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Palio di Siena, oggi l'Assunta: orario, cavalli, fantini e dove vederlo in tv

(Adnkronos) - Torna il Palio di Siena, uno degli appuntamenti più attesi dell'estate italiana, capace ogni anno di trasformare la città toscana in un grande teatro a cielo aperto. Oggi, lunedì 17 agosto, Piazza del Campo torna protagonista per raccontare il Palio dell'Assunta, la Carriera che rinnova una tradizione secolare fatta di storia, identità, rivalità e passione, dopo il rinvio per maltempo di ieri. A sfidarsi saranno dieci Contrade: Selva, Chiocciola, Oca, Nicchio, Lupa, Istrice, Torre, Aquila, Onda e Giraffa. Tre giri sul tufo decideranno chi potrà conquistare il Drappellone realizzato dall’artista romena Teodora Axente. 

 

Il Palio di Siena è in programma oggi, lunedì agosto, alle ore 19. Ecco il programma: alle ore 15 e alle ore 15.30 gli spari del mortaretto per il primo e secondo preavviso, quindi alle ore 16.10 l’inizio dello sgombero della pista per permettere alle ore 16.45 la sfilata del drappello dei Carabinieri a cavallo. Quindi alle ore 16.50 l’ingresso in piazza del Campo del Corteo Storico. Alle ore 19 l’uscita dei cavalli dal Cortile del Podestà per il Palio e l'attesa gara. 

La corsa sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva, in chiaro, su La7 e in streaming sulla piattaforma web di La7 

 

A contendersi il Palio dell'Assunta saranno, come detto, dieci Contrade: Selva, Chiocciola, Oca, Nicchio, Lupa, Istrice, Torre, Aquila, Onda e Giraffa. L’edizione di agosto sarà caratterizzata anche dal ritorno di uno dei protagonisti più esperti del Palio: il fantino Jonatan Bartoletti, detto Scompiglio. Dopo aver saltato il Palio di luglio, Scompiglio sarà nuovamente al canape per la sua carriera numero 34. La Chiocciola ha deciso di affidarsi al fantino pistoiese con un obiettivo preciso: riportare la contrada di San Marco al successo dopo una lunga attesa.  

L’ultima vittoria della Chiocciola risale infatti all’agosto del 1999. Sono quindi 27 anni che il rione aspetta di tornare a festeggiare un Palio. Per Bartoletti si tratta della sesta volta in cui vestirà i colori della Chiocciola. Una scelta che testimonia la fiducia riposta in un fantino che in Piazza ha sempre corso senza risparmiarsi e che torna a giocarsi una delle occasioni più importanti della stagione montando il cavallo Arestetulesu 

 

17 ago 2026

Morta Hayden Panettiere, la star di 'Heroes' e 'Scream': aveva 36 anni

(Adnkronos) - Addio a Hayden Panettiere. La star di 'Heroes', 'Scream 4' e 'Scream VI' è morta all’età di 36 anni. La notizia è stata confermata dal suo agente ad Abc News, ma la causa del decesso non è stata resa nota. "È con profonda tristezza che condividiamo la morte della nostra amata Hayden. La sua luce era straordinaria, una forza della natura che portava amore e gioia incommensurabili a tutti coloro che l’hanno conosciuta e ai milioni che l’hanno seguita sullo schermo", ha dichiarato il padre, Skip Panettiere, in una nota. L'attrice lascia una figlia, Kaya Evdokia Klitschko, nata nel 2014 dalla relazione con Volodymyr Klyčko, ex campione di pugilato. 

Hayden nasce a Palisades il 21 agosto 1989 da un’attrice di soap opera e da un vigile del fuoco. Aveva un fratello minore, Jansen Panettiere, anch'egli attore, morto nel 2023 a 28 anni per una malattia cardiaca. Comincia la sua carriera a 11 mesi, apparendo in uno spot per un trenino giocattolo. A quattro anni interpreta Sarah Roberts nella soap della Abc 'Una vita da vivere', ruolo che mantiene dal 1994 al 1997. Dal 1997 al 2001 è Lizzie Spaulding in 'Sentieri', personaggio alle prese con una battaglia contro la leucemia. 

Nel 1998 lascia le soap e debutta al cinema con un piccolo ruolo ne 'L'oggetto del mio desiderio'. Successivamente appare ne 'Il sapore della vittoria', 'Le parole che non ti ho detto', 'Quando meno te lo aspetti', 'Ice Princess - Un sogno sul ghiaccio' e in serie come 'Ally McBeal' (dove interpreta la figlia della protagonista), 'Malcolm' e 'Law & Order - Unità vittime speciali'. La fama internazionale arriva nel 2006 con il ruolo di Claire Bennet, la cheerleader con il potere della rigenerazione cellulare, nella serie 'Heroes'. Nel 2011 accetta il ruolo della controversa protagonista nel film tv 'Amanda Knox'. Inoltre, sostituisce Anne Hathaway in 'Hoodwinked Too! Hood vs. Evil' ed è co‑protagonista in 'Scream 4' e 'Scream VI', dove interpreta Kirby Reed. 

Dal 2012 al 2018 recita in 'Nashville', serie incentrata sulla rivalità tra due star della musica country. Di recente è uscita la sua autobiografia 'This Is Me. A Reckoning', in cui ripercorre le esperienze traumatiche vissute a Hollywood e la pressione dei tabloid nei primi anni Duemila, raccontando senza filtri episodi di depressione post‑partum, dipendenza e violenza domestica. 

17 ago 2026

Mogol compie 90 anni, da Battisti a Sanremo: sempre a cavallo delle note

(Adnkronos) - Il paroliere per antonomasia - ma lui non ama questa definizione, preferendo quella più corretta di 'autore' - Giulio Repetti, noto come Mogol, festeggia il suo 90esimo compleanno oggi, lunedì 17 agosto. Nato a Milano nel 1936, in qualche modo è figlio d'arte visto che il padre Mariano Rapetti era il direttore musicale della casa discografica 'Ricordi' e a sua volta paroliere con lo pseudonimo di Calibi. Il nome d'arte Mogol, con cui è universalmente riconosciuto dal grande pubblico, in Italia e nel mondo, gli fu casualmente assegnato nel 1959 dalla Siae - di cui nel 2018 diventerà il presidente - fra un centinaio di nomi da lui inventati e proposti. Uno pseudonimo che poi nel 2016 con decreto del ministero dell'Interno è diventato parte integrante del suo nome e cognome. 

Il primo brano fu per Mina nel 1960, il primo successo già l'anno dopo con la canzone 'Al di là' portata a trionfare al Festival di Sanremo dal duo Luciano Tajoli-Betty Curtis. Vittoria bissata nel 1964 con Bobby Solo e la sua 'Una lacrima sul viso'. L'anno successivo segna una pietra miliare per la storia della musica italiana: Mogol incontra Battisti e dal loro sodalizio artistico e personale - suggellato anche da una storica cavalcata da Milano a Roma - nascono autentici capolavori, brani eterni ancora oggi ricordati e cantati da tutte le generazioni: da 'Pensieri e Parole' a 'Una avventura', da 'Il mio canto libero' a 'Emozioni', da 'Una donna per amico' a 'Sì viaggiare' e 'Ancora tu'. 

La rottura del rapporto professionale tra Giulio e Lucio determina la fine di una lunga stagione. Mogol prosegue nella sua catena di grandi successi scrivendo brani per artisti come Riccardo Cocciante, Zucchero, Adriano Celentano, Mango, Gigi D'Alessio, Eros Ramazzotti e avviando una proficua collaborazione con Gianni Bella. Ma non solo musica suonata nella vita artistica di Mogol, fondatore della Nazionale Cantanti assieme a Gianni Morandi e Claudio Baglioni, presidente della Siae e ideatore del Cet, il Centro Europeo di Toscolano, in Umbria: una Scuola no-profit per autori, musicisti e cantanti. 

Il nome di Mogol è rimasto indissolubilmente legato a quello di Lucio Battisti, anche dopo la morte di quest’ultimo, nel 1998, con il quale ha dato vita ad alcuni capolavori della musica leggera italiana. Un sodalizio nato nel 1965 e interrotto con una separazione all'inizio degli anni '80. Il 'divorzio' da Battisti si è poi tradotto negli anni successivi in una battaglia legale di Mogol con gli eredi di Lucio Battisti, che ha visto il paroliere impegnato a contrastare il veto imposto dalla ex moglie di Battisti, Grazia Letizia Veronese, su qualsiasi iniziativa riguardante l'eredità musicale del marito. 

Autore superprolifico (nella sua carriera ha scritto 1776 canzoni e ha venduto 523 milioni di dischi nel mondo), Mogol inizia ad occuparsi di musica alla fine degli anni ‘50, nell’ambito editoriale. Affiancava il padre, Mariano Rapetti, direttore delle edizioni della casa discografica 'Ricordi'. La prima importante affermazione di Mogol risale al 1960, quando si presenta al Festival di Ancona come autore del testo “Non dire I cry”, interpretato da Tony Renis. Ma la consacrazione da paroliere avviene l’anno successivo con il brano “Al di là”, che vince il Festival di Sanremo, scritto da lui e interpretato da Luciano Tajoli e Betty Curtis.  

La vittoria a Sanremo, per molti inaspettata, lo porta all’attezione delle più importanti case discografiche. Da questi incontri nascono altri intramontabili successi che hanno attraversato diverse generazioni: da “Stessa spiaggia stesso mare”, cantata da Mina, a “Bambina bambina”, cantata da Tony Dallara, che risultera’ prima classificata a Canzonissima 1961. Nel 1963 Mogol torna a Sanremo e si conferma autore vincente: al primo posto si piazza di nuovo una sua canzone “Uno per tutte”, questa volta cantanta da Tony Renis. Il successo si ripete due anni dopo con “Se piangi se ridi”, composta insieme al cantante che la porta sul palco di Sanremo, ovvero Bobby Solo. Tra gli altri grandi successi del periodo, oggi storici, vi sono “C’è una strana espressione nei tuoi occhi”, “Che colpa abbiamo noi” e “E’ la pioggia che va” (Rokes), “Io ho in mente te” (Equipe 84) e “Sognando la California” (Dik Dik), fino a stabilire il record, esorbitante per l’epoca, di un milione e mezzo di 45 giri venduti con “Una lacrima sul viso”, incisa da Bobby Solo nel 1964. 

Alla fine del 1965 avviene l’incontro con Lucio Battisti, che cambiera’ la vita di entrambi. I due realizzano inizialmente canzoni per altri interpreti, soprattutto gruppi e solisti beat: “Per una lira” (Ribelli), “Dolce di giorno” (Dik Dik), “Che importa a me” (Milena Cantù). Poi, il timido Battisti di decide a passare davanti al microfono: il successo e’ formidabile: nel 1969 in ‘fenomeno Battisti’ esplode in tutta la sua grandezza e i due autori si legano artisticamente in modo indissolubile creando una serie di perle indimenticabili, che ancora e’ facile ascoltare persino sulle radio piu’ commerciali: “Acqua azzurra acqua chiara”, “Mi ritorni in mente”, “Fiori rosa fiori di pesco”, “Emozioni” e “Pensieri e parole”, tutti 45 giri che conquistano i primi posti delle classifiche di vendita.  

Mogol, insieme al padre Mariano, a Sandro Colombini, Franco Dal Dello e, successivamente, Lucio Battisti, decide a questo punto di prodursi in proprio e fonda l’etichetta Numero Uno. Il primo disco realizzato è il singolo “Questo folle sentimento” per un nuovo gruppo: la Formula 3. Ma con la “Numero Uno” Mogol scrive con e per Lucio Battisti soprattutto capolavori del calibro “La canzone del sole”, “I giardini di marzo”, “E penso a te”, “Vento nel vento”, “Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi”, “Anche per te”.  

Mogol e Battisti firmano anche canzoni indirizzate a gruppi e solisti appartenenti ad altre etichette: Equipe 84 (”29 settembre”), Dik Dik (”Vendo casa”), Mina (”Insieme”, “Io e te da soli”, “Amor mio”, “La mente torna”), Patty Pravo (”Il paradiso”, “Per te”), e altri ancora. Da “Umanamente uomo: il sogno” a “Una donna per amico”, Mogol e Lucio Battisti raggiungono la punta estrema della loro creatività fino a concludere il loro sodalizio con l’album “Una giornata uggiosa”, pubblicato nel 1980. Dopo il ‘divorzio’, Battisti dà vita ad una ‘svolta’, continuando ad incidere canzoni ma cambiando completamente stile dei testi affidati al poeta sperimentale Pasquale Panella, che firmerà i suoi ultimi tre album. 

Per Mogol, il dopo-Battisti si concretizza, invece, nella felice collaborazione con Riccardo Cocciante con il quale scrive l’album “Cervo a primavera” e il successivo “Cocciante”. Ma il prolifico Mogol non si ferma qui: negli anni successivi nascono le collaborazioni con Gianni Bella, Mango, Gianni Morandi, e, ultimo in ordine di tempo, ma in vetta in termini di successi discografici, quella con il ‘molleggiato’ Adriano Celentano.  

Oltre a proseguire l’attività di autore di testi, Mogol è stato a partire dai primi anni ‘80 l’animatore, insieme a Gianni Morandi, della Nazionale Cantanti italiana di Calcio, progetto creato per raccogliere fondi a scopo benefico. L’altra grande ‘avventura’ realizzata nell’ultimo ventennio è l’attivita’ di formazione e talent scout rivolta ai giovani cantanti e cantautori, che lo porterà anche a collaborare con le ultime edizioni del Festival di Sanremo per preparare all’esordio sul palco dell’Ariston gli artisti della categoria Giovani. Dal 1992 Mogol, infatti, si trasferisce in Umbria, dove fonda e dirige il Cet (Centro Europeo di Toscolano), un’associazione no-profit per lo sviluppo della cultura e della musica. Il Cet, attraverso periodici stage di studio e applicazione, offre a giovani aspiranti autori, musicisti e interpreti l’opportunità di perfezionare le loro attitudini artistiche e, per quanto possibile, realizzare i loro sogni, condotti per mano da docenti d’eccezione. 

In vista dei suoi 90 anni, Giulio Rapetti Mogol ha pubblicato il recente libro "Senza paura. La mia vita", edito da Salani (224 pagine, euro 19,00). Non è un semplice libro di memorie, ma un racconto a cuore aperto, che intreccia ricordi personali, incontri decisivi, errori, svolte e momenti che hanno cambiato per sempre la musica italiana. Mogol - protagonista della cultura pop italiana con 523 milioni di dischi venduti, terzo al mondo dopo i Beatles ed Elvis - si mette a nudo con lo stile che lo contraddistingue: diretto, limpido, autentico. 

Il lettore scopre, tra le prime pagine, che Mogol non è nato con la musica nel sangue, almeno non nel modo in cui ci si aspetterebbe. Da bambino fu giudicato "stonato come una campana", e non mostrava alcun interesse per lo studio del pianoforte. Eppure, proprio da questa distanza iniziale, prende forma una delle più grandi carriere della cultura popolare italiana. Nel libro, Mogol ricostruisce la nascita del suo mestiere di paroliere: un talento coltivato quasi per caso, quando da giovane impiegato presso una casa discografica accetta la sfida di scrivere un testo per un amico cantante. Quel primo sì aprirà la strada a un susseguirsi di collaborazioni leggendarie: da Adriano Celentano a Mina, da Mango a Ramazzotti, fino all’incontro destinato a cambiare tutto, quello con Lucio Battisti. E proprio Battisti è una presenza centrale nel libro. Mogol non si limita a celebrare il sodalizio artistico che ha segnato un’epoca, ma ne svela anche i retroscena più umani, le difficoltà, le divergenze, l’intimità creativa di due personalità diversissime e complementari. 

La storia di Giulio Rapetti comincia con un giamburrasca di periferia che non vuole saperne niente della musica. Eppure, qualche anno dopo, quando lavora come ragioniere per un'etichetta discografica e un amico viene a trovarlo nel suo ufficio - un ragazzo cresciuto in via Gluck - accetta la sfida di scrivere per lui il testo di una canzone. Quel giorno segna la nascita di Mogol e l'inizio di un percorso inimitabile, leggendario, che decollerà definitivamente quando un chitarrista ancora sconosciuto, un timido romano coi riccioli e la voce stridula, si presenterà alla sua porta: "Piacere, Lucio". 

"Senza paura" è anche un viaggio nell’Italia che cambia, nei suoi linguaggi e sentimenti. Le canzoni firmate da Mogol sono il riflesso di un Paese intero, ma in queste pagine scopriamo l’uomo dietro la penna: un padre, un marito, un appassionato di sport, un educatore che ha dedicato gli ultimi trent’anni alla formazione di nuovi talenti attraverso il Cet, il Centro Europeo di Toscolano, da lui fondato in Umbria nel 1992. Con un tono sincero e mai autocelebrativo, Mogol condivide episodi mai raccontati prima, amori e perdite, ideali e contraddizioni. Il libro scorre come un dialogo, più che come un racconto: ci si sente invitati dentro il suo mondo, tra fogli pieni di parole, incontri memorabili, e un’esistenza vissuta con la consapevolezza di voler lasciare un segno. (di Paolo Martini) 

17 ago 2026

Esercitazioni militati Usa‑Corea del Sud: Trump annuncia una "riduzione", Seul le avvia "secondo il piano iniziale"

(Adnkronos) - "Considerati i miei ottimi rapporti con Kim Jong Un, leader della Corea del Nord, non mi fa piacere che gli Stati Uniti abbiano accettato - già da tempo - di partecipare a esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud". Così il presidente Usa Donald Trump in un post su Truth. "Queste esercitazioni non solo sono costose, con la maggior parte dei costi a carico degli Stati Uniti (come al solito), ma inviano anche un segnale del tutto inappropriato e ostile a un Paese che, da quando Donald J. Trump è presidente, si è dimostrato rispettoso e non minaccioso. Pertanto - prosegue - e dato che ormai è troppo tardi per annullarle, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni militari congiunte. Anche se la questione è solo marginalmente collegata, ho recentemente chiesto al presidente della Corea del Sud se volessero unirsi a noi nella denuclearizzazione della Repubblica Islamica dell’Iran. Mi hanno risposto: 'No, grazie'". 

Il ministero della Difesa sudcoreano afferma che le esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti proseguiranno "come previsto", dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trump di una loro "considerevole" riduzione, motivata dalla sua "ottima relazione con Kim Jong Un", il leader nordcoreano. Le manovre congiunte 'Ulchi Freedom Shield', che dovrebbero iniziare nel corso della giornata e coinvolgere 18mila soldati, "si svolgeranno secondo il piano iniziale", ha ribadito il ministero. 

In un messaggio condiviso sulla sua piattaforma social Truth, Trump ha sostenuto che le esercitazioni sono "non solo costose", ma che inviano anche "un segnale del tutto inappropriato e ostile" alla Corea del Nord, un Paese che a suo giudizio si è mostrato "rispettoso e non minaccioso" dal suo ritorno alla Casa Bianca. 

La Corea del Sud e gli Stati Uniti hanno dato il via alle esercitazioni militari congiunte, mentre Seul punta a utilizzare le manovre per accelerare il processo di riacquisizione del comando operativo in tempo di guerra (Opcon) attualmente in mano a Washington, riferisce l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap. L'esercitazione annuale Ulchi Freedom Shield (Ufs), in programma fino al 27 agosto, prevede operazioni congiunte e multidominio per rafforzare la prontezza e le capacità degli alleati, simulando scenari di minaccia realistici che rispecchiano la rapita evoluzione della guerra moderna. 

 

17 ago 2026

Israele, Paesi islamici avvertono: "Così piano Trump per Gaza è a rischio"

(Adnkronos) - "Israele è responsabile dell'azione tesa a ostacolare gli sforzi di pace e Gaza e nei territori Palestinesi". E' quanto di legge in una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di otto Paesi islamici, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Turchia, Pakistan e Indonesia in cui si condanna "il dichiarato rifiuto israeliano della road map" che "minaccia direttamente di deragliare gli sforzi compiuti dal presidente Trump di mettere fine alla guerra a Gaza e stabilere le condizioni di una pace duratura".  

Per questo, prosegue il comunicato, Israele ha "la diretta e piena responsabilità di ogni conseguenza provocata dal suo continuo rifiuto, dall'ostruzionismo, dal ritardo e non rispetto, compreso ogni ulteriore deterioramento della situazione sul campo e interruzione della fine della guerra a Gaza". 

 

Hamas intanto ha chiesto al Board of Peace guidato dagli Usa di "costringere" Israele ad accettare il piano di pace per Gaza, secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dopo che il leader di Hamas ha incontrato in Egitto il genero e inviato di Donald Trump, Jared Kushner. 

Nella dichiarazione si legge che Hamas ha "invitato i mediatori e il Board of Peace di assumersi le proprie responsabilità e costringere l'occupazione ad attuare tutti i suoi impegni della prima fase, mettere fine alle violazioni, fermando uccisioni e incursioni, ed ad approvare la tabella di marcia per la seconda fase del piano del presidente Trump e iniziare a stabilire un calendario per la sua attuazione". 

 

A mettere benzina sul fuoco ci ha pensato Itamar Ben Gvir. "Penso che bisognerebbe condurre assassinii mirati a Gaza, abbattendo 30-40 persone ogni notte. Non solo quelli che costituiscono una minaccia immediata, ci sono persone che non si meritano di vivere, non dovrebbero vivere, non sono neanche persone", ha affermato il ministro per la Sicurezza Nazionale israeliano durante il podcast "October" condotto dall'ex ostaggio di Hamas Rom Braslavski, secondo quanto riporta oggi Times of Israel. 

"Non è un segreto, non sono d'accordo con il primo ministro", ha detto ancora l'esponente della destra estremista israeliana riguardo alla riduzione delle operazioni di Israele a Gaza nel mezzo delle pressioni internazionali per avanzara il piano di pace di Donald Trump. Nell'intervista, Ben Gvir ha anche invocato l'emigrazione di massa dei palestinesi da Gaza, una proposta, ricorda il quotidiano israeliano, che per avvocati internazionali potrebbe equivalere ad un'operazione di pulizia etnica. 

"Io considero tutta Gaza come nostra - ha detto - insediamenti non solo a Gush Katif ma in tutta Gaza, incoraggiando la maggiore emigrazione possibile, mandandoli nei loro Paesi e per i terroristi nessuna emigrazione, solo ucciderli uno per uno" 

 

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