Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Come Padoan è rimasto impaludato nello storytelling delle "manovre espansive"

In uno scenario critico come quello attuale le economie avanzate ne hanno approfittato per fare riforme e crescere ancora mentre l’Italia varava norme da ciclo elettorale sudamericano

Come Padoan è rimasto impaludato nello storytelling delle "manovre espansive"

Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

 

San Girolamo Emiliani.

 

Mi raccomando, espansiva… Cosa? La manovra bis! Tra le numerose innovazioni della finanza pubblica degli ultimi tempi, ora abbiamo anche questa: una manovra che s’annuncia con il mesozoico aumento delle accise su carburanti e tabacchi viene definita “non una manovrina ma un aggiustamento con misure espansive”. Le accise. Espansive. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è chiaramente rimasto intrappolato nella “narrazione” di Palazzo Chigi . Il ministro assicura e rassicura che il controllo del debito pubblico è una priorità. Cosa già sentita. Padoan non è ministro da ieri, ma dal 24 febbraio del 2014, che sul calendario terrestre fanno tre anni. Un periodo sul quale si possono fare dei bilanci politici. Questa tabellina del Documento di economia e finanza è più che sufficiente, occhio al debito e agli incassi da privatizzazioni:

 

 

La realtà, che sfrontata. Il debito è là, un macigno (e non è solo un problema di mancata crescita) senza una soluzione. Padoan non è il primo a entrare in rotta di collisione con il debito pubblico, la differenza di scenario con gli altri ministri che l’hanno preceduto però è di una certa importanza: pax finanziaria, clima post-recessione, spread ai minimi storici, Borsa da record, tassi a zero o negativi, jumbo bond, petrolio ai minimi, quantitative easing della Bce, politica accomodante degli Stati Uniti. Stop. Uno scenario probabilmente irripetibile in cui le economie avanzate ne hanno approfittato per fare riforme e crescere ancora (tutti, dal record di Spagna e Regno Unito, fino alla Francia), mentre l’Italia dello storytelling (ora ha cambiato evocazione semantica, è il momento della post-verità piazzata qua e là, ma sempre di fuffa si tratta) varava norme da ciclo elettorale sudamericano e le privatizzazioni fermavano le lancette a zerovirgola. Come stiamo? La scena è la seguente: siamo là, fermi ai blocchi di partenza, pronti a scattare, in una comica scenetta che si conclude con lo sparo, lo sprinter che fa la faccia feroce, scatta, sembra pronto a far mangiare la polvere a tutti e poi si accascia dopo venti metri di pista. Siamo noi, a mangiarla, la polvere. Tre anni dopo il suo esordio, il trattamento cinematografico è di nuovo a riduciamo il debito, facciamo le privatizzazioni e una manovra espansiva (leggere altra spesa), e cribbio, l’Europa minaccia la nostra sovranità e “lo spread è sgarbato”. Effettivamente in sala trading non servono i pasticcini, ma visti i fondamentali, lo scenario politico paludoso, la pantomima del voto subito, anzi no, vediamo, io do un premier a te e tu dai un partito a me e mi raccomando la manovra, espansiva Fracchia! e l’involuzione del linguaggio, bene, visto tutto questo, lo spread fa quello che deve fare in questi casi, decolla a razzo:

 

 

  

Come va la crescita globale? Occhio al container. AP Moller-Maersk, la più grande azienda di shipping del mondo ha segnato una perdita nel 2016 pari a 1.9 miliardi di dollari. L’anno precedente chiuse con un utile di 925 milioni. In Borsa stamattina segnava un consistente 6%. Un’altra conferma del rallentamento del commercio mondiale. Il muro lo stavano alzando prima di Trump.

 

Achtung Amerikanen! L’antagonista di Angela Merkel ha trovato un nemico: Donald Trump. Martin Schulz vola nei sondaggi (poi vediamo come va con quelli che fa la storia, la realtà) e attacca il presidente degli Stati Uniti. E’ divertente vedere il partito che sposa una piattaforma protezionista dell’economia tedesca (la Spd di Schulz e Sigmar Gabriel) prodigarsi in attacchi a testa bassa contro la Casa Bianca per eccesso di protezionismo. Qualche giorno fa il numero uno del National Trade Council, Peter Navarro, ha accusato la Germania di aver fatto fallire il trattato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti proprio per questo motivo: proteggere le attuali asimmetrie di mercato che favoriscono il commercio tedesco. Ordinate patatine e Big Mac, c’è un film che promette faville: Achtung Americanen!

 

Una pastiglia per i democratici. Non sarebbe dovuto passare neanche uno dei suoi ministri, finora sono andati tutti regolarmente a dama. I democratici stanno prendendo una sonora lezione al Senato. Il vicepresidente Mike Pence ha espresso il suo voto in favore di Betsy DeVos come segretario dell’educazione e tanti saluti al bon ton istituzionale e cielo! alla Casa Bianca non sono arrivati i damerini con i guanti bianchi. La dura realtà per i democratici l’ha illustrata il sindaco di Chicago Rahm Emanuel, il politico più vicino a Obama: “I democratici hanno bisogno di un calmante”. Rahm getta il secchio di ghiaccio in testa ai compagni di partito che inseguono l’opposizione estremista: “Vincere è tutto. Se corri un distretto repubblicano, devi avere qualcuno che possa vincere in un distretto repubblicano”. E’ un avviso per le elezioni di mid-term del 2018. Traduzione italiana: piazze piene, urne vuote.

 

8 febbraio. Nel 1922 il presidente Warren G. Harding introduce la prima Radio alla Casa Bianca. Harding divenne presidente con questo slogan elettorale: America First.

  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • franco.bolsi

    08 Febbraio 2017 - 20:08

    Sempre ottimo Sechi. Le mance a destra e a manca alla fine conducono al rincaro dei tabacchi e della benza. Au revoir Sechi.

    Report

    Rispondi

Servizi