Le verità che non si possono dire ai giovani italiani che non vogliono diventare adulti

Dal calcetto ai bamboccioni: benvenuti nel paese dove tutti strillano indignati

Le verità che non si possono dire ai giovani italiani che non vogliono diventare adulti

Dice che un giovane trova lavoro più facilmente giocando a calcetto che spedendo curriculum a capocchia e be' sì in effetti, se ci penso, quando a vent'anni cercavo lavoro il battage curricolare non è servito quanto un paio di incontri fortuiti in cui l'opportunità ha incrociato la preparazione. Ma in Italia tutti si sono messi a strillare perché i giovani, i giovani vengono vilipesi e diseducati da una verità del genere, che pertanto non si può dire. Dice che un giovane che resta in Italia non è per forza più scemo di quelli che vanno all'estero e be' sì in effetti, se ci penso, avendo lavorato sia in patria sia fuori posso testimoniare che ci sono tanti pistola lì quante persone brillanti qui. Ma in Italia tutti si sono messi a strillare perché i giovani, i giovani vengono umiliati e offesi da una verità del genere, che pertanto non si può dire.

  

 

Dice che se a ventott'anni non sei laureato un po' sfigato lo sei e be' sì in effetti, se ci penso, a ventott'anni ero già un disoccupato col dottorato mentre impiegare nove anni per una laurea triennale, se non si hanno impedimenti gravi in una nazione in cui pochi studenti lavorano, è un tantino eccessivo. Ma in Italia tutti si sono messi a strillare perché i giovani, i giovani vengono derisi e traumatizzati da una verità del genere, che pertanto non si può dire. Dice che in Italia siamo fermi al posto fisso nella città di mamma e papà e be' sì in effetti, se ci penso, io me ne sono andato a diciassette anni e guardo con curiosità antropologica i quarantenni che non accettano il trasferimento in altra regione se pure ciò comporta un posto fisso. Ma in Italia tutti si sono messi a strillare perché i giovani, i giovani quarantenni vengono scossi e devastati da una verità del genere, che pertanto non si può dire.

 

Dice che bisogna incentivare i giovani a uscire di casa perché restano coi genitori fino a età inverosimili e be' sì in effetti, se ci penso, so io quanti ne conosco che lasciano la mamma solo per trasferirsi dalla moglie salvo poi eventualmente tornare dalla mamma. Ma in Italia tutti mettono sempre a strillare perché i giovani, i giovani sono la scusa più infallibile per una nazione che non vuole diventare adulta.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    29 Marzo 2017 - 19:07

    se fossimo nell'eldorado chiamato America , il giornalista che ha scoperto che la ministra ha elaborato la tesi di laurea con il copia incolla ( me sventurato per l'argomento della mia tesi - anni '60- l'assistente del prof doveva attraverso la biblioteca di facoltà acquistare all'estero i testi ,in Italia c'era solo il testo famoso del Krafft-Ebing ) si sarebbe cuccato il premio Pulitzer. Chi cià il pane non ci ha i denti e chi cià i denti compra il Fatto

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    29 Marzo 2017 - 17:05

    Siamo noi,che assistiamo alla difesa a oltranza del Ministro su questo giornale a alzare bandiera bianca sul fronte politico : ministro gaffeur a ogni fiato emesso(*); altra ministra ( giovine) che trucca con 4000 parole(copia e incolla) la tesi di laurea, e come Lei il caso (lo chiamerei con un altro termine per la ministra) la fa incontrare con uno che conta (Veltroni) e senza avere la contropartita della competenza(dimostrata da ministro); un altra ministra ( autodiplomata di laurea e dal congiuntivo difficile) che chiede con lettera 25000 assunzioni di insegnanti (giocatori di calcetto?) e senza la minima motivazione di ricaduta sull'efficienza e efficacia. Egregio, altro che il politicamente corretto sui "poveri giovani", bisognerebbe intervenire sui "poveri ministri" citati sopra: l'esempio sarebbe un potente viatico, molto più potente del giocare al calcetto. (*)mio commento "Su il lavoro e il calcetto Poletti ha detto..." sul perchè il Ministro ha sbagliato, ma censurato)

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