No a i pappagalli dei pm

Mafia Capitale? I giornali hanno un problema con l’esca delle procure: le carte. Confessione di una firma di Rep.

No a i pappagalli dei pm

Foto LaPresse

Sui giornali che hanno contribuito a raccontare per anni la balla della mafia a Roma ci saremmo aspettati di leggere ieri (no, non è vero, non ce lo aspettavamo affatto) editoriali mortificati, sinceri ma mortificati, attraverso i quali i direttori delle gazzette delle procure avrebbero potuto fare l’unica cosa possibile in questi casi: chiedere scusa per aver alimentato una bufala, la bufala della mafia a Roma; chiedere scusa per non aver informato per tempo i propri lettori che dire che...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    22 Luglio 2017 - 14:02

    Al direttore - Un Massimo Lugli non fa primavera. I direttori, i giornali, le redazioni, gli editori come fanno a rifiutare il cibo quotidiano della cultura del sospetto e al seguito che hanno utilizzando la stessa? I coprofagi non li sfami con la cultura e la correttezza e col vero significato delle parole. Cinicamente: è la legge del mercato. L'etica è altro. Il Foglio? Un robusto fiore in un campo d'erbacce maligne.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    22 Luglio 2017 - 13:01

    Al direttore - Stucchevole e infantile. Mafia sì, Mafia no. Tutto deriva dal fatto che, per ignoranza e dabbenaggine dei destinatari e per cinico, truffaldino disegno dei propalatori, il lemma viene fatto recepire come il contenitore universale, indifferenziato della corruzione e del malaffare politico. Ha assunto il significato valutativo e discriminante degli epiteti: fascista, omofobo, razzista, islamofobo, destra, sinistra, onestà, trasparenza, accoglienza, multiculturalismo, ecc. Un’operazione culturale oscena in sé, ma proficua per intrattenere le acefalie della cultura di massa. Ci si riempie la bocca del suono dei lemmi, come pappagalli che ripetono quello che sentono senza sapere il significato di quello che dicono. Il fine diabolico non è l’uguaglianza, ma l’omologazione.

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  • carlo schieppati

    22 Luglio 2017 - 12:12

    Ma il commento più agghiacciante (aggettivo caro a Chicco Mentana, mio massimo punto di riferimento intellettuale e morale) l'ha fatto Don Ciotti su Avvenire, perplesso "perché i confini tra associazione mafiosa e non sono molto labili" (sic!) e perchè "mafia e corruzione vanno a braccetto" Ora, don Ciotti è prete di Santa Romana Chiesa, associazione non so se di stampo mafioso (alla quale comunque mi onoro di appartenere), la quale ha sempre proclamato la dottrina del "peccato originale", per la quale la nostra natura è stata ferita e per la quale noi nasciamo "corrotti"; e infatti ha inventato la storia della redenzione (un ebreo sarebbe stato Dio e si sarebbe incarnato, avrebbe assunto il mio peccato, cioè la ratifica di tanto in tanto di quella inclinazione alla corruzione, sarebbe morto e risorto per me (e non solo per me, ma per tutti): insomma la dottrina della Grazia. Quindi se sono "corrotto" sono anche "mafioso". E va bene: io al 41bis, ma loro all'Inferno.

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