Da Trump a Grillo

La politica italiana è così noiosa che conviene iniziare a pensare a qualcuno che ci faccia ridere

Da Trump a Grillo

Oggi sul lettino della politica c’è la signora Noia. A parte il revival del Cavaliere che è splendidamente risorto dai suoi acciacchi fisici e politici, tanti stanno dentro lugubri tombe, dalle quali mugugnano rituali e appelli che fanno cascare le braccia. La politica italiana è così noiosa, priva di ogni verve che non sia qualche miserevole intrallazzo, tanto che ci si deve accontentare della condanna di un paio di assassini di Piazza della Loggia, – uno è scappato e l’altro sta a casa sua – quarantatré anni dopo l’infernale crimine. Be’, quei due avranno sicuramente riso, e ancora se la ridono. Non rido io, invece, per la caduta di Sesto San Giovanni in mano alla destra, sono decenni che ho abbandonato e mazzolato il comunismo ma certi ricordi di gioventù restano nel cuore.

 

L’Italia d’oggi è davvero triste, e campa solo di altrui allegria, quella che, come sempre, gli è propinata dall’America, sugli schermi e nella vita reale. Come il Piano Marshall nel Dopoguerra ci risollevò, così ora abbiamo il Piano Trump, uno che sa farci ridere, eccome. Chi poteva inventarsi un assalto a Kim il coreano mandando le navi da guerra dalla parte opposta del globo? E tutte le sublimi bugie e gaffe che riesce a regalare a mondo? Sono mesi e mesi ormai che campiamo su di lui, dopo che i nostri migliori buffoni, che pure erano partiti assai bene, adesso se ne stanno tristi e scocciati. Fino alla sua vittoria Trump non faceva tanto ridere, era piuttosto noioso. Ha dovuto diventare Presidente del Mondo per riuscire a far ridere in modo clamoroso. Sa di essere un comico? Penso di sì, è più intelligente di quel che sembra, o meglio, è di una scemenza che ha una sua, una sua… mah, mi verrà in mente prima o poi. Grillo? Figurarsi! Le gag di Trump sono ben altro, lui sarebbe capace di gettare l’atomica sulla Corea del sud invece che sulla Corea del nord, non perché sbaglia mira ma perché così gli gira, la parola nord sicuramente lo eccita più che quella sud.

 

Ecco, in Italia ci vorrebbe gente così, occorrerebbero tipi totalmente fuori di testa, in apparenza e sostanza, che facciano ridere. Grillo fa piangere, andrebbe immediatamente punito per tutta la noia che ci rifila. È torvo, il suo riso fa paura, ci vuole tutti morti. Si dice che sulla scena il pagliaccio ride e nel segreto piange, ma lui inverte le parti, le contorce una con l’altra, le schiaccia una addosso all’altra, le schiscia, le spetascia. L’idea di vincere chissà che, con tutto l’orrore che un bel mucchio in gran forma di assatanati ragazzotti zompettanti comporterebbe crrrrrrrr. Del resto Grillo non ha mai veramente fatto ridere, un po’ come Dario Fo che a sua volta faceva una tristezza tale che toccava a noi spettatori sforzarci di ridere per tenerlo in piedi, per dirgli che in fondo gli si voleva bene. Era pura pietà, di cui via via Fo approfittò.

 

Ma in questo modo andiamo tutti all’inferno in un batter d’occhio! No, la chiesa ci salverà, come sempre ha fatto, in barba ai nichilisti e ai pasticcioni. Quella chiesa che profondamente ride e ci fa ridere, un riso interiore, un ridere di esistere e di morire nel Signore. Sciocco pensare che la chiesa sia triste o funebre, il volto di un prete o di un Papa è sempre superbamente comico anche nella tragedia, una comicità aldilà. Al momento buono, quando il mondo sarà diventato uno schifo totale, la chiesa imporrà la sua divina legge, e il mondo risorgerà. Tornerà nei nostri volti il riso divino dei tempi, quando ridendo si affrontava la vita e la morte, e il sole e le stelle ci guardavano. Pensate al supremo riso di Javhè, di Eva e del Serpente, il riso di Cristo, che tutti a dire che era triste laddove invece il suo riso era luminoso e divino proprio perché interiore, al punto che non si riusciva a decifrarlo, e si scrutavano le sue labbra pensando che riso e sorriso stessero lì, annidati, in agguato, falsi come Giuda. Falsi loro, i guardoni, quelli che ridono senza gioia e bellezza, senza parola. I martiri ridevano, ancora oggi bruciando ridono splendenti.

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