Biotestamento, il paziente potrà scegliere di morire di fame e sete

Via libera della Camera all'articolo 1 del testo: il malato potrà rinunciare alle terapie, il medico non avrà alcuna responsabilità ma potrà rifiutarsi di staccare la spina 

La legge sul biotestamento non deve aprire la strada all'eutanasia

L'Aula della Camera dove è in discussione il disegno di legge sul biotestamento (Foto LaPresse)

Dopo settimane di discussione la legge sul biotestamento è ad un passo dall'approvazione. Stamattina l'aula della Camera ha infatti dato il via libera all'articolo 1 del provvedimento che contiene i punti più discussi e discutibili. In particolare, secondo il testo (che è stato modificato durante la discussione), il paziente potrà rifiutare tutti i trattamenti comprese idratazione e nutrizione artificiali, il medico sarà esonerato da ogni responsabilità derivante da questa scelta ma potrà rifiutarsi di staccare la
spina. L'articolo è stato approvato a larga maggioranza: 326 i voti favorevoli. Si apre così, anche nel nostro Paese, la strada verso quella che per molti non è altro che “un'eutanasia legalizzata”.

“Nella legge sul biotestamento c’è un chiaro orientamento eutanasico”

Il professor Mauro Ronco commenta il testo in discussione alla Camera: "Con la depenalizzazione si va verso un’abrogazione tacita del reato di aiuto al suicidio"

Le novità L'articolo 1 fissa i principi base della legge sul testamento biologico e dispone che la legge “tutela il diritto alla vita e alla salute”, ma anche “il diritto alla dignità e all'autodeterminazione”. Dopo le modifiche introdotte dall'aula della Camera il testo dispone che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata che è espresso in forma scritta o mediante strumenti informatici di comunicazione (anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che la consentano). Ma soprattutto, il paziente avrà il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso, compresa la nutrizione e l'idratazione artificiali che, in quanto consistono nella somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari, sono considerati come trattamenti.

 

Il ruolo del medico “Il medico - si legge nel testo - è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali. A fronte di tali richieste, il medico non ha obblighi professionali”. Il che, tradotto, significa che viene riconosciuta al medico l'obiezione di coscienza, ma in modo non diretto, come invece ad esempio prevede la legge sull'interruzione di gravidanza, la legge 194.

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Commenti all'articolo

  • galletti54

    19 Aprile 2017 - 17:05

    Il problema non è il consenso, che deve sempre acquisito. Nessun medico in presenza di un paziente che può intendere e volere si appella al principio della beneficialità, ma informa e acquisisce il consenso del paziente anche alla nutrizione e/o all'idratazione. Quello che preoccupa è un'eventuale dichiarazione a futura memoria, se introdotta dalla legge, trattandosi di pazienti che spesso non possono esprimersi al momento dell'eventuale bisogno terapeutico e quindi impossibilitati a modificare una volontà precedentemente espressa. Se non ci sono dichiarazioni a futura memoria, questa legge non cambia nulla. Un vostro lettore, medico

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