Il paradosso del sovranismo vol. 2

Più favoriamo un sistema che escluda la votazione a maggioranza e non preveda al contempo la partecipazione democratica nel processo decisionale d'istituzioni che rappresentino i cittadini, più facciamo inconsciamente l’interesse dei paesi fisiologicamente più rilevanti di noi.

Difesa comune e commercio. Così l’Ue riempie il vuoto trumpiano

Foto LaPresse

In Italia succede ormai (troppo) spesso di sentire da parte dei leader di alcune forze politiche illuminate (troppe), una litania che fa più o meno così: “dobbiamo tornare agli Stati nazionali”, “vogliamo l’Europa degli Stati”, “gli Stati devono decidere”. Segue il rosario: “la Germania comanda”, “la Merkel è peggio di Hitler”, “l’Europa è in mano alla Germania”. E le assemblee, innocenti e beate, giù a ripetere come dei pecoroni. Prima li chiamavano populisti; poi quando gli  intellettuali da TV hanno scoperto che populismo era la parola sbagliata e finiva per rafforzare ancor più le forze definite tali — “chiamatemi pure populista se volete”, come disse Sua Maestà Emmanuel Macron — hanno iniziato a chiamarli, con più ragione, sovranisti. Che pretendono, in un mondo ormai grande poco più di una formica, che siano sempre gli Stati a decidere su tutto e in modo autonomo rispetto ai vicini di casa. Tradotto in termini di politica internazionale, ciò vuol dire che qualunque forma di cooperazione debba avvenire su base intergovernativa, con ogni decisione presa con l’unanimità dei consensi e senza la mediazione d'istituzioni che compendino l’interesse comune. L’Unione europea, intesa erroneamente dagli amici sovranisti come entità politica indipendente che decide per tutti, è il loro bersaglio preferito. Ammesso e non concesso che l’UE sia un sistema troppo complesso per essere compreso dai comuni mortali, i sovranisti rimarranno comunque di sasso nel scoprire quanto segue. L’UE si sta trasformando, tacitamente e in barba a tutti i ciarlieri federalisti come il sottoscritto — nella prossima puntata svelerò tutto quello che avreste voluto sapere sul federalismo, ma non avete mai osato chiedere —, esattamente in ciò che loro stessi hanno sempre sognato. Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009, insieme a un sistema di gestione degli affari economici tra i paesi dell’Eurozona, che si fonda su accordi internazionali come il Fiscal Compact o il Meccanismo europeo di stabilità (ESM), stabiliti al di fuori del corpus legale del diritto europeo, stanno svuotando colpo su colpo l'UE della sua natura comunitaria. Tutte le decisioni che contano vengono difatti prese dal Consiglio europeo su base consensuale (leggi unanime), che riunisce i capi di stato dei paesi membri e che impone le linee guida su ogni materia. La Commissione, in quanto rappresentante dell’interesse comune, per anni faro dell’integrazione europea e contraltare dello strapotere dei grandi paesi, è divenuta ormai un mero ufficio tecnico del Consiglio europeo, che ne esegue assopita i dettami. La Germania — aprire bene le orecchie — si è trovata di conseguenza, più per debolezza d’altri che per volontà propria, in una posizione dominante, poiché in un sistema marcatamente intergovernativo sono gli Stati più rilevanti demograficamente e economicamente a decidere il bello e il cattivo del tempo. Gli altri sono sempre costretti a seguire. La gestione economica della crisi dell’Eurozona ne è in tal senso l’esempio più lampante, con ogni intervento reso impossibile senza il benestare di Frau Merkel. Il paradosso del sovranismo dovrebbe ormai esser chiaro. Più favoriamo un sistema che escluda la votazione a maggioranza e non preveda al contempo la partecipazione democratica nel processo decisionale d'istituzioni che rappresentino i cittadini, più facciamo inconsciamente l’interesse dei paesi fisiologicamente più rilevanti di noi. Per tale motivo, quando dall’altra parte delle Alpi odono la cantilena “gli Stati devono decidere”, stappano una bottiglia di champagne. Anche perché da che mondo e mondo Frau Merkel è stata e verrà rieletta per rappresentare gli interessi della Germania, cosa che le riesce egregiamente nell’Unione degli Stati intergovernativa tanto vagheggiata dai sovranisti. Compris?

Matteo Scotto

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  • Beresina

    Beresina

    23 Giugno 2017 - 21:09

    Verissimo tutto, ma è anche vero che il Fiscal compact,ecc., ci vengono poi imposti come un qualcosa che si impone oggettivamente al di là della volontà degli Stati. quando si dice che gli Stati devono tornare a decidere si vuole proprio rivendicare la possibilità di non restare ingabbiati nei fiscal compact e simili. Ma l'Italia, ad esempio, vuole andare oltre il 3% di defict subito tutti a urlare l'Europa non ce lo permetterà oltre ai mercati beninteso. Ma l?Italia potrebbe anche decidere di sfidare i mercati, mentre invece sembra fuori da ogni possibilità sfidare l'Europa (anche se poi tutto dipende in realtà dalla volontà della Germania, cosa difficile a negare).

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