A Pitti Uomo92 acquae et circenses

A piazza della Signoria paracadutisti per l'inaugurazione della manifestazione. La ricetta anti-bivacco del sindaco Nardella e i numeri della moda che continuano a crescere

A Pitti Uomo92 acquae et circenses

La cerimonia di inaugurazione di PittiUomo92, aperta idealmente lunedì sera con l’inaugurazione dell’incantevole mostra sul ciclo vitale dell’oggetto-moda curata da Olivier Saillard a palazzo Pitti e lo spettacolo acrobatico dei Sonics offerto alla città di Firenze, si conclude molto concretamente martedì mattina sulla scalinata che immette a Palazzo della Signoria. In alto, volteggiano cinque paracadutisti dell’Arma, quattro con bandiera sulle spalle (PittiUomo, Comune di Firenze, Arma, bandiera italiana grande come un appartamento del centro, le signore si asciugano una lacrima, il vicepresidente di Confindustria Moda Cirillo Marcolin come sempre abbronzatissimo pure). A terra, col naso all’insù e i piedi sulle pietre tardomedievali, il sindaco di Firenze Dario Nardella spiega alla vostra cronista, molto interessata perché darebbe parecchio per vedere lo stesso modello replicato sotto casa a Roma ma anche a Milano, il sistema della doppia bagnatura dei sagrati delle chiese per evitare il bivacco dei turisti. È mezzogiorno e dieci. Nardella guarda l’orologio: “i mezzi con gli idranti passeranno fra pochi minuti per il primo giro. Fra un paio d’ore per il secondo. Acqua saponata: si lava e si rinfresca l’aria, e nel frattempo si mantiene il decoro della città”. Per chi sporca e reca danno, multe da centinaia di migliaia di euro. Che è difficile far pagare, certo, ma che rappresentano comunque un deterrente, visto che alla sanzione capita si affianchi la denuncia dell'imbrattatore all'ambasciata del paese di origine, faccenda seccante in molti paesi come, per esempio, nella Germania di frau Merkel a cui è stato segnalato un caso di recente.  

 

Idranti a santa Croce, ma anche uno spazio per il bike polo a santa Maria Novella. Multe ma pure feste aperte alla città, perché la moda diventi patrimonio di tutti, forse e finalmente capita, affrancata dai moralismi di matrice cattolica che la accompagnano da millenni. In questo clima acquae et circenses, dove il governo della città è evidente, la moda fa i conti con se stessa e li conferma sorprendentemente buoni: nel primo trimestre dell’anno, l’export del settore è cresciuto del 9,9 per cento, sfiora i 90 miliardi di euro, contribuisce per metà alla bilancia dei pagamenti e, con grande gioia di tutti, sta dimostrando di cavarsela benissimo da solo in termini di innovazione. Questa capacità dell’imprenditoria della moda di far fare bella figura al paese in giro per il mondo e di non essersi mai lamentata per tutti i paletti e le lungaggini burocratiche è uno dei leit motiv del coté-Pd renziano da quando Matteo Renzi, che all’ombra di Pitti è politicamente cresciuto, ne segue da vicino lo sviluppo. L’evidente favore nei confronti del comparto moda, da qualche anno accompagnato da una pioggia di milioni secondo la logica imprenditoriale e non politica del sostegno all’eccellenza, ha però come contropartita l’applicazione della famosa logica di sistema che agli italiani riesce molto difficile.  

 

Il viceministro allo sviluppo economico Ivan Scalfarotto parla di “imperativo categorico alla collaborazione” e dell’efficacia del “tavolo della Moda e dell’accessorio” varato da un anno che, questo non lo ha ancora detto ma noi del Foglio siamo in grado di anticiparvelo, porterà nel giro di sei mesi a una coabitazione fisica di tutte le associazioni di categoria. Nelle scorse settimane Marcolin ha stretto un accordo per un grande immobile di fronte alla Rai, in corso Sempione a Milano, dove troveranno alloggio calzaturieri, pellettieri, tessutai e pellicciai: si risparmia sull’affitto, si riuniscono le competenze e gli studi di settore, e se ci si deve scornare sulla politica commerciale e sugli eventi basta fare una rampa di scale. Si ha l’impressione che qualche idrante sia passato anche di lì: acqua saponata che pulisce e azzera velleità di autogoverno. il presidente di Confindustria Moda e di Pitti Immagine Claudio Marenzi ribadisce la necessità di una saldatura strategica fra Firenze e Milano (“siamo l’unico paese multicentrico”, dice, che è modo più elegante e astuto per far bene figurare plurisecolari rivalità cittadine). Il presidente del Centro di Firenze per la Moda italiana Andrea Cavicchi mette l’accento sul tema, sempre sentito ma ora più evidente a causa dell’emergere di ciclopi come Alibaba, della contraffazione; parla di responsabilità generali ma anche personali sul tema. Nardella coglie il destro e affianca alle considerazioni di sempre sulle eccellenze e le primazie dell’imprenditoria nazionale anche un riferimento all’invidia, motore distruttivo delle capacità di un paese come l’Italia. Cita Lorenzo il Magnifico (“Dica pur chi mal dir vuole, noi faremo e voi direte”) e sembra che non parli per niente di moda.

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