Milano, agenti polizia locale: commissaria ai domiciliari, restano in carcere gli altri 4
(Adnkronos) - Il gip di Milano Elio Sparacino ha disposto gli arresti domiciliari per la commissaria della polizia locale, Ilenja Sabato, finita nel carcere di San Vittore insieme ai colleghi Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone e Rosario Piscopo per i quali il giudice ha invece confermato la misura cautelare dietro le sbarre per "l'elevato rischio di inquinamento probatorio".
I cinque sono accusati di peculato, arresto illegale e falso ideologico nei confronti di un pusher ai quali, per l'accusa, hanno sottratto 1.450 euro in un controllo avvenuto lo scorso 16 luglio. Il provvedimento del gip Sparacino arriva all'indomani dell'interrogatorio di garanzia in cui, sostanzialmente, tutti gli indagati hanno respinto le accuse.
Per il gip Sparacino i quattro "hanno offerto dichiarazioni soltanto parzialmente confessorie, in alcuni punti tacendo con tutta evidenza elementi a loro conoscenza nel chiaro tentativo di proteggere gli altri componenti della squadra". Dileo, Compagnone, Rignanese e Piscopo "hanno dimostrato di avere la chiara volontà di proteggere il gruppo non dimostrando alcuna chiara intenzione di dissociarsi da quanto commesso" si legge nel provvedimento.
La commisaria Sabato, difesa dagli avvocati Giovanni Briola e Susanna Rita Marangoni invece, a differenza dei suoi sottoposti, "ha offerto un'ampia dichiarazione confessoria precisando che tutti gli indagati erano perfettamente a conoscenza delle modalità con cui sarebbe avvenuto l'intervento", cioè l'arresto nel comune di Corsico dopo la Polizia locale di Milano non può operare. "Per quanto rimangano senza dubbio alcuni elementi da verificare - primi fra tutti l'effettiva estraneità in merito al malfunzionamento della telecamera del circuito comunale e il comportamento dei superiori con cui si sarebbe interfacciata - tale comportamento dissociativo denota un affievolimento del rischio di inquinamento probatorio" scrive il giudice.
Il giudice per l'agente Denni Dileo ne sottolinea l'atteggiamento ondivago: ha prima dichiarato di voler rispondere, poi davanti alle obiezioni sollevate dal giudice "ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere". Il comportamento dei quattro - che "con riguardo a diversi elementi oggetto della vicenda hanno riferito di non ricordare interi passaggi nonostante dai fatti sia trascorso meno di un mese" - per il gip "non fa venir meno, allo stato, l'elevato rischio di inquinamento probatorio".
Ilenja Sabato, invece, che guidava la squadra è "l'unica" ad aver fornito una descrizione completa di quanto accaduto il 16 luglio e "ha riferito che erano tutti al corrente del fatto che l'operazione si sarebbe svolta fuori dal territorio del Comune di Milano e di aver condiviso le scelte operative con tutta la squadra". Non solo: "ha ammesso di aver falsificato i verbali relativi all'arresto effettuato a Milano il primo agosto 2026". Alla domanda del giudice in merito alla disattivazione della telecamera comunale in via Ludovico il Moro, "ha risposto di non essere in alcun modo al corrente". Quell'occhio elettronico non ha funzionato proprio quando avrebbe dovuto registrare la presenza del pusher caricato a forza in macchina da Corsico e arrestato illegalmente, a dire di chi indaga. Un atto con conseguenze reali: solo lo scorso primo agosto il nordafricano ha lasciato il carcere.
Nelle sue articolare risposte alle domande del giudice e del pubblico ministero Giovanni Tarzia, la commissaria ha anche spiegato che una volta a conoscenza delle dichiarazioni del pusher sui soldi sequestrati - il giudice della direttissima aveva trasmesso gli atti alla Procura - si è rivolta a due colleghi (che sostituivano il suo diretto superiore) "suggerendo di chiedere un appuntamento al pubblico ministero per poter spiegare la posizione della sua squadra", ma di aver ricevuto un rifiuto. Sabato "ha negato che si siano verificati altri arresti con modalità diverse da quelle riportate nei verbali" e ha riferito di aver redatto quello sul pusher attraverso quanto riferito dagli altri indagati che avevano effettuato l'arresto.