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SuperEnalotto, numeri estrazione vincente oggi 6 novembre. I 5 vincono oltre 33mila euro

(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso SuperEnalotto di oggi, venerdì 6 novembre. In 4 hanno centrato il montepremi a disposizione dei Punti 5, portandosi a casa rispettivamente 32.961,39 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei Punti 6 sale così a 51.200.000,00 euro. 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

I numeri vincenti sono: 5, 20, 28, 47, 50, 67; Numero Jolly 87; SuperStar 14. 

6 nov 2026

Stephen Miller nuovo capo staff della Casa Bianca, Trump 'fa fuori' Susie Wiles

(Adnkronos) - Donald Trump cambia la 'formazione' della Casa Bianca dopo le disastrose elezioni di midterm 2026 e Stephen Miller diventa il nuovo capo dello staff. "Sono lieto di annunciare che Stephen Miller, attuale vicecapo dello staff dell'Amministrazione Trump e uno dei miei consiglieri più fidati, assumerà la carica di capo dello staff a partire da lunedì 9 novembre 2026", ha annunciato con un post su Truth il presidente Usa aggiungendo che Susie Wiles "ha fatto un lavoro eccellente". "Voglio ringraziarla per il servizio prestato in qualità di capo dello staff - si legge ancora nel messaggio - Ha fatto un ottimo lavoro!". 

''Stephen Miller è con me fin dall'inizio, è molto bravo dal punto di vista politico, ha fatto un eccellente lavoro, è un eccellente manager'', ha dichiarato Trump incontrando i giornalisti davanti alla Casa Bianca. 

''Anche se il mio ruolo cambierà, il mio impegno nei confronti del presidente e della missione rimarrà immutato'', ha scritto dal canto suo Susie Wiles su 'X'. ''Oggi è il mio ultimo giorno come Capo di Gabinetto della Casa Bianca. Servire il presidente Trump alla Casa Bianca è stato l'onore di una vita. Sono orgogliosa di aver fatto parte di ciò che abbiamo realizzato insieme, dalla messa in sicurezza dei nostri confini e alla riduzione delle tasse al rafforzamento della nostra economia e al mettere l'America al primo posto. Più di ogni altra cosa, sono grato alle persone straordinarie con cui ho avuto il privilegio di lavorare'', ha scritto Wiles su 'X'. 

Secondo il New York Times Trump sarebbe furioso con Wiles per la sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di Midterm. Il quotidiano la nomina di Miller indica la volontà del tycoon di rafforzare la sua agenda nei due anni che lo separano dalle presidenziali del 2028. Secondo fonti del Nyt, Miller per ottenere l'incarico ha posto una condizione al presidente Trump, ovvero che dovesse porre fine alla guerra con l'Iran. 

''Sono molto grato a Susie per la sua amicizia e il suo servizio al presidente e al nostro Paese. Stephen Miller è un patriota straordinario e farà grandi cose. Congratulazioni a lui per la meritata promozione!'', ha scritto il vicepresidente americano JD Vance su 'X'. 

6 nov 2026

Papa Leone XIV in Uruguay: "Fiero di essere americano e di esercitare il diritto di voto"

(Adnkronos) - Il Papa è arrivato in Uruguay, prima tappa del lungo viaggio in America Latina. Alle 16.19 (ora locale) di oggi, venerdì 6 novembre, l'aereo del Pontefice è atterrato all'aeroporto internazionale di Montevideo-Carrasco General Cesáreo L. Berisso. All'arrivo Leone XIV è stato accolto dal Presidente della Repubblica dell'Uruguay e da due bambini che gli hanno offerto dei fiori. 

 

“Sono fiero di essere americano e di esercitare il diritto di voto”. Il Papa, ai corrispondenti di testate statunitensi che hanno viaggiato sul volo papale verso l’Uruguay che domandavano del suo voto inviato per posta per le elezioni di Midterm in Usa, ha osservato: “Ho già fatto una dichiarazione su questo, sono fiero di essere americano e di esercitare il diritto di voto”. Mentre ha spiegato di non aver votato per il Perù, del quale è pure cittadino, non essendoci la “possibilità” tecnica per votare a distanza. Se avesse potuto, però, lo avrebbe fatto: “È una cosa buona”, ha detto come riportano i media vaticani. 

 

"So che molte persone erano dubbiose sulla riuscita di questo viaggio" ha sottolineato il Papa su volo che da Roma lo portava in Uruguay come riporta Vatican news. Il programma del viaggio in America Latina non ha subito modifiche nemmeno in seguito all’intervento chirurgico subito per l’asportazione di un tumore al polmone. "Ebbene, vi confesso che dal primo giorno non ho avuto alcun dubbio: ero convinto che il viaggio dovesse aver luogo. E sono davvero contento e dico grazie a Dio e ringrazio i meravigliosi assistenti medici che sono qui oggi. Posso dire di sentirmi piuttosto bene, voi ne siete testimoni”.  

Il Papa dove trova la forza di fare un viaggio tanto impegnativo in Sudamerica nonostante il recente intervento chirurgico? “Nella fede, il Signore è molto generoso con me”, ha detto ai media sul volo che lo portava in Uruguay. Il segreto? “Buoni medici e una vita sana”, ha osservato come riportano i media vaticani. 

 

A chi è malato di cancro, il Pontefice ha inviato un messaggio mirato: “Non avere paura, la diagnosi precoce è la strada migliore, quindi i controlli regolari sono una benedizione”, ha detto ai media sul volo che lo portava in Uruguay. 

Papa Leone - come riportano i media vaticani - ha spiegato inoltre di aver trascorso la degenza al Gemelli leggendo “il breviario, il libro di preghiere, i giornali” e di non aver ancora ripreso il tennis: “Non ancora, ma lo farò”, ha detto. 

A Lourdes, nel recente viaggio in Francia, il Papa ha pregato per la sua malattia? "In quel momento non c’era alcun segnale di problemi, sorprendentemente, per gli aspetti fondamentali, andava tutto bene. Ero molto più preoccupato per la salute delle persone che si trovavano lì", la risposta del Pontefice ai media che hanno viaggiato con lui verso l'Uruguay. E ora, dopo l’operazione, qual è l'urgenza del pontificato? "Un senso di impegno nel voler continuare a essere vicino a chi è malato, ma anche vorrei dire alla gente come la sanità deve essere un diritto per tutti", ha sottolineato come riportano i media vaticani. 

 

Il Papa, parlando di Ucraina e della tregua a Oleshky da lui auspicata e promossa ha commentato sul volo che lo portava in Uruguay: “Grazie a Dio per quanto si è riuscito a fare ma c’è ancora molto da lavorare per arrivare alla pace” come riportano i media vaticani. 

 

Libri, lettere, e doni di ogni genere per il Papa durante il passaggio tra i giornalisti sul volo che da Roma lo ha portato in Uruguay. Dal cappello tipicamente andino proveniente da Chuluchanas, primo approdo della sua missione in Perù, alla pallina da baseball dei White Sox di Chicago. Il Papa l'ha firmata e col giornalista che gli allungava il pennarello - riportano i media vaticani - ha scherzato: “Attenzione, mi sono giocato altre tonache così”. 

 

 

6 nov 2026

Roma, neonato ritrovato vicino all'altare di una chiesa: è in buone condizioni

6 nov 2026

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6 nov 2026

La Silicon Valley cerca un'altra giravolta. Ma i dem hanno il dente avvelenato

(Adnkronos) - C'è un discreto imbarazzo nella Silicon Valley, dove per due anni i più potenti imprenditori del pianeta hanno gareggiato per conquistare l'attenzione di Donald Trump. Donazioni elettorali, cene a Mar-a-Lago, finanziamenti per la nuova sala da ballo della Casa Bianca, il film su Melania Trump generosamente promosso da Amazon. In cambio, la promessa di lasciare correre l'intelligenza artificiale senza troppe regole. La scommessa è stata, dal punto di vista industriale e finanziario, vinta: mostrarsi entusiasti con il Commander-in-Chief ha portato in alcuni casi a decuplicare il valore in borsa.  

Dal lato politico, però, le cose non hanno girato allo stesso modo: dopo l'onda blu delle elezioni di metà mandato, ora i miliardari tecnologici stanno cercando un modo di farsi ricevere dai democratici. 

La storia ha precedenti illustri. La Silicon Valley fu il salotto buono di Barack Obama, finanziò Hillary Clinton e sostenne Joe Biden, salvo scoprire, tra antitrust e regolazione tecnologica, che il Partito democratico aveva smesso di essere un alleato così conveniente. Nel 2024 Elon Musk, Marc Andreessen e altri protagonisti del venture capital abbracciarono Trump, e Mark Zuckerberg, Jeff Bezos e diversi amministratori delegati si adeguavano al nuovo corso con maggiore prudenza. Alla cerimonia d'insediamento del 2025 sembrava la consacrazione di un'alleanza destinata a durare. È durata meno di due anni. 

La rivolta contro i padroni dell'AI 

Le midterm hanno consegnato ai democratici entrambe le camere del Congresso e diversi governatorati strategici. Ma soprattutto hanno rivelato qualcosa che i miliardari tecnologici avevano sottovalutato: l'AI è diventata un problema elettorale, e non soltanto per i democratici. 

In 40 dei 41 "referendum" locali, gli elettori hanno sostenuto limitazioni o blocchi alla costruzione di nuovi data center. Un fenomeno particolarmente evidente in Ohio, Texas e Georgia, dove i candidati democratici hanno trasformato il costo dell'elettricità, il consumo di acqua e gli sgravi fiscali concessi ai giganti tecnologici in temi di battaglia politica. In Texas Gina Hinojosa, nuova governatrice democratica, ha promesso una moratoria sui nuovi impianti. 

Le conseguenze sono tutt'altro che teoriche. Secondo Evercore ISI, Texas, Georgia e Ohio rappresentano oltre il 40% della capacità di data center pianificata negli Stati Uniti. Brad Gerstner, investitore della Silicon Valley, stima che fino al 35% delle nuove costruzioni previste per il prossimo anno potrebbe essere a rischio. 

A Wall Street il messaggio è arrivato con una certa brutalità: giovedì 5 novembre il Nasdaq ha perso il 5,5%, bruciando circa 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione. Non tutta colpa delle elezioni, naturalmente. Da mesi gli investitori si interrogano sulla sostenibilità degli investimenti nell'AI, sui debiti contratti per finanziarli e su un sistema in cui, come ha osservato la Banca dei regolamenti internazionali, quasi il 29% delle operazioni di investimento delle imprese AI riguarda altre imprese AI. Un circuito che funziona magnificamente finché tutti continuano a investire. 

Le prime giravolte, intanto, sono già cominciate. Giovedì OpenAI ha annunciato un "National Community Compact": maggiore trasparenza sui consumi energetici e idrici, niente accordi di riservatezza con le amministrazioni locali salvo eccezioni limitate, impegno a pagare interamente l'elettricità e gli aggiornamenti delle reti necessari ai propri data center. Un nuovo linguaggio, molto più vicino alle richieste dei democratici che alla deregolamentazione trumpiana.  

Sam Altman, che aveva donato un milione di dollari al fondo per l'insediamento di Trump, deve ora fare i conti con una situazione decisamente meno favorevole. Greg Brockman, presidente di OpenAI, aveva già rinunciato a versare altri 25 milioni di dollari a un comitato favorevole all'industria dell'AI, dopo le proteste interne dei dipendenti. 

Anche Meta si sta attrezzando. Il Financial Times racconta che Brian Rice, dirigente vicino ai democratici, ha assunto maggiore centralità dopo l'annuncio dell'uscita di Joel Kaplan, storico lobbista repubblicano. Palantir e Meta hanno cercato nuovi interlocutori a Washington, mentre OpenAI ha assunto Jessica Schumer, figlia del leader democratico al Senato Chuck Schumer. 

Dina Powell McCormick, presidente di Meta, ha ammesso al WSJ che costruire nuovi data center negli Stati Uniti diventerà molto più difficile, tanto da spingere le aziende a valutare investimenti all'estero. Ha però raccontato che uno dei governatori democratici appena eletti, nonostante una campagna contro i data center, l'ha già invitata a incontrarsi dopo l'insediamento per evitare di perdere investimenti e posti di lavoro. La politica ha i suoi principi, ma anche le sue bollette. 

La risposta non è scontata. Greg Casar, presidente del gruppo progressista alla Camera, ha avvertito che i democratici devono chiedere conto ai miliardari dell'AI del loro ruolo politico, non limitarsi a incassarne gli assegni. Il senatore Ed Markey ha promesso, scherzando, una tale quantità di mandati di comparizione che servirà piantare nuove foreste. 

Nel mirino ci sono Musk, i suoi contratti federali e il suo ruolo nell'amministrazione Trump, ma anche David Sacks, i rapporti tra industria e Casa Bianca e le decisioni favorevoli a Nvidia sulle esportazioni di chip verso la Cina. Elizabeth Warren chiede da tempo di convocare in audizione giurata Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia. 

La frattura è anche generazionale e politica. Figure come James Talarico in Texas, Abdul El-Sayed in Michigan e Jon Ossoff in Georgia hanno fatto dell'opposizione al potere dei miliardari uno dei temi della campagna elettorale. E Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn rimasto fedele ai democratici, ha già avvertito che le voci Maga della Silicon Valley non potranno più parlare a nome dell'intero settore. 

Naturalmente non tutti i democratici vogliono fermare l'AI, né il Congresso dispone di una strategia condivisa. Trump conserva il potere di veto, mentre governatori e amministratori locali possono intervenire sulle autorizzazioni. E un'economia che deve una parte importante della propria crescita agli investimenti tecnologici non può permettersi di bloccarli senza conseguenze. 

C'è poi un'ultima complicazione, che non sfugge ai diretti interessati: anche il Partito repubblicano comincia a prendere le distanze dai suoi ricchissimi sostenitori. Alcuni esponenti conservatori accusano i miliardari dell'AI di aver trascinato il partito in una battaglia impopolare, finanziando campagne e progetti che gli elettori non volevano. La Silicon Valley rischia così di ritrovarsi sgradita a entrambi gli schieramenti. 

FT cita un dirigente di una grande azienda tecnologica che ammette di voler fare "hedging", distribuire le proprie scommesse politiche, nell'eventualità che fra due anni siano i democratici a subire il contraccolpo elettorale. Una strategia comprensibile, visto che la politica americana è un tipo particolarmente volatile di investimento. 

La differenza, rispetto alle precedenti giravolte, è che stavolta non basta cambiare candidato. Bisogna convincere milioni di americani che la rivoluzione dell'AI porterà benefici anche a loro, e non soltanto a chi possiede i data center. Un'impresa forse più complicata di ottenere una cena alla Casa Bianca. 

6 nov 2026

Giustizia, esperienza negativa in un processo per più della metà degli italiani: il sondaggio

(Adnkronos) - Il 18,6% dichiara di aver avuto un'esperienza diretta in un procedimento giudiziario (6,3% penale e 12,3% civile): più della metà - il 50,3% - dichiara di aver avuto un 'esperienza negativa con la giustizia al di là dell'esito finale mentre il 25% sostiene di aver avuto un'esperienza positiva. E' quanto emerge dal sondaggio 'Giustizia e magistratura', realizzato da Only Numbers presentato nel corso degli "Stati generali dei garantisti" organizzati da Forza Italia alla Camera dei Deputati. Sono state realizzate mille interviste, con tecnica Cawi, e la rilevazione è avvenuta tra il 23 e il 26 ottobre scorso.  

Quanto ai livelli di fiducia quella nella magistratura è al 36,3% (22,3% tra gli elettori di centrodestra e 65,9% tra gli elettori del campolargo): emerge quindi un forte condizionamento dal giudizio politico; negli avvocati invece il livello di fiducia è al 35,2% (36,1% tra gli elettori di centrodestra e 49,3% tra gli elettori del campo largo). Per il 65% (81,9% elettori di centrodestra e 45,9% elettori del campolargo) sono insufficienti le conseguenze attuali quando un magistrato commette un errore grave mentre per il 14,6% sono adeguate e per il 3,2% sono troppo severe. Per il 36,2% lo strumento più efficace sarebbe la responsabilità civile diretta (percentuale che per gli elettori di centrodestra sale a 46,2%) mentre tra i rimedi per il 28% ci sono sanzioni disciplinari più incisive, per il 21% valutazioni periodiche di professionalità dei risultati (strumenti caldeggiato dal 34,1% degli elettori del campolargo) mentre per il 4,1% non serve nessuna modifica. 

Quanto al ruolo delle correnti, il 66,8% ritiene che le correnti politiche della magistratura influenzino le nomine e le carriere dei magistrati: una percentuale che, nel caso degli elettori di centrodestra sale a 87,4% mentre scende al 56,1% tra gli elettori del campolargo. Solo il 13,8% ritiene che le correnti non influenzino le nomine. Per il 60,7% nella carriera di un magistrato prevale la corrente più che il merito mentre per il 17,5% prevale il merito. 

Quanto al Csm, il 38,2% ritiene che andrebbe riformato attraverso elezioni con nuove regole mentre il 24,2% (percentuale che sale a 42,5% tra gli elettori di centrodestra) indica il sorteggio dei componenti. Per l'11,8% il Csm non andrebbe riformato. Il sondaggio prende poi in considerazione l'influenza dei media: per il 58,7% influenzano l'esito dei processi mentre per il 29,4% ciò non accade. Più della metà - il 50,4% - ritiene che i media non rispettino la presunzione di innocenza perché descrivono gli indagati già come responsabili di reati mentre il 7,7% è di avviso contrario. 

La maggioranza - il 65% - ritiene troppo lunghi i processi penali e il 68% quelli civili. Quanto poi all'utilizzo delle prove scientifiche anche alla luce degli sviluppi dei casi Garlasco e David Rossi, il 35,4% ritiene siano da rivedere ritenendole uno strumento poco attendibile per come vengono utilizzare; il 23,1% ritiene che non siano mai state affidabili e siano soggette a condizionamenti ed errori mentre il 21% ritiene le prove scientifiche sempre affidabili e in evoluzione con le nuove tecnologie. Anche di fronte a queste novità e alla riapertura di casi il 43,4% non crede nell'equità della polizia giudiziaria in fase di indagine mentre il 21,8% ci crede ma il 34,8% non sa o non risponde. Alla domanda sull'organo in cui verrebbe riposta più fiducia se, in prima persona o un familiare, dovesse trovarsi indagato in un fatto di cronaca il 30,7% risponde che non si fiderebbe di nessuno, il 23,6% indica il proprio avvocato, l'11,3% i consulenti e specialisti esterni e indipendenti mentre l'8,9% risponde magistratura e la stessa percentuale indica i reparti di investigazione delle forze dell'ordine. 

Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia, che oggi ha aperto gli 'Stati generali dei garantisti', ha commentato all'Adnkronos: "Per noi questi numeri non sono stati una sorpresa". "C'è una sfiducia generale nel mondo della giustizia - ha osservato - c'è una sempre più preoccupante affermazione del processo mediatico e una sfiducia nei confronti della reazione dello Stato verso gli errori e i casi di malagiustizia. Sono profili che abbiamo evidenziato in modo chiaro nel corso di tutta l'attività politica e oggi ci sono stati di fatto certificati". L'evento di oggi ha "confermato la presenza di una cultura garantista che va affermata, coltivata, sbandierata in molti casi", ha continuato Costa convinto che il confronto di oggi "darà il via al 'Manifesto dei garantisti' al quale lavoreremo d'ora in avanti". 

6 nov 2026

Fisco, al XV Forum di Wolters Kluwer le sfide del sistema tributario

(Adnkronos) - Un sistema fiscale più semplice e prevedibile, capace di sostenere investimenti e competitività; un rapporto sempre più collaborativo tra contribuenti e Amministrazione finanziaria; nuove tecnologie e intelligenza artificiale per trasformare il lavoro dei professionisti e rendere più efficienti i processi fiscali. Sono questi i principali temi al centro del XV Forum Fiscale di Wolters Kluwer, dal titolo “Fisco, Impresa e Innovazione – Competere nel cambiamento: incentivi, compliance e intelligenza artificiale”, che ha riunito a Milano rappresentanti delle istituzioni, esperti del settore tributario, professionisti, manager e consulenti aziendali. 

Promosso da Wolters Kluwer in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano e con il patrocinio del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, il Forum si è concentrato su quattro temi: riforma fiscale e Legge di Bilancio 2027, incentivi agli investimenti, cooperative compliance e impiego dell’intelligenza artificiale nei controlli e negli adempimenti fiscali. 

«Il lavoro dei professionisti sta cambiando profondamente. Come Wolters Kluwer vogliamo aiutarli a trasformare questa evoluzione in opportunità, mettendo insieme innovazione tecnologica, competenze e contenuti autorevoli», ha commentato Giulietta Lemmi, CEO di Wolters Kluwer Italia. Il confronto ha affrontato gli ultimi passaggi della riforma fiscale e le misure previste o attese nella Legge di Bilancio 2027, sottolineando l’importanza di un quadro normativo stabile e coerente per consentire a imprese e professionisti di programmare attività e investimenti. Spazio anche agli incentivi per la modernizzazione del sistema produttivo, la digitalizzazione e gli investimenti tecnologici. Al centro dei lavori anche l’evoluzione della cooperative compliance e del Tax Control Framework, strumenti destinati a rafforzare il rapporto di fiducia e trasparenza tra Amministrazione finanziaria e contribuenti e a rendere sempre più strategico il ruolo dei professionisti nella prevenzione e gestione del rischio fiscale. 

 

Particolare attenzione è stata dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni tributarie. Dall’analisi dei dati alla gestione degli adempimenti e dei controlli, le nuove tecnologie possono migliorare l’efficienza, ridurre le attività ripetitive e consentire ai professionisti di concentrarsi maggiormente sulla consulenza ad alto valore aggiunto, mantenendo centrale la supervisione umana.  

«La professione sta cambiando rapidamente e il Forum Fiscale riunisce istituzioni, imprese e professionisti per contribuire a guidare questa trasformazione. In Wolters Kluwer, il nostro ruolo è supportarli con tecnologia e una profonda conoscenza del settore, affinché possano trasformare l’evoluzione normativa e l’intelligenza artificiale in un vantaggio», ha dichiarato Sergio Liscia, Vice President & General Manager di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe South Region. 

In questo scenario, Wolters Kluwer accompagna l’evoluzione delle professioni attraverso un ecosistema che integra software, intelligenza artificiale e contenuti specialistici. Genya supporta la gestione e l’automazione delle attività professionali; Libra by Wolters Kluwer, il workspace basato sull’intelligenza artificiale, consente di interagire in modo più rapido e intelligente con contenuti, dati e workflow professionali; One FISCALE offre informazione, interpretazione e aggiornamento normativo in ambito tributario. A completare questo impegno, le iniziative di ricerca Barometro dei Commercialisti e Future Ready Accountant, dedicate all’analisi dell’evoluzione della professione e dell’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sul lavoro di studi e imprese. L’edizione 2026 del Forum Fiscale è stata inoltre l’occasione per celebrare il 50° anniversario de Il fisco, da cinquant’anni punto di riferimento per l’informazione e l’approfondimento tributario in Italia. 

6 nov 2026

Enorme squalo bianco 'sfiora' un surfista, paura in California

6 nov 2026

Imprese, Corvi (Unifarco): "L'azienda è delle persone, sì a cultura dell'errore per continuare a innovare"

(Adnkronos) - “Le responsabilità sono comuni per il bene dell'impresa. L'azienda non è secondo me né dei proprietari, men che meno dei manager: l'azienda è fatta dalle persone. La responsabilità della proprietà è quella di garantire la continuità dei valori, che è la cosa principale soprattutto per noi imprenditori di prima generazione. Dobbiamo trasmettere al nostro management e alle persone che lavorano con noi l'importanza dei valori che sono serviti a creare quell'impresa, quella continuità che non deve essere persa. Ovviamente poi il management ha una responsabilità importante in quella che è la gestione, nella capacità di innovare e nella capacità di sbagliare. Questa è un'altra cosa secondo me molto importante che noi come imprenditori dobbiamo garantire, direi quasi incentivare: la capacità delle persone di provare a fare delle cose, con dati e piani ben precisi, ma senza avere il timore o la paura folle di sbagliare, perché questo porta all'immobilismo, a fare quello che si è sempre fatto e a stratificare attività che poi diventano pesanti". Così Luigi Corvi, co-fondatore e presidente Unifarco, intervenendo nel corso della prima giornata di lavori del Festival dell’Impresa 2026, in svolgimento dal 6 all’8 novembre a Bergamo e promosso da ItalyPost con Confindustria Bergamo tra i promotori.  

"Non c'è più quel cambio di comportamento necessario al giorno d'oggi, visto che tutto si evolve velocemente e quello che era vincente solo quattro o cinque anni fa oggi non lo è più. Bisogna sempre cercare l'innovazione e fare quel passo in avanti. Per quello che riguarda il manager, la sua capacità di parlare con l'imprenditore non è scontata: ci sono dirigenti che hanno grande esperienza di multinazionali e non hanno imparato ad avere a che fare con una proprietà. Lavorare a stretto contatto con i proprietari di un'azienda può anche essere complesso, ma ritengo che sia una grande sfida per entrambe le categorie", aggiunge.  

"Unifarco è sempre stata un'azienda molto innovatrice, ‘ossessionata’ dal rapporto col proprio cliente e dalla qualità del prodotto. In questi casi nulla è cambiato rispetto a prima: ovviamente cambiano i competitor e gli scenari, ma ritengo comunque che un'azienda che si pone sempre questi grandi punti di riferimento, che sono la qualità del prodotto e la manifattura da un lato e il cliente dall'altro, non possa sbagliare. Solo in questo modo, ponendo grande attenzione a queste due aree, si può innovare, modificare e adattarsi a un mercato che chiaramente è cambiato”, conclude.  

6 nov 2026

Elementi totali: 20
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