Leggere "Le mie amiche streghe" per difendersi dalle mamme anti vaccini

Il libro di Silvia Bencivelli, giornalista scientifica di Radio3 Scienza, e il decreto del ministro Beatrice Lorenzin

Leggere "Le mie amiche streghe" per difendersi dalla mamme anti vaccini

Beatrice Lorenzin (foto LaPresse)

La prima regola delle Mamme Veg* su Facebook è che sono ammesse solo le donne. Niente genitorialità fluida. La quarta regola è che non si danno opinioni personali sui vaccini. Indovinate quale delle due viene infranta. “Gli antivaccinisti non esistono” è una delle prime notizie di cui si è informati, con link a una lunga riflessione piena di inviti a “ragionare insieme”, a raffrontare il tasso di letalità dell’epatite B con quello di guarigione, “fare due conti” e dedurre che i rischi del vaccino sono nettamente superiori a quelli di contrarre la malattia. Sotto, c’è un invito alla proiezione di un documentario sulla scuola senza banchi, compiti, maestri. Una scuola senza scuola. E poi: “La ginecologa dice che dovrei assumere complessi multivitaminici per tutto il periodo della gestazione, ma mi ha consigliato un prodotto con gelatina animale: mio marito ne ha trovato uno vegano ma sul barattolo c’è scritto che non è raccomandato in gravidanza, che faccio?”. Un giorno la vostra migliore amica potrebbe farvi la stessa domanda e voi non potrete risponderle “ricòverati”. Alice, medico e giornalista scientifica, capisce subito che convincere la sua amica Valeria, biologa, a non opporsi al cesareo, dal momento che partorirà un bambino podalico, richiederà, molto più di accuratezza scientifica e prontezza nell’arte dell’onere della prova, la comprensione misericordiosa di chi si sente alla pari, l’empatia di chi osserva il medesimo burrone seduto sulla medesima riva.

 

Alice è la protagonista di Le mie amiche streghe (Einaudi), primo romanzo di Silvia Bencivelli, giornalista scientifica di Radio3 Scienza, che a un certo punto si ritrova a dover raccontare alle ragazze con cui è cresciuta da quali truffe è nata l’idea che i vaccini portino all’autismo e che l’omeopatia si deve a un truffatore sbugiardato da tutti; a giurare che Darwin non ha mai detto che vivere significa adattarsi; assicurare che la medicina occidentale è il sapere più tradizionale che abbiamo, perché ha 26 secoli, mentre la medicina tradizionale cinese, in Cina, non la usano nemmeno negli hutong pechinesi.

 

Alice beve birra ghiacciata e loro centrifugati di mela e carote. Lei mastica noccioline e loro “chi lo dice? Dove sta scritto?”. Lei è trattenuta, forse nevrotica e loro sono rilassate, materne, sacerdotesse Wicca. Tutte cominciano ad ascoltarsi solo quando capiscono di aver fatto la stessa cosa, rielaborare l’irrazionalità, seguendo strade diverse, la certezza e la paura. Questo è un romanzo che tenta di costruire una superstrada dove certezza e paura siano mete intermedie, non percorsi. Ed è anche un prontuario di saggezza scientifica (e buonsenso) con cui ribaltare teorie complottiste; ripensamenti alimentari, igienico-sanitari, socio-patologici; bio-ossessioni.

 

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha fatto sapere che la sua giunta regionale impugnerà il decreto Lorenzin, sventolando con orgoglio il modello Veneto (10 anni senza obbligo vaccinale e una copertura della popolazione che lui ritiene esemplare: l’Istituto superiore di sanità la giudica insoddisfacente). Per Zaia si deve lasciare ai genitori la libertà di scelta: forse non è mai entrato in un gruppo Facebook di madri nemiche di Big Pharma. Mentre la società civile tenta di risolvere il dilemma etico sul libero arbitrio (ma l’algoritmo non ci aveva emancipati dalla scelta?) e d’assumere che il giusto lo decidono madri e padri, fottendosene di Medea e tracciando il nuovo confine tra sanità pubblica e libertà personale, alle nostre amiche streghe possiamo almeno regalare la Bencivelli o raccontare che nei pomodori bio c’è più rame che in quelli non bio. L’ha svelato un’indagine di Altroconsumo del 2015: Elena Cattaneo, in un’intervista a Linkiesta, ha ricordato che il governo promuove l’uso di cibo biologico nelle scuole. Questo dice qualcosa sulle responsabilità politiche della confusione che rende le nostre amiche streghe.

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