Cona, dentro il Cpa della rivolta

La notte del 3 gennaio scorso è scoppiata una rivolta di migranti nel centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, in seguito alla morte di una giovane ragazza ivoriana per cause ancora da stabilire. 

La rivolta del centro d’accoglienza di Cona e la manipolazione delle parole

Schengen nella mitologia odierna è divenuta la messa al bando della parola “frontiera” in Europa. In realtà il Trattato intendeva solo spostare i confini più in là, all'esterno dell'Ue

Venticinque operatori bloccati per diverse ore all'interno del Cpa di Cona, in provincia di Venezia. Qualche scaffale e qualche lenzuolo bruciato, centinaia di migranti che bloccavano tutto, ingressi e uscite. Poi, verso le due della notte, la polizia è riuscita a far uscire il personale e a placare la rivolta. Nel pomeriggio una giovane ivoriana di 25 anni in attesa di una risposta alla domanda di asilo politico, Sandrine Bakayoko, era morta. Secondo le testimonianze degli altri migranti ospiti della struttura, una ex base missilistica dell'aeronautica militare, la donna si era sentita male verso le 8 nel locale docce, ma i soccorsi sarebbero arrivati solo attorno alle 14. Secondo la direzione della società che gestisce il campo invece il fatto è avvenuto alle 13 e i soccorsi sarebbero arrivati immediatamente. I medici hanno provato a rianimarla in luogo, poi sono partiti alla volta dell'ospedale di Piove di Sacco – la struttura ospedaliera ha reso noto che i soccorritori sono partiti non appena è arrivata la chiamata al 118 –, dove i medici del Pronto soccorso hanno potuto constatare soltanto il decesso della migrante.



Foto LaPresse/Marco Dal Maso

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