Il tasso di disoccupazione scende al livello più basso dal 2012

I nuovi dati Istat dicono che il numero di coloro che cercano lavoro è calato nel secondo trimestre all'11,2. Aumentano anche gli occupati. La ripresa della nostra economia non è solo una fiammata

Il tasso di disoccupazione scende al livello più basso dal 2012

Gli ultimi dati Istat sul lavoro confermano quanto già era prevedibile guardando ai numeri degli ultimi mesi: la ripresa economica in Italia non è più un dato estemporaneo e, anzi, ha sempre più i connotati di una crescita strutturale che coinvolge sia il settore produttivo sia l'occupazione. Dopo il dato sul pil riferito al secondo trimestre 2017 (più 1,5 per cento su base annua) l'Istat registra una crescita notevole degli occupati e una contrazione ulteriore del tasso di disoccupazione. Secondo i dati destagionalizzati, il numero di coloro che sono alla ricerca di lavoro cala dello 0,4 per cento e si attesta all'11,2, il livello più basso dal terzo trimestre 2012. Quelli non destagionalizzati arrivano persino al 10,9 per cento, livelli che non si vedevano da cinque anni. Scende anche il tasso di disoccupazione giovanile che tocca il 34,2 per cento nel secondo trimestre dell'anno, rispetto al 35,5 per cento del 2016.

  



 

Alla crescita congiunturale rilevata dall'Istat va aggiunta anche un'altra quota record, quella raggiunta dall'occupazione femminile che sale al 49,1 per cento. La lenta e travagliata transizione a un mercato del lavoro più flessibile ha portato risultati incoraggianti: nello stesso trimestre, l'occupazione aumenta in totale di 78mila unità (più 0,3 per cento) grazie all'ulteriore crescita dei dipendenti (149mila nuove assunzioni, pari a più 0,9 per cento), in oltre otto casi su dieci a termine (più 123mila, ovvero il 4,8 per cento in più). Il tasso di occupazione destagionalizzato, per la fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni, cresce quindi fino ad arrivare al 57,8 per cento, con un aumento di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente, con un più 0,3 per cento rispetto a giugno e che riguarda sia i dipendenti sia gli indipendenti. A confermare che la tendenza è quella di una crescita strutturale, ci sono i dati sull'occupazione su base trimestrale. Rispetto allo stesso periodo del 2016 si stima una crescita di 153mila occupati (più 0,7 per cento) che riguarda soltanto i dipendenti (più356mila, più 2,1 per cento), oltre tre quarti dei quali a termine, a fronte della rilevante diminuzione degli indipendenti (meno 3,6 per cento). La crescita dell'occupazione riguarda entrambi i generi e tutte le ripartizioni, ma con un accento più marcato per le donne e nel Nord.

 

"Anche se è troppo presto per affermare che siamo in piena ripresa, possiamo dire che siamo verso una svolta importante per il mercato del lavoro", afferma Stefano Scabbio, Presidente Area Mediterranea, Nord ed Est Europa di ManpowerGroup, che ha diffuso un nuovo report sulle previsioni occupazionali, in linea con i dati Istat. “Negli ultimi mesi, in Italia molti indicatori sono migliorati e diventati positivi: abbiamo notato una maggior fiducia tra i datori di lavoro. La domanda di talenti è in aumento e gli imprenditori hanno bisogno più che mai rendere la talent strategy una priorità: costruire però la pipeline del Talento richiede tempo ed interventi mirati sullo sviluppo delle competenze chiave e dovrebbe, nei prossimi mesi, diventare un focus chiave per ogni azienda".

 

 

Soddisfazione e cautela da parte del premier: "Istat, disoccupazione ai minimi dal 2012. Buoni risultati da jobs act e ripresa. Ancora molto da fare su lavoro ma tendenza incoraggiante", scrive su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Sulla stessa linea, il vice ministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova: "Ancora una buona notizia dall'Istat che stamane indica una diminuzione nel numero dei disoccupati e un aumento dell'occupazione, sia dipendente che indipendente. Passo dopo passo, provvedimento dopo provvedimento, sosteniamo la voglia di rilancio del paese, le aziende che scommettono su qualità, competenza e innovazione, il Made in Italy che vuole essere forte sui mercati globali. Passo dopo passo, ampliamo e rafforziamo le occasioni occupazionali per i nostri giovani. Dal governo Renzi in poi manteniamo gli impegni che abbiamo assunto".

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    12 Settembre 2017 - 18:06

    Mi chiedo sempre più se la "Redazione" non sia una coperta di Claudinus.

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  • travis_bickle

    12 Settembre 2017 - 17:05

    Bene il made in Italy. Ma anche il made in Germany, in France, in UK, in Sweden, in Spain. Anche meglio, in verita'. Crescono tutti. Cresciamo pure noi, ma meno degli altri. Tranne che nelle balle dei politici, dove siamo irrangiubili. Cialtroni, non a caso sostenuti su tutta la linea dai libberisti con sussidio pubblico del Folgio.

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  • Giovanni Attinà

    12 Settembre 2017 - 16:04

    La realtà, con mio sommo dispiacere , non è quella dipinta dai dati Istat. Per fare diminuire la disoccupazione dci vogliono massicci investimenti pubblici e privati, cosa non c'è, purtroppo.

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