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Il futuro che verrà. Quello che gli scienziati possono prevedere

Federico Morganti

Sulla capacità della scienza di interpretare il futuro i malintesi non mancano. Il caso più eclatante è quello dei terremoti. Strettamente parlando, le “predizioni” della scienza hanno poco a che fare con la preveggenza, non essendo altro che tentativi di spiegare i fenomeni osservabili o anticipare nuove osservazioni. Nel 1862, nel descrivere un’orchidea del Madagascar provvista di un nettario di 30 centimetri, Charles Darwin suggerì che da qualche parte dovesse esistere una falena con una spirotromba di lunghezza sufficiente da suggere il nettare di quel fiore. La specie fu poi scoperta. Ma la predizione di Darwin era la semplice anticipazione di un fatto non ancora osservato, anziché di un fatto futuro.

 

Ci sono, è vero, discipline che per loro natura richiedono uno sguardo al futuro. Le scienze ambientali e la climatologia, ad esempio, monitorano lo sviluppo di sistemi complessi; l’epidemiologia studia la diffusione di ceppi virali o batterici per scopi preventivi. Ma al di là di questi casi specifici, che hanno a che fare con il rischio, il “futuro” è perlopiù sottratto all’indagine scientifica, anche se fantasticare su di esso è forse inevitabile, talvolta necessario. E soprattutto può essere entusiasmante.

 

Il libro di Jim al Khalili, docente di Fisica teorica all’Università del Surrey, raccoglie i contributi di esperti che “giocano” a prevedere gli sviluppi di un fenomeno, una disciplina o una particolare tecnologia. La medicina, ad esempio, si avvia a diventare sempre più personalizzata. Ora che gli screening genetici sono più facili e meno costosi, sarà possibile realizzare una medicina preventiva e “proattiva” che non intervenga solo al palesarsi di una condizione. L’intelligenza artificiale sembra dietro l’angolo, benché non sia chiaro fino a che punto possiamo aspettarci una macchina che sappia pensare, o “semplicemente” simulare fedelmente le funzioni cognitive di un essere pensante.

 

I veicoli saranno sempre meno dipendenti dalla guida umana. Durante il tragitto potremo dedicarci ad altro; gli incidenti stradali diminuiranno, come anche – sia consentito aggiungere – lo stress e il turpiloquio del guidatore.

Immaginare cosa ci riserva la scienza medica, quali saranno gli sviluppi del nostro clima o come cambierà la demografia mondiale è senz’altro utile.

Ma chi si interessa al futuro scientifico-tecnologico avrà in egual misura in mente autori quali Isaac Asimov, Philip Dick o Robert J. Sawyer. E così l’ultima parte del libro, la più divertente, si cimenta con temi più “fanta” che scientifici: il viaggio interstellare, il teletrasporto, il viaggio nel tempo. Sono tecnologie plausibili, sia pur nel lungo termine? Qui, in ossequio alla spirito dell’indagine scientifica, lasceremo che sia il lettore a scoprirlo da sé.

 

IL FUTURO CHE VERRÀ. QUELLO CHE GLI SCIENZIATI POSSONO PREVEDERE
A cura di Jim al Khalili
Bollati Boringhieri, 246 pp., 23 euro

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