Il call center è la miniera dei nostri tempi

È il luogo dove “i Miserabili del XXI secolo”, i nuovi proletari, vanno a procurarsi un tozzo di pane

Il call center è la miniera dei nostri tempi

Foto tara hunt via Flickr

Si chiama Stefania Miccolis, lavorava in un call center, e forse ci tornerà: per uno stipendio di 200 euro al mese. “È come una droga”, dice. Miccolis ha raccontato la sua storia a Concita De Gregorio che l’ha accolta ieri, su Repubblica, per darle voce e così portare alla ribalta la realtà vissuta dai giovani, giusto quella che i giornali solitamente mettono sotto il tappeto del luccicante storytelling liberista. Miccolis ha una laurea e un dottorato in Storia del cinema e quando va bene riesce a prendere la provvigione con tre ore e mezzo di telefonate in una stanza con altre venti persone. Quel posto, il call center, è praticamente la miniera dei nostri tempi dove vanno a procurarsi un tozzo di pane i nuovi proletari – “i Miserabili del XXI secolo” dice lei – e ci sono ingegneri, giornalisti, donne con figli a carico senza marito, padri di famiglia, traduttori (“traduttori tagliati fuori perché ormai ci sono i traduttori automatici”, racconta ancora). Un’umanità, questa della realtà – tutta di tristi, arrabbiati e disillusi – che il giornalismo si guarda bene dal raccontare. Invece Concita lo fa.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    12 Aprile 2017 - 08:08

    Ma dovremo un giorno riflettere se le lauree del dams, quelle in storia del cinema ecc. ecc. non siano anticamera per i call center...

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