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Carenza di ferro per 30% italiani, studio su nuovo integratore

(Adnkronos) - Nel nostro Paese il 30% della popolazione soffre di carenza di ferro. Sanguinamenti, alcune malattie infiammatorie, mestruazioni e alimentazione scorretta sono tra le principali cause della diminuzione della biodisponibilità del minerale. Se questa non viene corretta, ne può derivare un’anemia. È possibile ovviare a questo problema attraverso l’assunzione di integratori. "Il nuovo nutraceutico GlobiFer, presenta una formulazione che garantisce una 'doppia fonte' di ferro. Inoltre, ha mostrato un miglior assorbimento in un modello intestinale validato e caratteristiche compatibili con una buona tollerabilità gastrointestinale". È quanto evidenziato dai risultati di uno studio presentati al congresso nazionale della Sinut-Società italiana di nutraceutica in corso in questi giorni a Bologna.  

"Il ferro è fondamentale per il benessere, soprattutto quello di donne e bambini - sottolinea Sara De Martin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova -. In natura, esiste il ferro eme che è altamente assorbibile e si trova nella carne, nel pollame e nel pesce. Vi è poi il ferro non-eme che è invece reperibile negli alimenti d’origine vegetale e risulta però meno assorbibile. Il nuovo nutraceutico combina entrambe queste forme. L’obiettivo dello studio è stato analizzare l’uso combinato di ferro eme e ferro non-eme e valutare se il nutraceutico potesse compensare le carenze. Attraverso analisi compiute in un modello in vitro valido a fini regolatori, i dati ottenuti sono stati confrontati con quelli di altri integratori. È stato dimostrato come il nutraceutico che contiene sia ferro eme sia ferro non-eme non compromette l'integrità della barriera intestinale nel modello sperimentale utilizzato. Gli effetti collaterali a livello gastro-intestinale sono la principale sfida che dobbiamo affrontare quando bisogna fornire un’integrazione di ferro all’organismo. La presenza di una doppia fonte consente di utilizzare modalità di assorbimento differenti con vie complementari d’ingresso nelle cellule intestinali."  

Lo studio "ha permesso di osservare un aumentata espressione del trasportatore DMT1, che è quello principalmente coinvolto nell’assorbimento del ferro non-eme - prosegue De Martin -. Lo stesso avviene per l’Hcp-1 che è una proteina associata all’assorbimento del ferro-eme. Sfruttando queste due vie si aumentano le capacità fisiologiche dell’intestino di assimilare il ferro. Analisi successive hanno poi riscontrato incrementi significativi delle proteine ferritina e ferroportina. La prima permette di immagazzinare il ferro nelle cellule mentre la seconda ne consente il rilascio verso la circolazione. Ne consegue che, con la somministrazione del nutraceutico GlobiFer, il ferro assorbito possa essere gestito in modo più efficiente a livello cellulare, attraverso processi coordinati di accumulo e rilascio. Non c’è solo un maggiore ingresso del minerale nelle cellule intestinali ma anche una sua più efficiente gestione". "Una carenza quantitativa e qualitativa di ferro nella dieta è la principale causa dell’anemia: una condizione in cui i globuli rossi dell’organismo sono inadeguati, per carenza di emoglobina, a soddisfare le esigenze fisiologiche - conclude De Martin -. Il minerale è davvero importante soprattutto per la crescita umana e influisce in modo significativo sullo sviluppo cerebrale. Emicrania, dispnea, affaticamento, palpitazioni, tachicardia e angina sono tutti possibili segni di carenza di ferro. Questo può determinare anche dolori addominali, nausea, perdita di peso, alterazioni del flusso sanguigno intestinale e altri disturbi. Si tratta di una condizione che non deve essere sottovalutata e bisogna quando necessario ricorre a trattamenti sicuri ed efficaci. I risultati del nuovo studio evidenziano interessanti potenzialità legate al ricorso della nutraceutica. Aspettiamo ora altre ricerche per confermare ulteriormente in ambito clinico efficacia e tollerabilità clinica di GlobiFer". 

19 giu 2026

Hakimi rinviato a giudizio per stupro: "Ho la sensazione di essere diventato un bersaglio facile. Ora potrò parlare"

(Adnkronos) - Dai Mondiali di calcio con il Marocco al processo per stupro. Questa la storia del capitano della nazionale marocchina e difensore del Psg Achraf Hakimi. Un tribunale d'appello francese ha confermato che la stella del calcio marocchino sarà processato con l'accusa di stupro ai danni di una giovane donna. Nel febbraio 2023, una donna all'epoca ventiquattrenne denunciò alla polizia della regione della Val-de-Marne, a sud-est di Parigi, di essere stata violentata da Hakimi. Il giocatore del Paris Saint-Germain e capitano della nazionale marocchina, impegnata venerdì nella seconda partita dei Mondiali contro la Scozia, ha sempre negato le accuse.  

"La giustizia - ha scritto Hakimi su Twitter - mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: 'Se non fossi famoso, non ci sarebbe mai stata un'inchiesta'. Ho scelto di tacere per anni. Ho pensato che rimanere degno, essere paziente e avere fiducia nella giustizia avrebbe permesso che venissero prese le giuste decisioni. Oggi, una storia che non è la mia viene raccontata a scapito della mia famiglia, della mia vita e soprattutto della verità. A volte ho la sensazione di essere diventato un bersaglio facile. Aspetto questo processo dal primo giorno. E ora lo aspetto con impazienza. Finalmente, potrò parlare".  

"Le indagini condotte durante l'istruttoria preliminare e l'istruttoria giudiziaria hanno portato la camera inquirente a concludere che vi siano prove sufficienti contro" Achraf Hakimi "a giustificare il suo rinvio a giudizio presso il tribunale penale dipartimentale degli Hauts-de-Seine" vicino a Parigi, ha dichiarato la Corte d'Appello in un comunicato stampa a seguito di una decisione resa a porte chiuse. Il giocatore ha sempre respinto l'accusa definendola "falsa". A febbraio aveva presentato ricorso contro la sentenza del giudice istruttore che lo aveva rinviato a giudizio per stupro. Non appena la sentenza della Corte d'Appello era stata emessa, il giocatore ventisettenne ha dichiarato a X di "attendere con ansia" il processo, aggiungendo: "Finalmente potrò parlare". 

La data del processo non è ancora stata fissata. Interpellata su un possibile ricorso alla Corte di Cassazione, l'avvocata del due volte campione d'Europa con il Psg, Fanny Colin, ha detto: "Questa conferma era attesa. Non si afferma che sia colpevole di nulla; si difende con fermezza", ha ribadito Colin, aggiungendo che il suo cliente "ha molto da dire". "Quindi, in questa fase, un totale di sei giudici hanno stabilito che le prove in questo caso sono talmente consistenti da giustificare l'incriminazione di Achraf Hakimi davanti a un tribunale penale", ha commentato Rachel-Flore Pardo, l'avvocato che rappresenta il querelante, uscendo dall'aula. "Dopo oltre tre anni di battaglie legali, dopo essere stata calunniata e trascinata nel fango dalla difesa di Achraf Hakimi, questa decisione porta sollievo e speranza alla mia cliente", ha aggiunto.  

Inoltre pur non avendo rilasciato commenti ufficiali, il club parigino intende tutelare privatamente il proprio giocatore, facendo affidamento sulla presunzione di innocenza, dato che Hakimi ha sempre negato le accuse.  

Secondo una fonte della polizia dell'epoca dei fatti, la donna, allora ventiquattrenne, raccontò di aver conosciuto Achraf Hakimi nel gennaio 2023 su Instagram e di essere andata a casa sua con un'auto privata prenotata dal giocatore. Spiegò che il giocatore l'aveva baciata e poi toccata senza il suo consenso prima di violentarla. Aggiunse di essere riuscita a respingerlo e specificò che un'amica, contattata tramite messaggio, era venuta a prenderla. La giovane donna si recò in commissariato nel 2023 per denunciare lo stupro. Achraf Hakimi fu formalmente incriminato e posto sotto sorveglianza giudiziaria pochi giorni dopo, a marzo. Uscendo dall'udienza, l'avvocato Colin denunciò quella che definì "giustizia di classe al contrario".  

"Questa indagine è stata aperta solo perché una denuncia alla polizia è stata resa pubblica dalla stampa", afferma, un'attenzione mediatica che attribuisce al fatto che "il signor Achraf Hakimi è una figura pubblica e nota". Per la giovane donna che ha denunciato questi fatti, la fuga di notizie sulla sua dichiarazione al quotidiano Le Parisien rappresenta "il più grande trauma della mia vita". Jeanne (nome di fantasia) ha dichiarato giovedì a Mediapart, nella sua prima apparizione pubblica, di volere "un processo per difendermi, per essere ascoltata". "Voglio giustificarmi. Voglio essere creduta", ha aggiunto. "Non è mai piacevole per la mia cliente vedere l'uomo che accusa di stupro", sottolinea la signora Pardo, per la quale "c'è ancora molta strada da fare nella lotta contro la violenza sessuale nel mondo del calcio maschile".  

19 giu 2026

Sostenibilità: quinta edizione per il premio Fenice Conai. L'intervista alla direttrice generale, Simona Fontana

(Adnkronos) - L'Italia è leader in Europa nel riciclo degli imballaggi, ma per un marcato salto in avanti serve una nuova cultura della sostenibilità.  

Ne è convinta Simona Fontana, direttrice generale Conai, consorzio industriale che ha deciso di investire sul giornalismo ambientale giovane grazie al premio Fenice Conai, giunto alla quinta edizione. In bilico tra greenwashing e racconti catastrofisti, la rotta per i prossimi cinque anni è chiara: attenzione al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, ma la partita dell'economia circolare passa dalla consapevolezza dei cittadini. 

Conai è spesso associato al riciclo degli imballaggi, ma oggi parliamo anche di informazione e cultura ambientale. Perché un consorzio degli imballaggi entra nel mondo del giornalismo? Che legame c’è tra economia circolare e qualità dell’informazione?  

Abbiamo scelto cinque anni fa di promuovere Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane, perché siamo convinti che oggi l'Italia, che è leader in Europa per il riciclo dei materiali di cui sono fatti i nostri imballaggi, abbia sempre più bisogno di promuovere la cultura dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale. Questo perché a volte i temi ambientali vengono leggermente banalizzati. Abbiamo bisogno di un'informazione su questi temi che sia curata con la professionalità che i giornalisti sono soliti avere nella loro attività, e che sia in grado di arrivare al grande pubblico, per coinvolgerlo ancora di più nel fare un passo avanti che migliori ulteriormente i già positivi risultati che il nostro sistema sta garantendo. L'economia circolare non è solo riciclo, è anche il riuso degli oggetti, la loro riparabilità, è fare bene la raccolta differenziata, e quindi il poter garantire una seconda vita ai materiali di cui sono fatti gli imballaggi e non solo. Per fare questo abbiamo bisogno di invogliare ancora di più i cittadini e far comprendere loro l'importanza di questi piccoli gesti, garantendo proprio quello che è il principio dell'economia circolare:la chiusura dei cicli dei materiali di cui sono fatti gli oggetti che ci circondano.  

  

Quinta edizione per il Premio. In questi anni avete notato un’evoluzione delle tematiche trattate? Quali sono?  

In questi cinque anni la Fenice ha seguito la progressione dell'economia circolare. Soprattutto all'inizio, l'attenzione dei primi servizi premiati era rivolta verso la possibilità di attivare nuovi servizi e nuovi canali di raccolta per i beni usati. Negli anni i partecipanti si sono espansi trattando anche della sostenibilità a 360 gradi. Nei servizi spesso si parla di come l'economia circolare vada di pari passo con la sostenibilità sociale: gli attori protagonisti delle attività sono cooperative sociali che aiutano alcune realtà di soggetti con difficoltà, e diventa un grande e potente messaggio di economia circolare. Molto spesso, quando noi parliamo di riciclo e recupero dei materiali, parliamo di concetti che vanno dalla tutela dell'ambiente, alla politica industriale del paese, fino alla possibilità di creare indotto sociale. I temi sono sempre più complessi di quello che si può e si vuole far emergere dal racconto e bisogna abituare il cittadino a rendersene conto. Diventa importante riuscire a trovare linguaggi e strumenti che riescano ad arrivare alle nuove generazioni, a parlare ai cittadini di oggi, che lo saranno anche per il domani e per il futuro. Come Conai abbiamo potuto misurare l'impatto che è stato possibile ottenere dal riciclo dei materiali di imballaggio in un solo anno: 10 milioni di tonnellate riciclate in un anno che hanno creato un indotto economico di 3,8 miliardi di euro. L'economia circolare è un anello portante del tessuto manifatturiero del Made in Italy, e garantisce lavoro e competenze green del futuro. 

Negli ultimi anni sono esplosi diversi altri metodi per fare informazione, anche molto più social. Il tipo di giornalismo che viene promosso dal Premio, pensi che possa guadagnare dall’utilizzo di questi strumenti?  

Se vogliamo ragionare e parlare con i giovani per promuovere un'attenzione maggiore e parlare di futuro, è chiaro che dobbiamo e ci auguriamo che ci siano sempre più podcast che parlino di questi temi. Sono format che hanno la possibilità non solo di essere rivisti, ma di avere più puntate e approfondire quelli che sono gli argomenti e le complessità dell'economia circolare. La Fenice Conai vuole premiare testi scritti, articoli di giornale, riviste quotidiane, online e stampati, ma anche gli audiovisivi che possono essere dei servizi televisivi, momenti di approfondimento video e anche occasioni fruibili anche via social come ad esempio i podcast. Vogliamo creare una consapevolezza diffusa e premiare chi lavora per promuovere una cultura condivisa della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare e quindi dobbiamo saper sfruttare nuovi canali comunicativi. 

L'informazione ambientale oscilla tra due estremi, il greenwashing e il catastrofismo. Che criteri applicate con questo premio per distinguere chi fa divulgazione da chi fa clickbait?  

Il Premio ha una giuria mista di esperti. Ci sono capi redazione, giornalisti professionisti, ma anche da tecnici esperti del mondo dell'economia circolare che sono in grado di valutare se un lavoro o un claim realizzato per richiamare il click sia eccessivo oppure no. Una giuria così composta ci garantisce anche di capire quale sia il livello di approfondimento, la coerenza e la correttezza dei messaggi che vengono veicolati, quanto siano coerenti il linguaggio e lo strumento utilizzati e quanto il prodotto sia adatto o meno al target, al format e al media che si è scelto di utilizzare. Il Premio è uno strumento che si affianca anche all’arte circolare, utilizzare il linguaggio artistico per coinvolgere e far capire l'importanza dell'economia circolare come strumento di tutela del pianeta. La cultura diventa diffusa quando è attraversata da modi differenti di interpretare un concetto. 

La Fenice è un simbolo molto potente: rinascita, circolarità. Quanto è importante oggi raccontare la sostenibilità con simboli e linguaggi accessibili? E parlando del Progetto Scelta, cosa dice oggi sugli italiani e sul modo in cui si informano sui temi ambientali?  

Con Progetto Scelta siamo andati a testare il termometro dell'attenzione alla sostenibilità e all'economia circolare degli italiani. Abbiamo anche voluto indagare il fatto di quanto i cittadini siano interessati ai temi ambientali e cerchino informazioni su questo argomento ma anche dove vadano a cercare queste informazioni e di chi si fidano di più e di meno rispetto alla qualità dell'informazione che poi ne ottengono. Ecco, abbiamo visto che c'è un po' un paradosso nell'informazione, nel senso che i cittadini italiani sono molto propensi a cercare, a raccogliere informazioni sui temi della sostenibilità e della tutela dell'ambiente. Lo fanno però principalmente attraverso dei canali che sono canali social, ma che non hanno quel livello di profondità delle informazioni che spesso e volentieri il tema ambientale necessita di avere. 

 Veniamo al core business Conai: a che punto siamo oggi in Italia con il riciclo degli imballaggi?  

L'Italia sta attraversando una fase di consolidamento e di mantenimento dei risultati positivi. Se noi oggi siamo leader in Europa per il riciclo pro capite, questo è frutto di un lavoro certosino che tutti noi abbiamo fatto e abbiamo imparato a fare in 30 anni. Conai l'anno prossimo compie 30 anni, quindi sono almeno tre decenni che c'è un'organizzazione fatta da imprese che ha supportato economicamente e con strumenti operativi lo sviluppo di una cultura diffusa della raccolta differenziata orientata al riciclo dei materiali. Le cose facili le abbiamo fatte tutte, e anche qualcuna difficile. Se abbiamo raggiunto questi risultati importanti è perché 30 anni fa è stato siglato un patto che ha visto al centro imprese, enti locali e pubblica amministrazione, con il mondo scientifico a corollario. 

Qual è la sfida più grande dei prossimi 5 anni?  

Sarà quella di trovare un nuovo equilibrio tra i nostri stili di vita e di acquisto con le nuove modalità e regole che arrivano dall'Europa: ridurre complessivamente l'impatto ambientale degli imballaggi per garantire una maggiore circolarità dei materiali. Uno degli aspetti fondamentali riguarderà quelle filiere più giovani che dovranno portare innovazioni, che siano di processo, di prodotto o tecnologiche, nell’utilizzo dei materiali riciclati così da rendere possibile il trasferimento, l'utilizzo e la sostituzione delle materie prime vergini con materiali riciclati, che arrivano dalle nostre miniere urbane. C’è anche una sfida legata all’evoluzione della normativa. Il prossimo 12 agosto entra in vigore il regolamento europeo sugli imballaggi, che pone all'attenzione delle aziende un tema ancora più importante di lavoro nell'ottica della corretta progettazione dell'imballaggio pensato per essere riutilizzabile, riparabile e riciclabile. Sono le parole d'ordine di questo regolamento europeo. Le ultime scadenze sono per il 2040, L’Italia parte da una base solida, ma adesso dobbiamo fare ancora di più. L’ultimo miglio è quello più difficile ed ecco perché dobbiamo chiamare a raccolta tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, dalla formazione, dai professionisti, fino ai ragazzi nelle scuole. 

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19 giu 2026

Trump attacca Meloni, Tajani annulla visita negli Usa: "Parole gravi e offensive"

(Adnkronos) - Dopo l'attacco di Trump a Meloni, scatta la solidarietà della politica alla presidente del Consiglio, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che annuncia l'annullamento della sua missione a Miami, dove avrebbe dovuto partecipare al business forum con il Segretario di Stato americano Marco Rubio. 

"Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - scrive sui social il ministro e vicepremier - offendono tutta l’Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno".  

 

Giorgia Meloni "mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena". Così il presidente degli Stati Uniti in una intervista telefonica esclusiva a 'L'Aria che tira' su La7, il programma di David Parenzo, di cui si sente la traduzione in italiano ma non la voce del presidente Usa. 

"Come sta il suo primo ministro? Come sta?", ha chiesto Trump al corrispondente de La7, che a sua volta ha chiesto al presidente americano un commento sulla conversazione avuta con Meloni a margine del vertice di Evian. "Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle", ha risposto. 

 

Immediata la reazione della politica italiana, solidale con la premier. "La mia solidarietà al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Le parole pronunciate nei suoi confronti non contribuiscono certamente a rafforzare quel clima di rispetto fondamentale nei rapporti tra Paesi amici e alleati. Soprattutto in una fase storica così complessa, caratterizzata da profonde tensioni internazionali, è essenziale mantenere salda l'unità dell'Occidente per affrontare insieme le sfide che il mondo pone", le parole del presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.  

''Chi attacca Giorgia Meloni, attacca tutti noi". Così Matteo Salvini sui social dove posta una foto che lo ritrae abbracciato alla presidente del Consiglio. 

''Non posso immaginare Giorgia Meloni chiedere una fotografia a nessuno, nemmeno sotto minaccia. Posso invece immaginare quanto le sia costato mettere da parte ciò che Trump aveva detto settimane fa, per fare l’interesse dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente. Ed immagino quanto le costerà non commentare come meriterebbe questa nuova caduta di stile del Presidente Usa. Per quanto caduta di stile sia un implicito ed immeritato riconoscimento, in questo caso, ciò che ferisce è che battute di questo tipo non fanno bene a nessuno: né agli Usa, né all’Italia, né all’alleanza', scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto. 

"Con tutti i fronti di guerra ancora aperti nel mondo, speriamo per poco, non è accettabile polemizzare con alleati e amici che si sono sempre dimostrati affidabili. L’Italia e il suo governo non implorano nessuno", quanto scrive la Lega sui suoi profili social. 

"I deliri di Trump su Giorgia Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Stati Uniti", fa eco Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo. 

“Esprimo piena solidarietà e profonda ammirazione al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Nessuno può pensare di offendere impunemente l’Italia e le sue più alte Istituzioni. È una lezione storica che non ammette eccezioni, Stati Uniti compresi. La dignità e l’onore della Nazione esigono rispetto”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. 

"L’Occidente ha una sua unità che non può essere dispersa. Per questo vi è bisogno di governi che affrontino con determinazione, equilibrio e buon senso le attuali emergenze nell'ambito di relazioni reciproche costruttive e rispettose. Il Governo italiano ha sempre dimostrato questa saggezza. Dichiarazioni inappropriate, del tutto prive di fondamento, contribuiscono soltanto ad aggravare i problemi e creano fratture''. Così in una nota il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. 

“Un’uscita del genere non è soltanto irrispettosa: qualifica chi la pronuncia. Trump ha perso un’occasione per tacere. Di fronte all’ennesimo attacco immotivato alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Governo italiano da parte di Donald Trump, è bene ribadire un concetto semplice: l’Italia non implora nessuno. L’Italia dialoga, costruisce alleanze e difende i propri interessi a testa alta. E con gli Stati Uniti ha un rapporto che va ben oltre le battute deludenti dell’attuale Presidente americano: un rapporto serio, profondo, fondato sulla storia, sull’amicizia e sul rispetto reciproco”, dichiara il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia. “In Veneto ospitiamo da decenni una comunità americana importante e sono certo che molti cittadini statunitensi provino forte imbarazzo davanti a parole che non appartengono alla migliore tradizione americana”, aggiunge Zaia. “Per noi gli Stati Uniti significano amicizia, rispetto, vicinanza. Ogni cittadino americano è benvoluto e rispettato: proprio per questo ci aspettiamo lo stesso trattamento, a maggior ragione da parte del più alto rappresentante del Governo degli Stati Uniti”. “Giorgia Meloni ha fatto bene a rispondere con l’abituale chiarezza: l’Italia discute con tutti, ma non accetta umiliazioni da nessuno. Trump, giorno dopo giorno, sta deludendo non solo gli alleati, ma anche molti suoi stessi concittadini”, conclude Zaia. 

"Solidarietà a Giorgia Meloni per le parole inqualificabili di Trump. Nessuno può permettersi questo tono arrogante con chi guida il governo italiano. Tutto mi separa da Meloni e dalla destra, che millantava di fare da ponte. Ma nessuno può trattare l’Italia in questo modo", scrive sui social il senatore del Pd Filippo Sensi. 

"Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Giorgia Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione", scrive Carlo Calenda sui social. 

“L’Italia non può diventare terreno di scontro per calcoli di parte o convenienze politiche del momento. Non condivido chi, per attaccare Giorgia Meloni o il suo governo, finisce per gettare fango sul presidente del Consiglio italiano e, con esso, sull’immagine della nostra Nazione". E' questa la replica del leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci. "Al di là del colore politico di chi guida il Paese, il Presidente del Consiglio rappresenta sempre l’Italia. E l’Italia non si umilia, non si svende, non supplica nessuno", dice all'Adnkronos. Per il leader del partito di estrema destra "i rapporti internazionali si costruiscono con fermezza, rispetto reciproco e difesa degli interessi nazionali. E quando qualcuno prova a trasformare una ricostruzione, vera o presunta, in un attacco all’immagine dell’Italia, noi sappiamo da che parte stare: dalla parte della Patria". "Anche se le parole di cui parla il presidente Trump fossero state proferite -avverte- non è accettabile che una circostanza privata venga usata come clava politica contro la dignità delle istituzioni italiane. Da un punto di vista sostanziale, tuttavia, resta condivisibile l'analisi di fondo sul fallimento dell'Europa, che ha attuato politiche disastrose in campo energetico e nel contrasto dell'immigrazione clandestina". "Futuro Nazionale starà sempre dalla parte della Patria, della sua sovranità, del suo prestigio e del rispetto dovuto al popolo italiano. Non arretriamo di un millimetro: la Patria non si usa, non si svende, non si infanga. La Patria si onora, si serve, si difende", è la sua conclusione. 

“Le parole di Trump sono ingiustificate e inaccettabili. E si commentano da sole: L’Italia non elemosina nulla e il nostro capo del governo è riconosciuto e stimato in tutto il mondo, come il Paese che rappresenta. D’altronde conosciamo bene Trump, lo stesso che dice di aver fatto eleggere Papa Leone XIV. Chi conosce Giorgia Meloni sa che perfettamente che mai implorerebbe qualcuno. Nonostante ciò, una parte delle opposizioni riesce a fare polemiche strumentali persino su questa vicenda, che semmai dimostra l'autonomia del nostro paese, toccando uno dei punti più bassi della storia politica italiana”, afferma il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi. 

"Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni", scrive sui social Matteo Renzi. 

"Ha fatto bene la presidente del Consiglio a replicare con la durezza e la chiarezza necessarie alle parole ignobili di Donald Trump, sempre più fuori controllo e sempre più inadeguato a rappresentare un grande Paese come gli Stati Uniti d’America. L’Italia e l’Europa non hanno mai implorato nessuno; è vero invece che in questi mesi abbiamo osservato con sgomento Trump con il cappello in mano davanti a Putin, Xi, e a tutti nemici delle democrazie liberali. Donald Trump è una sciagura per il popolo americano e per il mondo libero", le parole su X della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno. 

''A testa alta! Non siamo vassalli. Senza implorare. Mai. Questa è l'Italia, questa è Giorgia Meloni'', scrive su Facebook il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, commentando il video di Meloni in replica alle frasi di Trump. 

"Non è accettabile il livello di offesa crudele che il presidente Trump ha rivolto alla premier. La figuraccia la fa lui: un prepotente che non si fa scrupolo a danneggiare le relazioni con l’Italia. Molto mi divide da Giorgia Meloni, ma non il rispetto: a lei solidarietà", aggiunge Lia Quartapelle, deputata dal Pd. 

"Conosco Giorgia da ‘qualche’ anno, escludo possa mai implorare chicchessia. Dunque, questa esternazione parte a monte da una menzogna. Constato che Donald Trump ha speso parole encomiastiche nei suoi confronti finché il governo italiano non ha puntualizzato la sua indipendenza con l’indisponibilità all’uso delle basi militari come piattaforme americane per azioni di guerra. Oltretutto azioni non decise dall’Onu né dalla Nato, di cui l’Italia fa parte aderendo alle sue regole", dichiara in un comunicato stampa il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia. "Il popolo americano era e resta un popolo amico, gli Usa sono parte decisiva di quella civiltà occidentale che Giorgia Meloni ha risvegliato nei sentimenti europei, anglosassoni e di buona parte delle democrazie liberali del pianeta. Continueremo a farlo presente ignorando caratteri e colore politico di capi di governo e presidenti, constatando che Trump ha insultato a giro tutti i leader europei, determinando il peggior clima possibile tra il nostro continente e gli Stati Uniti dal secondo dopoguerra", conclude Rampelli. 

"Noi che pensavamo di aver toccato il fondo con le 'ginocchiere' evocate vergognosamente nell'Aula della Camera dei deputati, dobbiamo ricrederci dopo aver ascoltato le parole del presidente Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni. Così, con infinita pena, esprimo la più convinta vicinanza al presidente Meloni e mi smarrisco nella vacuità di dichiarazioni gravi perché provenienti dal presidente di un Paese che è diventato ciò che è anche grazie a milioni di italiani'', dichiara quindi Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia. 

"Solidarietà a Giorgia Meloni. A prescindere dal perché siamo a questo punto, adesso va detta una cosa soltanto: chi schiaffeggia i rappresentanti dell’Italia schiaffeggia l’Italia e noi, come italiani, non possiamo lasciarlo fare", scrive Andrea Orlando sui social. 

"Quando un capo di Stato estero, indegno rappresentante pro-tempore di una nazione baluardo di dignità, libertà e democrazia, insulta il nostro Primo Ministro, la politica deve reagire compatta. Non è una questione di destra, sinistra o centro. Ma di dignità nazionale. Right (or left) or wrong, it’s my country. Solidarietà del Partito Liberaldemocratico a Giorgia Meloni". Così Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico, in un post sui social. 

“Trump sempre più surreale, ora bullizza anche Giorgia Meloni, l’ultima alleata che le era rimasta. Spero che la premier italiana faccia mea culpa per aver schiacciato la politica estera italiana sulle posizioni di questa amministrazione americana che sta facendo più danni delle cavallette. Che aspetta a schierarsi con decisione con l’Ue?”, afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi. 

"La dichiarazione di Donald Trump è la diretta conseguenza della politica di subalternità con cui Giorgia Meloni ha costruito il rapporto col Presidente degli Stati Uniti d'America. Un rapporto che ha portato Giorgia Meloni ad essere patriota a Washington e forestiera in Italia, a tutelare gli interessi economici di Trump, a subire il ricatto del 5% delle spese per armamenti, ad acquistare il gas, a chiedere la modifica dei regolamenti europei in materia di tutela ambientale e sanitaria", attacca invece Angelo Bonelli. "Una vera patriota a Washington. Ma il punto è il seguente: al posto di Giorgia Meloni mi vergognerei così tanto che mi porrei il problema di farmi da parte. Perché dopo questa figuraccia e aver fatto perdere la dignità all'Italia e agli italiani, comincerei a pensare di farmi da parte. Non è più in grado di rappresentare l'Italia, viste le figuracce che fa fare agli italiani e all'Italia stessa”, aggiunge il deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde. 

"Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il Presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la Presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese", gli fa eco Nicola Fratoianni, di Avs. "Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Giorgia Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca - conclude Fratoianni - che gli italiani non si meritano davvero". 

19 giu 2026

Libano, media: concordato cessate fuoco tra Israele e Hezbollah

(Adnkronos) - Hezbollah e Israele si sono accordati per un cessate il fuoco a partire dalle 15 italiane. Lo riferisce un funzionario Usa a Axios, secondo cui l'accordo è stato mediato da Stati Uniti e Qatar, dopo aver parlato con Iran e Israele.  

L'intesa arriva dopo una notte di attacchi condotti da Hezbollah nel sud del Libano - che hanno portato all'uccisione di quattro soldati israeliani - e la minaccia del ministro per la sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben-Gvir: "Tutto il Libano deve bruciare".  

"Pagheranno un prezzo molto alto", ha tuonato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affermando che "Israele non tollererà attacchi contro i nostri soldati o il nostro territorio e farà pagare un prezzo molto alto a Hezbollah per questi attacchi". Netanyahu ha poi aggiunto che "come ho chiarito inequivocabilmente, anche ieri, Israele rimarrà nella zona di sicurezza nel Libano meridionale finché sarà necessario per proteggere le comunità del nord". 

 

L’esercito israeliano ha dichiarato, inoltre, di aver colpito più di 80 obiettivi di Hezbollah e di aver ucciso decine di miliziani, mentre Hezbollah - riferisce l’agenzia di stampa statale libanese - almeno 18 persone sono rimaste uccise nei raid israeliani che si sono concentrati la notte scorsa nella regione di Nabatiyé, nel sud del Libano.  

"Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere", ha scritto Ben-Gvir su 'X' aggiungendo che "con tutto il dovuto rispetto per gli americani, Israele deve chiarire al mondo intero che il sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non sono sacrificabili". Tra i soldati uccisi anche un comandante di battaglione carri armati delle Forze di Difesa Israeliane. 

 

 

Secondo quanto riportato nell'attacco contro l'esercito israeliano, avvenuto poco dopo la mezzanotte, un drone o un missile anticarro ha colpito il carro armato israeliano nel villaggio di Kfar Tebnit, nel sud del Libano. ll tenente colonnello rimasto ucciso aveva peraltro da poco sostituito il precedente comandante di battaglione, rimasto gravemente ferito nel sud del Libano ad aprile. 

Il ministro israeliano ha aggiunto che "il nostro dovere supremo è proteggere i cittadini di Israele e i soldati delle Forze di Difesa Israeliane, e questo impegno ha la precedenza su ogni altra considerazione. Basta con questo tira e molla. In Medio Oriente non si vince con risposte misurate e moderazione: bisogna scatenarsi. Annientare. Schiacciare il terrore". 

 

Prima di raggiungere l'accordo, Hezbollah ha promesso di difendere il Libano da eventuali attacchi israeliani e accusa Israele di aver violato il cessate il fuoco anche dopo la firma dell'accordo tra Iran e Stati Uniti. "La Resistenza islamica resterà vigile di fronte a qualsiasi aggressione. I suoi combattenti difenderanno la loro terra e il loro popolo - si legge in una nota del gruppo filo-iraniano - il nemico non ha mai rispettato alcun accordo di cessate il fuoco". 

19 giu 2026

Migranti, Italia con 18 Paesi all'Ue: "Avanti con Cpr in Paesi terzi" 

(Adnkronos) - Occorre "avanzare il prima possibile con soluzioni basate in Paesi terzi" in ambito migratorio, come i centri di rimpatrio extra Ue. Questo il messaggio veicolato dall'Italia e altri 18 Paesi europei ai leader delle istituzioni Ue e agli altri capi di Stato e di governo in una lettera, pubblicata al termine della consueta riunione sulla migrazione promossa da Roma e Copenaghen a margine dei lavori del Consiglio europeo, che cita esplicitamente la cooperazione Italia-Albania come esempio. 

"Deve sempre essere una decisione democratica chi può entrare e restare nei nostri Paesi. È fondamentale che continuiamo a sfidare lo status quo, in cui i trafficanti di esseri umani fanno fortuna e la migrazione viene strumentalizzata", scrivono i leader firmatari, ricordando i progressi compiuti negli ultimi anni e i recenti sviluppi "sugli ultimi elementi chiave della nuova legislazione", tra cui l'ok del Parlamento europeo al nuovo Regolamento rimpatri, che istituzionalizza la soluzione dei centri di rimpatrio in Paesi terzi a livello Ue. 

"La maggioranza degli Stati membri ha preso parte al lavoro su soluzioni nuove e innovative che possono contribuire a ridurre i flussi migratori irregolari verso l'Europa e aumentare il tasso di rimpatri. Insieme, abbiamo ridefinito il dibattito europeo sulla migrazione e raggiunto un ampio consenso sulla necessità di una politica migratoria europea che sia al tempo stesso ferma ed equa", proseguono i firmatari, prima di sottolineare l'importanza di "mostrare risultati concreti che facciano una reale differenza per i nostri cittadini e avanzare il prima possibile con soluzioni basate in Paesi terzi". "Dobbiamo sfruttare appieno le nuove possibilità ed essere pronti ad affrontare efficacemente eventuali ostacoli residui per rendere le nuove soluzioni una realtà", continuano i diciannove capi di Stato e di governo Ue, i quali ritengono che questo sia "il modo più efficace per smantellare i modelli di business dei trafficanti di migranti, eliminare gli incentivi alla migrazione irregolare verso l'Europa e garantire che coloro che non hanno il diritto legale di restare in Europa vengano rimpatriati". Alcune iniziative "sono già operative, come la cooperazione Italia-Albania", mentre altri Paesi "stanno lavorando per attuare le nuove possibilità, inclusi gli hub in Paesi terzi". 

Nella lettera, i diciannove leader europei si impegnano a "guidare personalmente il percorso per assicurarci che le nostre visioni prendano vita" e incoraggiano gli Stati membri disponibili a "perseguire tali soluzioni e ad avviare contatti con potenziali partner. Incoraggiamo inoltre la Commissione a continuare a sostenere gli Stati membri in questi sforzi, anche con risorse finanziarie, e invitiamo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e altre organizzazioni internazionali competenti a partecipare attivamente al processo. È giunto il momento di agire e di ottenere risultati concreti", concludono. Oltre alle leader di Italia e Danimarca, Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, hanno firmato la lettera anche i capi di Stato e di governo di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria. 

La premier, insieme ai primi ministri danese Mette Frederiksen e olandese Rob Jetten, ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri maggiormente interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio a margine del Consiglio europeo. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, si legge in una nota di palazzo Chigi, hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Grecia, Polonia, Malta, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia e Ungheria. La presidente Ursula von der Leyen "ha illustrato i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, soffermandosi in particolare sulle possibili conseguenze migratorie derivanti dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente e sulle iniziative necessarie per garantire una risposta europea efficace e tempestiva". 

Nel corso della riunione, continua la nota, "è stato espresso apprezzamento per i risultati conseguiti negli ultimi mesi, tra cui l’istituzione della lista europea dei Paesi sicuri di origine, l’introduzione del nuovo concetto di Paese terzo sicuro, l’adozione della Dichiarazione di Chisinau sulla migrazione, l’accordo politico sul nuovo Regolamento rimpatri e, più recentemente, l’inserimento di un riferimento al sostegno finanziario dell’Unione per le soluzioni innovative in materia migratoria nell’ambito dei negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale". Meloni "ha sottolineato la necessità di passare rapidamente dalla definizione delle nuove regole alla loro concreta attuazione, a partire dal Regolamento Rimpatri. Richiamando la lettera congiunta inviata oggi insieme al primo ministro Frederiksen ed altri 17 capi di Stato e di governo Ue, il presidente del Consiglio ha evidenziato l’importanza di avviare rapidamente progetti pilota concreti e replicabili. A tale riguardo, la discussione tra i Leader ha fatto emergere l’interesse a valutare anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi". 

Meloni ha avuto inoltre un confronto verbale, ieri durante il Consiglio europeo, con il collega spagnolo Pedro Sanchez proprio in materia di migrazionisecondo quanto riporta Il Mattinale Europeo. Secondo la ricostruzione, la premier danese - che è socialdemocratica ma è una 'dura' in materia di migrazioni - avrebbe lodato il regolamento rimpatri da poco approvato dal Parlamento europeo, cosa che avrebbe provocato l'intervento di Sanchez, anche lui socialista, che avrebbe criticato il medesimo provvedimento, ritendendolo inefficace. 

A quel punto Meloni avrebbe preso la parola, criticando la decisione della Spagna di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti irregolari, sostenendo che il provvedimento avrebbe un impatto anche sui Paesi vicini alla Spagna. Il collega belga Bart De Wever, un altro conservatore, avrebbe preso la parola a sua volta, sottolineando di essere dalla parte della collega danese. 

Un alto funzionario Ue conferma all'Adnkronos che "c'è stata effettivamente una discussione" tra Meloni e Sanchez, aggiungendo però di non poter entrare nei dettagli delle conversazioni avvenute nel Consiglio Europeo. Un secondo alto funzionario osserva che la cosa è stata "un po' più sfumata". Una terza fonte Ue non smentisce e non conferma: "No comment...". Una quarta fonte Ue conferma che la ricostruzione "è corretta", tuttavia il ruolo 'guida' nello scambio lo avrebbe avuto Fredriksen, con Meloni e De Wever a sostegno. Meloni e Sanchez hanno avuto un bilaterale prima del summit, confermando la linea comune in materia di Mff 2028-34, ma in materia di migrazioni ci sono differenze di linea politica tra i due leader che sono note e che nessuno dei due ha mai nascosto. 

Secondo una quinta fonte Ue, la protagonista principale dello scambio sarebbe stata la premier danese: "Ha detto - riferisce - che voleva un dibattito sulle migrazioni a livello di leader, che non si tiene da molto tempo". A quel punto, il premier spagnolo ha ribattuto che non era il caso, e questo ha innescato il dibattito: a sostenere la premier danese non sono stati solo Meloni e De Wever, ma anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier ungherese Peter Magyar. A troncare il dibattito è stato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha rimandato la discussione ad un successivo summit Ue. 

19 giu 2026

Fondazione Cariplo: "Una risposta strutturale per genitori, anziani e giovani"

(Adnkronos) - Una risposta strutturale che lavora simultaneamente su tre nodi critici: la difficoltà di diventare genitori, l’aumento della fragilità legata all’invecchiamento e il rischio di esclusione di una parte significativa delle giovani generazioni. È la strategia messa in atto da Fondazione Cariplo, che ha patrocinato il dibattito ‘La demografia cambia la società’ organizzato da Adnkronos a Palazzo dell’Informazione a Roma. Nel dettaglio, la Fondazione sostiene, con 3 sfide di mandato, la genitorialità e la natalità con il programma ‘Anita-l’infanzia prima’, gli anziani con ‘Welfare in Ageing’ e i giovani con ‘ZeroNeet’. 

L’87% dei genitori considera fondamentale il supporto nel periodo successivo alla nascita, ma solo il 35% riesce ad accedervi concretamente. Allo stesso modo, i servizi educativi per la prima infanzia sono ritenuti essenziali dal 92% degli intervistati, ma quasi quattro su dieci non li hanno mai utilizzati. Sono alcuni risultati della ricerca ‘Genitorialità e infanzia’ promossa da Fondazione Cariplo, nell’ambito del programma ‘Anita - L’infanzia prima’, che mette in evidenza uno scarto netto tra bisogni e risposte. Sul fronte culturale, per esempio, oltre il 90% attribuisce grande valore alle attività per i più piccoli, mentre solo il 54% ritiene adeguato il modo in cui la genitorialità viene raccontata nei media. Allo stesso modo, i servizi educativi per la prima infanzia, essenziali quasi all’unanimità, risultano difficilmente accessibili, per molti, a causa di costi elevati, organizzazione dei servizi, liste d’attesa e ostacoli territoriali.  

A partire da questa evidenza Fondazione Cariplo ha scelto di intervenire in modo strutturale, facendo della prima infanzia una propria Sfida di Mandato. Con ‘Anita - L’infanzia prima’, ha messo a disposizione 20 milioni di euro, interamente stanziati da Cariplo, con l’obiettivo di rafforzare il sistema dei servizi e accompagnare le famiglie nei primi anni di vita dei figli. ‘Anita’ è un programma che utilizza queste risorse per attivare interventi territoriali concreti, costruire reti tra servizi e migliorare il funzionamento complessivo del sistema. In particolare lavora per rendere realmente accessibile il supporto ai neogenitori sviluppando percorsi di accompagnamento nel periodo perinatale che coinvolgono servizi sociali, sanitari ed educativi. Parallelamente, il programma interviene sul rafforzamento dei servizi educativi 0-6 anni, non soltanto aumentando le opportunità, ma lavorando sull’accessibilità effettiva, riducendo le barriere economiche e organizzative che impediscono alle famiglie di utilizzarli. Intervenire nei primi anni di vita significa agire sul momento in cui si formano le disuguaglianze, ma anche creare condizioni più favorevoli alla genitorialità, contribuendo nel tempo a rendere più sostenibile la scelta di avere figli. 

 

“Con ‘Anita-L’infanzia prima’ - spiega Valeria Negrini, vicepresidente di Fondazione Cariplo - vogliamo provare a facilitare l’accesso alla cultura, ad esempio, ottimizzando la presenza e l’accesso alle biblioteche affinché diventino luoghi dove i bambini possano usufruire e capire l’importanza della cultura. Vogliamo poi migliorare e rendere più numerose le aree pensate per i bambini, come le aree gioco. Le 3 aree principali su cui si concentra ‘Anita’ sono infatti i servizi, gli spazi di vita e la cultura, che si intersecano con 2 altre azioni trasversali e necessarie: la ricerca scientifica integrata e multidisciplinare, che può darci elementi per orientare al meglio le politiche che vogliamo provare ad attuare; e la comunicazione che, provando nuovi strumenti, linguaggi e canali, deve sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'infanzia e dei bisogni dei bambini, che non riguarda solo chi ha figli in questa fascia d'età, ma anche chi ha figli grandi e chi non ne ha”.  

Accanto al calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione rappresenta un’altra trasformazione strutturale, che incide profondamente sui sistemi di welfare con una crescente fragilità, delle condizioni di non autosufficienza e di un carico crescente sulle famiglie e sui servizi. In questo contesto, Fondazione Cariplo è intervenuta con il Bando ‘Welfare in Ageing’, orientato a rafforzare e innovare le risposte rivolte alle persone anziane e ai loro caregiver. Le prime 2 edizioni, con un investimento di 12,7 milioni di euro, hanno sostenuto 30 progetti e coinvolto oltre 150 organizzazioni, tra enti capofila e partner. La terza edizione rappresenta un ulteriore sviluppo, con un investimento complessivo di 5,55 milioni, di cui oltre 3,7 stanziati da Fondazione Cariplo, a cui si aggiungono risorse provenienti da Fondazione di Comunità Milano e dal Fondo di Fondazione Fiera Milano. Gli interventi lavorano per intercettare precocemente le fragilità, potenziare la domiciliarità e migliorare l’accesso ai servizi, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e relazionale, oltre che sanitaria. Un elemento chiave - spiega la Fondazione - è il coinvolgimento delle comunità locali: volontariato, reti informali e servizi pubblici concorrono insieme a costruire risposte più accessibili ed efficaci, capaci di raggiungere anche le persone più isolate. L’obiettivo è migliorare il funzionamento complessivo del sistema, rendendolo più flessibile e in grado di adattarsi ai bisogni di una popolazione che cambia rapidamente. 

“Con i progetti di welfare in ageing - illustra Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo- vogliamo connettere, rafforzare e innovare, i servizi a supporto delle persone anziane e delle loro famiglie facendo leva nel miglior modo possibile sulle risorse disponibili e con il coinvolgimento della comunità. E’ un problema ampio e diffuso, che possiamo contrastare solo unendo gli sforzi. Tra gli obiettivi non c’è solo il contrasto al fenomeno, ma ribaltare la prospettiva, puntando sugli anziani come risorsa”. 

 

Il terzo elemento della strategia riguarda i giovani e, in particolare, il fenomeno dei Neet, che rappresenta una delle criticità più rilevanti. Oggi si contano in Italia oltre 1,3 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi, circa 150mila dei quali in Lombardia. Dietro questi numeri si nascondono percorsi interrotti, competenze non sviluppate e una perdita progressiva di fiducia, che rischia di tradursi in esclusione duratura. In un contesto segnato dal calo demografico, questo fenomeno assume un peso ancora maggiore, perché significa disperdere una parte fondamentale del capitale umano. Per rispondere a questa sfida, Fondazione Cariplo ha attivato il programma ‘ZeroNeet’. Il programma si sviluppa su circa 50 milioni di euro complessivi, di cui 20 messi direttamente da Fondazione Cariplo e 30 da Intesa Sanpaolo, con il coinvolgimento anche di Regione Lombardia.  

ZeroNeet nasce dalla consapevolezza che il fenomeno è complesso e richiede interventi integrati. Le cause sono molteplici: dispersione scolastica, fragilità economiche, assenza di reti di supporto, difficoltà di orientamento e distanza dal mercato del lavoro. Il programma interviene sia in chiave preventiva, sostenendo scuole e percorsi educativi, sia sui giovani già in condizione di inattività, attraverso percorsi personalizzati che combinano formazione, inclusione sociale e inserimento lavorativo. L’obiettivo è ri-attivare almeno 20mila giovani e contribuire alla riduzione del tasso di Neet fino al 9%, in linea con gli obiettivi europei, restituendo opportunità e prospettive a una generazione che rischia di restare ai margini.  

“La sfida ZeroNeet - precisa Azzone - ha una doppia valenza: una individuale, che riguarda migliaia di ragazze e ragazzi che rischiano di restare ai margini, e una collettiva perché, come Paese, non possiamo permetterci di perdere una risorsa così preziosa. Siamo particolarmente attenti ai giovani che non studiano né lavorano e vogliamo offrire loro nuove opportunità. Per questo dobbiamo fare un patto con i ragazzi, prendere la responsabilità nei loro confronti e ingaggiarli, costruendo percorsi che li accompagnino davvero. È una sfida che non riguarda solo i singoli - conclude - ma la società nel suo complesso, e che deve diventare una priorità strategica per il Paese”. 

19 giu 2026

Trump: "Meloni mi ha pregato di fare una foto, mi ha fatto pena". La replica: "Io e l'Italia non imploriamo mai". Mattarella chiama la premier

(Adnkronos) - Giorgia Meloni "mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena". Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una intervista telefonica esclusiva a 'L'Aria che tira' su La7, il programma di David Parenzo, di cui si sente la traduzione in italiano ma non la voce del presidente Usa. 

A stretto giro la replica della premier che parla di "dichiarazioni totalmente inventate". "Sono francamente allibita. Non so perchè il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che mi dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e L'Italia non imploriamo mai", ha detto Meloni in un video postato sui social. 

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a quanto si apprende, ha chiamato Meloni. 

 

"Come sta il suo primo ministro? Come sta?", ha chiesto Trump al corrispondente de La7, che a sua volta ha chiesto al presidente americano un commento sulla conversazione avuta con Meloni a margine del vertice di Evian. "Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle", ha risposto. 

Trump ha poi affermato che "gli europei hanno sbagliato tutto sull'energia e hanno sbagliato tutto sull'immigrazione. E se non risolvono questi problemi, l'Europa non sarà mai più la stessa". "Probabilmente - ha aggiunto - non riusciranno a risolverli. L'immigrazione è un disastro, l'energia con tutte quelle pale eoliche che sono un fallimento, è un disastro'', ha aggiunto Trump. 

Quanto all'Ucraina "vogliamo solo la pace" e come Stati Uniti "non siamo coinvolti" nel processo di adesione all'Unione europea. 

 

Dopo l'attacco di Trump a Meloni, è scattata la solidarietà bipartisan della politica alla presidente del Consiglio, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che annuncia l'annullamento della sua missione a Miami, dove avrebbe dovuto partecipare al business forum con il Segretario di Stato americano Marco Rubio. 

"Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - scrive sui social il ministro e vicepremier - offendono tutta l’Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno". 

19 giu 2026

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