Il nuovo minimo storico delle nascite

L'Istat rinnova l'allarme sul calo demografico: solo 474 mila neonati al primo gennaio 2017. "Non succedeva dal Cinquecento", dice il presidente Alleva

Il nuovo minimo storico delle nascite

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La riduzione della natalità in Italia ha raggiunto un nuovo livello record e il suo impatto si quantificherà solo tra molti anni e per questo occorrono politiche urgenti. Lo scenario descritto dal presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, è inquietante: un numero così basso delle nascite "non si registrava dalla metà del Cinquecento, quando la popolazione dell'Italia era un quinto rispetto a oggi", ha detto Alleva presentando il rapporto annuale 2017. L'unica ricetta per impedire che il crollo demografico continui, alterando il mercato del lavoro, è l'adozione di "politiche da mettere in campo devono essere attivate subito".

 

I numeri relegano il nostro paese in fondo alle classifiche per il peso delle nuove generazioni. Al 1 gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e oltre raggiunge il 22 per cento. Un fenomeno che si registra in parallelo a un nuovo minimo delle nascite, che nel 2016 si attestano a quota 474mila. Il numero medio di figli per donna si attesta a 1,34 (1,95 per le donne straniere e 1,27 per le italiane).

 

A partire dal 2015, anno horribilis per la mortalità registrata in Italia, la popolazione residente si è ridotta di 130 mila unità (meno 2,1 per mille). La diminuzione è proseguita nel 2016 (meno 86 mila residenti) e, secondo le stime Istat al 1° gennaio scorso, la popolazione residente è scesa a 60,6 milioni. Il saldo migratorio con l'estero resta positivo: nel 2016 è pari a più 135 mila, un livello analogo a quello dell'anno precedente, ma determinato da un maggior numero di ingressi (293 mila) e da un nuovo massimo delle uscite (157 mila).

 

In particolare è la dinamica demografica dei cittadini italiani a essere negativa: la popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni (89 mila residenti in meno). Per i cittadini italiani risultano negativi sia il saldo naturale (meno 189 mila) sia quello migratorio con l'estero (meno 80 mila). Anche la struttura per età degli stranieri mostra segnali di invecchiamento, rileva l'Istat. L'età media della popolazione straniera è passata da 31,1 a 34,2 anni tra il 2008 e il 2017; l'incremento è stato maggiore  rispetto a quello rilevato per la popolazione italiana (da 43,7 a 45,9 anni).

 

La popolazione residente in Italia con un'età compresa tra 18 e 34 anni è diminuita di circa 1,1 milioni tra il 2008-2017 (da 12 a 10,9 milioni) e solo il contributo positivo dei cittadini stranieri ha attenuato tale dinamica.

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L'Istat osserva che le trasformazioni strutturali della popolazione hanno un impatto fortissimo su fenomeni quali nascite, matrimoni, occupazione. Per esempio, la forte riduzione del numero di donne tra i 18 e i 49 anni ha una conseguenza diretta sulla riduzione delle nascite: i due terzi del calo delle nascite stimato tra il 2008 e il 2016 si deve attribuire alla diminuzione delle popolazione femminile in età feconda, mentre la restante quota dipende dalla reale diminuzione della propensione ad avere figli.

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    17 Maggio 2017 - 23:11

    Non servono politiche, serve un cambio culturale. In assenza di un tale cambio culturale le politiche aiuteranno economicamente chi gia' aveva una decisione a favore della prole e lascera' indifferenti gli altri e quindi nel complesso invariate le dinamiche. E un simile cambio culturale non faro' in tempo a vederlo mentre sono in vita.

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  • carlo.trinchi

    17 Maggio 2017 - 21:09

    I figli costano, i figli sono sacrificio, i figli puoi fare a meno di farli, meglio pillola, una pizza e una birra. La donna lavora e meno male, però i figli hanno bisogno di essere seguiti, protetti, accuditi, consolati, difesi. I figli sono una lagna perché gli obiettivi sono cambiati. Meglio fare tardi al computer e cazzate inerenti che leggere una favola ai figli. Della continuità chissenefrega. I figli non sono un obiettivo, sono un sacrificio e basta. Siamo dei poveracci senza futuro ed il triste è che non ce ne frega niente. L'indifferenza è arrivata al dna. Però una cosa va detta: senza figli non c'è amore perché i figli sono amore. Un amore tanto grande che fare figli è la cosa non solo più grande ma determinante. Credere nei figli è credere di essere al mondo. È la fede più grande. Perché? Perché ti da la dimensione di esserci per continuare. Provare l'emozione più grande? Parlare al figlio oggi bambino bellissimo, domani uomo e la coscienza di cosiderarlo tale.

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  • guido.valota

    17 Maggio 2017 - 18:06

    Ma le politiche urgenti sono già in corso da tempo: importazione accelerata di milioni di testosteronici Mohamed e fertili Fatima.

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  • Bacos50

    17 Maggio 2017 - 18:06

    Gli aborti c'entrano nulla: chi abortisce il figlio non lo vuole in ogni caso. Con un minimo di attenzione ricorrere oggi all’aborto diventerebbe un evento rarissimo, perché anche i bambini e le bambine delle elementari sanno – lo prevedono i programmi educativi – che nessuno nasce sotto i cavoli. È lecito quindi aspettarsi che le donne e gli uomini sappiano valutare in coscienza se l’eventuale gravidanza è accettabile, perché fa parte dei loro propositi o se invece è preferibile procrastinarla a tempo debito e quindi organizzarsi in tal senso, evitando ipocrisie e tentennamenti. Qualsiasi rapporto imprevisto e non protetto può essere oggi neutralizzato con efficacia se si agisce nell’immediato.

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    • paulitus_

      17 Maggio 2017 - 23:11

      di aborti (omicidi) o di procastinazione, comunque la si voglia mettere, l'italia difatto perde la vita. il rapporto imprevisto (cioe'? inciampare e finire in un letto gia' occupato?) e non protetto (dalla "calamita'" del figlio?) in che modo intende si puo ""neutralizzare se si agisce nell'immediato?" si riferisce alla pillola del giorno dopo, che e' aborto, che e' omicidio?

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