Più che l'America, Renzi dovrebbe studiare Grillo su Netflix

Mentre il Pd si spacca e il M5s continua a incrementare i consensi, il centrodestra prova a rimettere insieme la baracca di un’unità divisa sull’euro ma che nella prova della realtà governa in Lombardia, in Veneto

Più che l'America, Renzi dovrebbe studiare Grillo su Netflix

Foto LaPresse

San Luca, abate

Ultime dall’Italia. Scende dalla scaletta dell’aereo dopo esser stato in California e va in tv dal Fazio non prima di aver parlato dall’America con un paio di giornali senza aver mai detto nulla di importante, a meno che non si immagini che il “lavoro di cittadinanza” sia una cosa concreta che non disavanza. Il momento di Matteo Renzi è questo, un dribblomane che alla fine perde la palla. Ha fatto la scissione, ma dire che adesso controlla il partito è temerario. Così, mentre il Pd si divide nel suo inverso (da Pd a Dp) e il suo ex segretario dice al bravo presentatore che D’Alema è uno che trama (grande novità) e che sarà il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a decidere la data delle elezioni (qui base lunare Alpha), il centrodestra prova a rimettere insieme la baracca di un’unità che si spacca sull’euro ma nella prova della realtà governa in Lombardia, in Veneto e prepara nuove alleanze per le amministrative a Genova e in altre città. D’altronde i voti sono là, non li ha presi il Pd renziano, gli elettori sono con i sacchi di sabbia davanti alla finestra. Cosa possa aggregare il Pd è oggi avvolto in un banco di nebbia, cosa possa mettere insieme Berlusconi invece è un arcipelago visibile, anche se galleggia su mari in burrasca.

 

Il teatro a 5Stelle. Poi c’è la terra incognita, il Movimento 5Stelle, che nelle terre dell’impero di Roma dà una catastrofica prova di governo, ma per una larghissima parte di elettorato continua ad essere un magnete irresistibile. Lo spettacolo di Beppe Grillo su Netflix invece di innescare colte critiche di filosofia estetica, dovrebbe suggerire qualche analisi politica con i piedi per terra. Quando Grillo dice “noi siamo i Napster di oggi”, evoca la rivoluzione del peer-to-peer di massa applicato alla politica; quando dice che “la politica è sentire voci”, amplifica l’idea dell’ascolto (anche in assenza di valida risposta); quando dice che “il no è la più grande espressione della politica”, ribadisce una strategia che ha avuto la sua prova nel referendum costituzionale del 4 dicembre; quando dice che “la scuola serve a darti il senso critico”, non dice un’eresia ma una cosa che resta dentro gli spettatori bombardati dall’idiozia tele-morente; quando chiude lo spettacolo con un liberatorio e più che soddisfatto “vaffanculo” del pubblico pagante mette a nudo il vuoto degli altri. La lettura di Massa e Potere di Elias Canetti sul movimento della folla, della massa, appunto, spiega perché i 5Stelle sono allo stato attuale un’offerta senza concorrenza. Cosa dice Canetti? 1. La massa vuol sempre crescere; 2. All’interno della massa domina l’eguaglianza; 3. La massa ama la concentrazione; 4. La massa ha bisogno di una direzione. L’uno vale uno di Grillo è in queste righe sull’eguaglianza: “Essa è assoluta e indiscutibile, e non è mai posta in questione dalla massa stessa. La sua importanza è talmente fondamentale che lo stato della massa potrebbe essere addirittura definito uno stato di assoluta eguaglianza. Una testa è una testa, un braccio è un braccio: non sussistono differenze tra loro. Per questa eguaglianza si diventa massa. Si ignora qualunque cosa che potrebbe distrarre da ciò. Tutte le pretese di giustizia, tutte le teorie egualitarie, traggono energia in fin dei conti da questa esperienza di eguaglianza che ognuno deriva dalla sua conoscenza della massa”. Il vero spettacolo da osservare su Netflix è il pubblico, la sua reazione, il suo comportamento mimetico che giunge al punto simbolico – e pratico – di assimilare lo stesso pasto del capo: mangiare un grillo. E’ il teatro, ma non è una finzione di Fernando Pessoa, è la realtà a 5Stelle. Inseguirla è un errore, capirla è necessario, batterla è un’impresa.

 

Le rivoluzioni dell’euro-retorica. In Romania un gruppo di manifestanti contro il governo ha formato in piazza una bandiera dell’Unione europea. Giubilo dei cronisti, applausi dei politici. E’ il progresso! Il titolare di List ricorda sommessamente qualche lezione del recente passato: la Polonia per qualche anno ha partecipato con forza al gioco senza frontiere dell’Europa, quello del mercato unico e della liberazione circolazione delle persone, ma è lo stesso Stato che oggi ha sviluppato la forma di nazionalismo più profonda che c’è nel Vecchio Continente, senza più alcuna intenzione di agganciare l’Euro. In Ungheria proiettano lo stesso film, in una forma ancora più dura sotto la guida di Viktor Orban (e anche loro niente moneta unica). L’Ucraina, un tempo granaio di Mosca, ha consumato la sua rivoluzione, celebrato la sua indipendenza e oggi è attaccata alla canna del gas degli aiuti del Fondo monetario internazionale, dipende dal sostegno degli Stati Uniti, ha perso la Crimea (non era mai stata davvero sua) e la pace con le popolazioni russofone è impossibile finché Kiev coltiva la sua volontà di annichilimento. Si fa presto a dire Europa, poi bisogna provare a farla senza disfarla.

 

Trump e Wall Street. La Borsa americana è schizzata talmente in alto che in molti profetizzano: andrà giù di botto. Può darsi, gli indici salgono e scendono, ma in realtà nessuno può dire con certezza quando accadrà. Il mercato attende il discorso di Donald Trump domani di fronte al Congresso: le indiscrezioni sul budget parlano di un aumento della spesa nella difesa, il taglio dei fondi alle agenzie che nell’era obamiana avevano bypassato il parlamento (leggere alla voce EPA, agenzia per l’ambiente) e il mantenimento dell’attuale spesa sociale. Basterà per tranquillizzare i trader? Forse no, perché sta cambiando la politica monetaria delle banche centrali e tutti attendono un piano fiscale e gli investimenti nelle infrastrutture. Scrivere norme nuove, approvarle e renderle esecutive richiede tempo. Senza questi provvedimenti, Wall Street potrebbe correggere la curva in maniera decisa dopo aver polverizzato tutti i record. Paura? Warren Buffett nella sua lettera annuale agli azionisti ha scritto: “La paura è il nostro miglior alleato”. Comprare basso, tenere i nervi saldi, guadagnare nel medio lungo periodo. Sembra facile, è la differenza che passa tra i vincenti e i perdenti. Anche nella vita.

 

27 febbraio. Giorno colmo di storia e rivoluzione. Nel 1917 i bolscevichi occupano la residenza zarista a San Pietroburgo.

Nel 1933 scoppio l’incendio del Reichstag, il parlamento tedesco. Sono rintocchi furiosi di campana del comunismo e del nazismo. I tamburi di guerra del Novecento.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi