Procure unfit to lead Italy

Oggi voglio parlarvi di come l’Italia può fare dei passi in avanti per diventare una destinazione più attraente per gli investimenti internazionali, che significano più posti di lavoro e una maggiore crescita.
Procure unfit to lead Italy

L'incontro tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il segretario di stato americano, John Kerry, accompagnato dall’ambasciatore Phillips (a destra)

Oggi voglio parlarvi di come l’Italia può fare dei passi in avanti per diventare una destinazione più attraente per gli investimenti internazionali, che significano più posti di lavoro e una maggiore crescita. Sono l’ambasciatore americano, e uno dei miei compiti è proprio quello di incoraggiare gli investimenti italiani in America e facilitare gli investimenti americani in Italia. I legami commerciali tra i nostri due paesi sono una parte estremamente importante del nostro partenariato strategico.
L’Italia ha alcune buone notizie da dare riguardo ai notevoli risultati di alcune riforme che sono state fatte negli ultimi due anni, il successo dell’intermediazione, la riduzione del numero di processi arretrati e della loro durata, le proposte per rendere i tribunali più specializzati e più efficienti, e ne parleremo più avanti in dettaglio. Non voglio tenere una lezione su quello che il governo dovrebbe fare, ma per evidenziare i risultati positivi avuti fino a oggi, e per offrire ulteriori suggerimenti e fare in modo che  l’Italia sia in grado di creare più posti di lavoro e investimenti, rispondendo così alle preoccupazioni degli amministratori delegati americani sul business in Italia.

 

Esiste un programma che si chiama Select Usa e che mostra agli imprenditori i vantaggi dell’investire negli Stati Uniti. Ogni anno invitiamo alcune aziende a Washington perché vedano quali  sono  le grandi opportunità di investimento per le loro aziende in America. […] Le aziende hanno la possibilità di vedere quello che abbiamo da offrire, la facilità di fare business, tribunali efficienti dove risolvere controversie, una legge sul lavoro flessibile, una forza lavoro altamente specializzata e istruita, oltre 300 milioni di consumatori, bassi costi energetici. […]  L’Italia potrebbe offrire alcuni di questi stessi vantaggi agli investitori, grazie ai recenti sforzi da parte del primo ministro Renzi, che ha sostenuto il Jobs Act e le riforme nel campo della giustizia civile. Questo è il tipo di approccio a 360 gradi che un governo, insieme a tutti gli altri soggetti interessati – imprese, sindacati, università, giudici – deve adottare in un mercato globalizzato, per competere negli investimenti e nell’occupazione. Ma ora mettetevi nei panni (che un giorno potrebbro essere i vostri) del ceo di un’azienda internazionale. Questo ceo sta considerando di fare un grande investimento di capitale all’estero. E domandatevi: come potrei, da amministratore delegato, giustificare un investimento in Italia al mio consiglio di amministrazione?

 

Cominciamo con i pro che l’Italia ha da offrire agli investitori: design e ingegno italiani sono rinomati in tutto il mondo. Il marchio “made in Italy” è sinonimo di qualità ovunque. L’Italia è il secondo produttore della zona euro, e le sue esportazioni sono aumentate di quasi il 23 per cento nel quinquennio 2010-2015, nonostante la crisi economica. I lavoratori italiani sono istruiti e creativi. Ho visitato numerosi stabilimenti,  tra cui l’impianto di Fiat-Chrysler, a Melfi, dove stanno facendo le jeep per il mercato americano e la sorprendente struttura  di Boeing nel sud Italia, dove si fanno le fusoliere in fibra di carbonio per i loro 787. Tutti mi dicono che il know-how italiano è di prima classe. […] L’Italia oggi ha un governo stabile. Per la prima volta in una generazione, un governo italiano non solo propone le riforme – ma riesce anche ad approvarle e attuarle. […] Alla luce di questi fattori positivi, l’Italia che cosa potrebbe fare di meglio, e come? Nonostante sia la quarta economia dell’Ue, l’Italia è in ritardo rispetto ai suoi vicini nell’attrarre investimenti diretti dall’estero. E’ l’ottavo paese nella graduatoria europea sugli investimenti diretti dagli Stati Uniti, eppure potrebbe essere al numero 2 o 3. Secondo l’Ocse, l’Italia, in percentuale al suo prodotto interno lordo, si colloca solo davanti alla Grecia nell’Ue per la quantità di investimenti esteri diretti nel paese. Il fatto è che prima di fare un investimento, una società deve guardare non solo agli aspetti positivi, ma anche ai peggiori scenari possibili. Cosa succede se un cliente non riesce a pagare e bisogna fare una citazione in giudizio per far rispettare un contratto?

 


Incontro fra imprenditori


 

Questo mi porta al mio tema di oggi. Vi sentireste tranquilli rivolgendovi al sistema giudiziario italiano nel caso in cui si presentassero problemi come questi? Un obiettivo fondamentale del governo è quello di creare un sistema giudiziario che produca risultati efficaci, equi e prevedibili nella risoluzione di controversie commerciali. Ma l’Italia ha un sistema così? Molti potenziali investitori mi hanno detto che la risposta a questa domanda è “no”. Il sistema giudiziario è il primo motivo per cui decidono di non investire in Italia. Capiscono che il rischio di non essere in grado di risolvere in modo efficiente ed efficace gli ordinari problemi di business supera i benefici di fare affari in Italia. Per fortuna, il vostro governo ha riconosciuto questo problema. Il primo ministro Renzi ha sostenuto una serie di importanti riforme giudiziarie, e il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha realizzato una riforma della giustizia civile, che era di assoluta priorità. L’approccio pragmatico si è concentrato sulle questioni giuste, e sta già  iniziando a mostrare risultati significativi. Sono stato un avvocato per oltre quarant’anni in America, e mi piacerebbe condividere con voi alcune delle cose che funzionano negli Stati Uniti, nella speranza di incoraggiare ulteriori passi in avanti.

 

Il sistema giudiziario civile, in Italia, è semplicemente troppo lento. Questa è la percezione degli investitori americani, e oserei dire che è anche la percezione del popolo italiano, e delle istituzioni internazionali. Secondo il rapporto 2016 della Banca mondiale, l’Italia si posiziona  al 111° posto nel mondo per la facilità di far rispettare un contratto. In media, ci vogliono più di tre anni per ottenere una decisione del giudice inferiore su una semplice questione contrattuale. E’ un periodo troppo lungo per le aziende, costrette ad aspettare i tempi della giustizia. 

 

Negli ultimi tre anni, l’Italia ha eliminato un paio di mesi dal periodo medio di conclusione di un caso giudiziario, e spero che questa tendenza continui. Come dice un vecchio proverbio, “il tempo è denaro”, e non ci si può aspettare che le aziende perdano migliaia, se non milioni di dollari per un contenzioso, mentre una controversia si fa strada attraverso il sistema giudiziario. Negli Stati Uniti, circa il 90 per cento dei casi depositati si risolvono prima del processo, perché incoraggiamo la mediazione o il lavoro del giudice, affinché il caso sia risolto anche una volta archiviato. Le parti negoziano e poi firmano un accordo, e questo è tutto – nessun appello, nessuna attesa di una sentenza. Tutti possono tornare a concentrarsi sulle proprie attività. E’ evidente la necessità di una regolamentazione efficace delle risoluzioni alternative alle controversie, e per fortuna il governo italiano ne sta tenendo conto. Le riforme proposte includono la negoziazione assistita obbligatoria per tutte le controversie sotto i 50.000 euro, e sentenze di arbitrato vincolanti, come se fossero sentenze di un tribunale. Si tratta di grandi idee e incoraggio i miei colleghi legali qui in Italia ad adattarsi a questi nuovi metodi il più rapidamente possibile, per il bene dei loro clienti e dell’economia italiana nel suo complesso. Perché siamo onesti: gli avvocati di tutto il mondo potrebbero avere la tendenza a portare avanti un procedimento pur di fatturare quanto più possibile. Ma alla fine della giornata, la reputazione è tutto per un avvocato, ed essere conosciuto come un avvocato che raggiunge con successo risoluzioni rapide ed eque attirerà ancora più clienti.

 

Un altro problema che abbiamo affrontato negli Stati Uniti è la gestione dei tribunali. Giudici e avvocati non sono manager; sono andati a scuola di Legge, non necessariamente alla Bocconi. Alcune decisioni manageriali, come l’organizzazione dei tribunali, possono essere prese a un livello superiore. Il ministero della Giustizia ha già iniziato consolidando ed eliminando tribunali superflui, riducendo il numero dei tribunali in Italia da 1.398 a 650. Il governo si è giustamente focalizzato sullo sviluppo di tribunali specializzati, come i tribunali delle imprese. Negli Stati Uniti ce ne sono molti, ma i tribunali degli imprenditori, in Italia, non hanno ancora l’autorità per decidere sulle controversie contrattuali. Spero che questo cambi con il nuovo pacchetto di riforme della giustizia civile, in attesa di approvazione al Senato, perché sapere che le controversie contrattuali possono essere gestite da giudici esperti in modo efficiente e tempestivo rasserenerebbe i potenziali investitori.

 


Inaugurazione dell'anno giudiziario (foto LaPresse)


 

I tribunali in Italia hanno bisogno di inserirsi nell’era digitale. Qui, ancora una volta, l’Italia sta compiendo progressi. Dal marzo del 2015 al febbraio di quest’anno, le documentazioni processuali digitali nelle cause civili sono aumentate del 244 per cento, una cifra impressionanteCrediamo che si tratti di una questione così fondamentale che abbiamo ospitato recentemente diversi magistrati e avvocati italiani negli Stati Uniti per studiare il nostro sistema di gestione online del tribunale e dell’archiviazione. Alcuni di questi cambiamenti possono essere accolti con resistenza. I giudici e gli avvocati di tutto il mondo tendono ad essere tradizionalisti e a resistere alle nuove tecnologie. Recentemente ho letto di un giudice di  Taranto, che stava decidendo sul caso di una disputa contrattuale del valore di circa  200.000 euro, depositata nel 2014. Durante una recente udienza, ha rinviato le parti senza una decisione, e ha detto loro di tornare in tribunale dopo tre anni, perché prima di allora era troppo occupato. Tre anni, vuol dire nel 2019!

 

Nessuno dice che i giudici italiani non siano tra i più oberati del mondo, ma non si tratta di lavorare sodo – si tratta di lavorare meglio, utilizzando la tecnologia, per esempio, cercando di fare qualche cambiamento efficace, anche vecchio stile, come ad esempio l’istituzione dei limiti di pagine delle memorie presentate da avvocati e giudici, che permettono di scrivere opinioni più brevi e sintetiche. Abbiamo norme simili negli Stati Uniti, anche per la Corte suprema, e spero che l’Italia possa adottare cambiamenti per facilitare il tempo necessario per preparare e leggere i documenti depositati. Il governo ha compiuto passi molto importanti, e speriamo che giudici e avvocati possano accettarli e apprezzarli.

 

Vorrei aggiungere un punto sul sistema giuridico. Il processo in corte d’Appello è troppo lungo e incerto. Ed è un peso per le aziende che vogliono risolvere i contenziosi e passare al business. Come ho già detto, negli Stati Uniti, oltre il 90 per cento dei casi civili salta, il che significa che si elimina automaticamente il 90 per cento dei potenziali ricorsi. Coloro che desiderano fare appello, possono ricorrere solo per alcuni motivi specifici, come ad esempio gli errori di diritto. E’ come una piramide, dal processo in tribunale fino alla Corte suprema, dove sia il numero di casi sia le questioni a portata di mano sono di meno e più particolari, man mano che si sale. I giudici della corte d’Appello non possono entrare nel merito di fatti presentati durante il processo e rivalutarli.

 

Da quello che ho capito sulla legge italiana, le parti qui possono presentare ricorso per motivi molto vari, e così quasi tutti hanno un incentivo per impugnare una sentenza, non solo per la corte d’Appello, ma anche alla Corte di Cassazione. Questo crea un clima di incertezza che è fatale se si vogliono attrarre investimenti. Un modo per cambiare questo clima potrebbe essere quello di restringere l’ambito dell’Appello e permettere ai tribunali superiori di impartire ordini molto brevi e sintetici per rigettare ricorsi infondati. La nostra Corte suprema emette solo circa 80 decisioni l’anno, su 8.000 richieste – l’uno per cento! Quasi nessuno ha bisogno di attendere una decisione della Corte suprema, perché accolgono soltanto pochi casi. Gli Stati Uniti hanno già affrontato molti di questi problemi e hanno trovato soluzioni che funzionano.

 

Anni fa, i nostri tribunali avevano ritardi su ritardi, e abbiamo lavorato sodo per trovare delle risposte. Negli Stati Uniti, le corti d’Appello generalmente esaminano soltanto gli errori di diritto da parte del giudice del tribunale di primo grado, ma non fanno una revisione de novo dei fatti. Così le parti sono meno incentivate a presentare ricorsi infondati, e si può giungere a una decisione finale permettendo a tutti di proseguire con le proprie attività. Ci complimentiamo con il ministro della Giustizia per la riforma del processo d’appello in Italia, che ha proposto di limitare agli ambiti del ricorso in appello i soli aspetti in contenzioso, come parte di un nuovo pacchetto di riforme della giustizia civile che attualmente in discussione in Parlamento. E’ un passo nella giusta direzione. Mi congratulo con il governo per i suoi sforzi fino a oggi e, ancora una volta, spero che le riforme siano approvate rapidamente dal Senato e altrettanto rapidamente messe in atto.

 

* Pubblichiamo stralci del discorso pronunciato dall’ambasciatore americano in Italia all’Università Bocconi di Milano il 21 aprile scorso. L’ambasciatore Phillips, a Roma dal 2013, ha proseguito la sua lecture alla Bocconi parlando dell’eccessiva burocrazia del sistema italiano, della riforma del diritto commerciale, dei tribunali d’impresa, di pressione fiscale ed evasione, della riforma della Pubblica amministrazione. Ha esposto sei punti “per aumentare gli investimenti in Italia”.
Il resto della lezione di Phillips è disponibile su www.ilfoglio.it

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