Addio, dottor Freud. La psicanalisi del futuro si fa via messaggio

“Ho cominciato ad avere questa idea al college, in un periodo di ansia” dice Mohamed al Kadi, 24 anni, startupper saudita a San Francisco. Il suo progetto, Sibly, ha già ricevuto interesse e capitali da vari fondi di investimento

Addio caro dottor Freud. La psicanalisi del futuro si fa tramite chatbot, cioè via messaggio

Foto di Tnarik Innael via Flickr

Scordiamoci il divano e il dottor Freud. La psicanalisi si fa al telefono, per messaggio, e senza psicanalisti. “Ho cominciato ad avere questa idea al college quando stavo attraversando un periodo di ansia” dice al Foglio Mohamed al Kadi, 24 anni, raro esemplare di startupper saudita di stanza a San Francisco. Ci accoglie una mattina in un grande co-working incubatore in cui alligna la sua startup e app, che si chiama Sibly e propone, già in funzione, una terapia tramite chatbot cioè via messaggio. “In Arabia Saudita nessuno parla di terapia, counseling, salute mentale” dice Mohamed detto Moe. “Qui ho cominciato a capire quanto è importante. Allo stesso tempo però mi sono reso conto che la maggior parte delle persone non vi ha accesso perché costosa, richiede una struttura, c’è lo stigma sociale, bisogna ammettere che si ha un problema, bisogna chiedere agli amici se conoscono qualcuno bravo”.

   

Così l’idea, aprire la terapia a tutti. E al telefono. “In totale siamo tre persone, io, la mia cofounder Paula, che è psicologa, ed era direttrice di un progetto contro le dipendenze in un grande istituto di sanità pubblica. Poi c’è Omar, che è il Cto, chief technology officer. Poi ci sono una ventina di coach, di terapeuti che non sono terapeuti”. Come li trovate? “Prima tra i nostri amici e contatti. Persone con una certa sensibilità, che abbiano fatto magari volontariato. Ma non sono psicologi”. Come non sono psicologi? “No, non ce n’è bisogno, noi li formiamo per dare la migliore esperienza di counseling possibile. Inoltre formare degli psicologi è più difficile che non delle persone senza esperienza specifica”. Sibly ha già ricevuto interesse e capitali da parte di vari fondi di investimento.

 

Come funziona? “Ogni cliente-paziente scrive e ha accesso a un pool di coach, che si alternano a rotazione. Sono anonimi. E lavorano da casa. Paula e altri supervisori li controllano in remoto. Rispondono via sms alle richieste dei pazienti 24 ore su 24. Si paga un fisso, attualmente 9,99 dollari alla settimana, e poi si può chattare quanto si vuole. Anche se c’è un massimo di due ore al giorno”, perché magari il paziente-cliente vorrebbe chattare all’infinito con il suo analista virtuale. Ma nelle prime fasi non è neanche un coach, per quanto anonimo, a rispondere, bensì una macchina, che in base a una serie di dati e all’intelligenza artificiale indirizza tramite “una procedura automatizzata al coach ideale a seconda del profilo”.

 

Sibly mette in chiaro di non essere sostitutiva di una terapia tradizionale; e in effetti pare più un sostituto della migliore amica, che non si torturerà più per problemi di cuore e di ansie anche nei momenti più inopportuni (con risposte quasi sempre tipo: fatti una bella dormita, non ci pensare). Per 9,99, pare un buon affare. L’obiettivo di Sibly, spiega Moe, è soprattutto vendere il servizio alle aziende, che possano utilizzarlo per il benessere dei loro dipendenti. “Ci hanno già contattato in molti”. Ma a questo psicanalista virtuale si possono mandare solo messaggi? “No, anche foto, gif. E faccine”.

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