Lapadula e referendum. Cronache di una domenica bestiale

Riflettevo sul mio presidente, sul perché avesse appena paragonato Renzi a Balotelli, entrambi promesse che non sono riuscite a sbocciare. Poi la craniata

Lapadula e referendum. Cronache di una domenica bestiale

L'attaccante del Milan Gianluca Lapadula (foto LaPresse)

Me lo sentivo che sarebbe stata una domenica bestiale. Già all’ora di pranzo, di fronte allo scempio della padrona di casa messa in ginocchio da tal Falcinelli, ho pensato a quella principessa di Palermo che chiuse il portone del suo palazzo in segno di lutto, di sdegno verso il mondo, non ricordo più se per l’arrivo di Garibaldi o lo sbarco degli americani, ma forse mi confondo la nobildonna era di Napoli e piangeva la fine della monarchia e magari no era di Roma e piangeva la fine del Papa re, questo per dire che c’è sempre una valida ragione per chiudere il portone ma io non l’ho vista.

A restituirmi un po’ di sorriso ci ha pensato il mio idolo personale, Lap, Lapa o Laptop, sbizzarritevi purché non lo confondiate con il simpatico Lapo. Rinfrancato dunque ho seguito eventi minori, il Liverpool che andava in vantaggio 3 a 1 in trasferta e finiva per perdere all’ultimo minuto, cose di un mondo che anche noi conoscemmo.

Poi sono passato al derby, la domenica va così, nel languore. La Lazio ha giocato da non crederci, in attacco ha sparato in alto palle facili e in difesa si è fatta bucare due volte da stupida, talmente inverosimile che mi sono chiesto se non si fossero venduta la partita.

Riflettevo sul mio presidente, sul perché avesse appena paragonato Renzi a Balotelli, entrambi promesse che non sono riuscite a sbocciare. A sera a rinfocolare il ricordo, arriva Gianni Rivera, che è al di là del tempo che passa e resta intimamente, elegantemente democristiano e schiva alla grande le domande di Giovanni Minoli. Sentivo già montare in me lo sconforto, brutto segno mi sono detto. Si fece sera e arrivò la craniata: bandiere rosse sventolanti sotto le finestre di palazzo Chigi, Francesco Pancho Pardi che brinda nella sede del comitato del No mentre tutto intorno si canta “Bella ciao”, il trenino (finto) nella sede del Cnel. L’avessi saputo, mi sarei sconnesso, avrei chiuso i collegamenti. E la porta di casa.

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