Decrescita luminosa

Come si è ristretto l’albero di Natale in piazza Venezia, e come cercare fan di Pisapia a Roma

albero natale

(foto LaPresse)

E’ spuntato in un giorno d’inizio dicembre con un’aria smunta, emaciata, dimessa, tanto che il tassista di passaggio in piazza Venezia non ha potuto reprimere il moto di stupore: “Ma che je s’è ristretto l’arbero de Natale?”. E in effetti l’abete che, come tutti gli anni, è comparso davanti al Vittoriano alla vigilia dell’8 dicembre (giorno dell’Immacolata Concezione e dell’accensione delle luci), pare per così dire in linea con il concetto di “decrescita felice” tanto caro al Movimento cinque stelle e alla sindaca Virginia Raggi. C’è, l’abete, ma è come se contraddicesse con la sua presenza non proprio svettante il concetto stesso di decorazione natalizia. C’è, ma con la sua dimensione ridotta e il suo non-sfavillio sembra voler ricordare il nuovo corso grillino e soprattutto l’autonarrazione del medesimo: attenzione, cittadini, noi non siamo quelli di prima, quelli della Roma da “Mafia Capitale”, non siamo quelli dei “partiti ladri, marci, spreconi”. Siamo quelli che rovistano (letteralmente) nella spazzatura – così hanno fatto due giorni fa la sindaca Raggi e l’assessore all’Ambiente Paola Muraro – per trovare i “colpevoli” della cattiva o mancante raccolta differenziata; siamo quelli che guardano il curriculum, e pazienza se poi gli assessori non allineatissimi o si dimettono – vedi Marcello Minenna, ex assessore al Bilancio che ha dato il suo addio alla Giunta all’inizio di settembre – o Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica in questi giorni al centro del cosiddetto “mistero” del nuovo stadio della Roma: pare infatti che il “malumore” verso Berdini, come dice Angelo Diario, presidente della commissione Sport, sia in qualche modo “risaputo”.

Diverse le visioni, specie attorno al finanziamento della grande opera pubblica di Tor di Valle, troppo “privata” per Berdini, ma privata al punto giusto per la sindaca che con il placet al nuovo stadio sfaterebbe il mito di essere colei che dice sempre “no” (e sul No al referendum il M5s capitolino ha approvato addirittura una mozione). Intanto lo #spazzatour Raggi-Muraro è stato pubblicizzato dalla sindaca su Facebook al grido di “siamo in prima linea per migliorare il ciclo di rifiuti a Roma, è l’inizio di una rivoluzione culturale”. Nostalgia de Milàn. Si vedranno a Roma il 18 dicembre, i possibili seguaci extra-milanesi di Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano “arancione” incoronato “uomo nuovo a sinistra” da Repubblica, due giorni fa. Si incontreranno su iniziativa di componenti miste dei mondi Sel-Sinistra italiana, per guardarsi in faccia e contarsi come “parte della sinistra che ritiene che il Partito democratico non possa che essere suo alleato”, dice Pisapia, “e voglia collaborare lealmente in un’ottica di centrosinistra assumendosi le sue responsabilità”.

E mentre Renzi si dimette, i nuovi arancioni ragionano a margine della direzione del Pd: “… Renzi dovrebbe scegliere se guardare a un’alleanza a sinistra, formando un centrosinistra, o un’alleanza con il Nuovo centrodestra che trasformerebbe il Pd in un partito geneticamente modificato”, dice l’ex sindaco di Milano, che all’alleanza “aperta” ha dato il nome di “Campo progressista”. La Roma de sinistra ma non a cinque stelle si prepara dunque a fare da quinta al primo esperimento di dialogo inter-partico per il rassemblement di Pisapia. Solo che l’appuntamento di Roma non era idea sua (di Pisapia), mugugnano le tante sinistre non ancora gemellate ufficialmente (e Nichi Vendola ha definito “fuori dalla realtà” la proposta dell’ex sindaco di Milano, al grido di “tutte le sinistre si sono già unite nel referendum con il No…”). Fare le “cose di sinistra”, questa è l’idea della nuova “Cosa” post arancione (ma quanto sarà diversa dagli antichi “cantieri” di Vendola e quanto dalle creature liquide di Maurizio Landini e Pippo Civati?) 

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