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Israele, Paesi islamici avvertono: "Così piano Trump per Gaza è a rischio"

16 AGO 26

(Adnkronos) - "Israele è responsabile dell'azione tesa a ostacolare gli sforzi di pace e Gaza e nei territori Palestinesi". E' quanto di legge in una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di otto Paesi islamici, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Turchia, Pakistan e Indonesia in cui si condanna "il dichiarato rifiuto israeliano della road map" che "minaccia direttamente di deragliare gli sforzi compiuti dal presidente Trump di mettere fine alla guerra a Gaza e stabilere le condizioni di una pace duratura".  

Per questo, prosegue il comunicato, Israele ha "la diretta e piena responsabilità di ogni conseguenza provocata dal suo continuo rifiuto, dall'ostruzionismo, dal ritardo e non rispetto, compreso ogni ulteriore deterioramento della situazione sul campo e interruzione della fine della guerra a Gaza". 

 

Hamas intanto ha chiesto al Board of Peace guidato dagli Usa di "costringere" Israele ad accettare il piano di pace per Gaza, secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dopo che il leader di Hamas ha incontrato in Egitto il genero e inviato di Donald Trump, Jared Kushner. 

Nella dichiarazione si legge che Hamas ha "invitato i mediatori e il Board of Peace di assumersi le proprie responsabilità e costringere l'occupazione ad attuare tutti i suoi impegni della prima fase, mettere fine alle violazioni, fermando uccisioni e incursioni, ed ad approvare la tabella di marcia per la seconda fase del piano del presidente Trump e iniziare a stabilire un calendario per la sua attuazione". 

 

A mettere benzina sul fuoco ci ha pensato Itamar Ben Gvir. "Penso che bisognerebbe condurre assassinii mirati a Gaza, abbattendo 30-40 persone ogni notte. Non solo quelli che costituiscono una minaccia immediata, ci sono persone che non si meritano di vivere, non dovrebbero vivere, non sono neanche persone", ha affermato il ministro per la Sicurezza Nazionale israeliano durante il podcast "October" condotto dall'ex ostaggio di Hamas Rom Braslavski, secondo quanto riporta oggi Times of Israel. 

"Non è un segreto, non sono d'accordo con il primo ministro", ha detto ancora l'esponente della destra estremista israeliana riguardo alla riduzione delle operazioni di Israele a Gaza nel mezzo delle pressioni internazionali per avanzara il piano di pace di Donald Trump. Nell'intervista, Ben Gvir ha anche invocato l'emigrazione di massa dei palestinesi da Gaza, una proposta, ricorda il quotidiano israeliano, che per avvocati internazionali potrebbe equivalere ad un'operazione di pulizia etnica. 

"Io considero tutta Gaza come nostra - ha detto - insediamenti non solo a Gush Katif ma in tutta Gaza, incoraggiando la maggiore emigrazione possibile, mandandoli nei loro Paesi e per i terroristi nessuna emigrazione, solo ucciderli uno per uno"