“South Park” diventa “South America”. Irriverenza e volgarità. Quindi risate

Passano gli anni, i quattro mocciosi (Stan, Kyle, Eric e Kenny) non cambiano, ma gli oggetti della satira sono sempre contemporanei alla messa in onda. La serie di Comedy Central va in onda su Paramount+, e non manca una frecciata per l’azienda che si è unita con Warner Bros

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Durano da 29 stagioni, 344 episodi, e ancora non si sono stancati. Sono Matt Stone e Trey Parker, i ragazzi irresistibili della serie “South Park”. Da questa stagione viene ribattezzata “South America”, per sfottere la mania di Donald Trump di dare nuovi nomi “americani” a golfi, laghi e isole maggiori. Anche per la patriottica velocità con cui Google e Apple si adeguano alle volontà del presidente. La serie di Comedy Central va in onda su Paramount+, e non manca una frecciata per l’azienda, che si è unita con Warner Bros, e ora si presenta con il nome collettivo di Skydance (ma come nei matrimoni moderni, gli sposi continueranno a operare con i nomi e i loghi che avevano da signorini).
Questo il contorno, e già sembra una gag. Paramount+ continua a proporre in streaming, per la nostra gioia, gli episodi di “South Park”, anzi “South America”. Passano gli anni, i quattro mocciosi – Stan, Kyle, Eric e Kenny – non cambiano, ma gli oggetti della satira sono sempre contemporanei alla messa in onda (tra le guest star involontarie, animate per l’occasione, abbiamo avuto Saddam Hussein, Satana, Barbra Streisand, George Clooney e Michael Moore).
Nell’episodio numero 3 della nuova stagione sotto tiro ci sono la catena di profumerie Sephora e il film “Backrooms”. Il colpo di genio con cui Kane Parsons, nato nel 2005 – “South Park” va in onda dal 1997, per l’aritmetica è più vecchia di qualche anno – ha incassato la scorsa estate 400 milioni di dollari. Una cifra notevole, ancor di più se aggiungiamo che Kane Parsons non ha tanta dimestichezza con il cinema. Quando ha avuto un’idea, ne ha fatto un meme e poi una webserie. Genere: “creepypasta”, ovverosia un racconto dell’orrore diffuso su internet.
Supponiamo che sulla catena di profumerie Sephora sappiate già quanto basta. “Ti piacerà averlo sulla faccia” è il titolo dell’episodio, e se già vi pare di avvertire un doppio senso osceno siete sulla strada giusta. Con Stone & Parker, a pensar male non si sbaglia mai. E si imparano anche tante cose sui riti adolescenziali, che per via dello slittamento delle età possono anche scivolare verso i più giovani ancora. Come il fratello piccolo – adottivo – di Kyle, che si chiama Ike e ha la faccia a uovo. Cognome Broflovski, i genitori sono ebrei osservanti.
Per andare al dunque c’è voluto un po’, ma “South Park”, ora “South America”, non si perde un riferimento all’attualità, in questo caso il looksmaxxing e l’aura, che qui sta per “carisma”. Il miglioramento del proprio aspetto fisico, che in tempi di Internet e di TikTok diventa subito una challenge (o una fissazione, dicevano i genitori d’altri tempi). Attratto dalla magnifica esca del miglioramento – è stato sfidato da un altro ragazzino – Kyle finisce in un negozio Sephora, tra gli scaffali e le commesse che consigliano creme e lozioni.
Inutile l’avvertimento di un nonno che aspetta fuori dal negozio: “Sono qui da una settimana, mia nipote è sempre lì dentro”. Di scaffale in scaffale, Kyle e gli amici che lo cercano arrivano in un retrobottega giallino, uguale a quelli che abbiamo visto nel film “Backrooms”. Stanze vuote che si aprono su stanze vuote, al massimo qualche vecchio mobile accatastato. Finché arriva un’ombra gigantesca e sinistra. Che poi si materializza in una creatura mostruosa che ripete “ti piacerà averlo sulla faccia”. E sprizza liquido bianco da una bottiglia sistemata là dove dovrebbe stare il pisello. Ecco chiarito il titolo dell’episodio.
Volgare? “South Park” – ora “South America” – lo è sempre stato. Come del resto sono, almeno un pochino, tutte le cose che fanno davvero ridere. Se no cambiate canale, e guardate “Tale e quale show”.