Perché Draghi sarà il vero protagonista della nostra campagna elettorale

Nei prossimi mesi l’unica certezza è che lo stress test giusto per misurare l’efficienza dei partiti di governo passa da ciò che ciascun partito sceglierà di fare con l'agenda del presidente della Bce

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

Perché Draghi sarà il vero protagonista della nostra campagna elettorale

Mario Draghi (foto LaPresse)

Prima con le banche, ora con la politica. Ma al centro di tutto c’è sempre un nome: Mario Draghi. Nel linguaggio convenzionale adottato dalla Banca centrale europea, l’espressione “stress test” coincide con un concetto che conosciamo tutti: un duro percorso di accertamento della solidità di un istituto di credito attraverso la simulazione di diversi scenari possibili. Da sempre, la valutazione dell’efficienza di una banca è una prerogativa importante della Bce. Ma nei prossimi mesi il capo della Banca centrale europea...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    14 Settembre 2017 - 19:07

    Speriamo non per colpa dei Santi Giorgi, noti per aver ucciso i Draghi e santificati per questo..

    Report

    Rispondi

  • r.carletti73@gmail.com

    r.carletti73

    13 Settembre 2017 - 17:05

    io sono invece d'accrodissimo con cerasa perche' credo che il nome di draghi port elettorale sia l'unico nome che potrebbe legare centrosinistra e centrodestra nel caso di un governo di coalizione perche'non vedo nessun altro esponente chepossa guadagnare la fiducia e l'autorevolezza che oggi ha il banchiere italiano

    Report

    Rispondi

  • Nambikwara

    Nambikwara

    13 Settembre 2017 - 15:03

    Direttore, io non sarei così precipitoso su questo nome: la competenza tecnica non è comparabile e "sostituibile" a quella politica. Detto ciò, nulla, negli scritti o interviste traspare sulle propensioni e visioni politiche del Nostro.Se si candiderà, ne dubito, ne conosceremo gli orientamenti e i programmi di massima: solo allora ne scopriremo gli intendimenti. Di una cosa sono certo, Draghi non può essere una toppa al buco: non lo "assumiamo" come "The rammender" ( neologismo in inglese= rammendatore, dopo aver letto su qualche commento qui al Foglio "surgent mentalità" una Potiomkin pazzesca).

    Report

    Rispondi

  • lorenzolodigiani

    13 Settembre 2017 - 14:02

    Caro Cerasa, Draghi costituisce una riserva della nostra repubblica, ma ammesso che dia la sua disponibilità, in caso di impasse post elettorale, ad assumere la guida del governo, viene da chiedersi se riuscirebbe a costituire una maggioranza. Le forze che accetterebbero la "dottrina Draghi" sarebbero rappresentate, probabilmente, dal PD, dai centristi,da qualcuno della sinistra a sinistra del PD e, speriamolo, dal Cav ed i suoi seguaci. Ci sarebbero i numeri per governare? Io cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma sono anche incline a restare con i piedi per terra.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi