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Meteo, irruzione artica sull'Italia: temperature giù di 5 gradi e venti di burrasca

(Adnkronos) - Novembre si apre con aria fredda di origine artica in arrivo sull'Italia: temperature in calo di 3-5°C sotto la media, venti forti con raffiche fino a 70 km/h e piogge anche intense al Centro-Sud.  

Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, evidenzia come l'afflusso freddo alimenti, a partire dalla giornata odierna di lunedì 2 novembre, la formazione di una struttura depressionaria sulle regioni meridionali. Questo vortice ciclonico attiverà una sostenuta ventilazione settentrionale su gran parte del Paese, con raffiche di Grecale e Bora stimate tra 50 e 70 km/h lungo la fascia adriatica e sui crinali montuosi; i bacini marittimi risulteranno molto mossi o localmente agitati al largo, con altezze d'onda significativa comprese tra 2 e 3 metri. 

L'interazione tra la massa d'aria fredda e la circolazione depressionaria produrrà precipitazioni sparse, localmente temporalesche e con grandine sul versante adriatico e al Mezzogiorno: nella giornata di lunedì 2 si registreranno apporti tra 15 e 30 mm/24h sul medio Adriatico e tra 40 e 70 mm/24h sui settori tirrenici meridionali e sul basso Adriatico (ultimi piovaschi da 10 mm/24h sulla Romagna). Nella giornata di martedì 3 i fenomeni tenderanno a concentrarsi all'estremo Sud, con apporti moderati (15-25 mm/24h) tra Puglia, Calabria tirrenica e Sicilia settentrionale, e deboli rovesci sparsi (5-10 mm/24h) sulle zone interne campane, lucane e sul medio Adriatico. Sulla dorsale appenninica centrale la neve cadrà oltre i 1200-1400 metri di altitudine. Riguardo alla valutazione delle criticità idrogeologiche e idrauliche connesse ai rilevanti apporti pluviometrici, si rimanda alla consultazione dei bollettini ufficiali diramati dalla Protezione Civile. 

Sulle regioni del Nord e su parte del versante tirrenico centrale prevarrà invece una maggiore stabilità atmosferica, con cieli sereni o poco nuvolosi, fatto salvo per temporanei addensamenti tra Nord-Est ed Emilia privi di fenomeni rilevanti. 

Il calo termico risulterà generalizzato su tutta la Penisola: le temperature massime diurne si attesteranno diffusamente tra 16 e 18°C, rimanendo ovunque al di sotto dei 20°C (soglia che potrà essere sfiorata solo sui settori meridionali della Sardegna). Nei valori minimi notturni e all'alba si registreranno valori compresi tra 1°C e 3°C nei fondovalle alpini e tra 4°C e 7°C sulle pianure settentrionali. 

A partire da mercoledì 4 novembre si delinea una graduale attenuazione della ventilazione e un generale consolidamento della stabilità atmosferica sulle regioni peninsulari, mentre una residua instabilità rimarrà attiva sulle due Isole Maggiori a causa del possibile transito di un nuovo impulso depressionario, la cui evoluzione necessita di conferme nei successivi aggiornamenti numerici. 

NEL DETTAGLIO  

Lunedì 2. Al Nord: tempo più stabile ad eccezione della Romagna dove si registreranno le ultime precipitazioni (10 mm/24h); freddo al primo mattino. Al Centro: instabilità sul medio Adriatico con piogge tra 15 e 30 mm/24h; locali nevicate in montagna oltre i 1200 metri. Al Sud e sulle Isole: precipitazioni sui versanti tirrenici e sul basso Adriatico con apporti tra 40 e 70 mm/24h; venti settentrionali con raffiche fino a 50-60 km/h e temperature di 3-5°C inferiori alle medie. 

Martedì 3. Al Nord: asciutto con schiarite; minime fresche sui 5-7°C in pianura e fino a 1-3°C nei fondovalle alpini. Al Centro: precipitazioni deboli su Marche e Abruzzo (5-10 mm/24h), soleggiato sul resto dei settori. Al Sud e sulle Isole: piogge sparse a carattere di rovescio tra 5 e 10 mm/24h su zone interne di Campania e Basilicata; piogge con cumulati moderati (15-25 mm/24h) su Puglia, Calabria tirrenica e Sicilia settentrionale. 

Mercoledì 4. Al Nord: parzialmente nuvoloso ma senza precipitazioni. Al Centro: cielo generalmente poco o parzialmente nuvoloso, qualche nube in più sulle adriatiche. Al Sud: tempo stabile con qualche nube di passaggio. 

Tendenza: tempo in graduale miglioramento sull’Italia peninsulare, mentre sulle Isole Maggiori ci sarà maggiore instabilità. 

2 nov 2026

Baby gang e criminalità giovanile, blitz in tutta Italia: oltre 575 arresti, coinvolti anche minorenni

(Adnkronos) - Oltre 575 arresti, di cui 69 minorenni, 1695 giovani denunciati, tra cui 373 minori, più di mille profili social monitorati, 69,4 chili di cocaina, 328,44 grammi di eroina e 174,8 chili di cannabinoidi sequestrati. E' il bilancio di una vasta operazione di polizia giudiziaria condotta da migliaia di operatori delle Questure italiane, coordinati dal Servizio centrale operativo, nelle due ultime settimane, in tutto il territorio nazionale nei confronti di giovani, anche minori, coinvolti, sia come singoli sia in gruppi, in attività criminali contro la persona, il patrimonio e in materia di armi o sostanze stupefacenti. 

L’attività dei poliziotti delle 106 Squadre mobili, con il supporto di equipaggi dei reparti Prevenzione crimine e di altri uffici della Polizia di Stato, ha consentito di controllare, soprattutto in aree di spaccio e di 'movida', 236.138 giovani, di cui 23.060 minorenni. Sono stati tratti in arresto 575 maggiorenni e 69 minorenni per reati contro la persona, il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti; 1695 giovani sono stati denunciati in stato di libertà, tra cui 373 minorenni, per ricettazione, possesso di armi e strumenti atti a offendere e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Le condotte prevalenti, mostrate anche sui social dagli stessi autori, sono riconducibili ai delitti di tentato omicidio, lesioni, rissa, danneggiamento, estorsione, furto, rapina, spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope, detenzione illegale di armi e strumenti atti a offendere. 

Complessivamente, a livello nazionale, sono state controllate 299 abitazioni, tra cui 39 strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati; 365 sale giochi; 896 esercizi commerciali; 1.149 luoghi di movida (839 piazze e 310 centri cittadini); 177 stazioni e 198 parchi. A seguito delle verifiche sono state elevate 1.394 sanzioni amministrative di diversa natura, in particolare per uso di sostanze stupefacenti, violazioni al codice della strada e alle norme in materia di pubblici esercizi.  

Nel corso delle perquisizioni, durante le quali sono stati recuperati numerosi oggetti provento di furto, tra cui collane d’oro, tablet, cellulari, abbigliamento e 269.863 euro in contanti, sono state sequestrate 28 armi da fuoco, tra armi corte e armi lunghe, 210 armi bianche, 25 oggetti atti a offendere (6 cacciavite, 2 mazze da baseball, 2 bastoni sfollagente telescopici, 2 pistole soft air, 1 pistola semiautomatica a salve, 1 pistola giocattolo, 6 spray al peperoncino, 2 tirapugni, 1 tagliabalsa, 2 passamontagna), numerosi ordigni esplosivi e batterie di tubi monocolpo, bombolette di spray urticante, taglierini e strumenti atti allo scasso. Sono stati sequestrati 69,4 chili di cocaina, 328,44 grammi di eroina e 174,8 chili di cannabinoidi, oltre a più modici quantitativi di altre sostanze stupefacenti tra cui ecstasy, ketamina, anfetamine, capsule di lyrica e benzodiazepine. 

Nel corso delle attività, nella provincia di Foggia, gli investigatori, anche grazie a diverse segnalazioni su Youpol, hanno svelato l’esistenza di alcune strutture, note come 'crack house', utilizzate come laboratori artigianali adibiti alla trasformazione della cocaina in crack, alla commercializzazione di diverse tipologie di sostanze stupefacenti e alla messa a disposizione di ambienti e attrezzature funzionali al loro consumo. Sono stati monitorati 1.115 profili social, per tre dei quali, in provincia di Torino, è già stata avanzata richiesta di oscuramento per contenuti violenti e ostentazione di armi. Anche alla luce dei recenti gravi episodi registrati nelle manifestazioni del 17, 18 e 24 ottobre scorsi, in Lombardia, i controlli si sono concentrati nelle province di Como, Cremona, Milano, Monza e Brianza.  

Attraverso servizi straordinari di prevenzione, identificazione e presidio delle aree più sensibili, l’attività condivisa con l’autorità giudiziaria si è conclusa con l’esecuzione di diverse perquisizioni personali e domiciliari, l’identificazione di numerose persone, la denuncia a piede libero dei presunti responsabili per reati quali danneggiamento aggravato, rissa e resistenza a pubblico ufficiale e l’emissione di specifici provvedimenti di Daspo urbano e fogli di via obbligatori. Attraverso l’analisi delle chat e dei gruppi di messaggistica presenti sui cellulari dei giovani coinvolti, sono stati raccolti "elementi decisivi relativi all’organizzazione e al coordinamento dei disordini accaduti durante le manifestazioni".  

Con riferimento alla provincia di Roma, gli investigatori della Squadra mobile capitolina hanno arrestato in flagranza di reato 17 persone, di cui 6 italiani e 11 stranieri per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e denunciato 3 cittadini italiani per porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere. Nel corso dei servizi, concentrati nelle principali aree della movida capitolina, da San Lorenzo a Trastevere, fino a Ponte Milvio, Termini e Colle Oppio, nonché in occasione di manifestazioni, sono state identificate 152 persone, di cui 25 minorenni e 127 maggiorenni. Tra gli identificati, 50 erano italiani e 102 stranieri, di cui 9 maggiorenni irregolari sul territorio nazionale. L’attività ha consentito di effettuare 26 perquisizioni personali e 2 controlli domiciliari, con il sequestro di circa 5 chili tra cocaina e hashish e 5.500 euro in contanti. Nel corso dei controlli sono stati rinvenuti 3 coltelli, spray al peperoncino e 2 passamontagna. Controllati anche 37 veicoli ed elevate 27 sanzioni amministrative. 

Ulteriori sviluppi investigativi relativi ai gravi disordini del primo luglio scorso in largo Gaetana Agnesi hanno portato all’esecuzione di perquisizioni a Pomezia e al sequestro di sostanze stupefacenti, monili ritenuti provento di furto, 'nunchaku' e un fucile ad aria compressa. Sono ora in corso le ricerche di ulteriore persone coinvolte negli episodi. 

2 nov 2026

Iniziato il novembre caldo degli scioperi: dai bus a treni e scuola, ecco le date da segnare

(Adnkronos) - E' iniziato il novembre nero degli scioperi. Dai bus alle metro, dalla scuola a treni e aerei, passando per pubblico impiego e telecomunicazioni, si accende il mese caldo delle proteste che vedrà il suo culmine nella giornata del 20, quando i manifestanti scenderanno nelle piazze per lo sciopero generale proclamato dalla Cgil del segretario generale Maurizio Landini. Ecco il calendario con le date da segnare, tra stop e possibili disagi. 

 

Treni a rischio tra il 20 e il 21 novembre per lo sciopero nazionale proclamato da Sgb e Cub Trasporti dalle ore 21.00 del 20 alle ore 20.00 del 21. A livello locale la protesta si concentrerà a Verona, il 9 novembre, per la mobilitazione proclamata da Orsa Ferrovie dalle ore 09.01 alle ore 17.00. Dal 10 all'11 novembre in Lombardia si ferma il trasporto merci su rotaia con lo sciopero dei lavoratori Sbb Cargo Italia indetto da Filt Cgil dalle ore 21.00 del 10 alle ore 4.59 dell'11. 

 

Lo sciopero nazionale proclamato da Sgb e Cub Trasporti tra il 20 e il 21 novembre interesserà non solo il trasporto ferroviario ma anche il trasporto merci su rotaia e il trasporto pubblico locale. Gli orari restano gli stessi: dalle ore 21.00 del 20 alle ore 20.00 del 21 novembre. 

Ci saranno, inoltre, anche una lunga lista di proteste locali: il 9 novembre a Palermo dalle ore 11.00 alle ore 15.00 (Cub trasporti); il 10 novembre sarà la volta dei trasporti di Cosenza, dalle ore 9.59 alle ore 13.59 (Faisa Cisal); il 13 novembre tocca a Venezia, per l'intera giornata (Sgb, Fast Mobilita) e ai trasporti di Milano, Monza e della Brianza, con lo sciopero del gruppo Atm; il 14 novembre a Bari è in programma l'astensione di 24 ore nel rispetto delle fasce di garanzia, indetta da Uitrasporti, Filt Cgil, Fit Cisl, Ugl; il 16 novembre sarà la volta di Napoli con lo sciopero dei lavoratori Anm, dalle ore 11.00 alle ore 15.00, proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Fna, Faisa Cisal. 

 

Per chi programma un volo, la data da tenere presente è quella del 21 novembre, giorno dello sciopero nazionale dei lavoratori Enav, proclamato da Filt Cgil e Ugl Ta dalle ore 13.00 alle ore 17.00. I lavoratori Enav sciopereranno anche, a livello locale, il 6 novembre a Bari dalle ore 13.00 alle ore 17.00, e il 22 novembre sciopero a Varese dalle ore 00.01 alle ore 24.00 (la protesta è stata indetta da Fast Confsal Av Unica). 

 

Tra le altre proteste da segnalare, il 20 novembre lo sciopero generale della Cgil si incrocerà con lo sciopero nazionale della scuola e del pubblico impiego indetto per l'intera giornata da Usb Pubblico Impiego.  

 

L'11 novembre sarà invece la volta dello sciopero nazionale nel settore delle telecomunicazioni proclamato per l'intera giornata da Ugl telecomunicazioni e da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil, mentre il 23 novembre a incrociare le braccia a livello nazionale saranno i dipendenti di Iren (Filctem Cgil, Femca Cisl, Flaei Cisl, Uiltec Uil). 

 

2 nov 2026

Elicottero caduto in Bosnia, oggi il rientro in Italia delle salme dei militari morti nell'incidente

(Adnkronos) - Arriveranno oggi 2 novembre intorno alle 12, all'aeroporto di Ciampino, le salme dei quattro militari, due membri del Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana e due sergenti in servizio al Comando aviazione dell'Esercito, morti giovedì scorso in Bosnia nell'incidente che ha coinvolto un elicottero italiano impegnato nell'operazione Eufor Althea. 

A quanto si apprende, la premier Giorgia Meloni sarà a Ciampino, insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto, per accogliere le salme. Le esequie solenni dovrebbero tenersi martedì 3 novembre presso la basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. 

L'incidente è avvenuto il 29 ottobre scorso, quando l'elicottero militare CH-47 è precipitato uccidendo i 4 militari e ferendo altre 11 persone. A perdere la vita il sergente (Aviazione dell'Esercito - Aves) Simone Ruggia, il sergente (Aviazione dell'Esercito - Aves) Claudio Marchesi, il tenente del Corpo militare volontario della Croce rossa italiana Franco Adriano Zecchillo e la sergente del Corpo militare volontario della Croce rossa italiana Laura Procacci. 

Eufor ha annunciato l'apertura di un'indagine approfondita per chiarire le cause dell'incidente e ha fatto sapere che fornirà ulteriori informazioni una volta verificate. La missione Eufor è presente in Bosnia-Erzegovina dal 2004, quando subentrò alla forza di peacekeeping della Nato dispiegata dopo la guerra del 1992-1995. Attualmente conta diverse centinaia di militari provenienti da 24 Paesi europei. 

Anche la procura militare di Roma ha aperto un’inchiesta. Al momento quello aperto dalla procura militare, guidata da Marco De Paolis, è un procedimento conoscitivo in attesa degli esiti degli accertamenti. 

Dopo la tragedia, il ministro della Difesa Guido Crosetto si è recato in Bosnia-Erzegovina, accompagnato dal capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, e da un'equipe di medici, per rendere omaggio ai caduti e portare ai militari feriti la vicinanza e l’affetto della Difesa e di tutto il Paese.  

"Simone, Claudio, Franco Adriano, Laura. Quattro vite spezzate mentre servivano l’Italia. Oggi il mio pensiero è per loro e per chi li ama", aveva scritto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all'indomani dell'incidente mortale e dopo aver deposto un mazzo di rose al Circo Massimo per rendere omaggio ai quattro militari. "Abbiamo voluto che il Villaggio della Difesa, allestito in vista del 4 novembre, diventasse un luogo di raccoglimento aperto a tutti. Un luogo dove ogni italiano possa portare un fiore, lasciare un pensiero, fermarsi in silenzio. E far sentire alle famiglie dei nostri caduti la vicinanza di un’intera Nazione", le parole della premier. 

"So che nessuna parola può colmare un’assenza così grande. Ma esserci è un dovere. Stringerci a chi soffre, custodire il ricordo di chi abbiamo perso, accompagnare i feriti e i loro cari in queste ore difficili. A chi vorrà venire al Circo Massimo, chiedo un gesto semplice: portate un fiore. In quel fiore ci saranno il vostro affetto, il vostro rispetto, il grazie dell’Italia. Simone, Claudio, Franco Adriano, Laura: non vi dimenticheremo", la conclusione di Meloni. 

 

2 nov 2026

Midterm Usa, non solo il Congresso: i dem sognano di riconquistare la maggioranza dei governatori

(Adnkronos) - A poche ore dalle elezioni di midterm di martedì 3 novembre, la battaglia tra democratici e repubblicani non si gioca soltanto sul controllo del Congresso, ma anche sulla guida degli Stati americani. Quest'anno si eleggono i governatori di 36 Stati e il voto potrebbe consentire ai democratici di conquistare la maggioranza dei governatorati per la prima volta dal 2010. Attualmente i repubblicani ne controllano 26, contro i 24 dei democratici, ma il clima politico sfavorevole al presidente Donald Trump ha reso competitive anche alcune roccaforti conservatrici. Secondo le ultime valutazioni del Cook Political Report, pubblicate il 27 ottobre, i democratici potrebbero strappare ai repubblicani tra due e quattro governatorati, mentre quattro competizioni sono classificate come toss-up, senza un chiaro favorito. 

La posta in gioco va ben oltre gli equilibri politici locali. I governatori esercitano un ruolo determinante su questioni come immigrazione, aborto, sanità, istruzione e politiche fiscali, oltre ad avere importanti responsabilità nell'amministrazione elettorale. Chi sarà eletto a novembre sarà inoltre in carica durante le presidenziali del 2028, quando gli Stati torneranno al centro delle battaglie sulle regole di voto e sulla ridefinizione dei collegi elettorali. Ecco le principali sfide da seguire. 

GEORGIA  

Dopo oltre vent'anni di governi repubblicani, i democratici puntano a riconquistare uno degli Stati più contesi del Paese. Il governatore uscente Brian Kemp non può ricandidarsi per il limite dei mandati e a contendersi la successione sono l'ex sindaca democratica di Atlanta Keisha Lance Bottoms e il miliardario repubblicano Rick Jackson. Quest'ultimo ha conquistato la candidatura del Gop sconfiggendo alle primarie Burt Jones, sostenuto da Trump, grazie anche a una campagna finanziata con oltre 100 milioni di dollari del proprio patrimonio. Per i sondaggi la sfida è estremamente equilibrata, classificata come toss-up dal Cook Political Report. Un'eventuale vittoria di Bottoms segnerebbe il ritorno dei democratici alla guida della Georgia dopo 23 anni e la renderebbe la prima donna afroamericana eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti. 

OHIO  

Un tempo lo swing state per eccellenza, l'Ohio è diventato negli ultimi anni terra di conquista dei repubblicani, tanto che Trump ci ha vinto con 11 punti di vantaggio alle presidenziali del 2024. Stavolta, però, lo Stato è teatro di una delle battaglie più sorprendenti di queste midterm. A sfidarsi sono il repubblicano Vivek Ramaswamy, imprenditore ed ex candidato alla Casa Bianca sostenuto dal presidente, e la democratica Amy Acton, ex responsabile della sanità statale durante la pandemia di Covid-19. Quella che inizialmente doveva essere una vittoria agevole per il Gop si è trasformata in un testa a testa dai toni particolarmente aspri, segnato anche dalle polemiche per lo spot elettorale di Ramaswamy con la madre di Acton, che esortava a non a votare per la figlia. A rendere più incerta la sfida contribuiscono il malcontento per il costo della vita, le preoccupazioni per la sanità e le conseguenze economiche della guerra in Iran. Secondo la media di cinque sondaggi pubblicata da 270toWin, Acton è al 47,6%, contro il 45,6% di Ramaswamy. La vittoria della 60enne riporterebbe un democratico alla guida dell'Ohio per la prima volta in vent'anni. 

NEVADA  

In uno Stato tradizionalmente in bilico tra i due partiti, ma che per anni aveva mostrato una leggera inclinazione democratica prima della vittoria di Trump nel 2024, il governatore repubblicano Joe Lombardo cerca un secondo mandato contro il procuratore generale democratico Aaron Ford. Entrambi hanno già dimostrato di saper conquistare il voto degli elettori a livello statale e i sondaggi restituiscono un quadro incerto. Al centro della campagna ci sono soprattutto il costo degli alloggi, la crescita economica e i finanziamenti ai servizi pubblici. Per i democratici, riconquistare il governatorato rappresenterebbe un risultato particolarmente significativo in uno Stato dove il partito controlla già entrambi i seggi al Senato federale. Anche questa sfida è classificata come toss-up dal Cook Political Report.  

WISCONSIN  

È una delle competizioni più seguite nel Midwest, dopo la decisione del governatore democratico Tony Evers di non cercare un terzo mandato. A contendersi la successione sono David Crowley, dirigente della contea di Milwaukee e democratico moderato, e il deputato repubblicano Tom Tiffany, sostenuto da Trump. Il costo della vita, le politiche energetiche e lo sviluppo dei grandi centri di elaborazione dati sono tra i principali temi della campagna. Crowley propone interventi per ampliare l'accesso alla sanità e rendere più accessibili gli alloggi, mentre Tiffany punta soprattutto sui tagli fiscali. Gli ultimi sondaggi indicano una competizione serrata, con alcune rilevazioni favorevoli al democratico. Il Cook Political Report mantiene la sfida nella categoria toss-up, mentre altre analisi segnalano un lieve spostamento verso i democratici, nonostante la vittoria di Trump nello Stato nel 2024. 

ALASKA  

Persino uno degli Stati più solidamente repubblicani rischia di cambiare colore politico. Il governatore uscente Mike Dunleavy non può ricandidarsi e la competizione vede il democratico Jonathan Kreiss-Tomkins confrontarsi con tre repubblicani: Bernadette Wilson, sostenuta da Trump, l'ex sindaco di Anchorage Dave Bronson e l'ex procuratore generale statale Treg Taylor. A rendere particolarmente imprevedibile la sfida è il sistema elettorale dell'Alaska, che prevede il voto a preferenze classificate, consentendo agli elettori di ordinare i candidati secondo le proprie preferenze. La presenza di più candidati conservatori potrebbe quindi rivelarsi decisiva. Trump, secondo cui "bisogna avere 190 di quoziente intellettivo per capire come funziona una scheda elettorale dell'Alaska", ha chiesto ai repubblicani di ricompattarsi attorno a Wilson, nel timore che le divisioni interne possano favorire Kreiss-Tomkins. Il Cook Political Report ha spostato la sfida nella categoria Lean Democrat, assegnando un vantaggio al candidato democratico, pur in una competizione ancora aperta. Una sua vittoria sarebbe storica: l'ultimo governatore democratico dell'Alaska è stato Tony Knowles, in carica dal 1994 al 2002. 

TEXAS  

Anche nella storica roccaforte repubblicana del Texas la corsa per il governatorato appare più combattuta del previsto. Greg Abbott cerca un quarto mandato consecutivo contro la deputata statale democratica Gina Hinojosa, che spera di interrompere un dominio repubblicano ormai ultratrentennale. L'ultima democratica a governare il Texas è stata Ann Richards, sconfitta nel 1994 da George W. Bush, figlio dell'ex presidente George H. W. Bush e futuro inquilino della Casa Bianca. Da allora, nessun democratico è più riuscito a conquistare il governatorato dello Stato. Quest'anno, però, la competizione sembra più aperta, anche sulla scia della combattutissima sfida per il Senato tra il democratico James Talarico e il repubblicano Ken Paxton. Un sondaggio Emerson College condotto tra il 17 e il 19 ottobre assegna ad Abbott il 49% contro il 45% di Hinojosa, mentre una rilevazione Fox News indica il governatore uscente al 52% e la sfidante democratica al 47%. Il Cook Political Report continua a classificare la corsa come Lean Republican, con Abbott ancora leggermente favorito.  

NEW MEXICO  

In New Mexico, la democratica Deb Haaland si appresta a diventare la prima donna nativa americana a ricoprire la carica di governatrice nella storia degli Stati Uniti. Ex deputata e segretaria agli Interni nell'amministrazione di Joe Biden, Haaland gode di un solido vantaggio nei sondaggi e la sua candidatura ha mobilitato e accesso l'entisiasmo delle comunità indigene dello Stato. Pur consapevole della portata simbolica di un'eventuale elezione, ha spiegato di essere concentrata soprattutto sugli ultimi giorni di campagna. "A volte dimentico che potrei diventare la prima donna nativa americana - ha dichiarato in una recente intervista - Siamo nel pieno di una campagna elettorale in tutto lo Stato, siamo molto impegnati e cerchiamo di essere ovunque contemporaneamente". Secondo i sondaggi, è avanti di almeno 7 punti percentuali sul repubblicano Gregg Hull. 

IOWA E KANSAS  

Segnali di una crescente competitività arrivano anche dal cuore repubblicano del Midwest. In Iowa, dove la governatrice Kim Reynolds lascia l'incarico, il democratico Rob Sand affronta il repubblicano Zach Lahn in una sfida nella quale sondaggi e analisi elettorali indicano un vantaggio per il candidato democratico. Sand punta così a riportare il suo partito alla guida di uno Stato che negli ultimi anni si era spostato nettamente verso i repubblicani. Ancora più sorprendente è il caso del Kansas, dove il Gop cerca di riconquistare il governatorato dopo gli otto anni della democratica Laura Kelly, impossibilitata a ricandidarsi. Proprio il Kansas è una delle due competizioni che il Cook Political Report ha spostato verso i democratici nel suo ultimo aggiornamento del 27 ottobre, riclassificandola da Lean Republican a Toss-Up. Se i dem dovessero strappare uno o entrambi gli Stati si tratterebbe di un vero colpaccio, avendo Trump vinto nel 2024 di 13 (Iowa) e 16 (Kansas) punti.  

OREGON, MICHIGAN E ARIZONA  

Non mancano, infine, le sfide nelle quali sono i democratici a dover difendere governatorati già controllati dal partito. In Oregon, la governatrice uscente Tina Kotek è incalzata dalla repubblicana Christine Drazan, che punta a interrompere 39 anni di dominio democratico. Per i sondaggi la dem resta in leggero vantaggio ma dentro il margine di errore. In Michigan, invece, la democratica Jocelyn Benson cerca di raccogliere l'eredità della governatrice Gretchen Whitmer contro il repubblicano John James, con ottime possibilità nonostante l'elemento d'incertezza rappresentanto dalla presenza dell'indipendente Mike Duggan. In Arizona, infine, la governatrice democratica Katie Hobbs viaggia verso la riconferma contro il deputato conservatore Andy Biggs, in una campagna dominata dall'immigrazione, dalla sicurezza del confine con il Messico e dal costo della vita. In tutti e tre gli Stati, le valutazioni del Cook Political Report assegnano un vantaggio ai democratici, senza però considerare chiusa la partita. 

2 nov 2026

Il Mondiale, i record e un passato da attore: tutto sul nuovo campione del mondo di F1 Andrea Kimi Antonelli

(Adnkronos) - Andrea Kimi Antonelli ha riportato il Mondiale di Formula 1 in Italia 73 anni dopo l'ultima volta. Nel 1953 fu la Ferrari di Alberto Ascari a trionfare nella massima categoria dell'automobilismo, riportando così un italiano sul tetto del mondo. In Messico il giovane pilota della Mercedes ha chiuso al terzo posto ed ha riscritto storia e record, dopo che un paese intero, a molti anni di distanza, è tornato a tifare per un azzurro: tutto sul fenomeno Antonelli. 

Andrea Kimi Antonelli è un pilota italiano di appena 20 anni, nato il 25 agosto del 2006. Ha iniziato a guidare fin da giovanissimo affermandosi nelle categorie minori, impressionando per velocità e personalità. La svolta per la sua carriera arriva nel 2019, quando la Mercedes lo inserisce nel proprio programma per i giovani piloti. Antonelli risponde conquistando titoli nelle categorie giovanili, in Formula 4 e poi in Formula Regional, portando risultati che gli sono valsi la 'promozione' in Formula 2. Antonelli salta così la Formula 3, venendo giudicato già pronto per una categoria superiore e dando i primi segnali di precocità sotto la guida della Mercedes. 

La fiducia riporta in lui dalla scuderia tedesca si esprime al massimo nel 2025, quando Toto Wolff sceglie proprio lui per sostituire il sette volte campione del mondo Lewis Hamilton, volato alla Ferrari, affiancandolo al britannico George Russell. Al suo primo anno in Formula 1 chiude al settimo posti la classifica Piloti del 2025, vinta da Lando Norris. 

Antonelli in Formula 1 ha spezzato record su record. Nel Gran Premio del Giappone, al suo primo anno nella classe regina, è diventato il pilota più giovane di sempre a realizzare il giro più veloce, all’età di 18 anni e 224 giorni, chiudendo con il tempo di 1:30.965. 

Nel 2026 è diventato il più giovane di sempre a conquistare una pole position, scattando per la prima volta in carriera dalla prima posizione in Cina, mentre proprio in Giappone è diventato il più giovane a guidare la classifica Piloti. A soli 19 anni e 9 mesi, è diventato il pilota più giovane nella storia della Formula 1 a realizzare un Grand Chelem, ovvero a conquistare, nello stesso weekend, pole position, vittoria della gara, giro più veloce e a essere in testa della corsa dal primo all'ultimo giro, battendo così il precedente record appartenuto a Max Verstappen. Nessuno nella storia, inoltre, aveva ottenuto le sue prime vittorie in Formula 1 una dietro l'altra, un filotto riuscito proprio ad Antonelli. 

La passione per la velocità di Antonelli deriva dal padre Marco, che è stato a sua volta pilota, ed è cresciuto nel mito di Ayrton Senna. Antonelli potrebbe diventare il più giovane di sempre a vincere un Mondiale, battendo così il primato che appartiene a Sebastian Vettel, vincente a 23 anni, 4 mesi e 11 giorni. Antonelli è stato inoltre protagonista di un cameo al cinema, partecipando alle riprese del film 'Veloce come il vento' del regista Marco Rovere con Stefano Accorsi come protagonista. 

1 nov 2026

Sinner festeggia il Mondiale di Antonelli: "Kimi, cosa sei riuscito a fare?"

1 nov 2026

Maltempo, allerta arancione in Puglia e Basilicata: scuole chiuse in diverse città

(Adnkronos) - Inizia con un'allerta meteo arancione per due regioni e gialla per altre 5 la nuova settimana. Un’area di bassa pressione, in discesa dai Balcani verso il mar Tirreno, sta determinando condizioni di instabilità al Centro-Sud, con rovesci e temporali sparsi. Oggi lunedì 2 novembre l’approfondirsi della depressione sul Tirreno meridionale provocherà un deciso peggioramento sul medio versante Adriatico e su gran parte del Sud, con precipitazioni diffuse, anche temporalesche e di forte intensità, associate a una generale intensificazione della ventilazione.  

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione civile d’intesa con le regioni coinvolte, alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati, ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche. 

L’avviso prevede dalle prime ore di oggi precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Abruzzo, Molise, Sicilia, in estensione a Campania, Calabria, Puglia e Basilicata, con carattere di persistenza su quest’ultima e lungo i versanti appenninici orientali di Abruzzo e Molise.  

I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica. Inoltre, sempre dal primo mattino di oggi, si prevedono venti da forti a burrasca settentrionali su Lazio, specialmente settori settentrionali, Campania e Sicilia, con raffiche di burrasca forte sui settori meridionali dell’isola, in successiva estensione e rotazione dai quadranti orientali su Basilicata e Puglia. Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata per la giornata di oggi allerta arancione per rischio meteo-idrogeologico su Puglia e Basilicata. Allerta gialla in Calabria, Campania, Molise, Abruzzo e Sicilia.  

Per le previsioni di forti precipitazioni alcuni Comuni pugliesi hanno disposto diverse limitazioni e in certi casi la chiusura delle scuole. Istituti chiusi ad esempio a San Severo, in provincia di Foggia, a Lecce e a Brindisi. A Barletta saranno monitorate le strade urbane ed extraurbane e i sottopassi cittadini che, a causa delle rilevanti precipitazioni, "potrebbero essere interessate da allagamenti. Nel caso in cui ciò avvenga saranno conseguentemente chiuse alla circolazione veicolare e pedonale". 

Il Comune di Lecce ha disposto la chiusura, per tutta la durata dell’allerta, anche del cimitero comunale, della villa comunale, dei parchi di Belloluogo, del Galateo e delle Cave e del Campo sportivo Santa Rosa Luigi Montefusco. Sono sospesi anche i mercati di via Bari e piazza Libertini. È stato attivato il Centro Operativo Comunale per coordinare gli interventi di Protezione civile e monitorare le situazioni di rischio sul territorio, con particolare attenzione alla zona di Torre Chianca e alla foce del Bacino Idume. La cittadinanza è stata invitata "a limitare gli spostamenti non necessari, evitare parchi e zone alberate, non attraversare sottopassi allagati e prestare la massima attenzione durante i temporali". Chiuse scuole, parchi, giardini , ville comunali e cimiteri comunali anche a Brindisi "per avviso di criticità per rischio idrogeologico, idraulico e per eventi meteo avversi". 

1 nov 2026

Midterm Usa, ovvero l'incubo di ogni presidente: quando si vota, come può andare

(Adnkronos) - Le elezioni di metà mandato (midterm) rappresentano storicamente uno degli esami più difficili per un presidente americano in carica e spesso segnano uno spartiacque negativo per la sua amministrazione. Lo sa bene Donald Trump, alle prese con sondaggi sfavorevoli e impegnato a convincere l'elettorato repubblicano a votare domani, martedì 3 novembre, come se il suo nome fosse sulla scheda.  

"Il presidente perde sempre le elezioni di midterm, qualsiasi sia la ragione. Chiunque sia, repubblicano, democratico, grande o pessimo che sia, per qualche ragione", ha ammesso lo stesso tycoon. Nel tentativo di mobilitare una base che non appare del tutto entusiasta del suo operato, Trump ha promesso persino un assegno da 5mila dollari a ogni cittadino americano adulto qualora il Gop riuscisse a mantenere il controllo di Camera e Senato. Una proposta dai costi miliardari e ancora priva di un piano di finanziamento definito. La storia, d'altronde, conferma le preoccupazioni del presidente: dalla Seconda guerra mondiale, in 18 delle 20 elezioni di metà mandato il partito della Casa Bianca ha perso seggi alla Camera dei Rappresentanti. 

Le midterm, oggi considerate quasi una 'mission impossible' per chi governa, hanno una storia lunga oltre due secoli. Le prime si svolsero nel 1790-1791, durante la presidenza di George Washington, quando gli Stati Uniti erano ancora una giovanissima repubblica e non esistevano i due grandi partiti che oggi dominano la scena politica. All'epoca, il Congresso era diviso soprattutto tra sostenitori e oppositori dell'amministrazione Washington, con i primi che riuscirono a conservare il controllo di entrambe le Camere. La prima grande sfida tra Repubblicani e Democratici sarebbe arrivata solo nel 1858, sotto la presidenza del democratico James Buchanan: in quell'occasione, il Gop, nato appena quattro anni prima e ancora rappresentato sulle 'ballot' dall'aquila (l'elefante sarebbe arrivato solo nel 1874), conquistò un numero di seggi superiore a quello dei Democratici, senza tuttavia ottenere da solo la maggioranza assoluta alla Camera. Passando all'era moderna, il bilancio per i presidenti è invece particolarmente severo: dal 1934 al 2022, il partito della Casa Bianca è riuscito a guadagnare seggi alla Camera soltanto tre volte su 23, nel 1934 con Franklin Delano Roosevelt, nel 1998 con Bill Clinton e nel 2002 con George W. Bush. 

Limitando lo sguardo agli ultimi decenni, nel 1990 i Repubblicani di George H.W. Bush persero otto seggi alla Camera e uno al Senato, in un clima di crescenti difficoltà economiche. Quattro anni più tardi arrivò una delle sconfitte più pesanti della storia recente: a metà del primo mandato di Bill Clinton, i Democratici persero 54 seggi alla Camera e otto al Senato, consegnando ai Repubblicani il controllo di entrambi i rami del Congresso. Fu la cosiddetta "rivoluzione repubblicana", guidata da Newt Gingrich e dal suo programma Contract with America, che pose fine a quarant'anni di predominio democratico alla Camera. A pesare furono soprattutto le difficoltà incontrate da Clinton sulla riforma sanitaria e la ritrovata mobilitazione dell'elettorato conservatore. Una battuta d'arresto, sorprendente anche per le sue dimensioni, che costrinse il 42esimo presidente a rivedere profondamente la propria strategia politica. 

Clinton riuscì tuttavia a ribaltare la situazione nel 1998, diventando protagonista di una delle rare vittorie del partito di un presidente in carica. Nonostante lo scandalo Monica Lewinsky e la procedura di impeachment promossa dai Repubblicani, i Democratici conquistarono quattro seggi alla Camera, senza perdere terreno al Senato. A favorirli furono la solidità dell'economia americana e la crescente insofferenza di parte dell'elettorato verso l'offensiva repubblicana contro il presidente. Un risultato ancora più favorevole arrivò nel 2002, quando George W. Bush, sull'onda della mobilitazione patriottica seguita agli attentati dell'11 settembre, vide i Repubblicani guadagnare otto seggi alla Camera e due al Senato, riconquistando il controllo di quest'ultimo. Fu l'ultima volta che il partito di un presidente in carica riuscì a conquistare seggi in entrambe le Camere durante le midterm. Ma quattro anni dopo, nel 2006, lo scenario cambiò radicalmente: il malcontento per la guerra in Iraq, la gestione dell'uragano Katrina e gli scandali politici costarono ai Repubblicani 30 seggi alla Camera e sei al Senato, permettendo ai Democratici di riprendere il controllo del Congresso. Una sconfitta che lo stesso Bush riconobbe senza troppi giri di parole, ammettendo di aver preso una "bella batosta" (thumping). 

Ancora più pesante fu il verdetto delle urne per Barack Obama nel 2010, appena due anni dopo la sua storica elezione alla Casa Bianca. Nel pieno delle difficoltà economiche successive alla Grande Recessione e di fronte alla mobilitazione conservatrice del movimento Tea Party contro la riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente, l'Obamacare, i Democratici persero 63 seggi alla Camera e sei al Senato. Una debacle che lo stesso Obama definì una "legnata" (shellacking) e che consegnò la Camera al Gop. Il presidente subì un'altra sconfitta nel 2014, quando il suo partito perse 13 seggi alla Camera e nove al Senato, lasciando ai Repubblicani il controllo di entrambi i rami del Congresso. Era la manifestazione del cosiddetto six-year itch, la "crisi del sesto anno" secondo cui gli elettori tendono storicamente a punire il partito presidenziale a metà del secondo mandato. 

Neppure Donald Trump riuscì a sottrarsi alla regola durante il suo primo mandato. Nel 2018, i Democratici conquistarono 41 seggi alla Camera, strappandone il controllo ai Repubblicani grazie soprattutto alla mobilitazione dell'elettorato contrario al presidente e al sostegno raccolto nei collegi suburbani. Il Gop riuscì tuttavia a guadagnare due seggi al Senato, approfittando di una mappa elettorale favorevole. Il tycoon parlò comunque di un "enorme successo", rivendicando il risultato ottenuto al Senato nonostante la perdita della Camera. Quattro anni dopo, nel 2022, anche Joe Biden riuscì sorprendentemente a limitare i danni: nonostante l'inflazione elevata, i bassi indici di gradimento e lo spettro di una possibile ondata repubblicana, i Democratici persero soltanto nove seggi alla Camera e ne conquistarono uno al Senato, mantenendo il controllo di quest'ultimo. A favorirli contribuirono la mobilitazione dell'elettorato dopo la sentenza della Corte Suprema che aveva cancellato la tutela costituzionale del diritto all'aborto e le preoccupazioni suscitate dai candidati repubblicani che contestavano la legittimità delle elezioni del 2020. 

"Fare il presidente è come cavalcare una tigre. Devi continuare a cavalcarla o finisci divorato. E nelle midterm, il pubblico sembra sempre pronto a dare una bastonata al cavaliere". Commentava così, nel 1946 Harry Truman la sua pesante sconfitta elettorale sullo sfondo delle difficoltà del dopoguerra. Ancora più caustico Lyndon B. Johnson, che nel 1966, appena due anni dopo il trionfo alle presidenziali, vide i Democratici perdere terreno al Congresso, penalizzati anche dal crescente malcontento per la guerra in Vietnam: "Un giorno ti portano in trionfo sulle spalle, e il giorno dopo ti usano come bersaglio per il tiro al bersaglio. Nelle midterm, la gente non vota per quello che hai fatto ieri, ma per la rabbia che prova oggi". 

1 nov 2026

Iran, Trump valuta nuovi attacchi "ma non c'è fretta": la telefonata con Netanyahu. Teheran: "Nessuna fiducia negli Usa"

(Adnkronos) - Il presidente Usa pensa a nuovi attacchi in Iran dopo le elezioni di midterm del 3 novembre anche se, allo stesso tempo, afferma di non avere fretta. Pressioni in tal senso sarebbero però arrivate dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre il tycoon intende per il momento concedere più tempo alla diplomazia. Dal canto suo l'Iran afferma di non fidarsi degli Stati Uniti, sebbene proseguano i negoziati.  

"Ho avuto un ottimo colloquio con Netanyahu. Abbiamo parlato di Iran", ha dichiarato Trump, parlando ai giornalisti in partenza per l'Iowa. Ma secondo Axios, che cita una fonte israeliana e una americana, i due leader avrebbero avuto una telefonata particolarmente tesa, incentrata sullo stato dei negoziati tra Washington e Teheran e sui tempi di un'eventuale ripresa delle operazioni militari. La fonte israeliana ha descritto il colloquio come "duro", mentre quella americana lo ha definito "diretto". Netanyahu sarebbe preoccupato dalla volontà di Trump di proseguire i tentativi diplomatici prima di decidere se tornare a colpire l'Iran. 

"Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti, ma possiamo farlo in 10 minuti", aveva detto in precedenza Trump tornando a minacciare nuovi attacchi contro l'Iran e indicando tra i possibili obiettivi Pickaxe Mountain, il presunto complesso nucleare sotterraneo della Repubblica islamica.  

"La mano per i negoziati è stata tesa e quei canali hanno continuato a essere aperti e attivi. Allo stesso tempo, siamo stati pronti anche a percorrere un'altra strada", ha dichiarato il sottosegretario di Stato americano per gli Affari del Vicino oriente, Donald Blome, intervenendo al Manama Dialogue, forum sulla sicurezza in corso in Bahrein. "Non possiamo permettere all'Iran di tenere in ostaggio questa regione e l'economia globale", ha aggiunto il funzionario americano. 

L'Iran in ogni caso continua a negoziare con gli Stati Uniti attraverso la mediazione del Qatar e di altri Paesi, ma resta profondamente scettico sulle intenzioni del presidente Trump, ha dichiarato una fonte della sicurezza iraniana ad Al Jazeera. "Teheran prosegue i negoziati con la parte americana attraverso i mediatori qatarioti e altri interlocutori, ma non nutre nemmeno per un istante il minimo ottimismo sulle intenzioni di Trump", ha affermato la fonte, precisando che la Repubblica islamica ha valutato positivamente il messaggio ricevuto dal vicepresidente americano Jd Vance e sta esaminando una possibile risposta. "Riteniamo che negli Stati Uniti possano esserci voci diverse, ma l'esperienza ha dimostrato che il presidente americano e la sua cerchia cedono alle tentazioni di Netanyahu e degli estremisti guerrafondai che lo sostengono - ha aggiunto la fonte - Per questo motivo siamo obbligati a mantenere la massima attenzione sulla necessità di essere pienamente preparati a una difesa decisa e punitiva contro qualsiasi aggressione e crimine da parte degli Stati Uniti e di Israele". 

I colloqui tra l'Iran e i mediatori del Qatar proseguono sulla proposta in discussione da due giorni, ma non è stata ancora raggiunta una "conclusione definitiva", ha dichiarato dal canto suo il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, riferendosi alla missione in Qatar di una delegazione della Repubblica islamica. Araghchi ha precisato che la missione, a livello di vice ministro degli Esteri, ha l'obiettivo di proseguire le consultazioni con i mediatori qatarioti, già presenti a Teheran nelle scorse settimane, e non di definire i negoziati con gli Stati Uniti. Il raggiungimento di un risultato dipenderà dalle risposte della controparte alle richieste iraniane, ha spiegato il capo della diplomazia di Teheran, secondo cui "stiamo facendo del nostro meglio in questo processo e speriamo che dall'altra parte prevalga la razionalità, dando priorità alla diplomazia rispetto ad altre strade". 

Una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti potrebbe durare più a lungo del conflitto precedente e il presidente americano, Donald Trump, non sarebbe in grado di determinarne la durata né le condizioni della conclusione. Lo ha dichiarato il portavoce dell'Esercito iraniano, Mohammad Akraminia, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato. "Un eventuale futuro conflitto potrebbe durare più a lungo di quello precedente e il presidente americano non sarebbe nella posizione di dettare i tempi o le condizioni della sua conclusione", ha affermato Akraminia. 

Le Forze armate iraniane sono "pronte come mai prima" a rispondere a un eventuale nuovo attacco da parte statunitense e stanno lavorando all'individuazione di nuovi obiettivi, ha dichiarato anche il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Mohebi, secondo quanto riferito dall'agenzia iraniana Tasnim. "Nella prossima guerra non avremo più limiti geografici", ha ribadito Mohebi durante un convegno a Kerman, rilanciando le parole pronunciate ieri dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che ha ordinato ai vertici militari di rispondere a qualsiasi nuova aggressione "senza limiti geografici". "È stato definito un ampio campo d'azione per colpire il nemico e raggiungere una deterrenza completa", ha aggiunto il portavoce dei Pasdaran. 

1 nov 2026

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