momento, di avere accettato il rischio che il coindagato, in virtù delle sue pregresse esperienze non solo nel campo della sicurezza, ma anche in ambito militare internazionale, potesse discostarsi dalle sue indicazioni per poi sostenere di avere conferito al Clesio Tavares una sorta di ‘mandato in bianco’ perché ‘non gli ho detto fai così o è meglio non fare l'attentato’. Al di là delle incontestabili e rilevanti differenze fra le versioni offerte” da Lavitola, sottolineano i giudici nelle 31 pagine di motivazioni, “appare del tutto inverosimile che Clesio Tavares abbia di sua iniziativa modificato nel senso indicato le modalità esecutive dell'attentato senza consultare previamente il Lavitola. Ciò proprio in considerazione del rapporto che lega i due indagati, più volte ribadito dallo stesso Lavitola, di natura quasi filiale, di estrema fiducia reciproca; fiducia che non si comprende per quale ragione il coindagato avrebbe dovuto tradire, assumendosi le conseguenti gravi responsabilità ed anche i correlativi oneri economici”. 

Fra le bugie dette da Lavitola, per i giudici del Riesame c’è anche il sopralluogo effettuato da Lavitola e da Clesio Tavares davanti l'abitazione di Ranucci il 15 settembre 2025. “Sopralluogo negato da Lavitola sia in sede di prime dichiarazioni spontanee che di interrogatorio. Dall'analisi del traffico telefonico degli indagati” però è emerso che quel pomeriggio “Lavitola e Clesio Tavares si recavano in zona Torvajanica, dove si trova l'abitazione del Ranucci per poi immediatamente fare rientro a Roma”. Per i giudici inoltre resta confermata l’aggravante del metodo mafioso, in particolare per le “allarmanti modalità dell'azione (…) già di per sé evocative della forza intimidatrice del metodo mafioso e così infatti sono state percepite, nell'immediatezza, dalla persona offesa, che, in sede di denuncia e poi di sit, riferiva di essere stato oggetto nel corso degli ultimi anni di ripetute minacсе е avvertimenti connessi alla sua attività giornalistica e d'inchiesta anche in ambito di criminalità organizzata, motivo per cui gli era stata assegnata sin dall'agosto 2021 una misura di tutela personale”. I giudici evidenziano le “gravi modalità dell'azione, indicative di una personalità spregiudicata, con una propensione delinquere non comune, tenuto conto che il Lavitola incaricava il coindagato individuare esecutori materiali che, per pochi soldi, si prestavano a compiere il fatto in esame che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi considerato che le autovetture della persona offesa erano a gas”. Per il Tribunale della Libertà infine sussiste anche il pericolo di fuga dato che Lavitola, come emerso dalle intercettazioni, “a partire dal 1 luglio 2026, subito dopo l'esecuzione della misura nei confronti dei quattro esecutori materiali, era in procinto di partire per l'Africa”. Per i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, “le motivazioni del Riesame non convincono, in particolare sull’aggravante” e annunciano ricorso in Cassazione. 

 

17 ott 2026

Papa, il chirurgo rassicura: "Pieno recupero in una decina di giorni, non ci sono motivi per rinviare il viaggio in America Latina"

(Adnkronos) - “Una decina di giorni per il pieno recupero”. Tanto durerà la convalescenza del Papa dimesso oggi dal Gemelli, dopo un ricovero di cinque giorni per l’asportazione di un tumore maligno al polmone, calcola il chirurgo Stefano Margaritora che lo ha operato. “Trattandolo come una persona normale, dopo questi tipi di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, - ha spiegato il chirurgo ai media vaticani - essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato io credo che il Papa in un'altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato”.  

“Papa Leone è stato un paziente ideale. Non lo dico per piaggeria ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui, e non l’avrebbe dato neanche se si fosse chiamato Mario Bianchi. Sempre sereno, sempre sorridente, molto poco lamento di fronte a un dolore che comunque, malgrado tutte le manovre, sicuramente una persona prova. Ha seguito tutte le nostre tappe dal punto di vista dietetico, dal punto di vista fisioterapico”. Il chirurgo ha raccontato anche un particolare curioso: “Faceva sempre anche un pochino di più di quello che gli veniva richiesto. Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Noi gli abbiamo detto: 'Santo Padre, ci siamo noi'. E lui: 'Non importa, riesco a farlo, lo faccio'. Quindi, che cosa posso dire? È stato veramente un paziente assolutamente ideale”. 

 

“La scoperta del tumore maligno del polmone del Papa è stata assolutamente casuale, come purtroppo succede frequentemente, perché facendo degli esami di routine all'addome, è stato scoperto, in torace, alle basi polmonari, questa piccola macchietta” ha spiegato il chirurgo che ha operato il Papa al Gemelli, Stefano Margaritora. “Questo - ha detto ai media vaticani - è abbastanza normale, perché quando si fanno degli esami radiologici all'addome, dato che il diaframma è una specie di paracadute, si visualizzano normalmente le basi polmonari. Ma certamente, se questa piccola macchia fosse stata un pochino più alta, non sarebbe stata vista”. 

Il chirurgo, che ha definito il pontefice “paziente ideale”, ha spiegato che si è trattato di un intervento routinario: “Sarei disonesto a dire che era molto complicata per fare gesta eroiche. In realtà, l’intervento sul Santo Padre è stato un intervento di routine, nel senso che in casi simili, nel caso di un tumore del polmone di una certa dimensione, si deve togliere tutto il lobo in cui è contenuto. Nel caso del Santo Padre, il lobo inferiore del polmone destro. E quindi, da questo punto di vista, è stato un intervento di routine”. Il chirurgo si è detto soddisfatto del recupero post-operatorio del Pontefice: “Sì, di questo siamo veramente contenti, perché il Santo Padre, nell’ambito del suo recupero post-operatorio, ha messo veramente anima e corpo come le persone più motivate dopo questo genere di operazioni. E quindi la nostra assistenza nei suoi confronti è stata veramente minima, perché la sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile”. 

 

“Direi che non ci sono motivi clinici per cui” il viaggio del Papa in America Latina “non venga fatto” sostiene il chirurgo Stefano Margaritora. Dal punto di vista medico, quindi, il Papa può sostenere l’impegnativa trasferta in America Latina prevista dal 6 al 17 novembre prossimi. 

 

17 ott 2026

Cisgiordania, coloni israeliani attaccano convoglio di diplomatici europei

(Adnkronos) - Diplomatici europei attaccati da coloni israeliani in Cisgiordania. Secondo quanto si legge su Times of Israel, che cita la Radio dell'esercito, veicoli di diplomatici di Francia, Belgio e Polonia sono stati attaccati da coloni israeliani nel villaggio di Taybeh durante la raccolta delle olive. Secondo quanto riferito dalla radio dell'Esercito, che cita testimoni locali, sette coloni dal volto coperto hanno circondato il convoglio dei diplomatici, chiesto i documenti e distrutto il finestrino di un veicolo di proprietà del consolato belga. 

Un video, condiviso da uno dei diplomatici, mostra Bernand Baudoux, 78enne sindaco di sinistra di Aulnoue-Aymeries, nel nord della Francia, sdraiato per terra accanto alla macchina. Due diplomatici e un testimone locale hanno confermato la sua identità alla Afp. Uno dei diplomatici ha precisato che il sindaco non è in pericolo di vita. 

"Credo che se i coloni si comportano così ci sia una tolleranza da parte del governo israeliano". E' quanto ha poi detto all'Afp il sindaco Baudoux 

 

 

"Un sindaco francese è stato aggredito e un veicolo belga danneggiato. Il nostro team sta bene. I palestinesi affrontano ogni giorno questa violenza". Così il ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot, condanna "nei modi più forti' l'aggressione. "I coloni attaccano anche i giornalisti che fanno il loro lavoro e i diplomatici; raccogliere olive, trasmettere notizie o svolgere il proprio lavoro diplomatico non dovrebbe mettere nessun a rischio di attacco", aggiunge su X il ministro belga che afferma che "come potenza occupante le autorità israeliane devono proteggere i palestinesi, garantire la sicurezza di diplomatici e giornalisti e portare i responsabili di fronte alla giustizia". 

"L'impunità per i coloni deve finire", aggiunge spiegando che il Belgio "continuerà a fare pressioni per sanzioni contro i responsabili di queste violenze e contro chi li sostiene". "Questa violenza non può essere separata dalla politica illegale di Israele sugli insediamenti - conclude -. Il Belgio condanna l'espansione degli insediamenti e i tentativi di costringere con la forza i palestinesi a lasciare la loro terra. L'occupazione dei territori palestinesi deve finire". 

 

"L'esercito israeliano condanna il grave atto di violenza che ha avuto luogo nell'area di Taybeh, durante il quale rappresentanti diplomatici sono stati attaccati da rivoltosi israeliani". Così le Idf condannano l'attacco contro il convoglio, aggiungendo però che "la visita del consolato non era stata coordinata con l'Idf". "Questo coordinamento è importante per prevenire incidenti di questo tipo", continua il comunicato in cui afferma che da un primo controllo risulta che non vi fossero militari presenti al momento dell'attacco. 

I civile israeliano che accompagnava i diplomatici europei ha contattato il numero della sala operativa della brigata regionale, ha detto che però questa può ricevere "allarmi sono da personale di sicurezza e non da civili" per i quali vi sono "altri canali preposti per sporgere denunce". 

Intanto, anche la polizia israeliana "condanna le violenze di ogni tipo" e comunica che dopo aver ricevuto le immagini che testimoniano l'attacco dei coloni israeliani ai diplomatici europei "ha avviato un'indagine" per individuare i responsabili. 

"Senza nulla togliere alla gravità dell'incidente, è spiacevole che la visita non sia stata coordinata in anticipo con le Idf. Tale coordinamento avrebbe potuto contribuire a salvaguardare la sicurezza dei visitatori". E' quanto afferma il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar in un post su X in cui condanna l'attacco. 

"Un'indagine della polizia è stata aperta e investigatori del distretto di Giudea e Samaria sono sul posto a raccogliere elementi - ha aggiunto su X - il ministero degli Esteri è in contatto con gli ambasciatori dei Paesi coinvolti per assistere le forze dell'ordine che stanno lavorando per identificare gli aggressori e portarli davanti alla giustizia". 

Intanto, candidati dell'opposizione alle prossime elezioni del 27 ottobre subito dopo la notizia dell'attacco in Cisgiordania hanno puntato il dito contro "il governo Netanyahu-Smotrich" accusato di "farci affogare in un mare di terrore", come ha scritto su X il leader dei Democratici, Yair Golan, che ha ribadito che "dobbiamo combattere il terrorismo ebraico con il pugno di ferro, così come combattiamo il terrorismo palestinese". Anche il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, ha dichiarato che gli attacchi dei coloni in sono "terrorismo ebraico con il patrocinio del governo israeliano", sottolineando "che ancora una volta, in un solo giorno, i violenti deliquenti hanno attaccato cittadini stranieri, e questa volta diplomatici e funzionari eletti". 

 

17 ott 2026

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